Pensieri sparsi post-Miami

Continua la collaborazione con i ragazzi di “We cannot be serious”: negli ultimi 10 giorni si è giocato il torneo di Key Biscayne, andiamo a vedere cosa questo torneo ci ha proposto.

Una vittoria che fa morale..e classifica

Una vittoria che fa morale..e classifica

Alla vigilia di questo torneo la preoccupazione o meglio la speranza di quasi tutti, appassionati e addetti ai lavori, era quella di non rivedere per l’ennesima volta in questi ultimi mesi una finale tra Novak Djokovic (1) e Andy Murray (neo 2). Il motivo è semplice e cioè che ogni tanto sarebbe gradito anche un po di spettacolo tennistico come si deve anche in finale al posto del solito scontro tra cyborg fatto di corsa, muscoli e poco altro. Intendiamoci ci sono state delle grandi partite anche tra questa tipologia di giocatori, ma “grandi” grazie all’intensità che va via via aumentando durante la battaglia e che genera nell’appassionato la curiosità di rimanere attaccato al televisore per capire chi dei due alla fine non morirà e porterà a casa in primis la pelle e in secondo luogo il torneo.

Speranza quindi, anche se misera veramente stavolta, considerata l’assenza di Roger Federer e cioè del solo che, anche se sempre con meno frequenza purtroppo, si inserisce tra i soliti 2, che abbiamo visto 10 giorni fa sono già ritornati 3, e che garantisce alla peggio almeno un confronto tra stili diversi.

Ed è con queste premesse che inizia la magia e questa magia ha 2 nomi e 2 cognomi uno più insospettabile dell’altro: Tommy Haas e Richard Gasquet.

Nole a Tommy: "Per fortuna non ne fanno più come te"

Nole a Tommy: “Per fortuna non ne fanno più come te”

Partiamo dal primo, tedesco, ex numero 2 del mondo, in perenne lotta contro infortuni e il tempo che passa, alla veneranda età di 34 anni ci regala una delle sorprese più incredibili degli ultimi anni e cioè umilia il numero 1 al mondo e favorito assoluto del torneo nonche campione in carica Novak Djokovic per 6-2 6-4, con il serbo perfino quasi spaesato e attonito al momento del saluto finale, di fronte a quello che doveva sicuramente provenire da un altro pianeta, che gli aveva mostrato un gioco fantastico a tutto campo che appartiene sempre di meno a questa generazione tennistica, dimostrando così ai pochi giovani che ancora provano a giocare a tennis prima di passare la vita in palestra, uno su tutti Grigor Dimitrov, che una speranza forse c’è ancora. CONTINUA QUI per la versione integrale!!

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