Il peggiore di tutti – Wild card game 1

Frederick Lorz vs Luis Resto - locandina 2

Si ricomincia

Si ricomincia

Dopo aver presentato la nostra competizione nel precedente articolo, è il momento del primo incontro/scontro tra peggiori atleti della storia moderna. A un angolo c’è il quasi campione olimpico Fred Lorz, all’altro Luis Resto, pugile mediocre, ma eccellente criminale.

Guardando il palmares dei due, sembrerebbe non esserci gara, ma non commettete l’errore di scommettere a cuor leggero contro Resto, chi l’ha fatto spesso si è trovato senza soldi.

Andiamo con ordine, però, e vediamo perché i nostri due atleti sono arrivati qui. Fred Lorz, come detto nell’articolo che presentava la nostra disfida, rappresenta quegli imbroglioni che hanno deciso che una gara non deve essere per forza corsa proprio tutta, tutta. Il buon Fred, muratore di New York che si allenava solo di notte, all’età di vent’anni partecipò alla maratona dell’olimpiade di St. Louis del 1904. Aveva talento, l’anno dopo avrebbe anche vinto, la maratona di Boston, ma quel giorno le gambe proprio non giravano e dopo quattordici km fu assalito dai crampi. Così salì sulla macchina del suo allenatore e si fece dare un passaggio. Quando la macchina si ruppe a otto chilometri dall’arrivo, lui, non avendo di meglio da fare, scese e ricominciò a correre. Una volta giunto allo stadio attraversò il traguardo e si prese le ovazioni del pubblico e i complimenti della figlia di Teddy Roosevelt, madrina dell’evento. Dopo qualche minuto, si levarono le prime proteste per il suo aiutino in gara. Lorz confessò subito, dichiarando che non era sua intenzione tenersi il premio, ma che voleva fare solo uno scherzo e in culo allo spirito olimpico, aggiungo io. E come scherzo non era nemmeno originale, già alle olimpiadi di Atene del 1896, Spyridon Belokas aveva usato la tecnica di correre a quattro ruote, sebbene lui avesse ottenuto solo un terzo posto, dilettante. A questo punto giunse sul traguardo Thomas Hicks, atleta americano di origine inglese. Era in condizioni fisiche pietose, al punto che quando superò il traguardo fu trasportato in fretta in infermeria per essere curato e non si godette i festeggiamenti per la vittoria. Non dobbiamo stupircene troppo, perché l’allenatore di Hicks gli somministrò in due occasioni beveroni a base di stricnina per farlo continuare a correre e ogni tanto anche un goccetto di brandy tanto per gradire. Tuttavia, la stricnina non era considerata illegale e gli fu assegnata la medaglia d’oro tolta a Lorz.

Vi ricorda qualcuno? A colori sarebbe rosso e blu...

Vi ricorda qualcuno? A colori sarebbe rosso e blu…

Per una curiosa coincidenza lo stesso anno al di là dell’oceano un’altra competizione sportiva si concluse con la squalifica dei primi nell’ordine di arrivo e la vittoria di uno che aveva ammesso di aver barato. Si tratta del Tour De France del 1904, il secondo della storia e se il buongiorno si vede dal mattino, Lance Armstrong era scritto nel destino. L’ordine di arrivo a Parigi il 24 luglio vedeva al primo posto Maurice Garin (già vincitore del Tour del 1903) davanti a Lucien Pothier, César Garin (fratello di Maurice) e Hippolyte Aucouturier (foto affianco), detto il terribile. Il quinto classificato Henry Cornet di anni 19 confessò di aver preso un passaggio in macchina durante una tappa e fu comunque dichiarato vincitore (il più giovane della storia) perché i primi quattro avevano fatto ben di peggio. Fu una gara assurda, che quasi spinse gli organizzatori a chiudere il Tour per sempre. Alla prima tappa Garin e Pothier in fuga furono aggrediti da gente mascherata, si suppone inviata da loro concorrenti alla vittoria finale, Nella seconda tappa dei tifosi bloccarono la strada per aiutare il loro idolo ad andare in fuga e solo gli spari in aria degli organizzatori liberarono la strada. Un altro giorno la carovana fu prima colpita da una sassaiola e poi aggredita in segno di protesta per la squalifica di un ciclista della zona: Garin si prese un pugno in faccia, Pothier un colpo al braccio, altri furono costretti al ritiro per le botte ricevute. Anche Hippolyte Auconturier fu buttato a terra, ma il terribile si rialzò subito e mandò lungo disteso con un cazzotto chi l’aveva disarcionato. Anche in questa occasione si dovette ricorrere a spari in aria per placare gli animi. Per tutto il tempo si parlò di favoritismi ad alcuni atleti (cibo passato quando non si poteva, aiuti meccanici), di ciclisti che gettavano chiodi e cocci di vetro sulla strada (nella tappa in cui prese un passaggio in auto Cornet si fece comunque 40 chilometri con entrambe le ruote forate, non avendone più di riserva), di concorrenti che prendevano il treno (Garin che fu anche multato in gara, ma non squalificato) o l’auto per riposarsi durante le tappe. Il nostro Hyppolyte fu addirittura sorpreso a essere trainato da un’auto a cui si era legato con una corda che teneva stretta con i denti (immaginifico). All’arrivo degli 88 partenti ne erano rimasti 27, di questi 27, 12 furono squalificati (le indagini necessitarono di mesi di lavoro e benché l’ultima tappa fu corsa a luglio la classifica finale fu rilasciata solo il 30 novembre). Il totale complessivo degli imbroglioni beccati e mandati a casa durante tutta la corsa fu di 29. Nemmeno il ben noto scandalo Festina arrivò a tanto.

Una simile enciclopedia dell’imbroglio avrebbe meritato di finire nel tabellone. Già avrebbe meritato e allora perché non ci è finito? Perché non si sanno i motivi per cui furono sospesi. L’archivio del Tour e con esso i documenti che portarono alle squalifiche (testimonianze, foto e tutte le altre prove) è andato perduto durante un cambio di sede. Negli atti con cui fu proclamata la squalifica dalla federazione ciclistica non ci sono riferimenti alle violazioni commesse, ma solo le pene comminate. Si sa qualcosa, ma non tutto, dunque. Non si sa, infatti, perché Garin fu sospeso per due anni e Lucien Pothier a vita, considerato cosa aveva fatto Hippolyte Aucouturier, il quale fu solo squalificato dal Tour senza altra conseguenza, è difficile immaginare fino dove si siano spinti. Potrebbero aver ordinato delle azioni punitive ai danni di altri corridori da parte di loro fan o essersi “limitati” a buttare per strada chiodi e vetri rotti per danneggiare gli inseguitori? Purtroppo, non lo possiamo sapere per cui, nell’impossibilità di individuarne le colpe e trovare il peggiore tra loro, ci limitiamo a citarli e biasimarli.

Peraltro, nel 1906 la tattica del treno fu adottata da altri quattro ciclisti (Julien Gabory, Henri Gauban, Gaston Tuvache and Maurice Carrere), ma alla stazione di Digione si ritrovarono davanti i giudici di gara e la loro corsa finì lì. Me li immagino ridacchiare mentre scendono dal treno e ritrovarsi la mandibola a terra nel vedere i giudici attenderli. Nel 1938, sempre al Tour, George Speicher, inserito tra le glorie dello sport francese, vincitore della medesima gara e dei mondiali su strada nel ’33, della Parigi-Roubaix nel ’36 e di tre campionati nazionali, fu eliminato perché decise di farsi trainare da un’auto durante la salita di Col D’Aspin. Una bagatella in confronto a quanto fatto dagli altri.

Per chi pensa che certe cose succedessero solo tanti anni fa, come non ricordare il grande, si fa per dire, Jacky Durand ciclista francese; al suo attivo due campionati nazionali, un giro delle Fiandre e varie tappe al Tour, ma soprattutto, l’essere uno splendido rappresentante della categoria antisportivi. Nel 1996 fu beccato positivo a un controllo antidoping. Come se non bastasse nel 2002 montò su una macchina per completare una salita (testimoni riportano che aveva fatto il medesimo giochetto anche l’anno prima). Come premio per tanta sportività Eurosport l’ha assunto come commentatore. È bello vedere che nella vita i più onesti vengono premiati.

Muscoli scolpiti nulla da dire...

Muscoli scolpiti, nulla da dire…

Dalla stessa pianta rigogliosa è nata anche Rosie Ruiz, maratoneta (?) cubana, beccata a barare alla maratona di Boston da lei vinta. Qualcosa però nella testa dei giudici stonava. In primis il suo risultato (25 minuti sotto il precedente primato della gara, terza prestazione all time sulla distanza), inoltre anche il suo aspetto non convinceva (nelle foto si vede la ciccia attorno alle cosce) e, soprattutto, il fatto che nessuno si ricordasse di averla mai vista durante la corsa. Si svolsero delle indagini e venne fuori che era uscita subito dal percorso di gara per rientrarci a un chilometro dall’arrivo. Dai come poteva pensare di farla franca? Semplice, aveva ottenuto i minimi per partecipare a Boston, barando a New York e le era andata bene.

Trova le differenze.

Trova le differenze.

Il suo comportamento portò a introdurre tecniche per monitorare i maratoneti durante le corse (telecamere ai checkpoint prima e microchip su scarpe e numeri di gara poi), ma questo non ha dissuaso i bari, come dimostra la Comrades Marathon, una corsa di durata di ben 90 km che si corre in Sudafrica fin dal 1921. Nel 1999 Sergio Motsoeneng arrivò nono e vinse 1.000 dollari. Un giornale – la corsa è coperta a livello nazionale – raffrontando le immagini raccolte lungo la strada, individuò qualche incongruenza nell’aspetto complessivo, per quanto il volto fosse coperto da un cappello ben calcato, e un orologio che continuava a cambiare di polso via via che la gara procedeva. Venne fuori che dopo un tot di chilometri era entrato in un bagno chimico dove lo aspettava il fratello (non gemello) Fika. Lì si erano scambiati vestiti e scarpe con il microchip per ricambiarseli nuovamente in seguito. A completare il quadro, Sergio nel 2010 ha corso di nuovo la gara, arrivando terzo. Finalmente un riscatto. Uno che ce la fa. Peccato che fu trovato positivo al test antidoping e squalificato. Un fulgido esempio di non sportivo. Baro e più baro.

Potrei andare ancora avanti (ci sono stati casi eclatanti anche nell’ippica e nella vela), ma mi rendo conto di aver divagato troppo e presento Luis Resto.

Negli anni ottanta Billy Collins jr stava costruendosi passo-passo la strada verso il titolo dei pesi welter. Il padre, Billy Collins sr, aveva avuto un’occasione per diventare campione del mondo e voleva assicurare al figlio la medesima chance senza rischiare di bruciarlo troppo presto. Il suo record a ventun anni era immacolato e recitava 14 vittorie di cui 11 prima del limite. Gli avversari erano abbordabili, alcuni scarsi, altri avrebbero avuto poi l’occasione di costruirsi una dignitosa carriera, ma nel complesso erano perfetti per fare esperienza. Billy Collins sr aveva visto troppi giovani pugili bruciarsi. Sapeva che a parte alcuni eletti baciati dal talento, per gli altri è necessario scoprire i trucchi del mestiere, imparare sulla propria pelle quali errori non vanno commessi. E infatti, eccolo lì il 16 giugno 1983 al Madison Square Garden in un match di contorno nella serata del titolo dei pesi superwelter tra Roberto Duran (detto “mani di pietra”, lui in senso lato…, ndr) e Davey Moore. Il suo avversario era Luis Resto un journeyman, uno di quelli cioè che combatte dovunque, con chiunque, anche con un preavviso minimo. Portoricano, sapeva boxare e questo gli aveva garantito due titoli dello stato di New York da dilettante, ma aveva il pugno troppo leggero per i professionisti e dopo sette vittorie consecutive erano arrivate le sconfitte e addio sogni di gloria. Il favorito del match era ovviamente Collins Jr e tutti gli scommettitori, legali e non, gli davano un bel vantaggio. Il match, però, si svolse in maniera del tutto imprevista. Resto picchiò come un fabbro e i suoi pugni facevano male eccome, altro che pugile con la mano leggera. Collins tra una ripresa e l’altra si lamentava con il padre perché il suo avversario tirava delle vere e proprie mattonate. Al termine dell’incontro aveva gli occhi chiusi al punto di non essere in grado di vedere, ma non aveva voluto gettare la spugna. Il verdetto fu vittoria a favore di Resto per decisione unanime dei giudici. E qui viene fuori il motivo per cui parliamo di Resto. Quando andò, come di consuetudine, a stringere la mano agli uomini all’angolo dello sconfitto questi ultimi notarono qualcosa di irregolare nei suoi guantoni. Erano troppo leggeri. Chiamarono gli arbitri e saltò fuori che qualcuno ne aveva deliberatamente tolto l’imbottitura. Ecco spiegata l’improvvisa potenza di Resto. Le indagini conclusero che Panama Lewis, l’allenatore di Luis Resto uno dei più quotati allenatori del tempo, era stato contattato per truccare l’incontro in modo da incassare le puntate fatte sullo sfavorito, aveva lavorato sui guantoni e che Resto ne era a conoscenza.

Tranquillo, non è un picchiatore...

Tranquillo, non è un picchiatore…

Il seguito della storia è atroce. Collins non si riprese. I colpi avevano provocato danni irreversibili agli occhi e la vista gli rimase annebbiata. La sua promettente carriera finì quella notte e anche la sua vita. Smise di combattere e iniziò a bere e nove mesi dopo morì finendo fuori strada in macchina. Le autorità trovarono un alto tasso alcolico nel suo sangue e chiusero il caso come incidente. I parenti di Collins sono convinti che si tratti di suicidio.

Ci fu anche un procedimento penale. Resto inizialmente negò ogni addebito. Disse che i guantoni erano a posto e che gli arbitri dovevano averli scambiati con altri. Arrivò addirittura a dire che Collins si era ferito agli occhi cadendo e che dopo l’incontro l’aveva visto leggere una rivista sportiva. Ora se si guarda la foto di come era ridotto Billy Collins jr al termine del match, pochi dubbi possono esserci sul fatto che non fosse in grado nemmeno di vedere un elefante, se gli fosse passato davanti, figurarsi leggere. Resto e Lewis presero rispettivamente tre anni (ne scontò due e mezzo) e sei anni per aggressione, possesso illegale di armi (ricordiamo che le mani di un pugile sono considerate armi) e congiura.

Anni dopo, Resto ammise le sue colpe, affermando di essere anche stato dopato con stimolanti sciolti nella sua bottiglietta dell’acqua per avere più energie nel finale dell’incontro e, soprattutto, che le fasciature sulle sue mani erano ricoperte di polvere di calce e zolfo che a contatto con l’ossigeno danno ai bendaggi una durezza simile al gesso. Qui si supera lo sport si arriva alla violenza pura e semplice. Per completezza, Panama Lewis ancora oggi continua a negare ogni addebito dando la colpa una volta a qualche sconosciuto, l’altra volta a chi era nell’angolo e nel frattempo è morto e non può difendersi.

La stessa mistura usata da Resto, fu trovata nelle fasciature del campione del mondo dei welter Antonio Margarito nel 2009, ma le indagini hanno individuato il colpevole solo nel suo allenatore, per cui, da regolamento lui non può partecipare alla nostra gara.

Concludo con un’altra tecnica curiosa per barare nella boxe, anche se meno dannosa per l’altro combattente, è quella usata da alcuni pugili filippini: cospargere di peperoncino i guantoni. Al terzo round gli avversari hanno gli occhi così irritati da non vedere i colpi arrivare.

A questo punto non credo possano esserci dubbi sul vincitore per due motivi:

1) Vero che il comportamento di Lorz denotava un totale disprezzo per lo spirito olimpico, ma il fatto è che per quasi tutti, compresi gli organizzatori, quella olimpiade era una farsa. Quella di St. Louis, è ricordata, infatti, come la peggiore olimpiade di tutti i tempi. Si tenne all’interno della esposizione mondiale con le gare distribuite in vari mesi. Quelle di atletica si tennero dal 29 agosto al 3 settembre e con un giorno di riposo in mezzo. Non era altro, dunque, che uno spettacolino di intrattenimento all’interno di una manifestazione ben più ampia (si calcola che quella esposizione ebbe quasi venti milioni di visitatori). Gli atleti erano circa 681 di cui 525 statunitensi o canadesi (comprensibile all’epoca il viaggio fino al luogo dell’olimpiade te lo pagavi tu, per questo motivo molti degli atleti stranieri erano persone che lavoravano all’esposizione mondiale e si trovavano già lì) e uno dei massimi atleti di tutte le olimpiadi, portandosi a casa ben sei medaglie nella ginnastica artistica [tre ori: volteggio, parallele, arrampicata sulla corda (garona questa); due argenti: combinata individuale, cavallo con maniglie; e un bronzo: trave) fu George Eyser, il quale gareggiava con una gamba di legno, avendo perso la sua per colpa di un treno. Per capire il calendario dei giochi le sue gare si tennero tutte il 29 ottobre… Per limitarci, poi alla maratona, che è l’argomento che qui ci interessa: si corse di pomeriggio (partenza alle 15,00) del 30 agosto con una temperatura ben superiore ai trenta gradi. Dopo 5 giri dello stadio, il percorso si snodava su strade in terra battuta con continui saliscendi (e se in salita fai fatica, le discese nella maratona sono il peggio del peggio). Il rifornimento d’acqua (sì esatto “il” perché ce ne era uno solo) era a dodici chilometri dal via e a quasi trenta dall’arrivo. In più prima dei corridori c’erano i poliziotti a cavallo per allontanare le persone dal percorso delimitato da bandierine rosse, le macchine dei giudici, quelle dei dottori, quelle dei giornalisti e, infine, le macchine degli allenatori, solo dietro a una impressionante nuvola di polvere c’erano i corridori che se la aspiravano tutta (nulla da dire se il tempo finale è quello più alto della storia delle olimpiadi). Su 32 partenti ne sono arrivati 14. Uno dei corridori, giunto poi nono, dovette correre un paio di chilometri in più perché un cane lo inseguì fuori dal tragitto di gara, cercando di morderlo.

Credo però che le prossime due fotografie rendano chiaramente l’idea di quanto detto. Nella prima vediamo un atleta italiano, piuttosto noto, che verrà squalificato dai giudici alle olimpiadi di Londra del 1908, su protesta degli Stati Uniti, per essere stato aiutato negli ultimi metri. Nella seconda, l’atleta statunitense, Thomas Hicks a una decina di chilometri dall’arrivo a Saint Louis…

Dorando Pietri da Carpi

Dorando Pietri da Carpi

Fred Lorz, USA

Thomas Hicks, USA

Quindi, sì Fred Lorz ha barato, ma gli organizzatori erano dei disgraziati.

2) Luis Resto è una merda. Semplice e incontestabile.

Sarà quindi il pugile del Bronx ad incontrare il ciclista texano Lance Armstrong nei quarti di finale, mentre la prossima gara di Wild card vedrà scontrarsi Barry “sono il migliore e sono pulito” Bonds e Diego “la mano di dio” Armando Maradona.

And the winner is....Luisssss Reeeeesto!

And the winner is….Luisssss Reeeeesto!

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Categorie: Amarcord, Il torneo | Tag: , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Il peggiore di tutti – Wild card game 1

  1. robys90

    Ma come fai a sapere tutte queste notizie?! Sei il fratello di Buffa???
    Cmq ottimo articolo e figata di contest. Nulla da eccepire sulla prima wild card, Luis Resto si candida come possibile outsider, potrebbe essere lui la Cindarella story…

  2. Facile la vittoria di Resto, alquanto scontata anche per la differenza netta dei tempi in cui sono accaduti i 2 episodi: uno, come hai scritto, successo agli inizi dello sport “moderno” mentre l’altro “ideato” nel momento, forse, di massimo splendore della boxe.
    Quindi “Resto infame per te ci son le lame” e andiamo avanti.

    P.S.: free Bonds!

  3. La penso come robys, Resto per me rischia di infilarsi in semifinale, facendo saltare la testa di serie, Lance per avere la meglio……dovrà doparsi 😀 …anche se l’ha giurato al figlio che non l’avrebbe più fatto 🙄

    Restando alla wild card 1 direi che “arrampicata sulla corda” è uno sport che merita rispetto, alle medie andavo forte!! Ad essere nato negli ultimi anni dell’800 magari ero olimpionico anche io….pur senza la gamba di legno!

    Inchini al tour del 1904!

  4. Vince Resto… DECISIONE UNANIME direi…..considerando i danni….. a mani basse…

  5. perantibus

    Meravigliose le Olimpiadi di St.Louis, e grande merito (per una volta) ai britannici per aver salvato i Giochi dalla ormai imminente chiusura con la perfetta organizzazione del 1908. Pensavo che per fare contento l’affezionato lettore polpaol venissero anche citate le “giornate antropologiche”.

  6. polpaol

    sono sicuro che l’avvocato troverà il modo di citare anche quelle “giornate”
    mi accodo al giudizio degli altri utenti e ritengo che il verdetto della prima wc sia “giusto cazzo giusto” ( citazione per rimanere in tema di gente che bara…)

  7. alvise

    A dire il vero molto del merito per il salvataggio delle olimpiadi è dovuto anche alle olimpiadi intermedie del 1906 tenute ad Atene. Si tratta di gare organizzate in terra ellenica per ricreare lo spirito bastonato da Parigi e St Louis. Per quanto con medaglie, discipline olimpiche e organizzate con il beneplacito del CIO non rientrano nella numerazione ufficiale, ma a dire degli stessi atleti furono migliori delle precedenti.
    Svolta questa doverosa precisazione, per rendere omaggio a quelle olimpiadi fantasma che anche alle gare olimpiche propriamente dette di St Louis parteciparono atleti di colore. Ci furono due africani di colore (i primi delle olimpiadi) che corsero la maratona, ad esempio. SI trattava di due studenti sudafricani che erano stati ingaggiati per impersonare i guerrieri Zulu nella rappresentazione delle guerre contro i boeri all’interno della esposizione mondiale. In particolare uno dei due ragazzi era quello che arrivò nono a causa di un cane che lo inseguì, l’altro arrivò 14esimo.
    Niente riesce a togliermi dalla testa che quel ragazzo senza il cane avrebbe raggiunto ben altre posizioni (due km in più sono due km in più) e che se non fosse stato nero il cane non sarebbe finito al suo inseguimento. Non saprò mai la verità, ma io me la immagino così.
    Grazie a tutti per i complimenti.

  8. Resto merda conclamata.
    Sono molto affranto per Dorando Pietri da Carpi, un concittadino di diversi nostri amici vittima del sistema. Carpi nazione, tutto il resto è meridione

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