La notte degli upset

Più che dal divano, il primo report arriva direttamente dal letto, sfruttando la finestra notturna che ci offre ESPN America, come spesso accadrà. L’intento era di iniziare questa avventura con un pezzo sulla NFL, ma il college ci anticipa, non solo cronologicamente, e non si può tacere della notte degli upset: Stanford (#13) fa evaporare per l’ennesimo anno le speranze di BCS championship di Oregon (#2) vincendo per 17-14 dopo un OT e rendendo il “favore” dell’anno scorso in cui i Ducks in quel momento numero 6, fermarono i sogni dei Cardinal (terzi della nazione) guidati per l’ultimo anno dal QB senior Andrew Luck.

Volendo fa ancora più scalpore il tonfo che arriva dalla Big12, Kansas State, che nessuno ad inizio stagione poteva pensare di vedere al numero uno, cade malamente (52-24) sotto i colpi micidiale dell’attacco dei Baylor Bears che restano sempre avanti nel punteggio e mettono a segno 52 punti in 3 quarti, con l’ultimo periodo di garbage che si conclude senza segnature. Anche qui il parallelo con l’anno scorso è immediato: Kansas State, come Oklahoma St., subisce l’unica sconfitta stagionale a 2 partite dal traguardo ed entrambe vedono svanire quella che sarebbe stata una sorprendente partecipazione alla finale nazionale da parte di una squadra di una delle big conference che in questi ultimi anni maggiormente si sta ridimensionando.

Le 580 yard conquistate dagli orsi texani ci raccontano di una prestazione da RG3 senza RG3, ma la nostra attenzione si deve concentrare su ciò che abbiamo visto, lottando contro Morfeo, mentre i Ducks lottavano contro la difesa di Stanford: 14 punti messi a segno sono la fotografia di chi ha avuto la meglio tra i due, per una squadra che durante la stagione viaggiava a 19 punti di media…se consideriamo solo il primo quarto però. Oregon era dall’opening game contro Boise State del 2009 che non faceva così male (quella volta addirittura solo 8 punti).

Ancora uno stop quindi per Chip Kelly, l’head coach delle “papere” che in questi 4 anni (più altri due da offensive coordinator) ha sì rivoluzionato il modo di intendere l’attacco iniziando anche ad influenzare i “copioni” della NFL, ma che non riesce a fare lo step definitivo, anzi con questa sconfitta vede sfumare quasi del tutto anche un eventuale viaggio al Rose Bowl, considerando che ad una partita dalla fine della regular season Stanford con la vittoria di questa notte ha il championship della Pac-12 in mano (dove sfiderà UCLA, già qualificata, a sorpresa, dalla South division).

Stanford, ad ogni modo, come dice il suo stesso head coach Shaw a caldo, merita ancora più del risultato finale, cerca più volte di farsi del male da sola con il suo attacco con improvvidi fumble che gli avversari però non puniscono. Al netto delle palle perse i californiani però riescono a controllare il ritmo della partita: Stepfan Taylor dà solidità e Hogan si prende tutto quello che la difesa di Oregon concede, preciso e quando serve anche in grado di estendere il gioco.

Dall’altro lato del campo i Cardinal riescono a riempire la linea di scrimmage e a dominarla: nel computo delle 198 yard corse c’è il big play di inizio partita di Mariota che corre per 77 yard e potevano essere ancora di più se De’Anthony Thomas avesse bloccato per lui invece che corrergli semplicemente davanti. Tolte quelle si ha una media a portata di 3,1 per 39 tentativi, un risultato insufficiente per chiunque, figurarsi per le abitudini di Oregon che viaggiava al doppio di media (6,1) nel resto della stagione. In particolar modo Oregon fallisce nel girare l’angolo e qui vengono fuori tutti i meriti difensivi dei californiani, che risalgono in men che non si dica il campo non lasciando quasi mai scampo alle bocche da fuoco avversarie.

L’OT manda i titoli di coda: il K Maldonado (nomem omen) che durante la partita aveva fallito già il calcio del +10, colpisce il palo dalle 41, nell’ennesimo drive improduttivo di Oregon. Nel drive successivo Stanford cerca ancora una volta di farsi male da sola, con un fumble di Hogan ricoperto in qualche uomo dai suoi uomini di linea, poi fallisce la conquista del primo down, mandando in campo il proprio kicker (Williamson) che dalle 37 non infila i pali e silenzia la Ducks Nation.

Nick Saban se la ride

Mentre s’avvicina l’alba dal nostro particolare punto di visione, perdiamo anche noi l’iniqua lotta contro Morfeo, l’immagine che ci accompagna mentre chiudiamo la “finestra” è quella di due sorrisi: da una parte del divano siede Nick Saban, potenzialmente assieme a Mark Richt e Will Muschamp, i capi allenatori di Alabama, Georgia e Florida, in sostanza la SEC che domina il college football da qualche anno ormai e che con troppa fretta qualcuno non più tardi di una settimana fa aveva tagliato fuori dal BCS Championship, mentre gli upset di giornata li rimette sulla mappa e chi uscirà vincente dalla conference torna ad avere ottime possibilità di giocarsi uno dei due posti per il ballo finale.

Dall’altra parte del divano siedono tutti i Fighting Irish: Notre Dame (ancora imbattuta, 11-0) domani tornerà al numero 1 del ranking, l’aveva abbandonato 19 anni fa: correva l’anno 1993 il che vuol dire che nell’epoca recente del BCS si tratta di una prima volta. A volte ritornano.

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2 pensieri su “La notte degli upset

  1. Fa un certo effetto rivedere Notre Dame al primo posto del ranking, anche se adesso anche loro hanno un bel trappolone sabato prossima perché USC viene da brutte sconfitte ma ha un attacco che può segnare molto anche contro la difesa di ND.
    Che Kansas State non arrivasse imbattuta alla fine me lo aspettavo, ma che riuscisse a segnare così “poco” a Baylor e quindi perdesse no, decisamente no.
    Peccato per Oregon che sembra fermarsi sempre sul più bello: chissà se ora Kelly deciderà di rimanere ancora al college per “finire il lavoro” o deciderà di tentare anche lui la via dell’NFL specie se si dovesse liberare qualche panchina come Phila, Cleveland o Carolina.

  2. Pingback: Sexy Football vs Smash Mouth Football | Quel che passa il convento...

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