Celtic Park, Glasgow, Scozia

Alcuni dei nostri 30 lettori si saranno accorti di una certa latitanza negli ultimi giorni: quando il gatto non c’è, i topini non scrivono…vabbè non che i miei preziosissimi collaboratori siano dei topini, ma ci siamo capiti, i ragazzi vanno pungolati e io quest’ultima settimana stavo impegnato invece a pungolare il mio spirito sportivo (e non solo). Quindi penso valga la pena condividere con voi il perché non ci siano stati miei nuovi post per qualche giorno.

Bello, anche da vuoto.

Bello, anche da vuoto.

Leggo molti miei amici appassionati di calcio inglese/britannico, dell’atmosfera che si respira in certi stadi e uno dei motivi che mi hanno spinto a farmi la trasferta in terra scozzese è stato proprio questo, provare sulla mia pelle se le cose lassù vanno veramente in maniera diversa. Non so se sono stato fortunato io, small sample size si dice, ma fidatevi….sono veramente diverse. Sarò banale: sentire il Celtic Park che canta “you’ll never walk alone” ti porta su un’altra dimensione; la pelle d’oca non è un modo di dire, i brividi sono reali, quanto quei coglioni che lo fischiano (anche se qui ci sono motivi che spiegheremo poi). Chi era intorno a me per lo più invece ha applaudito o si è limitato a vivere il momento ed il commento più ripetuto era “cosa gli vuoi dire a questi?”. Un muro di voce che definisce il tono della battaglia che gli 11 in maglia bianco verde non fanno altro che rispettare. Corrono, ringhiano, sgomitano, non ti lasciano respirare. Tecnicamente limitati, agonisticamente….celtici.

Dentro allo stadio ti senti verde, i muri attorno ai bar (fornitissimi) sono pieni di foto, pezzi di giornali, locandine storiche, la finale di coppa campioni vinta (primi britannici a riuscirci), la loro storia. Ad un certo punto il gol dei padroni di casa è nell’aria e inizi a pensare che sparirai nel boato successivo che ne conseguirebbe: “se questi segnano, faremo fatica a sentire i nostri pensieri”. Questi non segneranno, addirittura alla fine ne prenderanno 3, risultato per lo più bugiardo, ma qui succede qualcosa di ancora più impensabile, di quelle cose che ti fanno sentire sportivamente una persona migliore solo per il fatto di esserci stato, ancor più che sentire cantare “you’ll never walk alone”: mentre lo stadio si va piano piano svuotando la gente attorno a me inizia ad applaudire, mi volto e vedo tifosi del Celtic che applaudono verso di noi, altri che lanciano le sciarpe e ne ricevono poi in cambio, sciarpe volano anche dal secondo anello verso il settore ospiti. La “curva” della Juve che inizia, spontaneamente a cantare cori pro Celtic. Hanno perso 3-0 e applaudono ai vittoriosi e ai loro tifosi. Ammetto che inizialmente pensavo fossero ironici, le sciarpe continuavno a viaggiare da un settore a quello opposto, il più grande rammarrico è che non solo sono troppo distante (nemmeno Zelezny ce l’avrebbe fatta da dove ero io), ma soprattutto avrei solo la cuffia della juve da tirare, non so se vale lo stesso!!

Scherzi a parte, sono altri brividi. Alcuni idioti, come al solito, provano a rovinarlo lanciando il classico coro in cui si mandano a fanculo i propri avversari, tempo pochi secondi e tutto il settore fischia quel centinaio di sportivamente ritardati che non possono rovinare un momento del genere. Ma siccome ai quadretti perfetti non crede nessuno, Glasgow non è il paese delle favole: la caduta di stile dello striscione (seppur artisticamente bello) della coreografia iniziale con la scritta Rubentus si poteva evitare (di lì i fischi che hanno parzialmente rovinato la registrazione dell’ “you’ll never walk alone” iniziale), come anche qui puoi trovare quelli che ti danno addosso perché secondo loro l’arbitro ha favorito la squadra avversaria. Magari in Italia non mi sarebbe successo, semplicemente perché qui quando esci dallo stadio non ti capita di prendere lo stesso autobus assieme ai tifosi avversari, però francamente mi ha negativamente sorpreso il fatto che un ragazzo e un signore sulla cinquantina fossero convinti che ci fossero stati 3 rigori per loro e che “avete vinto perché siete una squadra famosa e l’arbitro deve favorire voi”, mi son preso del “cheater” e mi sono sentito per un attimo un Patriots, ma per fortuna è finita lì: più che riconoscere la loro bravura e che il risultato aveva dimensioni spropositate non potevo di certo fare.

Il post-partita in un locale di Glasgow ha riportato le cose alle dimensioni dello sport. Due tifosi scozzesi che riconoscono i nostri stemmi e si siedono con noi a parlare: dopo 3 birre i rigori da 3 sono diventati 0, il mio amico è diventato Chiellini (almeno per loro la somiglianza era evidente) e i Rangers in fretta diventano l’argomento principale della chiacchierata: “Perché non ci sono negozi ufficiali?” “Che senso ha avere un negozio ufficiale di una squadra che gioca in terza divisione?!”, “Occhio che prima o poi tornano….”, “Sì, come gli Zombie”, alla fine della quarta birra siamo anche convinti che i Celtic (1888) sono stati fondati prima dei rivali cittadini (1872). Peraltro prima del match in giro per la città, non pochi erano stati i tifosi proprio dei Rangers che ci incitavano a batterli. La serata poi continua al piano inferiore del locale, i coca&rhum sostituiscono le birre, Chiellini scambia la sua sciarpa con un una biancoverde e noi (praticamente gli unici italiani del locale a quel punto) che prendiamo possesso della pista da ballo, ma questa è un’altra storia.

La storia di Celtic-Juve continua poi a chiusura del locale, con altri ragazzi scozzesi che ci chiedono come ci siamo trovati a Glasgow, che impressione abbiamo avuto della loro tifoseria, dell’ambiente allo stadio e che per loro è un orgoglio il fatto che da noi vengano solo parole positive: a proposito delle diverse sfumature che si possono dare al concetto di “mentalità ultras”……

Il giorno dopo è pieno di gente che va in giro tutta celtic-bardata, come se fosse ancora il giorno della partita: “non sarà certo una partita persa male a farci nascondere i nostri colori”. Glasgow è ancora biancoverde, alla sera sull’aereo che ci riporta a Londra, accanto a me, un signore di mezza età canticchia uno dei loro cori storici, sorridente nota che lo sto ascoltando, finisce di cantare e mi fa “it’s another day”. Sì, è un altro giorno e viene quasi il dubbio che sia anche un altro sport.

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Categorie: Calcio | Tag: , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Celtic Park, Glasgow, Scozia

  1. Invidia a manetta! Uno dei miei obiettivi nella vita è andare a vedere una partita di calcio in Gran Bretagna, anche se ormai è più “facile” che cerchi di andare ad una partita di rugby.

    • Tu fatti un viaggetto là…poi un evento sportivo riesci ad infilarcelo, anche a sorpresa 😀 basterà essere persuasivi sul fatto che non fa sempre così “freddo freddo freddo” (cit.) 🙂

  2. Ogni volta che sono andato a Londra per l’NFL, ho sempre avuto la fortuna di andare a vedere anche il soccer: Chelsea, Fulham, Arsenal e l’ultima volta addirittura nella tana del “nemico” per antonomasia di noi tifosi del West Ham, il Millwall in Prima Divisione. Condivido appieno il sentimento di aza, in effetti per chi è abituato come me a 20 anni di stadi italiani è un altro mondo. A Londra si sa, ci sono molte squadre, e te ne accorgi già al sabato mattina quando girando per le metropolitane incontri già i primi tifosi bardati e pronti per lo stadio. Quando si incrociano tifosi della stessa squadra è tutto un sorridere e salutarsi, diversamente si usmano, si capisce che si rosicano, ma nessuno dei due fa una piega e ognuno per la sua strada. In effetti, quasi quasi, le parti più belle e affascinanti sono il prima e il dopo ancora più della partita. Mano a mano che con il metro o l’autobus o a piedi ti avvicini allo stadio, cresce il numero dei tifosi, i vagoni si riempiono ed è bellissimo vedere quanto variegato sia il pubblico. Intanto un sacco di bambini, con la loro maglietta di ordinanza, insieme al papà o al nonno e ogni tanto pure con la mamma. Diversi anziani con le loro magliette retrò e le sciarpe consunte, testimoni di una fede antica. Le tribune si riempiono solo pochi minuti prima del fischio di inizio. Prima è tutto uno sciamare introno allo stadio fra baracchini dei panini, Birre, Merchandising (sempre ufficiale) e botteghini per le scommesse. L’atmosfera è rilassata, la Polizia è presente, ma è una presenza discreta, controlla impassibile. L’ingresso è tranquillo, non c’è calca, nessuno ti perquisisce, nessuno ti fa l’inquisizione, nessuno rallenta le operazioni. All’interno tutto è controllato dagli Stewart, che sono numerosi e distribuiti equamente in tutto lo stadio, non solo in tribuna come in Italia. Sono gentili ma fermi, ed è capitato di vedere persone essere accompagnate fuori dalle tribune per non aver ascoltato gli Stewart che gli dicevano di stare seduti. Quando la partita finisce tutti defluiscono dalle uscite con calma e si formano code spontanee per i mezzi di trasporto. Tenete presente che gli stadi che ho visto, a parte il perifericissimo “The Den”, erano tutti in mezzo alle case, ma non c’è casino o caciara. Chi si ferma lo fa nei Pub, ce n’è sempre uno preferito dalla tifoseria di casa, dove i tifosi si vanno a fare quelle tre o quattro pinte e magari si vedono anche la partita del sabato pomeriggio tardi in tv. Ogni tanto mi riguardo i dvd di documentari o film sulle tifoserie inglesi degli anni 70/80 e mi chiedo come hanno fatto a cambiare così radicalmente e in relativamente poco tempo, un intera cultura, mentre qui al massimo abbiamo obbligato la gente a sottoscrivere una tessera che serve solo per spillare altri soldi a noi poveri pecoroni…ma poi mi dico, siamo in Italia baby…

  3. ringos75

    ……. semplicemente fantasticoooooooooooooo …… il tuo racconto, le sensazioni che ne traspirano ed il ricordo di un vecchio arsenal-juve che al confronto sembra semplicemente una partita di calcio ..,, Occasione persa … o semplicemente rimandata!? 🙂

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