Panigale, un affare delicato

Il terzo appuntamento della stagione di Superbike è stato consegnato agli archivi. Potremmo stare qua a parlare della superiorità di Tom Sykes in gara 1, della sfiga che ha perseguitato la BMW e Marco Melandri (almeno Marco può consolarsi con la Manu), di un Johnny Rea eroico in gara 1 a piazzarsi davanti alle Aprilia, di un giovane Loris Baz, fresco vincitore del Bol D’Ol (una delle gare endurance più importanti nel panorama motociclistico), che inizia a farsi largo nella serie. Ma vedendo la classifica ci si accorge che tra i Top manca un marchio che ha fatto la storia della SBK: la Ducati.

In questi primi tre appuntamenti stagionali il Team Ducati Alstare, il team satellite di punta della casa di Borgo Panigale (la Ducati in forma ufficiale si è ritirata nel 2010), ha faticato ad entrare nella Top10. Se nel primo week-end a Philips Island ci aveva pensato la fortuna ad azzoppare la Ducati, i due appuntamenti successivi di Aragon e di Assen hanno dimostrato i limiti della Panigale. Mentre la debacle nella trasferta spagnola era stata messa in preventivo,  il tracciato non era adatto alle caratteristiche della moto, sul circuito olandese di Assen il team di Francis Batta era alla ricerca dei primi segnali positivi di stagione. E invece il miglior risultato ottenuto dalla casa di Borgo Panigale è un misero 10° posto rimediato da Checa sia in gara 1 che in gara 2.

La domanda sorge spontanea: perché questa fatica in casa Ducati?

Innanzitutto c’è da dire che la Ducati quest’anno affronta la stagione di SBK con un progetto tutto nuovo: la Ducati Panigale 1199R. Era dunque prevedibile che l’inizio sarebbe stato in salita. Per di più il progetto è stato affidato ad un team privato, che pur facendo un ottimo lavoro, non raggiungerà mai la preparazione che può dare una casa ufficiale (la Ducati comunque supporta il team Alstare). Visti anche i buoni risultati ottenuti nel mondiale Superstock l’anno scorso dalla nuova Panigale, ci si aspettava un gap molto minore rispetto ai diretti avversari. Ed invece così non è stato.

Checa e la Panigale: un affare difficile

Checa e la Panigale: un affare difficile

I limiti tecnici della 1199 Panigale sono evidenti e le prestazione ad oggi sono nettamente inferiori alla precedente 1098R, che qualche soddisfazione alla casa di Borgo Panigale è riuscita a dare. A gettare benzina sul fuoco ci sono anche le dichiarazioni dei piloti. In particolare Checa, in più interviste, si dice preoccupato dal divario della Ducati e non sembrano esserci dei passi avanti nella risoluzione dei problemi. Insomma non una buona situazione. Stando a delle voci (sempre più insistenti) ci potrebbe essere un  possibile ritorno di Biaggi in sella ad una moto  per dare una mano nello sviluppo della Panigale. Lui smentisce, ma secondo me qualcosa bolle in pentola.

La domanda che si fanno in molti è perché la casa italiana non abbia deciso di rientrare in SBK in maniera ufficiale per gestire il progetto Panigale. Molti tifosi infatti speravano che dopo il divorzio Rossi-Ducati, il contratto oneroso del pesarese sarebbe una delle cause dell’abbandono della SBK nel 2010, la casa di Borgo Panigale potesse rientrare nuovamente nel mondo delle derivate di serie, più sentito dal popolo rosso rispetto al mondo “snob” della MotoGp. Il comunicato stampa del divorzio con Rossi nel quale la Ducati scriveva le corse fanno parte del Dna da sempre e mai come in questo momento sono parte dello sviluppo del prodotto e del brand”, faceva ben sperare in un rientro che avrebbe giovato sia a livello d’immagine che di prestigio al marchio Ducati, che ha scritto la storia della serie (29 titoli tra piloti e costruttori).

Ducati: storia della SBK

Ducati: storia della SBK

Ed invece da un paio di anni la politica della Ducati nella SBK sembra andare nel verso contrario e la stessa decisione di affidare il progetto Panigale ad un team privato ne è la prova.

Il flop in Superbike quindi potrebbe fare molto rumore e non a solo a livello di corse. La Ducati sul progetto Panigale ha investito molto. Un eventuale flop nel campionato delle derivate di serie rischia di avere conseguenze drammatiche, in primis sulle vendite. La Ducati ha sempre puntato sulla Superbike per dare ulteriore prestigio al marchio, per rilanciarsi nel mercato, alimentando l’identità  “Made in Italy” del marchio, caratteristica della casa italiana (ora meno made in Italy vista l’acquisizione da parte dell’Audi). E in un periodo così delicato per il mercato, più che mai è necessario alimentare l’identità del marchio. E per farlo bisogna riuscire a reindirizzare nel verso giusto una stagione che ha preso una brutta piega e che rischia di essere un flop colossale. Prendendo in prestito una frase di Giampiero Boniperti sulla sua Juve, si potrebbe dire che ora più che mai in Ducati “Vincere non è importante ,è l’unica cosa che conta”. Forse vincere subito no, ma dare un bello scossone alla stagione sì.

Categorie: Motori | Tag: , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Panigale, un affare delicato

  1. Pur essendo uno suo tifoso, non credo che Biaggi risolva nulla (anche se come te immagino che qualcosa stia bollendo in pentola) e fossi in lui non tornerei (sti ritorni non aggiungono quasi mai a quanto già fatto). Voglio dire…Checa non è proprio uno sbarbatello, mi pare abbastanza esperto per spiegare agli ingegneri cosa non va, se non ci riesce lui Biaggi può fare poco di più.

    • Ritornerebbe con il ruolo di tester (al massimo qualche gara come wild card), ma un ritorno a tempo pieno nel mondiale lo escludo. Vero, magari non risolve nulla, ma potrebbe dare una mano alla Ducati insieme a Checa nello sviluppo della Panigale

  2. piescic

    Sarei curioso di sapere di cosa si lamenta Checa, ma azzardo due ipotesi: potenza (quella non manca mai) e fatica a trovare un compromesso sull’assetto che gli permetta di non dannarsi nell’ingresso in curva. Anche con Biaggi come tester (che, per quanto non apprezzi, qualcosina di moto ne capisce) non credo si possa risolvere qualcosa, perchè credo che andrebbe completamente rifatta la moto. Secondo me, sta moto, neanche col miglior Bayliss o il miglior Haga avrebbe fatto molto di più (e loro sono due dei miei tre idoli della SBK).

    • Sempre siano lodati NitroNori Haga e Troy Bayliss! Tornando sull’attualità: nella gara di Domenica alla domanda quale sia il problema, Checa ha risposto “un po’ tutto”. I problemi principali riscontrati sin dall’inizio sono gap di motore (potenza, che come hai detto, non manca mai) e problemi in uscita di curva (se non erro si lamentava del fatto che come si mollava il freno in curva la moto si staccasse dall’asfalto). Più che altro io ipotizzerei un Biaggi come tester per lavorare già per la moto dell’anno prossimo parallelamente al lavoro svolto da Checa e Badovini su quella di quest’anno, in modo da concentrarsi sulla stagione attuale e pensare al futuro. Inoltre credo che la Ducati paghi anche il fatto di voler buttare subito nella mischia un modello nuovo come la Panigale senza uno sviluppo adeguato alle spalle. Avrebbero dovuto aspettare un paio di anni magari facendola correre in Superstock (dove l’anno scorso si è comportata bene) o in campionati superbike nazionali (tipo la BSB, la superbike britannica ritenuto il campionato di livello maggiore dopo il mondiale SBK). Così rischiano di bruciarsi l’intero progetto.

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