Caso Armstrong: verso il Vaso di Pandora

E’ con timore reverenziale che mi appresto per la prima volta a scrivere di ciclismo, dopo anni passati a parlare di palla a spicchi. Non che io mi ritenga esperto dell’una o dell’altra cosa, lungi da me perfino professarmi un giornalista o qualcosa di simile. Sono sicuro al 100% però della mia passione per entrambi questi sport, ed è per questo che ringrazio (e maledico allo stesso tempo) Francesco Ciavattini per avermi dato l’opportunità di avere uno spazio dove parlare dello sport a due ruote.

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Mai nessuno aveva vinto 7 Tour de France in fila

Lance Armstrong è l’argomento caldo del ciclismo, poichè al centro di quello che potrebbe (mah) essere una delle più grandi svolte di sempre nella lotta al doping. Ciò che intendo fare con questo primo articolo è proprio analizzare (nel modo più semplice e chiaro possibile) tutta la vicenda che sta facendo tremare il mondo del ciclismo professionista.

Partiamo dunque dal principio, delineando il personaggio Lance Armstrong prima degli ultimi avvenimenti.
Il texano è un ex ciclista professionista, vincitore di un campionato del mondo su strada nel 1993 (aveva solo 22 anni). Solamente tre anni dopo a Lance viene diagnosticato un cancro ai testicoli, che lo costringe al ritiro per due stagioni. Sconfigge il cancro, ritorna alle corse e diventa un simbolo della lotta contro la malattia. Fonda la Lance Armstrong Foundation, finanziata dai famosi braccialetti Livestrong. La sua carriera decolla e riesce a vincere ben 7 Tour de France di fila, mettendo in mostra delle doti di tattico e studioso, viste poche volte nella storia di uno sport così istintivo. La grande svolta è una ricerca ossessiva dell’agilità (fare più pedalate possibile al minuto), in modo da far accumulare meno acido lattico nei muscoli rispetto ai suoi rivali. Tutta la sua stagione ruota attorno al Tour de France e questo spacca il mondo in due. Da una parte c’è chi sostiene che lo faccia esclusivamente per poter preparare al meglio la corsa nel suo insieme, dall’altra chi percepisce che ci sia del marcio sotto, insinuando che alcuni farmaci usati da Armstrong per via della sua malattia possano mascherare rilevamenti di sostanze dopanti. Ciò nonostante, nonostante i sospetti e i numerosissimi controlli, Armstrong chiude la carriera da ciclista pulito, pluripremiato e addirittura principale finanziatore dell’UCI per la lotta al doping. 

Tutto il castello crolla durante l’Agosto del 2012, quando l’Usada (associazione anti-doping USA, con a capo Travis Tygart), rivela di avere prove schiaccianti contro il ciclista americano.

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Travis Tygart, il nuovo sceriffo dell’anti-doping

L’accusa dell’Usada è doping di squadra, e si riferisce al periodo temporale compreso tra il 1998 e il 2010. Scadono i tempi entro i quali Lance Armstrong avrebbe dovuto accettare di difendersi e l’agenzia quindi prosegue per il radiamento del corridore e il ritiro di ogni suo titolo sportivo conquistato durante quegli anni.

Comincia il “disastro” vero e proprio, perchè l’Usada accusa anche l’UCI di aver coperto alcune positività dei ciclisti coinvolti nell’indagine. In particolare si fa riferimento ad una celata positività durante il Tour de Suisse del 2001.

Comincia intanto a delinearsi l’importanza di una terza figura: il dottor Michele Ferrari, artefice assieme a Bruyneel e Armstrong del più sofisticato programma di doping della storia dello sport. Tutto curato nei dettagli, quantitativi studiati al milligrammo, con tanto di sostanze mascheranti. Perfino allenamenti e ritiri sarebbero stati organizzati proprio per sfuggire il più possibile ai controlli a sorpresa.

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Il “cin cin” di George “Giuda” Hincapie

A questo punto l’UCI, storica alleata di Lance Armstrong (come testimoniano le già citate donazioni di quest’ultimo alla Federazione) decide di non presentare ricorso alla decisione dell’Usada di radiare il ciclista americano. Con questo “colpo di scena” Pat McQuaid (presidente dell’UCI) sancisce del tutto la morte della credibilità dell’UCI stessa, che di nuovo, come fatto quindici anni fa rinnega il ciclismo sporco del passato in favore del nuovo e pulito.
A fine ventesimo secolo fu fatto contro Pantani e in favore di Armstrong, oggi viene fatto contro Armstrong e in favore dei Wiggins e Gilbert di turno. Tremo, pensando a cosa potrebbe succedere tra altri 10-15 anni.

"indagheremo su noi stessi"

“indagheremo su noi stessi”

Pochi giorni dopo arrivano altre, annaspanti, decisioni da parte della stessa UCI. Innanzitutto i titoli di Armstrong non saranno riassegnati, anche perchè inviterei chiunque a dare un occhiata alle classifiche di quegli anni e al curriculum da pesi massimi del doping che avrebbero i candidati alla maglia gialla. La commissione inoltre sostiene di aver inviato un’inchiesta per indagare sull’eventuale coinvolgimento dell’UCI nel programma gestito da Ferrari-Bruyneel-Armstrong. In pillole: l’UCI sta indagando sull’UCI.

E allora ha ragione David Bowie con la sua ultima canzone, stiamo portando a spasso un cadavere e paradossalmente l’unica speranza è che Lance Armstrong si decida a vuotare del tutto il sacco. Hai un’ultima possibilità di essere tu l’eroe Lance, nonostante tu sia anche il principale villain della storia.

Da appassionato…te ne prego.

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Caso Armstrong: verso il Vaso di Pandora

  1. Intanto sentirmi chiamare per nome e cognome mi imbarazza :-D, nonostante questo benvenuto!

    In topic: a giorni dovrebbe arrivare l’ospitata da Oprah in cui vuoterà il sacco o per lo meno ce lo stanno dicendo da tutte le parti che se non lo farà ci rimarremo delusi, a parte questo e lasciato per un attimo in disparte Ferrari (che meriterebbe un approfondimento a parte), io credo che l’UCI sia la grande sconfitta di questa vicenda tanto quanto Armstrong (con i suoi 7 titoli cancellati): mi si può dire che WADA/USADA non hanno mai (quasi mai….) trovato Armstrong positivo, non l’hanno mai pizzicato con le mani nella marmellata, ma alla fine le indagini (quelle serie) hanno mostrato la verità e comunque loro l’hanno cercata.

    Sul fatto che sia una tempistica accettabile, possiamo discuterne.

  2. Tutta la vicenda meriterebbe tomi interi. E temo non basterebbero.

    • E, secondo me, non si potrebbe giungere comunque ad una decisione finale condivisa perché questa è una storia che, da qualunque parte la si guardi, è una sconfitta per lo sport, per il ciclismo, chi lo gestisce e per chi lo pratica anche.
      In questi giorni hanno fatto su ESPN Classic un documentario sui 100m di Seoul: quanti sono quelli che ancora pensano che Ben Johnson fosse l’unico “sporco” di quella gara?

  3. Hai ragione angy. Però aggiungo una cosa sulla tua ultima domanda (ah…se trovi quando lo replicano dimmeloooo che me lo sono perso 😦 quello su ben johnson), a me “avete” insegnato che non conta se “rubano” anche gli altri…a te t’hanno beccato quindi devi stare zitto ed accettare che gli altri siano “puliti” sino a prove/condanne contrarie.
    Ammetto che a volte non è facile 🙂

    • No aza, non intendevo quello e non volevo assolutamente “giustificare” Ben Johnson, solo dire che lui è capitato, per sua colpa ovviamente, dalla parte sbagliata della storia e tutti lo ricordano come il colpevole mentre altri (Carl Lewis senza fare nomi :D) fa la parte dell’eroe nell’immaginario collettivo quando invece era “sporco” allo stesso modo solo che si è saputo dopo. 😉

  4. Ehm.. ma davvero crediamo ancora che ci sia qualche atleta che non ricorra a “qualcosa” nel mondo del Pro Sport?

  5. Probabilmente nello sport non ci sono atleti puliti, però a mio modo di vedere il caso Armstrong è leggermente differente. Ci sono atleti, Phelps e Bolt, che hanno una classe fuori dal comune che se prendono qualcosa lo prendono come gli altri e probabilmente vincerebbero anche se tutti non prendessero niente. Gente come Messi, Bryant, Ronaldo, James L. penso che dominerebbero anche in uno sport pulito, perché lo hanno sempre fatto. Armstrong, prima della malattia era un corridore da gare di un giorno, e per chi conosce il ciclismo c’è una bella differenza tra questi tipi di corridori e quelli da gare a tappe, ma dopo la malattia si è trasformato nel cannibale dei giorni nostri e questo non è possibile a meno che in una scala da 0 a 100 gli altri si dopono 80 e tu infinito

  6. Non sono totalmente d’accordo, perchè Armstrong 1.0 e Armstrong 2.0 differivano TROPPO anche dal punto di vista tecnico. Modi di pedalare e stare sulla bici diversissimi tra loro. Questo sarebbe bastato, in un ciclismo pulito, a fargli vincere 7 Tour? Boh, forse no, ma ridurre tutta la seconda parte di carriera di Armstrong solo al doping è per me molto superficiale.

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