The rise (and fall?) of Manchester City Football Club

Un'aquila..."superba"

Un’aquila…”superba”

C’era un tempo in cui molti al di fuori dell’Inghilterra non sapevano ci fossero due squadre di calcio professioniste a Manchester. Legittimamente, perchè mentre i diavoli rossi nel 1999 vincevano la Champions andando a chiudere il “treble”, i loro cugini stavano in Division Two (l’equivalente della C2).
Ancora oggi in Italia per parlare di United si dice semplicemente “il Manchester”, mentre i Citizens sono “il City”.
Nel 2002 però il Manchester City torna in Premier League e ci rimarrà stabilmente. E nel frattempo, le gerarchie cittadine sono cambiate parecchio.

Ecco la storia dell’ascesa (e caduta?) del Manchester City Football Club.

Dopo anni di anonimato e piazzamenti nella parte bassa della classifica, arriva la svolta per il Manchester City, una svolta che ne cambierà la storia.
Correva l’anno 2008, Settembre per la precisione, quando Mansour bin Zayed Al Nahyan, meglio noto ai più semplicemente come “lo sceicco Mansour” decise di comprare il Manchester City, mettendolo di fatto sulla cartina del calcio che conta. Con i suoi soldi, la squadra ha iniziato ad acquistare calciatori di primo livello per arrivare in fretta a vincere e porre fine a un digiuno di trofei che durava da oltre 3 decadi.
Il primo acquisto degno di nota dell’era Mansour fu Robinho, acquistato per una cifra record all’epoca di 32.5 milioni di sterline e sottratto alla concorrenza del Chelsea: un flop, ad essere sinceri.

Fast forward: siamo a dicembre 2009, il City arriva da 7 pareggi consecutivi in campionato, è a metà classifica, il titolo se lo giocano, come spesso accaduto negli ultimi anni, lo United di Sir Alex Ferguson e il Chelsea di Ancelotti. Il City vince 2-1 proprio col Chelsea, poi pareggia 3-3 col Bolton, infine perde 3-0 col Tottenham scivolando in 8° posizione.

Adesso ci penso io.

Adesso ci penso io.

Lo sceicco Mansour decide che ha visto abbastanza, esonera Mark Hughes e chiama una vecchia conoscenza della Serie A per allenare la sua squadra: Roberto Mancini.

Mancini ha pochi mesi a disposizione ma fa un buon lavoro, riportando la squadra verso la parte alta della classifica, chiudendo 5° e mancando la qualificazione alla Champions League per soli 3 punti.

La campagna acquisti estiva del 2010 è quella che fa fare il definitivo salto di qualità ai Citizens: arrivano Yaya Tourè, Silva, Balotelli, Milner, Dzeko. Ci si aspettano dunque grandi cose.
In Premier League la solfa non cambia, sono ancora United e Chelsea a lottare per il titolo, questa volta saranno i Red Devils a prevalere. Il City però arriva terzo, a pari punti con i Blues di Ancelotti che chiudono secondi, e si qualificano alla Champions League.
E finalmente, in FA Cup, arriva la prima gloria dopo 35 lunghissimi anni (all’Old Trafford c’era uno striscione, il “Clock Banner”, che ricordava ai rivali quanto tempo fosse passato dalla loro ultima vittoria di un trofeo).
Dopo essere andati al replay con Leichester City e Notts County, la squadra di Mancini batte 3-0  l’Aston Villa, e in seguito per 1-0 il Reading ai quarti di finale, i rivali cittadini dello United in semifinale, e per finire lo Stoke City in finale.

In ogni sport, iniziare a vincere è la miglior ricetta per continuare a vincere, specie se una buona fetta dei tuoi giocatori non sa cosa significa, e l’anno successivo il City parte ai nastri di partenza come strafavorito per la vittoria del campionato e, per molti, anche della Champions League.

La stagione non inizia nel migliore dei modi: la prima partita ufficiale è il Community Shield, la supercoppa di lega inglese, contro i rivali cittadini dello United.
Il City parte bene, è avanti 2-0 all’intervallo, ma nel secondo tempo la sinfonia cambia.
Sir Alex sostituisce entrambi i suoi centrali titolari, Vidic e Rio Ferdinand, per inserire i giovani Smalling e Phil Jones: sarà il primo a siglare l’1-2, poi Nani pareggia con un’azione corale a dir poco splendida (se l’avesse fatta il Barcellona l’avremmo vista in tutte le salse per mesi in TV) e infine di nuovo il portoghese fissa il definitivo 3-2 nei minuti di recupero.
Una beffa del genere contro i rivali di sempre non è il modo migliore per iniziare la stagione.

Vittoria shock.

Vittoria shock.

I Citizens però in campionato sono una macchina inarrestabile, macinano vittorie su vittorie, goal su goal, e si tolgono una notevole soddisfazione vincendo il secondo derby stagionale, giocato all’Old Trafford, col punteggio tennistico di 1-6.
In Champions League le cose vanno meno bene, l’urna non è favorevole alla squadra di Mancini che si trova in girone con Napoli, Bayern Monaco e Villareal. Le prime due passeranno il turno e il City arriverà terzo, finendo in Europa League, da cui verrà eliminato ai 16esimi di finale dallo Sporting Lisbona. Le critiche piovono da tutte le parti, la squadra era costruita per far bene in ogni competizione e il fallimento è stato notevole.
Siamo a gennaio e c’è il terzo derby dell’anno, stavolta in FA Cup all’Etihad Stadium, ed è di nuovo lo United a prevalere. Dopo il vantaggio di Rooney, viene espulso Kompany, lo United dilaga e a fine primo tempo il punteggio è sullo 0-3. Si pensa a una “vendetta” per quanto successo pochi mesi prima al Teatro dei sogni, invece il City in inferiorità numerica rischia di pareggiare la partita, che finisce 2-3 grazie ai goal di Kolarov e Aguero. A mio avviso la rimonta, seppur non conclusa, è stato un fattore importante per i giocatori di Mancini.
Nel periodo successivo però, complice l’assenza di Yaya Tourè per la coppa d’Africa il City inizia a perdere colpi, e a inizio aprile lo United vince 0-2 in trasferta a Birmingham, andando a +8. Sembra finita, mancano poche partite, poco più di un mese. Anche i bookmaker iniziano a pagare le scommesse che davano la banda di Ferguson campione d’Inghilterra. E invece accade l’impensabile: il City torna a vincere, lo United perde prima a Wigan, poi pareggia in casa una rocambolesca partita con l’Everton per 4-4, infine nel quarto e ultimo derby dell’anno i Citizens vincono 1-0, ricucendo definitivamente lo strappo. A quel punto, a due partite dalla fine, sono primi per differenza reti (il tie braker usato in Premier League in caso di parità).
Sembra fatta, ma le emozioni devono ancora finire. All’ultima giornata lo United va in trasferta con un Sunderland che non ha niente da chiedere, mentre il City è in casa con un QPR che rischia la retrocessione.

Cronologia di un successo

Cronologia di un successo

Lo United vince, 1-0 con goal di Rooney, e aspetta. All’Etihad la situazione è brutta per il City, che prima è sull’1-1, poi va sotto 1-2 nonostante il QPR sia in 10 per l’espulsione di Joey Barton. Ma la svolta decisiva per il campionato non arriva nè a Manchester nè a Sunderland, bensì a Stoke.
Lo Stoke City pareggia in rimonta 2-2 col Bolton, segnandone così la retrocessione. A quel punto, anche il QPR non ha più nulla da dire al campionato. Quello che succede dopo è ormai storia: Dzeko pareggia al 92’, ma ancora non basta ai Blues per coronarsi campioni. Pochi istanti dopo, Balotelli fa il primo e unico assist della sua carriera d’oltremanica, trovando Aguero davanti al portiere, e l’argentino non sbaglia. Una rimonta epica, partita un mese prima, culminata con una rimonta nei minuti di recupero. Il City si è tolto una grossa scimmia dalla spalla vincendo la sua prima Premier League e terzo campionato inglese.

Quest’anno invece il City è partito bene, vincendo il Community Shield contro il Chelsea di Di Matteo, ma da lì è stata solo discesa: nuovamente eliminati ai gironi di Champions League finendo quarti (prima squadra inglese a non vincere neanche una partita nella fase a gironi), eliminati dall’Aston Villa in coppa di lega, stanno facendo bene in FA Cup (devono affrontare ai quarti di finale il Barnsley) ma in campionato sono secondi a ben 12 punti di distanza dalla capolista, che neanche a farlo apposta è ancora lo United, e con solo 4 punti di vantaggio sulla terza (Chelsea) e 5 sulla quarta (Tottenham).
Domenica la squadra di Mancini affronterà in casa proprio la squadra allenata da Benitez, e in caso di sconfitta la situazione diventerebbe catastrofica: rischio di andare a -15 dalla prima in classifica e secondo posto messo in seria discussione.

Per una squadra che non vinceva da 35 anni tornare a vincere era fondamentale, ma per una squadra che negli ultimi anni ha speso oltre 400 milioni di sterline vincere solo una FA Cup, un campionato e un Community Shield raccogliendo figuracce in Europa è un po’ poco. Il Manchester City è una squadra che nasce per dominare non solo in patria (cosa che quest’anno neanche sta facendo), ma anche in Europa.

Con fondi pressapoco illimitati da spendere e una rosa da fare invidia alle formazioni create alla PlayStation, qual è il motivo del “fallimento” dei Citizens?
Indubbiamente alla base c’è una strategia di mercato con poco raziocinio. Puoi avere tutti i soldi del mondo ma per vincere devi anche saperli usare.
Per anni il City si è accaparrato “figurine” in attacco tralasciando gli altri reparti, ora la situazione è leggermente cambiata ma gli acquisti senza senso visti i giocatori già in squadra (Maicon) e strapagati (Rodwell, Javi Garcia) continuano imperterriti.

Il problema maggiore del City, è, a mio avviso, in panchina: Roberto Mancini è un allenatore inadeguato a certi livelli sia dal punto di vista emotivo che tattico.

E’ indubbiamente un allenatore che ha vinto tanto, ma bisogna anche contestualizzare come sono arrivate queste vittorie: in Italia allenava un’Inter nettamente superiore alle altre squadre e ciononostante ha rischiato di perdere il campionato (vedi doppietta di Ibra a Parma da subentrato all’ultima giornata) e anche coi neroazzurri ha fatto pessime figure in Europa.

Al City non si è trovato un compito facile, questo va detto. Già un gruppo di 20 persone prese a caso, con un Balotelli complicato da gestire, figuriamoci se tra gli altri 20 c’è gente come Tevez o altre prime donne come Dzeko. Ma i suoi atteggiamenti durante le partite, le sue dichiarazioni in conferenza stampa e il modo in cui ha gestito certi “casi” dimostrano che non è adeguato al compito.
L’anno scorso quando lo United era a +8 Mancini diceva in conferenza che non credeva alla vittoria finale e che probabilmente sarebbero serviti altri 2 o 3 acquisti per essere competitivi fino in fondo e vincere (!!!). Una dichiarazione del genere manda un pessimo segnale ai tuoi giocatori, un segnale di arrendevolezza e di poca fiducia nei loro mezzi.

03/01/2013 - Deathmatch Balotelli vs Mancini

03/01/2013 – Deathmatch Balotelli vs Mancini

Il rapporto con Balotelli è sempre stato di odi et amo, amore e odio. Dalla sostituzione in amichevole per aver tentato un’improbabile girata di tacco (che fece arrabbiare anche Dzeko), alle dichiarazioni in conferenza stampa per “proteggere” il suo pupillo, fino alla rissa in allenamento di un mese fa (per chi si chiedesse come mai non è la prima volta che vediamo immagini “private” del genere, è perchè il campo d’allenamento del City è di fianco a una strada pubblica, quindi di proprietà del comune, da cui i giornalisti non possono essere banditi e in cui le norme per mettere cancelli/muri e altri strumenti per evitare che questi incidenti diventino di dominio pubblico sono regolate dalla città e indipendenti dal volere della società).
Ma il vero e proprio “capolavoro” di Mancini è a mio avviso la gestione del caso Tevez dell’anno scorso.
L’argentino si rifiutò di entrare in campo a Monaco in Champions League, e giustamente Mancini non la prese bene e lo mise fuori squadra, dicendo “Carlos non giocherà mai più per me, e vuole andare via dal Manchester City”. A Gennaio ricordiamo tutti le foto dell’attaccante al ristorante con Galliani, il suo passaggio al Milan sembrava fatto, ma poi saltò tutto.
Di questi tempi l’anno scorso Tevez dichiarò che Mancini l’aveva trattato “come un cane” (in seguito si scusò), l’allenatore invece capendo l’importanza di un giocatore del genere per la vittoria finale si rimangiò quanto aveva detto per riaccoglierlo a braccia aperte e schierarlo nella fase decisiva del campionato.
Si potrebbe dire che Mancini sia stato superiore e, capendo che la reintegrazione di Tevez fosse la cosa migliore per la squadra, sia tornato sui suoi passi.
Io ci vedo semplicemente un allenatore con poca spina dorsale che avrebbe fatto di tutto per salvare il posto e vincere, che all’ultima giornata contro il QPR anzichè incitare i propri giocatori li insultava dalla panchina.

L’anno scorso il City aveva una rosa superiore alle dirette concorrenti, e subì poco più di 10 infortuni in tutta la stagione, il numero minore della Premier League. Lo United ne subì oltre 70, un numero elevatissimo, tra cui Vidic che rimase fuori da agosto a ottobre per poi finire la stagione a dicembre quando ruppe un crociato a Basilea (per fare un paragone negli ultimi due anni quando era fuori Kompany, capitano e miglior difensore, il City ha perso diversi punti). Inoltre, l’assenza dalle coppe da Gennaio in poi permise loro di concentrarsi solo sul campionato.
Date queste premesse i “vicini rumorosi” del Manchester United avrebbero dovuto vincere il campionato in carrozza, ma così non è stato, e la colpa è di chi siede in panchina.
Quest’anno la rimonta in campionato è più difficile non solo per il distacco maggiore tra le due squadre, ma anche perchè il City sembra una squadra diversa: l’anno scorso volevano vincere, erano determinati, sembravano una macchina da guerra in campionato, quest’anno giocano con sufficienza e poca voglia. Da tifoso, non fanno paura come un anno fa. Poi, chissà, tutto può succedere nel calcio.
Una squadra del genere ha bisogno di un sergente di ferro per funzionare al meglio, cosa che Mancini non è.
E ora che con la “rinascita” del PSG non hanno più il potere d’acquisto che avevano in precedenza, devono correre ai ripari se vogliono continuare l’ascesa verso il tetto d’Europa. Altrimenti, il ritorno nell’anonimato sembra inevitabile. E già quest’anno ne stiamo vedendo un assaggio.

Categorie: Calcio | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “The rise (and fall?) of Manchester City Football Club

  1. Ci vorrebbe un Capello o un Mourinho?
    Sarà small sample size (2 stagioni piene) o sfortuna (il fato dà, premier vinto al 92esimo…il fato toglie, sorteggi gironi di CL duri….), ma così pochi successi in campo internazionale?! Ok non vincerla la coppa, ma fare di meglio era obbligatorio. Sono abbastanza d’accordo che il punto debole principale è quello dell’allenatore. Questa è una squadra che a livello tecnico potrebbe esprimere un calcio se non divertente, quanto meno amabile. Invece ogni volta che vedi il city ti rendi conto di quanto talento sia sprecato. Vivono di invenzioni e di “nervosismo” (in senso positivo), non c’è quasi mai gioco di squadra. Mancini voto 4.

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