Plan for the Future, but live for Today

Due settimane intensissime di cicliso, con Giro delle Fiandre, Vuelta al Paìs Vasco e Parigi-Roubaix a farla da padrone.
Giusto un paio di riflessioni dalla corsa spagnola, che ho seguito poco e a singhiozzi:

  • No, Porte & Henao non sono né Capitano, né Vice-Capitano del Team Sky. Si può dire maremma?

  • Kreuziger, mio pupillo anni fa, lo etichettiamo definitivamente come Bust?

  • Diego Ulissi, ci decidiamo ad andarci piano? Bel potenziale, ma per me meno stratosferico di quanto si dica. Spero di sbagliarmi, sia chiaro.

  • E per concludere (anche se ne riparlerò più nel dettaglio): Alberto Contador nelle prossime classiche è davvero un -mio- sogno bagnato o è una cosa concreta quest’anno?

La vigilia del Giro delle Fiandre è stata caratterizzata da uno slogan preciso: Cancellara vs Sagan. Il primo veniva da una vittoria alla E3 Harelbeke, Sagan da un meraviglioso trionfo su una ruota alla Gand-Wavelgem.

La strada ci ha detto che, con Tom Boonen intrappolato tra sfiga e scarsa forma, Cancellara è il più forte del mondo in questo tipo di corse. E ci aggiungerei anche un “piuttosto nettamente”.

 Sull’Oude Kwaremont è partita l’azione dello Svizzero, devastante per chiunque meno che per Sagan, che ha resistito come meglio ha potuto. Il body language dei due era totalmente diverso, con lo slovacco che dava segni piuttosto evidenti di cedimento, e infatti perfino Terminator ha dovuto arrendersi alla seconda progressione di Cancellara sul Paterberg.

Non sono ancora riuscito a reperire il wattaggio totale di Cancellara, ma non sarei sorpreso di leggere per entrambe le progressioni, valori nell’ordine dei 1500 watts. Ricordo quando nel 2011, proprio alle Fiandre, ne fece registrare 1400 circa sul Muur (per la gioia degli amanti dei nomi in lingua originale).

Peter Sagan s’è accontentato di un secondo posto e di una palpatina alla modella durante la premiazione, con tanto di critiche piovute da più o meno ogni dove, e la necessità di doversi scusare su Twitter. Non mi viene in mente un termine più tecnico di rosiconi, ad essere sincero.

Fiandre e sederini alle spalle, ci si è potuti concentrare sulla Parigi-Roubaix. Corsa che mi mette i brividi anche solo a nominarla. Quest’anno il clima è stato clemente, fin troppo per i miei sadici gusti: è l’Inferno del Nord, voglio fuoco e fiamme.

Tutti hanno fatto la corsa contro lo Svizzero, ma non c’è stato verso di mandarlo fuori giri. Ha gestito fino a 40 km dalla fine, poi si è mosso in prima persona, per andare a riprendere Vanmarcke, Stybar e Vandenbergh. Qualche pedalata per riprendere fiato e la Locomotiva di Berna è ripartita sul Carrefour de L’arbre, mandando KO Vandenbergh.

La Fortuna aiuta gli audaci, ed in questo caso la Dea Bendata ha aiutato lo svizzero, nelle vesti di un tifoso, che quasi stende Stybar. A questo punto è battaglia a due, tra l’ottimo Vanmarcke ed il Gladiatore.
Spartacus prova in ogni modo a staccare il ciclista del Team Blanco, ma questa volta non ci sarà arrivo in solitaria (come nelle sue precedenti due vittorie alla Roubaix). I due se la giocano nel velodromo, ma anche faccia a faccia non c’è storia, è tris dello Svizzero. Completa il podio Terpstra, compagno di squadra dello sfortunato Stybar.

 Il futuro sarà anche di uno che impenna e apprezza le delizie delle modelle, ma il presente è ben piantato per terra e non si alza nemmeno sui pedali. Fabian Cancellara, siamo anche -e soprattutto- tuoi testimoni.

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Plan for the Future, but live for Today

  1. Cancellara è un ciclista straordinario, che è in uno stato di forma assurdo o forse è un ciclista assurdo che è in uno stato di forma straordinario: in definitiva in queste 2 settimane non ci si negoziava, anche se sia Sagan che Vanmarcke c’hanno provato.

    Fiandre: non capisco quelli che criticano Sagan, quando si trovano in fuga i 2 migliori, a 15 km dall’arrivo (vado a memoria) è normale che ci si dia il cambio, specie se te lo chiede, è anche una questione di opportunità future.

    Roubaix: ecco qui infatti sono andati via insieme, poi a 4 5 km dall’arrivo con il vantaggio consolidato si inizia a pensare all’arrivo e ovviamente se tu scatti ed io ti riprendo, poi i cambi non ce li diamo più. La Roubaix poi ha bisogno di una dosa di fortuna importante, più delle altre classiche, per essere vinta. I due della Omega Pharma non ce l’hanno avuta, altrimenti poteva finire diversamente.

    Comunque: gran ciclismo….è finito il pavé ma nelle prossime settimane ci sarà ancora da divertirsi

    • mlbarza

      Innanzi tutto un saluto a tutti, vi ho scoperto da poco, ma trovo che il vostro blog sia molto ben fatto.

      Sono anche io uno sportivo da poltrona, soprattutto per quanto riguarda NFL/NBA/calcio/ciclismo/sport invernali/nuoto (eh sì…)

      Sono d’accordo con quanto scritto, aggiungo solo che a me ai Paesi Baschi quello che ha fatto più impressione è Quintana, anche se c’è sempre da fare la tara sul momento riguardo al picco di forma.

      Su Contador protagonista nelle Ardenne ci credo poco. L’Amstel è aperta ad almeno 40/50 corridori, la Freccia ha pendenze troppo ripide sul muro, forse la Liegi, ma anche lì negli ultimi anni arrivano sempre almeno in 40 ai piedi della Roccia dei Falconi (o come si chiama 🙂 ) e da lì per fare la differenza devi avere le gambe dei giorni migliori.

      Sul Fiandre: poco da dire, Sagan era al gancio già sul muro precedente e a Cancellara basta dare 2 metri per non riprenderli più. Alla fine ha vinto pure il buon Peter sul podio, cosa che ho letto aveva fatto già in qualche altra corsa in Belgio, con la stessa miss. Forse era l’E3, ma non son sicuro. Ah, parlando di Sagan, in qualche pezzo fa ho letto di un sogno corsa a tappe: trasformare Sagan in un novello Jalabert mi sembrerebbe un po’ una “castrazione”. Io fossi in lui proverei piuttosto a vincere almeno una volta tutte le grandi classiche durante la carriera. A parte Roubaix, Liegi e Lombardia ha già il potenziale per vincere le altre. Su queste tre si tratterebbe di affinare un po’ la preparazione (Liegi e Lombardia) e fare un po’ di tecnica di corsa sul pavè. Sarebbe comunque da leggenda.

      Sulla gara di ieri: sfortunati e un po’ fessi i due della Omega, Cancellara è stato sì il più forte, ma a me ha dato l’impressione che sul pavè Vanmarcke gli fosse addirittura un pelino superiore. Poi il belga è arrivato senza energie in fondo e lo si è visto anche con quello scattino a poco dal traguardo. In linea di massima Boonen e Cancellara si sono invertiti di ruolo uno con l’altro tra l’anno scorso e quest’anno, strano caso del destino 🙂

      • Tra l’altro io avevo scommesso su Lars Boom del Team Blanco ed invece Vanmarcke è andato molto più forte. Come al solito non ci capisco una ceppa.

      • Intanto grazie per i complimenti 🙂 che fanno sempre molto piacere! E i commenti fanno ancora più piacere 🙂
        Per il resto volevo sottolineo il paragone (da evitare) con Jalabert, non mi ricordo se poi nel commentare quel pezzo su Sagan lo scrissi anche io, di sicuro pensai di farlo 😀

  2. Complimenti per il blog e per gli articoli.
    Su Kreuziger ho maturato un’idea che potrebbe costarmi una querela: secondo me a inizio carriera “mangiava” molto bene, mentre adesso è costretto a non fare più ricorso a certi menù. Non mi spiego in altre maniere un’involuzione come la sua, visto che non ho notizie su sue passioni sfrenate per droghe, alcol e peluche.
    Saluti

    • mlbarza

      C’è da dire che Kreuziger ad inizio carriera faceva faville nelle corse a tappe brevi, stile Giro di Svizzera, Romandia ecc.

      Non è automatico che poi passare dai 10 giorni di gara consecutivi ai 20 sia facile, non è il primo che promette in certe corse e poi si perde. Io ricordo un Popovych che sembrava l’iradiddio da dilettante e nel primo anno da professionista, con tanto di podio al giro e poi è finito a fare il gregarione…

  3. Beh, Roman ha saputo smentirmi come meglio non poteva!

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