NFL Draft Stories – 2008

Le luci della ribalta.

Le luci della ribalta.

In questo percorso spesso e volentieri ci siamo adagiati a parlare di QB, sono quelli che nel bene e (come piace a noi) nel male danno più da raccontare, per questa annata però vogliamo variare un po’ il tema e affrontare un ruolo che abbiamo colpevolmente non considerato, titolo della lezione: “la dura vita del pass rusher”, docenti di giornata Vernon Gholston e Derrick Harvey.

Prima di sentire la loro esperienza però mi piacerebbe fare un excursus più ad ampio respiro su quanto sia difficile fare il salto dal college ai professionisti per un DE. Prima i dati: escludendo gli ultimi 2 draft (diamo tempo ai giovani di crescere), dal 2000 al 2010 sono stati scelti una 50ina di pass rusher nel primo giro nel primo giro, secondo i miei dati per la precisione 51, cercando di fare una rapida cernita eliminando i DE da 3-4 e OLB da 4-3, l’obiettivo era ottenere i cacciatori di QB puri. Di questi 51, ripeto, andati al primo giro, quindi ritenuti i migliori della loro classe, 30 hanno avuto/stanno avendo una carriera in NFL tra il ridicolo e l’insufficiente, gli altri 21 tra l’eccellente e l’accettabile.

Lasciamo in pace Courtney Brown, prima assoluta dei Browns nel draft del 2000, il JaMarcus Russell dei defensive end, e restiamo a nomi più conosciuti: nel 2010 per un Jason Pierre-Paul, ci stanno un Brandon Graham, un Derrick Morgan e un Jerry Hughes. Nel 2009 affianco a Brian Orakpo furono scelti Aaron Maybin e Larry English. Del 2008 poi parleremo.

Questi i dati, adesso andiamo con le intepretazioni di essi e prendo spunto dai nomi di Derrick Morgan e di Brandon Graham per affrontare due aspetti interessanti di questo salto. Per fare il DE in NCAA l’esuberanza fisica è caratteristica sufficiente per dominare ed entrare nei radar dei media nazionali, spesso basta esplodere allo snap e si è già nel backfield avversario, ovviamente il livello medio degli offensive linemen che ci si trova davanti è molto più basso di quello che si trova poi in NFL, dove l’amalgama di una linea offensiva richiede al defensive end un lavoro molto più tecnico. Quindi soprattutto per i pass rusher essere un dominatore al college non garantisce nulla nel passaggio tra i pro, troppo diverso il livello, sicché il ruolo di DE è diventato con il passare degli anni quello che necessita mediamente più tempo per emergere, è l’opposto di quanto stiamo vivendo con i RB. Un esempio fresco è Morgan, scelto a metà del primo giro 3 anni fa, uno dei freak atletici più impressionanti della sua classe, che in molti descrivevano come upgrade immediato e che in realtà ha faticato tantissimo nelle prime due stagioni, giocando molto poco pur se in una linea che aveva bisogno come il pane di giocatori che mettessero pressione sui QB avversari. I Titans hanno iniziato a raccogliere qualche frutto del suo talento solo in questa stagione, con la speranza che la crescita sia confermata anche la prossima annata.

Al college era tutto più facile

Al college era tutto più facile

Se non bastasse la questione tecnica, poi il pass rusher deve affrontare i dubbi che nascono dalla questione tattica: in NFL ormai è pieno di difese che giocano a fronte dispari, demandando la questione della pressione agli outside linebacker, questo fa sì che spesso e volentieri chi è abituato a giocare in un modo si trovi in situazioni di campo sensibilmente diverse, la transizione non è a costo zero e per di più non è detto che avvenga con successo. Brandon Graham rappresenta addirittura il discorso uguale, ma contrario: da sempre descritto come un ottimo OLB, che non doveva far troppa fatica a partire seppur con la mano a terra, ma da una posizione estremamente esterna (come ci ha abituato la difesa degli Eagles negli ultimi anni), in realtà è stato quasi un oggetto misterioso nella squadra della città dall’amore fraterno, tant’è che con il passaggio alla 3-4 in questa offseason, sotto i comandi di Chip Kelly, in molti si aspettano da lui un salto di qualità importante.

Ma ora veniamo al 2008: Vernon Gholston veniva descritto come un alieno. Pur se solo per una stagione e mezzo ad Ohio State, avevo mostrato delle qualità atletiche strabordanti. Un diamante grezzo che in high school era eccelso anche come uomo di linea offensiva, che i Buckeyes avevano reclutato come linebacker e che in fretta si era trasformato in pass rusher dominante, mettendo a segno ben 14 sack nella sua ultima stagione in NCAA. Quando i Jets di Mangini l’avevano draftato alla sesta assoluta l’impressione era quella di aver preso il prossimo Ware, un giocatore di cui si era visto solo un lampo del talento che quel telaio poteva sprigionare. Le combine poi erano state da far cadere le mandibole. Non c’era un singolo insider o addetto ai lavori che potesse dubitare circa il livello che Vernon avrebbe raggiunto.

Bene, quel giocatore ha giocato la sua ultima partita in NFL nel 2010, dopo 45 partite ha messo a segno la bellezza di…0, zero, sack in NFL. L’averlo scelto peraltro è costato il posto a Mangini, che nel suo anno da rookie l’ha impiegato per lo più negli special team. Con l’arrivo di Rex Ryan, si pensava che le cose per lui potessero cambiare, d’altronde sotto la sua guida non pochi sono i difensori che hanno visto esplodere il livello delle proprie prestazioni. In realtà in fase di draft c’era qualcuno che non si era lasciato abbindolare dalle doti atletiche del ragazzo, e questo qualcuno era proprio Rex Ryan che approfittando di un rapporto di amicizia con l’allora HC dei Jets gli aveva suggerito di stare alla larga da quel tipo di giocatori. Come possiamo leggere dal libro in cui Rex racconta la stagione 2010 (qui i più maligni potrebbero dire “un libro scritto con i piedi”, vista la passione di Rexy…), Ryan lo considerava un “falso”, uno di cui non ci si può fidare, immagino dal punto di vista sportivo. Almeno così l’aveva catalogato nella visita pre-draft che aveva avuto da DC dei Baltimore Ravens.

Falso d'autore

Falso d’autore

Ed ora se lo trovava nella sua squadra. Va da sè che Gholston non ebbe vita facile, anche se il suo nuovo allenatore le tentò proprio tutte per renderlo produttivo, spostandolo anche come defensive end, ma non ci fu verso se pensiamo che nelle 16 partite in cui scese in campo in quella stagione, secondo il sito specializzato in statistiche avanzate “Football Outsider”, ebbe un impatto positivo o comunque sensibile in 9 snap: nove, in tutta la stagione. In cui mise a segno 5 placcaggi: cinque, in tutta la stagione. Non deve quindi sorprendere che poi sia stato sempre fuori dal roster attivo durante la cavalcata nei playoff dei Jets, sino al championship e sorprende anche meno che, ancor prima che la stagione 2011 avesse formalmente inizio, sia arrivato il taglio.

Arrivata la firma, pochi mesi dopo, con i Chicago Bears, ha fatto giusto in tempo a rilasciare una intervista in cui sottolineava il comportamento, secondo lui, scorretto di Ryan, reo di non avergli mai concesso una reale chance di mettere in mostra le sue doti. Non ci è dato sapere cosa pensa di Lovie Smith, l’HC dei Bears, che ci mise giusto un mese per tagliarlo ancor prima che iniziasse la preseason. Ed è andata ancor peggio ai Rams, che lo firmano il 22 agosto del 2012 e lo tagliano giusto 9 giorni dopo.

Il dato che meglio chiosa la sua esperienza tra i pro è questo: durante il suo periodo di permanenza attiva ai Jets, nelle 3 stagioni che vanno dal 2008 al 2010, sono stati 617 i giocatori che hanno messo a segno almeno un sack, 117 dei quali addirittura undrafted. Tra questi 617 non figura il nome di Vernon Gholston, sesta scelta assoluta del draft 2008, che esce di scena 3 anni dopo aver firmato un contratto da 21 milioni garantiti. Non ci dà nemmeno la soddisfazione di poter scrivere quanti milioni a sack. Priceless.

A caccia di Troy.

A caccia di Troy.

Vernon Gholston e Derrick Harvey arrivarono sul palco del Radio Music City Hall, sede del draft, a pochi minuti di distanza uno dall’altro, i due si erano già incrociati nell’ultima partita della stagione 2006, il national championship tra Ohio State e Florida: la partita, che vedeva i Buckeyes favoriti di 7 punti per i bookmaker, era iniziata con un ritorno di kickoff in TD da parte di Ted Ginn Jr. (che si era pure infortunato con quell’azione) ed aveva visto vittoriosi in maniera piuttosto schiacciante i Gators guidati da Chris Leak (evidentemente vincevano anche senza il messia Tebow). In quel national championship MVP difensivo era stato proprio Harvey, autore di ben 3 sack (record per una finale) e punta di diamante di una difesa che tenne l’attacco di Ohio State a 82 yard offensive, con il QB, fresco di Heisman, Troy Smith costretto a solo 4 passaggi completati ai suoi compagni, più uno agli avversari.

Ma torniamo al giorno del draft: poco fa parlavamo di Rex Ryan, all’epoca DC dei Ravens, che aveva intervistato Vernon Gholston, il motivo è presto detto, Baltimora cercava un pass rusher in quel draft, ma è evidente che non era per nulla convinta da questa classe se al momento di draftare con la numero 8 si fecero convincere dai Jaguars a fare una trade down: con quella scelta infatti Jacksonville scelse proprio Harvey, Baltimora dopo essere scesa, era risalita a metà primo giro, per prendere Joe Flacco (giusto per ricordare quanto successo l’anno prima con Brady Quinn). Harvey ha una parabola sportiva molto simile a quella di Gholston, per lo meno però lui è uno tra i 617 giocatori che misero a segno almeno un sack tra il 2008 e il 2010 (anno in cui anche lui ha giocato la sua ultima partita in NFL). Per la precisione Derrick è arrivato “ben” 8 volte a colpire il QB avversario ancor prima che questi riuscisse a lanciare. A fronte dei 17 milioni garantiti dal suo quinquennale firmato dopo il draft, fanno ben 2,125 milioni di dollari a sack.

Una costante curiosità che abbiamo letto più volte in questi racconti: Harvey è stato anche l’ultimo giocatore scelto al primo giro a trovare un accordo contrattuale con la squadra che l’aveva scelto, per quel che riguarda il draft 2008. 33 giorni di holdout, sono stati un record per la franchigia che è stato battuto proprio l’anno scorso da Maurice Jones-Drew (un altro che ha avuto una stagione sfortunata post holdout, ragazzi allenatevi! Ndr).

Completiamo il quadro Jaguars-DE dando anche nota di quanto successo al secondo giro di quello stesso draft: Jacksonville, non paga della scelta di Harvey, aveva scambiato nuovamente per salire all’interno del secondo giro per selezionare un altro pass rusher, giusto per dare una sferzata decisiva alla propria defensive line, dopo che nella sua pur giovane storia, fino a quel momento, avevano impegnato solo una scelta tra i primi 2 giri nei precedenti 14 draft per prendere un DE (ovvero Tony Brackens, nel 1996, 55.5 sack in 8 più che onesti anni nella lega.).

Dopo Harvey, quindi, ai Jaguars decisero di scegliere Quinton Groves, uno che durante il draft 2010, fu scambiato per un quinto giro ai Raiders, dopo aver messo a segno 2.5 sack in 32 partite. Insomma, da allora Jacksonville è alla costante ricerca di qualcuno che sia in grado di mettere pressione sui QB avversari e magari quest’anno sceglierà ancora un DE con la seconda assoluta, sperando di essere più fortunata di quanto accaduto nel 2008.

 

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