Nuovi Gunners crescono

urna champions quartiLa Juventus e tutti i suoi tifosi aspettavano con trepidazione il duplice incontro di quarti di finale di Champions per scoprire quanto fosse ampio il gap che separa la squadra torinese dai rivali tedeschi. Il duplice scontro ha dimostrato che i tedeschi dal punto di vesta tecnico e atletico sono di un altro pianeta e tale responso, ovvio per chi segue il calcio da qualche tempo, ha sorpreso gran parte della stampa italiana. I giornalisti di casa nostra erano convinti infatti che la Juventus a livello europeo fosse più competitiva di così. Tuttavia questi professionisti, abili a cavalcare le emozioni proprio come i surfisti cavalcano l’onda, hanno delle convinzioni talmente forti da cambiare le proprie opinioni da un momento all’altro a seconda di come tira il vento. Leggendo qua e là nei giorni successivi all’eliminazione mi sono accorto così che quelli che hanno incensato l’operato di Marotta anche quando acquistava giocatori con ginocchia rotte per la bellezza di 18 milioni o si riprendeva un giocatore di sua proprietà per 11 milioni tutto d’un tratto dipingono il dirigente come un incapace.

Si legge in ogni dove che l’operato della dirigenza juventina è stato deficitario, che la Juventus negli ultimi 3 anni (dall’inizio della gestione Marotta/Paratici) ha investito 180 milioni mentre il Bayern “solo” 100 milioni (tralasciando le voci relative alle cessioni) con risultati nettamente a favore dei tedeschi. Io, che non sono mai stato un fan del dirigente juventino, non sono per nulla d’accordo con questo tipo di analisi, sostengo invece che la differenza tra i due club è stata generata da 2 società e proprietà che hanno ambizioni e interessi diversi. Se si vuole proprio fare un raffronto tra le due squadre non si può prendere in esame gli ultimi 3 anni, per decretare che quelli di Torino sono degli incompetenti, si dovrebbe invece partire un da un po’ più lontano e analizzare in maniera meno superficiale le situazioni.

Correva l’anno 2007 e la Juventus come il Bayern erano estromesse dalla successiva UEFA Champions league, i primi perché appena promossi dalla serie B mentre i tedeschi perché avevano concluso il campionato al IV posto. Entrambe le squadre dovevano programmare la stagione successiva con un dilemma: investire pesantemente, magari anche in rimessa, per tornare ai vertici nel più breve tempo possibile o cercare di migliorare poco alla volta. A Torino, una dirigenza impresentabile e quell’ometto sulla panchina questa domanda forse non se la sono nemmeno posta. E’ doveroso notare che gente come Cobolli Gigli e Alessio Secco non stavano lì per caso, ma per il semplice fatto che la proprietà non aveva interessi a ricostruire una Juventus all’altezza della propria storia.

tre top litri

Tre top litri

Naturalmente nessun campione aveva intenzione di andare a giocare in un club gestito da gente di quel calibro per il semplice motivo che si vedeva lontano un miglio che il futuro non poteva essere roseo a Torino. Sulla carta stampata e non solo, si leggeva che la Juve non poteva acquistare i famigerati top player proprio a causa dell’estromissione dalla Champion. Naturalmente questa era una balla, infatti il Bayern con un allenatore in panchina e una dirigenza vogliosa di tornare ai vertici acquistò Ribery, Toni e Klose i bianconeri si accontentarono di Iaquinta, Almirón, Tiago, Andrade, Grygera e Salihamidžić. I risultati non condannarono da subito la Juventus, perché i vecchi campioni la tenerono a galla ancora per qualche tempo, ma altri mercati disastrosi come quello menzionato li condussero al settimo posto targato Ferrara/ Zaccheroni. I tedeschi invece sulla spinta di questa campagna acquisti tornarono in poco tempo ai vertici, perché i campioni portano altri campioni, aiutano vincere e vincere aiuta a vincere. Inoltre i campioni e le vittorie portano i soldi di investitori (sponsor) mentre la modestia e le sconfitte portano scoramento e simpatia. Ricordo che la Juve da squadra più odiata in Italia divenne in poco tempo la più simpatica: non c’era persona che non si facesse delle grasse risate assistendo alle disavventure della zebra.

Sguardo, severo dell'uomo che sa ciò che vuole!

Sguardo, severo dell’uomo che sa ciò che vuole!

Tutto ciò si ripeté in quegli anni di gestione Blanc, Gigli e Secco, fin quando J. Elkann decise che così non si poteva andare più avanti, che bisognava cambiare rotta. E così per la prima volta da calciopoli decise di metterci la faccia e affidò la presidenza a suo cugino, un Agnelli. Si costituì così la dirigenza attuale della Juventus con Beppe Marotta nei panni di amministratore delegato. Il dirigente arrivava alla Juventus, reduce da un quarto posto con la Samp e un gran spirito di rivalsa e voglia di dimostrare che una squadra con questo blasone se la sarebbe meritata da molto tempo. Ma Torino non è Genova e la Juve non è la Sampdoria e così il primo anno, con una marionetta in panchina, fu disastroso. Tuttavia si capì sin dalle prime operazioni di mercato quale fosse la sua missione: costruire una squadra sul modello Arsenal, e quindi cercare di vendere i giocatori con i contratti più elevati e comprare gente che richieda un ingaggio non elevato, con l’obiettivo di farli crescere e magari di venderli ottenendo una plusvalenza considerevole. L’estate successiva Marotta non ha ancor ben chiaro cosa sia la Juve e tira fuori il discorso del top player. Naturalmente non è in grado di acquistarne nemmeno uno, ma da lì in avanti alla Juve verranno accostati sempre nomi altisonanti quali Ibra, Aguero, Van Persie, Higuain, anche se dallo scorso giugno ad oggi il dirigente bianconero ha sempre ripetuto di non poterseli permettere ( la proprietà non è intenzionata a pagare contratti nell’ordine dei 5 milioni).

Fortunatamente per i bianconeri, chiusa la triste parentesi Delneri, arriva un allenatore degno di portare questo nome che spiega al buon Beppe cosa significhi stare in una big italiana e così con qualche giocatore di talento Antonio Conte costruisce un gruppo che esprime un gioco eccellente e dopo qualche anno di digiuno ritorna in Europa da campione d’Italia. Naturalmente il gap con squadre che si possono permettere stipendi e cartellini di un certo genere c’è e ci sarà fin quando la proprietà non deciderà che è importante vincere.

Generazione di fenomeni.

Generazione di fenomeni.

Quindi non penso che sia giusto paragonare l’operato dei dirigenti bavaresi con quelli juventini in quanto sono due società che hanno obiettivi diversi e interessi diversi. Questa differenza c’è e ci sarà fin quando Elkan non penserà che è il momento di essere tra le top europee. Non bisogna illudersi che lo stadio di proprietà porti questi ricavi fantascientifici (i soldi, quelli veri te li danno se lo stadio si chiama Emirates), o il merchandising possa aumentare acquistando gente del calibro di Pepe, Padoin, Peluso. La Juve è una squadra che finalmente ha trovato la sua rotta: investire sui giovani per essere competitivi in Italia proprio come l’Arsenal (non vince in Inghilterra ma là il campionato è un’altra cosa) a costo di rimediare un paio di figuracce ogni anno in Europa. Poi magari, se capita una stagione in cui tra i giovani ci sono 4/5 ragazzi di 20 anni forti come lo erano Jugovic, Prosinečki, Savicevic, Davids, Seedorf, Kluivert si potrebbe essere competitivi per un paio di stagioni anche in Europa.

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Categorie: Calcio | Tag: , , , , , , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Nuovi Gunners crescono

  1. Il buon beppe (cit.) ha dimostrato alcune lacune nella rincorsa verso i big, anche se ha il paravento del “salary cap” imposto dalla società, perché se vuoi prendere i giocatori già affermati ti devi adeguare anche da un punto di vista di ingaggio (la spesa per il cartellino in alcuni casi è secondaria) e non so quanto ci sia la possibilità di farlo. Per me sarebbe già un bel segnale riuscire a rinforzarsi senza vendere i Vidal o i Pogba, ma questo Beppe lo dovrebbe sapere, che una botta di culo come quelle due non gli ricapiterà facilmente 😀

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