Un modo diverso di raccontare sport esiste

Ieri sera ho goduto davanti alla tv e non parlo della schiacciata di Gasol, dei tiri impossibili di Kobe, o delle sessioni di jazz di Melo, nemmeno dello strapotere di Lebron o semplicemente del basket che scorre nelle vene e nelle mani di Durant, ho goduto per 5 ore (alla faccia dei maiali) guardando uno dei punti più alti toccati dal giornalismo sportivo italiano degli ultimi anni, solitamente abituato a rortolarsi nel fango.

La prima cosa che mi è venuta pensata è “allora è possibile”: lavagne tecniche, approfondimenti live di quello che succedeva in campo, finestre sul passato, aneddoti, rapporto con i telespettatori, una conoscenza totale di ciò che si raccontava. Mi sono commosso. Non mi pareva vero, essendo abituato ad anni di “calciomercato” e domande prive di alcun contenuto tecnico atte solo a creare la polemica senza sostanza e dopo una lunga nottata/mattinata di sonno il fatto che quella sensazione non mi abbia ancora abbandonato vuol dire che forse vale la pena condividerla.

Partiamo dall’eterno dilemma che pervade il rapporto media – opinione pubblica: sono i giornali che si abbassano a parlare di gossip, complotti, fantascenari e punti di vista estremamente faziosi perché è quello che gli chiede la gente oppure la gente si sta lentamente trasformando in una massa vuota e priva di senso critico perché i media la bombarda di notizie inutili e parziali? Io, facendo parte della categoria “gente”, cerco di difendermi e spesso mi lamento del giornalismo italiano, di contro alle volte mi guardo intorno e capisco che non si può generalizzare, anche tra i miei “simili” c’è chi si merita o meglio cerca soltanto fango. Ma le 5 ore di ieri sera mi dimostrano che non si può generalizzare nemmeno parlando della categoria dei media.

Ovviamente non voglio mitizzare nessuno, sarebbe altresì un errore che allo stesso modo non farebbe bene al movimento “un modo diverso di raccontare lo sport esiste”: Tranquillo, Buffa, Mamoli, ma anche Bonfardeci, la Ellisse e tutti quelli che hanno lavorato alla preparazione e alla realizzazione della serata di ieri sicuramente non sono i proprietari della verità assoluta e non sono gli unici a meritarsi i complimenti. Personalmente ho la fortuna di conoscere due giornalisti sportivi (Andrea Campagna e Roberto Gotta, in rigoroso ordine alfabetico) che appartengono tranquillamente alla categoria di quelli che si preparano, studiano e fanno di tutto pur di non abbassarsi al modo di fare giornalismo sportivo che purtroppo va di moda ormai da anni in Italia. Ho visto dal vivo come lavorano e nella mia vana rincorsa verso quel mondo sono stati fonte di ispirazione.

E come loro, immagino, ne esistano tanti altri, meno fortunati o meno coraggiosi, schiacciati dal dilemma di cui si parlava qualche riga fa, quando è il diktat editoriale che ti chiede di parlare della velina o del favore arbitrale verso questa o quell’altra squadra. Il successo di #SkyBasket di ieri sera è una vittoria non solo per noi, ma anche per loro, la dimostrazione che un altro mondo c’è, lasciatecelo sognare ancora per qualche giorno, prima che, a gennaio, il “calciomercato”, la serie A e i circensi al seguito riprendano a rotolarsi nel fango e ci riportino alla triste realtà.

Giornalisti sportivi, non mollate, abbiamo bisogno di voi.

Un appassionato.

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