NFL Draft Stories – 2006

Il palcoscenico del 2006

Il palcoscenico del 2006

Avanziamo con gli anni e troviamo sempre più carriere ancora nel pieno della loro vita, ma non andate a dirlo a Vince Young, che è già depresso di suo. Prima di raccontarvi la storia delle prime 3 scelte di questo draft, vorrei dedicare qualche paragrafo ad un giocatore che è riuscito a farmi bestemmiare (da tifoso) di più con le sue azioni (dirette ed indirette) dovute alla sua cessione, rispetto a quanto era riuscito a fare in 4 anni incolori ai Cowboys.

Dallas è nel pieno dell’epopea (non temete nel mettere molta ironia nella lettura della parola) di Bill Parcells, talmente nel pieno che a fine stagione sarà silurato, ponendo fine alla sua carriera di allenatore, comunque gloriosa, con 3 partecipazioni al Super Bowl, di cui 2 vinti con i Giants e uno perso con i Patriots pre-Brady contro i Packers di Favre (che se non lo nominiamo ogni 3 articoli ci rimane male, sapete come adora essere sempre in mezzo alle discussioni). Da quel giorno ne inizierà una nuova come dirigente (tra Jets e Dolphins) che in realtà non ha prodotto tantissimo. Ma restiamo alla sua esperienza texana, fatta di 0 vittorie ai playoff, considerando anche il “bubble game” di Romo contro i Seahawks. Il “grande tonno” nel draft 2006 decide di selezionare al primo giro Bobby Carpenter, alla 18esima scelta assoluta, dopo aver allenato anche suo padre. È il quarto LB scelto (dopo A.J. Hawk, Ernie Sims e Chad Greenway, senza considerare Kamerion Wimbley entrato come pass rusher puro), il terzo giocatore selezionato dalla difesa dei Buckeyes (dopo appunto il suo compagno di reparto Hawk e la safety Donte Whitner), università che piazzerà al primo giro ben 5 giocatori (massimo per quel draft) contando anche Santonio Holmes (WR, Steelers) e Nick Mangold (C, Jets).

Quell’edizione di Ohio State perse solo 2 partite in stagione (una delle quali contro i Texas Longhorns di Vince Young, incontrati per la prima volta nella loro centenaria storia collegiale) e vinse il Fiesta Bowl, sotto la guida di Troy Smith che poteva lanciare oltre al già citato Holmes, anche a Ted Ginn Jr. e ad Anthony Gonzalez, sconfiggendo la Notre Dame di Brady Quinn. La difesa come già accennato non era da meno, tant’è che non pochi avevano dei dubbi sul reale valore dei singoli interpreti per lo più esaltati dal sistema, ma questa è una considerazione che può essere estesa a tante realtà, la speranza, da tifosi, è che il bust del mazzo venga pescato dagli altri.

Barbie Carpenter

Barbie Carpenter

La pagliuzza più corta stavolta resta in mano proprio ai Cowboys: Bobby viene in fretta rinominato Barbie, per i suoi capelli biondi fluenti e per la sua tenerezza nei placcaggi. La genesi del nickname viene fatta risalire ad un drill in allenamento contro Marc Colombo, right tackle, che abusa di lui, sportivamente parlando (meglio specificare, già il soprannome mette in dubbio la sua mascolinità…), ma ricordo abbastanza nitidamente che il nomignolo era iniziato a girare già sui forum americani. È curioso che giochi una delle sue migliori partite proprio da outside linebacker (ruolo dove l’aggressività è alla base di tutto) nella già citata sfida contro Seattle nei playoff del 2006. Resta un fuoco di paglia (giusto per non uscire dall’immagine dei suoi lunghi capelli dorati e delle pagliuzze corte) e giunto nel suo ultimo anno di contratto, con la squadra ormai nelle mani di Wade Phillips, Dallas, stanca della lentezza del suo gioco e delle sue letture, cerca di guadagnarci qualcosa offrendolo sul mercato per uno scambio. Gli unici interessati sono i Rams e la contropartita è un altro bust conclamato, l’offensive tackle Alex Barron, guarda caso scelto nello stesso draft, proprio un attimo dopo a BobbyBarbie.

Uno pensa: tanto peggio dell’altro non potrà fare. E si sbaglia. Barron si presenta così: Sunday Night della prima stagionale, annata 2010, Dallas è sotto contro i rivali storici dei Washington Redskins per 13-7: con il cronometro che va a zero, Romo, finalmente clutch, lancia il TD pass del sorpasso su Roy Williams, che per una volta riesce a non dare il calcio al secchio del latte appena munto. Uno non fa in tempo ad esultare (non è vero…avevo esultato, eccome se avevo esultato) che compare la macchia gialla nella sovra-impressione della NBC, c’è un fallo, speri sia contro la difesa, no…holding, contro l’attacco, Alex Barron, partita finita.

Quando credi che Carpenter abbia finito di farti del male, arriva la partita contro i Lions. Ah, nel frattempo Bobby non era riuscito nemmeno ad iniziarla la stagione con i Rams che l’avevano tagliato nell’ultima deadline per avere il roster a 53 giocatori. In compenso pochi giorni dopo l’avevano firmato i Dolphins nei quali Bill Parcells, colui che l’aveva scelto a Dallas, era diventato “executive VP of football operations”, in parole povere uno che contava e non poco. L’esperienza in Florida dura poco per il linebacker, tagliato nemmeno dopo un mese, e poco di più per il grande tonno (niente niente, che Barbie porti una sfiga incredibile all’unica persona che ha dimostrato di credere in lui in questi pochi anni di NFL?!?!).

"Che te possino...."

“Che te possino….”

Ma torniamo all’ultimo incrocio Carpenter-Cowboys: dopo il taglio dei Dolphins, i Lions lo pescano dal fango dei waiver e lo tengono in cantina insieme alle altre bambole per tirarlo fuori, giusto un anno dopo. Si gioca al Cowboys Stadium e Romo porta i suoi avanti per 27-3 all’interno del terzo periodo e palla in mano. Il QB “messicano” tanto li ha portati avanti, tanto poi contribuisce a ripotarli indietro. Una delle rimonte più incredibili della storia della NFL inizia proprio con la catarsi di Barbie Carpenter davanti al pubblico che l’ha mal sopportato e giustamente insultato per anni. Intercetto riportato in meta, in una partita che si trovava a giocare causa infortunio del titolare, Justin Durant (appena firmato in questa free agency, proprio da Dallas). Se non bastasse per descrivere quanto sia surreale la situazione, parliamo del primo (ed unico) intercetto in carriera professionistica, nonché, ovviamente, primo e unico touchdown, nato dopo una serie impressionante di placcaggi sbagliati e uno slalom degno del miglior Tomba. Da lì è una valanga che non vale la pena ricordare, soprattutto se a farlo deve essere uno che sono 3 anni che cerca di dimenticarla.

Lasciamo questo inutile giocatore, attualmente nel giro dei Patriots, e parliamo di un’altra puntata della serie “la pagliuzza più corta tocca a….”: nell’estate 2006 nessuno poteva pensare che gli unici che non si sarebbero pentiti della loro prima scelta tra Houston, New Orleans e Tennessee potessero essere proprio i primi, considerati quasi degli eretici a preferire Mario Williams rispetto a Reggie Bush e Vince Young.

I Texans erano alla disperata ricerca di avere un po’ di talento offensivo (David Carr era agli sgoccioli della sua esperienza da titolare), mentre in quella stagione usarono quel draft quasi esclusivamente per inserire rafforzi difensivi, andando a selezionare con le due prime scelte sia il già nominato Mario Williams che il LB DeMeco Ryans. Per carità, Mario a North Carolina State era stato dominante, con 24 tackle for loss nella sua stagione da junior che l’avevano spinto a dichiararsi anzi tempo per il draft, ma era quasi impossibile pensare che la prima scelta assoluta potesse non uscire dal duello Vince Young vs Reggie Bush, due giocatori che avevano dato vita ad una delle sfide più belle nella storia recente della NCAA, tanto che fa strano ripensare a quelle emozioni come “cancellate” considerando che quella versione di USC fu poi sbianchinata via dagli albi d’oro da parte della NCAA per gravissime irregolarità economiche: in sostanza i giocatori, Bush in primis, ricevevano già uno stipendio da professionisti, fatto che gli è costato anche l’Heisman, restituito dopo averlo vinto.

Ma torniamo al campo, quel Rose Bowl valevole per il titolo nazionale giocato il 4 gennaio del 2006 resta nelle videoteche di ogni appassionato di football. Parliamo di una squadra, i Trojans di USC, che arrivava alla partita con una striscia aperta di 34 vittorie consecutive che abbracciavano 3 stagioni, 2 titoli nazionali e la possibilità di vincerne un terzo. Per farlo dovevano battere i Longhorns, detentori del Rose Bowl, che di contro non perdevano da 19 partite.

Rapida carrellata di chi era a roster quella sera a Pasadena. Lato Trojans: Steve Smith (WR, 2° giro 2007), Dwayne Jarrett (WR, 2° giro 2007), Ryan Kalil (C, 2° giro 2007), Chilo Rachal (OG, 2° giro 2008), Winston Justice (OT, 2° giro 2006), Sam Baker (OT, 1° giro 2008), Matt Leinart (QB, 1° giro 2006), Mark Sanchez a farsi le ossa sulla sideline (QB, 1° giro 2009), appunto Reggie Bush (RB, 1° giro 2006), LenDale White (RB, 2° giro 2006), Sedrick Ellis (DT, 1° giro 2008), Fili Moala (DT, 2° giro 2009), Frostee Rucker (DE, 3° giro 2006), Terrell Thomas (CB, 2° giro 2008), Brian Cushing (LB, 1° giro 2009), Kaluka Maiava (LB, 4° giro 2009), Clay Matthews (LB, 1° giro 2009), Keith Rivers (LB, 1° giro 2008), Ray Maualuga (LB, 2° giro 2009).

Lato Longhorns: Vince Young (QB, 1° giro 2006), visto che abbiamo nominato Sanchez, qui ci sta nominare  Colt McCoy (QB, 3° giro 2010), un imberbe Jamaal Charles (RB, 3° giro 2008), Limas Sweed (2° giro 2008), Jordan Shipley (WR, 3° giro 2010), David Thomas (TE, 3° giro 2006), Justin Blalock (OT, 2° giro, 2007), Brian Robison (DE, 4° giro 2007), Tim Crowder (DE, 2° giro 2007), Brian Orakpo (LB, 1° giro 2009), Cedric Griffin (CB, 2° giro 2006), Aaron Ross (CB, 1° giro 2007), Tarell Brown (CB, 5° giro 2007), Michael Huff (S, 1° giro 2006), Michael Griffin (S, 1° giro 2007).

L'America ai suoi piedi

L’America ai suoi piedi

Ovviamente può bastare per descrivere il livello di talento impressionante coinvolto, poi alcuni di loro diventeranno forti e famosi nel proseguo della carriera collegiale, ma il discorso non cambia di una virgola: era una partita tra professionisti per il livello di football e per gli interpreti, al di là delle battute che si possano fare sui pagamenti. La vinse Texas con un TD nell’azione finale da parte di Vince Young che corse verso l’angolo destro della endzone entrandovi sospinto da un intero stato. Quello era il terzo TD messo a segno con le sue gambe nella partita e la duecentesima yarda corsa, alle quali ne aggiunse 267 lanciate, con soli 10 incompleti su 40 tentativi. Mostruoso. Bush soffrì più del previsto in quella partita in cui invece balzò alla ribalta il suo compagno LenDale White che soprattutto grazie a quella prestazione (20 corse, 124 yard, 3 TD) guadagnò non poche posizioni in sede di draft.

Insomma è quasi irreale pensare che a distanza di 7 stagioni in NFL quello che ha firmato il contratto a 9 cifre sia stato proprio Mario Williams, che l’estate scorsa, dopo 49 sack nelle ultime 66 partite in maglia Texans, è passato ai Bills che gli hanno offerto un garantito di 50 milioni ed un complessivo di 100 nei prossimi 6 anni. Scelta dettata oltre che dall’enorme quantità di denaro, anche dalla voglia di ritornare a giocare uno schema difensivo che lo vedesse partire mani a terra, mentre a Houston, con l’arrivo di Wade Phillips, gli si richiedeva un impegno diverso.

Tra gli altri due, quello che ha avuto la peggio è proprio Vince Young, il dominatore di quel Rose Bowl che entrava in NFL avendo conosciuto 3 sconfitte (2 contro Oklahoma) e l’ultima delle quali nel 2004. Il non aver conosciuto momenti difficili abbinato ad un carattare molto meno forte di quanto si potesse pensare dopo i fasti collegiali sono un mix che lo distrugge. La fragilità mentale va di pari passo con quella fisica, Young gioca con la paura di farsi male tant’è che gli verrà imputato anche di acuire i suoi dolori fisici se non addirittura di tirarsi indietro, peccato capitale in uno sport fatto di machismo come il football (citofonare al povero Jay Cutler, messo alla gogna mediatica per molto meno). Perde e riconquista il posto di titolare più volte nei confronti di “gatto di marmo” Kerry Collins, ma il rapporto sempre in bilico con il suo head coach Jeff Fisher si rompe definitivamente quando, nella stagione 2010, pur, a suo dire, infortunato l’allenatore lo tiene in campo lo stesso. L’alterco che ne viene fuori, esce in pasto ai media e Vince è, senza scomodare l’idioma francese, fottuto. Fisher nomina titolare Rusty Smith (…) e la carriera dell’ex longhorn ai Titans si chiude con un record di 30 vittorie e 17 sconfitte, ma il dato che più balza all’occhio sono il misero bilancio in perfetta parità tra i 42 intercetti e i 42 TD.

Sogno o son desto?

Sogno o son desto?

Dopo l’avventura ai Titans, arrivano gli Eagles ad affidargli il ruolo di vice Vick: più che per i 9 intercetti in 4 partite, di cui ben 4 lanciati contro i Seahawks, lo ricorderemo per la sua uscita estiva, a mezzo stampa. Sono infatti gli Eagles degli acquisti sfarzosi in free agency che vanno all-in per dare un’ultima chance ad Andy Reid di vincere questo maledetto Super Bowl e lui cosa dichiara? “Da Asomugha, a Rodgers-Cromartie, a Babin fino a me stesso (poi si aggiungerà anche Cullen Jenkins, ndr), la dirigenza sta facendo grandi cose, sta costruendo un dream team“. Una squadra da sogno che chiuderà con un mediocre 8-8 senza raggiungere i playoff, da sogno ad incubo. (NB. tutti giocatori, Young compreso, che nel giro degli ultimi mesi sono spariti dalla Pennsylvania)

Leggermente meglio è andata a Reggie Bush, che restituisce l’Heisman, ma ha in cambio un Vince Lombardi, pur se con pochi meriti personali. A New Orleans fatica tantissimo ed è strano perché tatticamente quell’attacco sembra proprio fatto appositamente per esaltare le sue caratteristiche atletiche, nascondendone i limiti di ambientazione al mondo professionistico, eppure Reggie non riesce mai ad esplodere. Nel 2011 i Saints lo danno via per un mister nessuno (Jonathon Amaya, safety) e lo scambio di seste scelte, fuor di tecnicismi uno scarpone vecchio avrebbe avuto un valore maggiore. Arriva ai Dolphins e ci mette 8 partite per fare un TD, era del 2009 che non varcava la linea di meta. Ma la Florida lo rigenera: in 2 stagione corre 2000 yard a più di 4 di media senza conoscere infortuni, cosa ancora più rara. Prestazioni che gli valgono un contratto sostanzioso (16 milioni per 4 anni) e soprattutto il ruolo di titolare dell’attacco dei Lions, squadra alla costante ricerca di un RB produttivo.

Categorie: Amarcord, Draft Stories, NFL | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: