Off season, on trouble

Not so bad

Not so bad

Non ho mai capito se al di qua dell’oceano le star sportive godano di una immunità giuridica e mediatica o se semplicemente al di là dell’oceano c’è una estrazione sociale, un humus culturale totalmente diverso che produce comportamenti che a volte sfuggono dalla nostra concezione di ricchezza e vita agiata. O viceversa: forse negli USA (e dintorni) si divertono a sottolineare sui giornali o perseguire sfiorando l’accanimento a livello processuale le magagne extrasportive dei campioni super pagati, tanto quanto in Italia il calciatore (o chi per lui) è così tranquillo fuori dal campo da gioco, tutto casa, pressing e “i belong to jesus”.

Non sono un antropologo, mi diverto a scrivere di sport e la differenza tra le due realtà sportive o la percezione che si ha di esse è lampante: qualche “bad boy” ce lo abbiamo anche noi, ma siamo su livelli di qualità e quantità davvero esigui, roba che qua siamo all’asilo della cazzata (fuori e dentro al terreno di gioco) e là sono al master.

Lo sport americano produce “casi umani” in quantità industriale e in maniera trasversale tra le varie leghe professionistiche: di mio mi diverto a seguire quello che accade da febbraio a luglio tra i giocatori NFL, che per numero di persone potenzialmente coinvolte (parliamo pur sempre di 32 squadre e più di 50 giocatori a squadra, un esercito di 2mila e più persone) e per tempo a disposizione è senza dubbio la lega che regala maggiori soddisfazioni.

Perché parlo di tempo a disposizione? È indubbio che tempo libero abbinato a ricco scemo è una miscela esplosiva e il football è per antonomasia lo sport con la durata della offseason più lunga e con il maggior numero di ricchi-scemi.

Da qualche anno a questa parte il commissioner-sceriffo Roger Goodell ha provato a pulire un po’ la facciata della lega, scontrandosi con un ambiente alquanto ostile. Ci sono casi negli ultimi 10 anni che abbiamo già descritto con la rubrica Draft Stories, in questo pezzo l’intenzione è raccontare velocemente quanto accaduto negli ultimi 3 4 mesi.

Il miracolato: Alfonzo Dennard è stato scelto l’anno scorso dai Patriots al settimo giro l’anno scorso. E pensare che era uno dei cornerback più interessanti della scorsa classe collegiale. Scivolò fino quasi al non essere scelto proprio a causa dei suoi problemi fuori dal campo. Lo “studente”-atleta di Nebraska s’era messo in mostra per la sua aggressività e la sua fisicità tanto in campo quanto fuori. A pochi giorni del draft stesso aveva fatto scattare una rissa fuori da un bar, nella quale aveva visto bene di pestare anche un poliziotto. E dove sta il miracolo? Semplice: dopo un anno dai fatti è arrivata la sentenza, 30 giorni di galera e 2 anni di libertà vigilata. Il bello è che finirà dietro le sbarre a partire dal primo marzo 2014, non facendogli perdere nessuna attività sportiva con i Patriots (dovesse ancora essere a roster, si intende) e soprattutto tenendolo distante dai guai nel periodo più caldo. E Goodell? Beh “sono avvenimenti accaduti prima della sua entrata in NFL, non si prevedono squalifiche sportive”.

A voi sembra una poliziotta?

A voi sembra una poliziotta?

Il voglioso: ci resta difficile credere che un giocatore professionista e quindi lautamente pagato (anche nei casi dei minimi salariali) possa essere interessato alle prostitute da strada. Quentin Groves, girovago NFL e da poco più di un mese nuovo giocatore dei Cleveland Browns con i quali ha firmato un biennale da 3 milioni complessivi, ci dimostra il contrario. Arrestato da una agente sotto copertura, che fingendosi una prostituta aveva offerto un’ora del suo corpo per 100 dollari. La poliziotta ha voluto sottolineare che per il rapporto anale erano previsti 20 dollari in più e che il fermato aveva con se circa 200 dollari e una scatola di preservativi Magnum. Eeeeeh, l’amore!!

L’insospettabile: Rolando McClain è stato ad Alabama, da coach Nick Saban. Al momento di entrare in NFL tutti ne decantavano le qualità fisiche e l’etica lavorativa, poi qualcosa deve essere andato storto tra quel McClain e quello che punta la pistola alla testa di un tizio davanti casa sua e poi spara un colpo a vuoto spostandola giusto affianco al orecchio del povero malcapitato. Quando in tanti lo vedevano come il prossimo Ray Lewis, lui deve aver letto la parte sbagliata della pagina di wikipedia di Ray-Ray. E dire che proprio i Baltimore Ravens l’avevano firmato qualche settimana fa con un annuale per dargli una seconda chance, in ottica dopo-Lewis. I dirigenti dei “corvi” si saranno raccomandati: “Rolando, ti facciamo un annuale, vedi di metterti in forma e stare lontano dai guai…”, “sì, sì, sì….”, invece è stato un “no, no, no….”, perché pochi giorni dopo la firma si infila in un altro guaio, resistenza all’arresto e fine dei sogni di gloria. Il 15 maggio ha annunciato il ritiro dal football, a 23 anni. Magari tornerà.

La doppietta: Titus Young è hors-catégorie. Che fosse un idiota lo sapevamo già, ma in questa offseason ha messo giù il suo masterpiece. Tutto inizia verso mezzanotte, la polizia lo becca mentre attua una manovra in macchina non consentita, lo rincorre e gli fa il test dell’alcol: il risultato ça va sans dire, è positivo. Ritiro della patente, sequestro del mezzo e qualche ora in caserma con successivo rilascio. Poi Titus ha l’idea che separa gli sfortunati dai fuoriclasse della “stronzata”: alle 3 del pomeriggio, di quello stesso giorno, prova a scavalcare la staccionata della rimessa in cui tengono sequestrato il suo mezzo (una Ford Mustang nera), lo beccano che nemmeno ha ancora messo piede a terra. Altro arresto. Chapeau bas. Nemmeno una settimana dopo e lo arrestano di nuovo per un altro furto. Il padre prova addirittura a dare la colpa di tutti questi comportamenti ad un trauma cranico subito ai Lions nel suo anno da rookie. Una volta lo sport aveva la funzione sociale di tenere i potenziali delinquenti lontani dai problemi, ora né è la causa. Prendiamo atto.

Era meglio con il casco.

Era meglio con il casco.

L’icona e il futuro: i Jacksonville Jaguars sono una squadra giovane e con poche soddisfazioni sportive. Ultimamente sono diventati, nelle battute ironiche e sarcastiche, quelli che sono stati per decenni i Clippers per la NBA. Gli unici personaggi degni di nota che hanno popolato questa franchigia nei suoi 18 anni di età sono Jimmy Smith (foto a lato) e Maurice Jones-Drew. Passato e futuro dei “giaguari”. E fa strano che nel giro di poche settimane siano stati entrambi colpiti da problemi con la legge. Jimmy è il miglior WR di una franchigia che oltre a lui ha fatto raccolta di ricevitori scarsi e turbolenti (Matt Jones, Reggie Williams per citare gli ultimi e lo stesso Justin Blackmon se non scarso, quanto meno s’è dimostrato alquanto vivace), ma ora avrà 6 anni di tempo per raccontare la sua epopea sportiva ai suoi compagni di cella. Finito in un traffico di cocaina, paga anni di problemi nati durante la sua carriera sportiva e ampliatisi una volta che questa era finita. E non è che a Maurice Jones-Drew stia andando meglio, l’anno scorso il braccio di ferro economico l’ha tenuto lontano dagli allenamenti, quest’anno potrebbero pensarci le sue “marachelle” primaverili: gli è andata bene che la notizia di una sua partecipazione ad una rissa l’abbia solo riguardato di striscio, era presente, ma non ha partecipato. Salvo. Per ora.

Il guascone: Chad Ochocinco, una volta conosciuto come Chad Johnson, è un burlone e al giudice questo non è che piaccia poi così tanto. La prima volta si è dimenticato di presentarsi in aula, ma la seconda volta l’ha fatta ancora più grossa. È storia di qualche ora fa: il processo riguarda l’aver infranto le indicazioni restrittive derivanti da una sentenza per violenza domestica contro la sua ex moglie. Ochocinco rischia 30 giorni di galera, ma il suo avvocato sta facendo un buon lavoro e sembra che l’ex WR NFL la possa far franca in qualche modo. La pacca sul sedere che dà al suo avvocato e in generale un atteggiamento irriguardoso nei confronti del giudice, donna e forse un po’ permalosa, ha fatto andare a rotoli l’accordo e l’istrionico Chad è stato portato fuori dall’aula in manette e condannato ai 30 giorni di galera di cui sopra. Lì forse troverà qualcuno desideroso di sculacciare il suo di sedere.

Il fuoriclasse: di Pacman Jones ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo, ma bisogna aggiungere un altro capitolo: la scorsa notte, fuori da un bar nella zona dello stadio del baseball dei Cincinnati Reds, Pacman ha battuto un home run che rischia di spararlo fuori (per l’ennesima volta) dalla NFL. Inizialmente s’era sparsa la voce che fosse stato vittima di una aggressione a cui lui ha risposto per legittima difesa, poi è venuto fuori che l’aggressore era una donna che gli avrebbe spaccato in testa una bottiglia di birra, almeno questa era la sua versione via twitter dell’accaduto. Poi è comparso questo video: le immagini ci sono, giudicate voi.

Categorie: NFL | Tag: , , , , , , , , | 6 commenti

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6 pensieri su “Off season, on trouble

  1. Piccola nota: Chad Ochocinco è tornato nuovamente a chiamarsi Chad Johnson. Forse sperava di ricevere più clemenza dalle forze dell’ordine.
    Sul resto del discorso che fai, penso che un fattore possa essere la provenienza, nel senso che alcuni giocatori emergono da realtà difficili, e che lo sport li abbia in un certo senso “salvati”.
    Alcuni una volta diventati affermati (e ricchi), aiutano chi è in una situazione simile alla loro a rimanere sulla “retta via”, altri semplicemente tornano a quel mondo da da cui sono scappati, con in più la consapevolezza del poter dire “lei non sa chi sono io!”

    • Chiaramente l’ambiente che li ha cresciuti non sparisce una volta che diventano ricchi, però penso che anche i Europa non è che tutti gli sportivi che diventano ricchi vengano dai quartieri bene, non saprei…forse loro restano più legati alle loro origini (nel bene e nel male). Riguardo a questo fatto ricordo le vicissitudini di Tyron Smith, il tackle dei Cowboys, che l’anno scorso fu costretto a denunciare proprio la sua famiglia (sua mamma in primis, se non vado errato) perché fondamentalmente lo taglieggiavano chiedendogli soldi su soldi….

      • polpaol

        com’era il proverbio che citava buffa?
        puoi levare un nero dal ghetto ma non puoi lòevare un ghetto da un nero?

        ps: si nota che la mia memoria sta peggiorando…

  2. piescic

    Di Pacman Jones ne avevo sentito su “Football bt Dummies” (marchetta time): un genio!!! 😀

  3. Pingback: I Cincinnati Bengals e quella vittoria che manca da 23 anni | Quel che passa il convento...

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