Tic-Toc sul Tiqui-Taca

7-0

7-0

L’anno scorso, dopo la sconfitta con il Chelsea, per lo più immeritata, un popolare giornale rosa italiano (no…non il sole 24 ore) se ne era uscito con “la fine di un ciclo”. Poi guardavi la carta d’identità dei protagonisti: Messi 1987, Iniesta 1984, Busquets 1988, Pedro 1987, Piquet 1985, Mascherano 1984, Fabregas 1987, mettendo da parte gli “anziani” Xavi 1980, Daniel Alves 1983, Puyol 1978, che poi, capitano a parte, così anziani non sono…insomma sembrava, a prima annusata, una stronzata.

A meno di un anno di distanza, cosa è cambiato? Intanto la sensazione che dopo anni di dominio tecnico, l’Europa abbia trovato le contromosse tattiche al loro gioco. Niente di sorprendente, d’altronde il calcio si evolve e voglio pensare che ci sia differenza tra chi siede in panchina e chi siede sul divano. Insomma i tecnici vengono pagati anche per questo, per trovare contromisure e anche il calcio più globale/totale prima o poi deve evolversi se vuole restare ai massimi vertici.

L’addio di Guardiola doveva essere una opportunità, che però non è stata sfruttata dalla società catalana: si poteva dare una rimescolata tattica, aggiungere un tecnico di caratura internazionale che potesse portare nuove idee, nuovi stimoli e perché no, proprio una nuova filosofia calcistica. D’altronde con i campioni che popolano la rosa blaugrana la possibilità di inventarsi qualcosa di alternativo non dovrebbe essere nemmeno così di difficile attuazione. Invece a Barcellona ci si è limitati al classico “if ain’t broke, don’t fix it”, che però nascondeva un trappolone. Non prendo in considerazione lo scivolone di Glasgow da una parte, né tanto meno i record di gol e punti in Liga dall’altra, che per motivi diversi non descrivono per nulla la realtà delle cose.

Pep, saturo di testa, forse aveva capito che la squadra aveva espresso tutto quello che doveva esprimere, e che dal punto di vista tecnico-tattico era implosa nella propria filosofia di calcio. Una situazioe del tutto simile a quella del Milan 94/95, ossia un gruppo che se non rinnovato, con nuovi giocatori e soprattutto con nuove idee, potrebbe avere un colpo di coda l’anno prossimo (i campioni per vincere ci sono sempre) ma niente di più.

Il campanello d’allarme suonato dopo la prestazione incolore nella partita d’andata degli ottavi di finale contro il Milan mi aveva fatto rizzare le orecchie, avevo buttato giù dei pensieri che poi il ritorno aveva fragorosamente cancellato. Poteva essere un incidente di percorso, la doppia sfida con il PSG aveva mostrato un Barcellona seppur in difficoltà contro i campioni arabo-parigini, ma quantomeno pimpante e propositivo. Con il Bayern all’andata ecco ripresentarsi il Barcellona formato Milano a questo punto non è questione di una serata sfortunata, bensì la vulnerabilità tattica (ma non solo) è ormai evidente e non credo che un Messi in pessime condizioni fisiche possa giustificare il tutto.

Eravamo partiti da qui...

Eravamo partiti da qui…

Nel Barcellona degli inizi, quello di Rijkaard, in attacco c’era una varietà tecnico tattica impressionante: Eto’o costituiva il prototipo del centroavanti completo, Ronaldinho era un grandissimo trequartista, Messi un campione in ascesa e poi Henry. Con il passare degli anni il Barcellona ha puntato tutto sul tiqui-taca e l’idea di gioco senza centroavanti; mano a mano, si è fatta terra bruciata attorno a Messi senza inserire un numero 9 al centro dell’attacco o comunque un giocatore con quelle caratteristiche come primo cambio. Non ci è dato sapere se sia Messi a soffrire la convivenza con gente come Ibra ed Eto’o (capaci anche essi di fare reti a raffica) o se il credo tattico ha veramente portato alla rinuncia di un puntero vero. Questa deriva tattica ha portato alla situazione attuale, dove oltre a Messi c’è solo gente mediocre (o comunque non in grado di spostare gli equilibri) come Sanchez, Pedro e gli unici ricambi possibili sono Villa (seconda punta) o i centrocampisti Fabregas o Iniesta. Quindi non sono presenti in rosa dei calciatori in grado di cambiare il corso della partita, quando questa si mette su binari sbagliati, o comunque non ci sono attaccanti in grado di rendere meno pesante l’assenza di Messi. Per fare un esempio di un attacco ben assortito si può prendere in considerazione il Bayern: Gomez-Mandzukic punte centrali, Ribery esterno, Muller (trequartista?) e poi Robben (quest’anno nemmeno poi così tanto titolare a causa della crescita di Kroos) che nella sua storia ha dimostrato che se in forma può fare la differenza quasi come Messi o Cristiano Ronaldo.

Il Milan aveva evidenziato come difendersi in casa, il Bayern ha esteso la questione all’altra metà del campo, attaccando come è solito fare, creando superiorità numerica per lo più sulle fasce e occupando il campo in maniera più organizzata mettendo spalle al muro anche una difesa a 4, dopo aver smantellato quella a 3 della Juventus. Il ritorno contro il Milan aveva poi ribaltato tutto, ma non è un caso che i gol in quella serata siano arrivati per lo più da azioni con recupero alto del pallone, sia per un pressing migliore sia per poca lucidità da parte dei milanisti chiamati ad uscire in maniera più ordinata: non era merito del tiqui-taca che ormai non fa più paura a nessuno (escluse quelle squadre spagnole che evidentemente si divertono a subire 5 6 gol ogni settimana in maniera così spensierata), ma pressing, verticalizzazioni, attacco di una difesa non schierata (o ancor peggio in uscita) e poi anche tiri da fuori.

Anche dal punto di vista difensivo bisognerebbe fare un appunto ai catalani. Gli spagnoli hanno da sempre snobbato questa fase, incriminando gli italiani di abusarne e apostrofandoci come catenacciari. In Spagna hanno una concezione diversa del calcio, ossia la vittoria deve essere la conseguenza del bel gioco e per questo un allenatore come Capello non ha avuto vita facile in terra madrilena. Tutto questo andava bene in un Barcellona al top, dove si segnava prima degli avversari e poi si nascondeva la palla fino alla fine della partita. Tuttavia, con il passare degli anni, il gap tecnico con gli avversari europei si è andato via via assottigliando fino a ribaltarsi. Quindi in una semifinale europea, dove gli avversari corrono più di te, la fase difensiva non può essere un dettaglio trascurabile. Ai difensori non può essere chiesto solo di saper ripartire o impostare l’azione palla al piede come dei registri arretrati. A questi livelli, dove un piccolo dettaglio ha un’importanza immensa, dove un singolo episodio può decidere tra passaggio del turno o eliminazione, non è pensabile prendere un gol, a difesa schierata, dopo due colpi di testa degli avversari dentro l’area piccola.

Idranti di lacrime

Idranti di lacrime

A tutto questo aggiungiamoci che parliamo di un gruppo di giocatori che non DEVE conoscere sconfitta (qui potete inserire una battuta a vostro piacimento sugli idranti post impresa mourinhana), ormai da anni punto di riferimento internazionale e quindi sottoposti ad uno stress che nessuna delle altre big ha conosciuto a questi livelli. Questo, Guardiola deve averlo fiutato anche sulla sua pelle, da qui la scelta di mollare e quindi è abbastanza realistico che anche a livello mentale lo stesso possa essere capitato ai giocatori, ormai un po’ saturi non tanto dal punto di vista fisico, o per lo meno non di più rispetto a qualsiasi altro giocatore di una big europea, (qui potete inserire una battuta a vostro piacimento sull’operacion puerto ed Eufemiano Fuentes), ma piuttosto dal punto di vista mentale.

Forse la si sta facendo più drastica di quella che è: ero convinto che tutti i processi e le critiche piovute addosso ai catalani l’anno scorso fossero esagerate per come era arrivata quella eliminazione contro la squadra di Di Matteo, quest’anno però le cose sembrano avere dei contorni diversi e gli olè al 60esimo della semifinale di ritorno sono l’emblema di un momento storico per il calcio europeo: i marziani sono tornati sulla terra, devono solo trovare un nuovo modo per volare.

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4 pensieri su “Tic-Toc sul Tiqui-Taca

  1. Penso che sia giusto dire che negli ultimi anni all’impianto del Barcellona sia mancata un’appendice evolutiva. Trovo contradditorio dire che al Barcellona questa evoluzione avrebbe dovuto arrivare con “il numero 9”. Penso che la componente psicologica che tu citi sia fondamentale, sostenere il tipo di pressione che questa squadra ho dovuto maneggiare per anni, è qualcosa di inimmaginabile. Comunque credo che l’analisi sportiva sul Barcellona stia perdendo di vista quello che secondo me è il punto, e quindi lo scrivo chiaro e tondo: il Barcellona non può essere il paradigma del calcio di oggi. La grandezza del Barcellona è stata proprio quella, in uno sport di super atleti, fisicati e al tempo stesso tecnicamente dotati, di riuscire a proporre un modello alternativo. Che non nasce solo da un’intuizione, tattica, ma da un’ampissima coltivazione di un’intera cultura calcistica (a questo proposito consiglio il libro “Il Barca”, di Sandro Modeo). Il Barcellona ha fatto questo, e lo ha portato a conseguenze talmente estreme che tutti ci siamo guardati, e abbiamo concluso che questo doveva essere il calcio perfetto. Io penso che non lo sia, perchè non è replicabile in nessuna parte del mondo. Penso che il calcio vada in una direzione molto più simile a quella del Bayern Monaco attuale. Ma forse proprio per questo ricorderemo il Barcellona di Rijkaard (ma soprattutto quello di Guardiola) come una delle più grandi squadre di tutti i tempi.

  2. Interessante la questione sul fatto che non possa essere un “modello” in quanto non replicabile, che non avevo mai pensato sotto questo punto di vista. E’ vero che è stata una “anomalia”, ma in quanto tale prima o poi finisce di esserlo e quindi deve cercare di evolversi. (Questo poi era talmente ben fatta come anomalia, che è durata 5 6 anni…non voglio di certo sminuire quello che hanno mostrato al mondo del calcio.)
    Sulla questione punta centrale, secondo me alla lunga questa “deriva” del non avere un uomo d’area generata dal loro calcio “totale” sta diventando più un peso che un pregio: più che una evoluzione verso la punta centrale, il problema (o meglio una parte di esso) è costituito proprio dal fatto che il loro calcio propone poche variabile (una delle quali poteva essere questa della punta centrale, che possa garantire delle soluzioni diverse, sia in fase realizzativa che in fase di costruzione). Ho sentito un paio di interviste post partita di stasera (sentire Caressa, Vialli e Rossi paragonare la juve al barcellona ha dato la nausea anche a me che sono juventino….non ho resistito più di tanto) e alcuni giocatori del Barcellona avanzavano già un’idea di cambiamento: il loro gioco non prevede variabili, poi vabbè hanno degli interpreti che secondo me se al massimo della forma non beccano 7-0 dal bayern, però se sei prevedibile devi rendere al 100% per essere anche efficace, se sei imprevedibile magari puoi riuscirci anche superando momenti non ottimali di forma.

    Spero di essermi spiegato meglio 😀

  3. mlbarza

    Era plausibile che dopo 5 anni di dominio, interrotti da eliminazioni frutto di una serie di concause contemporanee (e lo dico da interista) ci fosse un passo indietro dei catalani, o avanti degli altri, o ambedue le cose in contemporanea.

    Il tipo di gioco del Barça penso sia poco replicabile, perchè di giocatori con quelle precise caratteristiche nelle altre squadre ne trovi uno, ma trovarne 5/6 o di più come nei blaugrana ad oggi è difficile.

    Penso che abbiano pesato però anche due fattori non trascurabili: hanno avuto problemi con l’allenatore quasi tutta la stagione, problemi gravi ed extra campo. Per quanto uno possa essere bravo, seguire la squadra dall’altra parte dell’Atlantico mentre ti curi da un tumore…

    L’altra cosa è che per la prima volta il Barça ha avuto una serie di infortuni, più o meno gravi, in più uomini chiave in contemporanea. Ed oltre a Messi, avere il solo Pique della difesa titolare schierabile, ha inciso, soprattutto in una stagione in cui quest’ultimo è stato parecchio sotto i suoi standard.

    Non reciterei il de prufundis per il Barça, ma esalterei di più il Bayern, nel caso specifico.

    • Sulla questione Bayern: stanno giocando un calcio fantastico, da un punto di vista tecnico, tattico e atletico, poco da dire, sono i più forti d’Europa (non è detto che vincano però….chiaro….). Però le dimensioni della sconfitta (e non è solo questione di 7-0, quello è l’effetto del mio “ragionamento”, non la causa) impongono secondo me un ragionamento più ad ampio raggio (che non toglie nulla al valore del Bayern, ovviamente).

      Da tifoso blaugrana di lunga data (non sono di quelli che aspettavano da anni questo momento per “sbroccare”, tutt’altro amavo Ronaldo e la partita su TMC2), non è un de profundis, però secondo me c’è qualcosa a livello strutturale che deve essere cambiato.

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