NFL Draft Stories – 2010

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Un devoto, uno sbronzone e un metrosexual entrano in un draft. In effetti le ultime tre storie di questa via crucis accorciata di due stazioni (i ragazzi del 2011 e del 2012 sono per il momento risparmiati) potrebbero sembrare una barzelletta e per alcuni aspetti lo sono anche.

In una grotta di Manila

In una grotta di Manila

Tim è il devoto. Raccontano le sacre scritture: siamo nel 1985, Pamela e Robert si trasferiscono nelle Filippine per adempire alla loro missione battista. Durante la loro permanenza, due anni dopo, una grave malattia colpisce Pamela, costretta in coma ed in fin di vita. Ma il Signore ha altri piani per lei, recupera dal grave problema di salute più forte di prima e scopre di essere rimasta incinta (l’ammalata concezione). Il dottore le fa presente che le cure che le hanno somministrato potrebbero aver danneggiato irreparabilmente il feto che porta in grembo, ma Maria Pamela non vuole abbandonarsi all’idea dell’aborto e il 25 dicembre il 14 agosto del 1987, durante il pellegrinaggio, a Manila, dà alla vita Timothy Richard Tebow. È il quintogenito della famiglia (vabbè, qualche svago se lo erano già concesso…).

La vita del pargolo trascorre senza troppi sussulti, Timmy gioca a football con gli altri bambini, come se fosse uno di loro, d’estate poi torna nelle Filippine e dà una mano nella bottega del padre, nel senso che aiuta nell’orfanotrofio e cose del genere.

Le prime avvisaglie di onnipotenza arrivano nel periodo dei Gators: con Florida intanto vince l’Heisman nel 2007: è il terzo per l’università (dopo Steve Spurrier, 1966 e Danny Wuerffel, 1996), ma soprattutto è il primo sophomore ad vincerlo (nonostante dopo di lui abbondino i “copioni” e sia diventato quasi una abitudine, tant’è che quest’anno abbiamo festeggiato il primo freshman a riuscirvi, Johnny “eresia football” Manziel). Ma questo non è nulla, il 27 settembre 2008, dopo la sconfitta contro Ole Miss per 31 a 30, va in scena “the speech” e niente sarà più lo stesso:

..the rest of the season. God bless.

Inizia l’epopea dei miracoli: quella Florida vincerà il titolo nazionale dopo aver vinto tutte le restanti partite, sconfiggendo in finale l’Oklahoma di Sam Bradford (altro giocatore si aggiudica l’Heisman, nel 2008, da sophomore) e di DeMarco Murray. Ma lui fa di più, aggiunge alle vittorie anche dei record sicuramente bizzarri per un QB: durante la sua terza stagione corre il suo 37esimo TD, che lo issa al primo posto nell’ateneo, superando un tale che aveva un cognome tanto anonimo (Smith) quanto un nome etichettante (Emmitt). I TD su corsa a fine carriera collegiale saranno 57, a 51 era diventato il leader di questa classifica per quel che riguarda la SEC, superando un altro RB passato ai Dallas Cowboys, che con Emmitt Smith tornerà ad incrociarsi in quella che sarà “the Trade”, ovvero Herschel Walker.

Ma per tutti i miscredenti (e credetemi, nonostante i tanti miracoli ce ne erano ancora tanti….) arriva lo Sugar Bowl del 2008: è l’ultima partita al college dell’eletto. Timmy non sa lanciare?! E lui infila una partita da 31 su 35, 482 yard e 3 TD, spazzando via i Cincinnati Bearcats.

Gli si aprono le porte del paradiso, con il logo della NFL sopra. Denver fa di tutto per guadagnarsi una ulteriore scelta tra le prime 32, dopo aver impegnato la loro scelta per selezionare Demaryius Thomas. D’altronde a Cleveland, qualche anno prima, era andata così bene: avevano scelto un “Thomas” e poi erano rientrati nel primo giro per scegliere un QB…. Lo script è lo stesso e Tebow diventa un bronco (ho detto bronco, non brocco!!), si trova a giocare nella città alta un miglio, quella più vicina al cielo (se non fosse una cazzata assurda, potrebbe anche sembrare poetica….).

Il QB è quello con la bottiglia in mano

Il QB è quello con la bottiglia in mano

Ma davanti a lui (e qui affianco in foto) c’è il male assoluto: Kyle Orton è il vizio, la depravazione, il peccato, è il diavolo e come tale rivaleggia con il bene, rappresentato egregiamente dall’ancora vergine (sì, vabbè…) Tim Tebow. La scenografia è fin troppo semplice che non ammette varianti: Timmy, dopo una stagione di quiete, conquista il posto, illumina la città di Denver e torna a giocare con la scatola dei miracoli: i Broncos partono 2-5, senza di lui, con lui ne vincono 6 di fila e volano ad 8-5, il miracolo sta nel fatto che, pur perdendo le ultime 3, con un record di 8-8 ed un finale in volata con 3 squadre appaiate, il tie break premia proprio i Teboweners.

Finita qui? Ma nemmeno per sogno. Nell’overtime della wild card, Tebow apre le acque, separa le safety degli Steelers e ispira la corsa nel deserto di Demaryius Thomas. Infine si inginocchia: vittoria. Questo si che è un miracolo. Ma le similitudini con la Storia sono così belle ed evidenti che è un peccato fermarsi adesso. Arriva Giongiuda Elway, che dopo averlo esaltato e criticato, a giorni alterni, dà il bacio definitivo. A Denver la scorsa estate decidono di firmare Peyton Manning, non c’è posto per due Messia in una stessa città e Tebow viene crocifisso a New York.

Rex Ryan lo prende assieme ad una settima scelta e cede una quarta ed una sesta. Nemmeno tanto per uno che fa i miracoli. Il fatto è che nell’arruffato piano newyorkese, i miracoli glieli vogliono far fare nel punt team: improvvisamente il ruolo del punter protector conquista i titoli dei giornali. Poi lo schierano, assieme a Sanchez, nelle formazioni con il doppio menchemezzoQB (la classica situazione in cui in due non ne fanno uno buono): la stagione dei Jets è un disastro, per intenderci è quella del butt-fumble, ma Ryan non gli concede mai una chance reale e anche il Messia un po’ si incazza. Fa trapelare dichiarazioni in cui si sente trattato senza rispetto, viene passato anche da Greg McElroy nella depth chart….e questa estate gli comprano David Garrard, attualmente è il quarto QB a roster, ma pur sempre il primo “punter protector”, in attesa del prossimo miracolo.

Sergio è lo sbronzone, che arriva a Baltimora, dal Texas (già ubriaco), proprio grazie ad una delle scelte che i Broncos hanno ceduto ai Ravens per arrivare a Tebow. I bar festeggiano: il ragazzotto, nato in California ma cresciuto nella zona di Dallas, ha già avuto 3 arresti per crimini legati all’uso smodato di alcol ed è già scampato a 3 giorni di galera. Sono questi problemi che lo fanno scivolare lentamente verso il secondo giro: Kindle (è di lui che stiamo parlando) a livello atletico era considerato il miglior pass rusher della classe, un OLB fatto e finito, pronto a devastare i backfield avversari anche in NFL se scelto da una difesa 3-4. È così che quando i Ravens se lo vedono arrivare non s’addormentano e se lo prendono.

Il sonno della ragione genera infortuni

Il sonno della ragione genera infortuni

Lo so, sono un bastardo, potevo dire “non si distraggono”, invece no, ho detto “non s’addormentano”: il perché è facile da intuire. Oltre che hai problemi con l’alcol, c’è qualcosa che non quadra del tutto in lui: il ragazzo soffre di seppur lievi attacchi di narcolessia, in sostanza tende ad addormentarsi senza preavviso. Il fatto ancora più grave del mio utilizzo allusivo del termine è che il problema era comunque noto in sede di draft nella war room dei Corvi, tanto che, appena dopo averlo scelto a precisa domanda il general manager Ozzie Newsome rispose, sorridendo, che se fosse stato un problema importante, non l’avrebbero scelto. Il suo sorriso dovrebbe essere sparito dal suo volto quando, pochi mesi dopo, proprio durante il periodo di training camp, Sergio cade in casa giù per le scale, si fa due rampe a rotoloni e si spacca la testa. Pare che il tutto sia causato proprio da un attacco di sonno improvviso. Morale della non-favola? Trauma cranico serio e prima stagione tra i pro passata a recuperare dall’infortunio grave.

A 18 mesi dalla sua scelta, nella week 4 del campionato 2011, Kindle è per la prima volta nel roster attivo dei Ravens, nessuna nota statistica finirà sul suo tabellino a fine partita, ma sembra la fine di un incubo. In realtà non lo è, perché da allora l’ex longhorn giocherà solo altre due partite, l’ultima delle quali, nella stagione appena passata, contro gli Eagles, in cui metterà a segno anche l’unico tackle di questa sua esperienza professionale (per la precisione su un terzo e 4, andò a placcare, per una perdita di yard, LeSean McCoy).

Pochi giorni dopo, viene tagliato per far spazio al rientrante Terrell Suggs e poi firmato di nuovo per far parte della practice squad. La sua avventura finisce definitivamente il 7 gennaio di quest’anno, quando, con i playoff alle porte, Baltimora lo rilascia. Al momento ha tentato dei workout in giro per la lega, con scarso successo.

Raggio di sole.

Raggio di sole.

Dalle stelle alle stalle è lo stesso percorso del metrosexual Jimmy Clausen, che proprio come Kindle aveva iniziato la sua discesa già nelle prime notti del draft. Dipinto come una potenziale prima scelta assoluta da qualche buontempone durante le sue ultime stagioni a Notre Dame, era inevitabilmente crollato, pur restando comunque il terzo QB scelto, dopo appunto Sam Bradford e Tim Tebow e prima di Colt McCoy, Mike Kafka, John Skelton, Jonathan Crompton, Rusty Smith, Dan LeFevour, Joe Webb, Tony Pike, Levi Brown, Sean Canfield e Zac Brown: niente niente la peggior classe di QB che sia stata mai pensata nella storia della NFL, vi sfido a dirmi il contrario e a portarmi le prove.

Jimmy è un’autentica sciagura. Ma andiamo in ordine, ecco come si vedeva lui, prima del draft: “Penso che il mio più grosso margine, che mi rende il miglior QB di questo draft, sia derivato dal fatto che io ho giocato in una pro-style offense (a Notre Dame lo allenava, Charlie Weis, quello che si era preso il merito ai Patriots per l’esplosione di Brady, ndr). So come cambiare la protezione della linea, so quali aggiustamenti fare per ottenere il massimo da qualunque gioco. Potete mandarmi nell’huddle con 2 3 schemi differenti tra i quali poi io posso scegliere in base a quello che vedo dalla difesa avversaria. So fare un sacco di cose che non vedrete mai fare da un QB che gioca in una spread offense. E poi so studiare i filmati, non intendo guardarli, ma capirli e anticiparli. Notare il posizionamento dei linebacker e prevedere cosa andrà ad accadere, controllare la tecnica pre snap dei cornerback e quanto sono profonde le safety. So che in molti dicono che Bradford sarà il numero uno, a me non dispiacerà essere scelto alla quarta assoluta e giocare per i Redskins di Shanahan.” L’autostima è tutto, ma a volte non basta.

Del suo crollo in sede di draft abbiamo già detto, ma i Panthers lo prendono al secondo giro con l’obiettivo di farne comunque il loro QB titolare entro tempi brevi, che si riveleranno ancora più brevi: Matt Moore, il QB titolare designato, fa disastri nelle prime due partite e Jimmy si trova starter già dalla week3. Per descrivervi la sua stagione da rookie sarebbe troppo facile usare le sue statistiche: 3 TD lanciati su 300 tentativi in 13 partite a fronte di 9 intercetti, 9 fumble (di cui 2 recuperati dagli avversari) e un rating complessivo che non arriva a 60, sono solo una parte di quello che è stato Jimmy Clausen.

Potrei raccontarvi del suo malsano interesse dell’uomo del gatorade sulla sideline, che ha ricevuto 34 target in tutta la stagione (fonte ufficiosa), ma per dirvi cosa è stato Clausen per i Carolina Panthers vi elenco semplicemente queste cifre: 1.110, 60*(giocata solo mezza partita), 1.563, 1.116, 1.002, 1.421, 982, 554, 1.394, 1.174. Sono le yard ricevute, anno dopo anno, dal 2003 al 2012 da Steve Smith, provate ad indovinare l’anno in cui ha giocato con Clausen titolare per la gran parte della stagione…

Non basta? Parliamo di un’arma micidiale che in carriera vanta ben 44 ricezioni da più di 40 yard, quante ne ha fatte nel 2010 con Clausen? 0. Giusto per darvi un ordine di grandezza: Reggie Wayne negli stessi anni (sono stati scelti entrambi nel 2001) ne ha 30, Terrell Owens ne ha 64 con 5 anni di NFL in più, Andre Johnson ne ha 39 (con 2 anni in meno), tutti ben lontani dalle 78 di Randy Moss (che nel suo anno da rookie, il 1998, ne mise a segno ben 14). Insomma, un giocatore che, almeno in questa statistica, è paragonabile  all’olimpo dei ricevitore degli anni 2000, annullato dal suo QB. Jimmy Clausen, the SteveSmithStopper.

La sua esperienza da titolare si conclude in quel momento, l’anno successivo alla prima assoluta, i Panthers scelgono Cam Newton e buonanotte al metrosexual. Ma il fatto che distrugge definitivamente la sua autostima d’acciaio è l’ingaggio di Derek Anderson che addirittura lo fa scivolare alla terza posizione nella depth chart, con buona pace dei QB subito pronti, prodotti dei sistemi pro-style al college.

clausen catholic vs cousins t-shirt

Gli americani sono permalosissimi

Da allora di Clausen se ne parla solo grazie ai suoi tweet da bimbominkia: uno in cui si lamentava di un salone di bellezza, in cui, a suo dire gli avevano fatto un taglio di capelli orribile (se l’abbiamo definito metrosexual ci sarà pure un motivo?!) con tanto di risposta piccata dell’account del salone stesso (il nostro eroe non aveva mancato di menzionarlo nel suo tweet delirante) che gli propone la più classica delle promozioni “contenti o rimborsati”, quasi a dargli del pezzente.

A pochi giorni dalla sfida tra Notre Dame e Alabama, pochi mesi fa, nel national championship, il nostro torna a far parlare di sé per il suo modo di vivere il social network: posta una foto di una maglietta che allude allo stereotipo dell’uomo del sud, retrogado, stupido, zotico. Il casino scoppiato successivamente lo costringe dapprima a cancellare il tweet con la foto, poi a chiedere scusa e a puntualizzare che comunque era un modo per ringraziare chi gli aveva regalato quella maglietta, comunque goliardica. Retwitta i tuoi fanti, ma lascia stare le università.

Bene, con le polemiche twitteriane credo abbiamo definitivamente raschiato il fondo del barile, come detto in apertura, le draft stories terminano qui, siamo ormai ad una settimana dal draft 2013 e speriamo che nel leggere tutte queste storie possiate trovare la forza per accettare qualsiasi giocatore verrà scelto dalla vostra squadra, tanto, come avete potuto vedere (o ri-vedere), c’è sempre stato qualcuno che ha fatto di peggio.

Scusandoci con tutti i giocatori che meritavano di essere citati e che invece non sono entrati in questi racconti, ringraziamo tutti i lettori che hanno buttato un occhio in questa via crucis del draft: spero vi siate divertiti tanto quanto è stato divertente scriverla.

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Categorie: Amarcord, Draft Stories, NFL | Tag: , , , , , , , , , , | 5 commenti

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5 pensieri su “NFL Draft Stories – 2010

  1. Miscredente!
    Orton non si tocca!

  2. Tebow e Orton…sono le due facce di una stessa medaglia 😀

    • mlbarza

      La cosa migliore di Tebow è il “Teeeebow! Oooowwww!” di quelli di NFL Primetime 😀

      E le fidanzate

  3. Pingback: Tim e Tom | Quel che passa il convento...

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