Dove eravamo rimasti?

E’ da un  po’, causa poco tempo dovuto al lavoro e problemi vari, che non scrivo un articolo sul blog. E ovviamente in questo lasso di tempo nel mondo dei motori è successo un po’ di tutto. Quindi ho deciso di scrivere un articolo riassuntivo sulle ultime settimane motoristiche. Prima di parlare di F1 e Moto Gp però, partiamo dal recente.

Mr Le Mans: con questa sono 9

Mr Le Mans: con questa sono 9

Domenica 23/6, ore 15:00. Allo scoccare della 24esima ora di gara il danese Tom Kristensen, a bordo dell’Audi R18 e-tron Quattro n°2, passa sotto la bandiera a scacchi sul rettilineo di Le Mans vincendo per la nona volta (su 17 partecipazioni) la gara Endurance più prestigiosa del mondo. Per l’Audi si tratta del 12esimo successo su 15 partecipazioni. A condividere il successo con il pilota danese i suoi due compagni Allan McNish (3 successi per lui) e Loic Duval. Sul secondo gradino del podio la Toyota #8 del trio Buemi-Sarazzin-Davidson e conclude il podio l’Audi #3 guidata da Genè-Di Grassi-Jarvis. La gara doveva vivere della lotta tra Audi e Toyota, ma la casa tedesca ha dimostrato ancora una volta la sua superiorità nella classica francese dominando la gara fin dalle prime ore. Non son mancati i colpi di scena con la crosci di pioggia che andavano e venivano lungo i 13km del circuito rendendo la vita complicata ai piloti

L'Audi scappa, la Totoya insegue

Il film della gara: L’Audi scappa, la Totoya insegue

E purtroppo la 90° edizione della 24h di Le Mans è stata funestata da una tremenda notizia: al terzo giro l’Aston Martin #95 guidata da Allan Simonsen sbatte violentemente a Tetre Rouge (punto veloce del tracciato). Incidente che purtroppo risulterà fatale al pilota danese. Come tutte le volte che un incidente mortale funesta un evento motoristico, le polemiche non son mancate. Molti gridano alla schifo e alla vergogna per la decisione di proseguire la gara, per la decisione dell’Aston Martin di non ritirare le vetture e per il ritardo della comunicazione della morte. Sulle ultime due il perché è abbastanza “semplice”: il ritardo della comunicazione del decesso è motivato dal fatto che l’Aston Martin si è preoccupata di avvisare prima la famiglia per evitare che lo apprendessero dalla tv. E la stessa famiglia Simonsen ha spinto affinchè l’Aston Martin non si ritirasse ma continuasse in memoria del figlio. “Motorsport is Dangerous”, questo è quello che viene riportato sui biglietti delle manifestazioni motoristiche e negli autodromi. I piloti sanno quali sono i rischi che corrono quando abbassano la visiera e schiacciano sull’acceleratore, sono coscienti del fatto che ogni errore po’ essere fatale. Di certo fermare la gara non avrebbe migliorato la situazione o avrebbe riportato in vita Allan. E’ ovvio che ognuno ha le proprie idee a riguardo ma quello che fa più “schifo” in tutto ciò è il trattamento di molte testate giornalistiche riguardo all’accaduto, che come al solito si accorgono di sport al dì fuori del calcio solo quando ci scappa il morto, pubblicando i soliti articoli in cui fanno la morale (tra l’altro riportando notizie completamente errate, vedi un noto quotidiano sportivo di colore rosa). E mentre loro buttavano fango sul motorsport la gara è proseguita, Kristensen attraversava il traguardo con gli occhi lucidi a metà tra felicità (per la vittoria) e  commozione per la scomparsa di un connazionale e amico. E sotto quel podio migliaia di bandiere danesi sventolavano al cielo. 250 mila persone a festeggiare, in memoria di Allan.

Bandiere danesi a Tetre Rouge. RIP Allan

Bandiere danesi a Tetre Rouge. RIP Allan

Chiusa la parentesi francese, come detto, ecco un recap sulle ultime vicende in F1 e Moto GP

Formula 1

Dove eravamo rimasti: l’ultima volta ci eravamo lasciati con Alonso dominatore del Gp di Spagna, una Red Bull che faticava con le gomme, una Mercedes dominatrice in qualifica ma che si scioglieva in gara e un Raikkonen sempre più costante nella lotta al vertice pur non avendo uan macchina al top

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30 anni dopo: tale padre, tale figlio

Cosa è successo: di tutto e di più. Nel Gp di Monaco mentre le Mercedes dominavano per l’ennesima volta in qualifica, Rosberg volava e vinceva in gara (30 anni dopo il successo del padre Keke nel Principato), Alonso faticava a centro gruppo e si faceva passare un po’ da tutti, Massa decideva di diventare crash-tester e mettere a dura prova la sua Ferrari mandandola per due volte contro lo stesso guard-rail e Raikkonen insultava via radio Perez (“That idiot crash into me!”) per via di un sorpasso azzardato, nel paddock scoppiava l’ormai noto Testgate. Di cosa si tratta? Per farla breve la Mercedes qualche settimana prima della gara monegasca ha effettuato un test di 1000 km (l’equivalente di 3 gare) con il nuovo tipo di mescole Pirelli che sarebbe dovute essere introdotte dal Gp del Canada e nella stagione successiva. La colpa della Mercedes non è quella di aver preso parte a questo test, previsto nell’accordo Pirelli-FIA, ma di averlo effettuato  con la macchina dell’anno corrente: per il regolamento FIA, i team possono effettuare test-gomme solo con auto di 2 anni più vecchie rispetto al modello che partecipa al mondiale corrente. La situazione è passata in mano al Tribunale Internazionale FIA che, a sorpresa, ha chiuso il caso solo con un’ammonizione nel confronti di Ross Brawn (il mandante del test) e della Mercedes. Ora, vista la sentenza, se io fossi il team principal di una scuderia di F1 alzerei al volo la cornetta del telefono, contatterei la Pirelli e darei l’approvazione per eseguire il test di 100km partecipando con l’auto attuale. Tanto il massimo della pena sarebbe solo un’ammonizione (e stando alle fonti della BBC la Red Bull starebbe pensando ad un test per ripicca). La solita vecchia FIA. Tra il Gp di Monaco e la sentenza FIA si è disputata un’altra gara, in Canada. Se a Montecarlo a dominare è stato Rosberg, Montreal è stata monopolizzata da Vettel, primo dalla partenza alla bandiera a scacchi. Vittoria importante per Seb sia per la classifica, sia per i libri di statistiche perché con la vittoria canadese Vettel ha trionfato almeno una volta in tutti in continenti in cui si corre un Gp di F1. I suoi diretti rivali, Alonso e Raikkonen, son costretti a inseguire il tedesco sempre più in fuga e la prossima gara in Gran Bretagna può essere fondamentale per la classifica mondiale.

 

Moto Gp

"Mica ero l'eterno secondo?"

“Mica ero l’eterno secondo?”

Dove eravamo rimasti: le prime 3 gare del motomondiale hanno dimostrato la superiorità della Spagna nella classe regina con Lorenzo, Marquez e Pedrosa a dividersi le vittorie. Rossi pur tornando in Yamaha fatica e il bottino è molto simile a quello raccolto l’anno prima con la Ducati. Il vero outside che può infastidire il dominio spagnolo è Crutchlow che con una Yamaha non ufficiale riesce a stare nella scia dei primi

Cosa è successo: la situazione praticamente è rimasta invariata. Gli spagnoli continuano a fare la voce grossa con Pedrosa che ottiene il bis in campionato vincendo a Le Mans, zittendo le critiche che lo davano come eterno secondo, e approfittando della crisi di Lorenzo sull’asfalto umido spagnolo per provare un allungo in campionato.

Lorenzo Land 2013 si arricchisce: Mugello e Montmelo

Lorenzo Land 2013 si arricchisce: Mugello e Montmelo

Il Mugello e Montmelo invece sono delle Lorenzo Land: Jorge ottiene due vittorie mostrando una netta superiorità e riavvicinandosi alla vetta del mondiale anche se il leader Pedrosa non molla e ottiene due importanti secondi posti. Il giovane Marquez ottiene due terzi posti in Francia e Spagna lottando sempre nelle posizioni di testa e rendendosi protagonista di importanti rimonte dopo partenze non molto eccezionali. In Italia invece ottiene il suo primo 0 in classifica, scivolando quando era in seconda posizione. Il week-end italiano del giovane spagnolo è un week-end da dimenticare con 4 cadute in 3 giorni. Crutchlow è l’eroe di giornata sull’asfalto umido di Le Mans conquistando un ottimo secondo posto con una gamba fratturata. Il britannico non sta sfigurando quest’anno con un team satellite e già si parla di un possibile suo approdo nel prossimo anno al team Yamaha ufficiale, anche se la situazione è complessa visto che in Yamaha i due piloti ufficiali sono Lorenzo e Rossi. E passiamo a parlare proprio dell’italiano. Il trittico Le Mans-Mugello-Montmelo, che doveva essere un momento chiave per il Dottore visto che si correva su 2 delle piste in cui è sempre andato veloce, non è stato fortunato per l’italiano. In Francia cade quando si trovava in quarta posizione e conclude dodicesimo, al Mugello viene atterrato da Bautista, con tutte le polemiche abbastanza “inutili” sulla colpa dello spagnolo: un incidente del genere soprattutto a inizio gara è prevedibile e l’unica colpa di Bautista è l’essere recidivo nell’atterrare i top driver.

Rossi in terra al Mugello: rischia di essere l'immagine della stagione

Rossi in terra al Mugello: rischia di essere l’immagine della stagione

A Montmelo Rossi ottiene un quarto posto dovuto anche al fatto che i piloti davanti a lui cadono. Per il dottore doveva essere l’anno della rinascita, il ritorno, e invece si sta rivelando un buco nell’acqua soprattutto se si pensa che il suo compagno di squadra si trova perennemente davanti a lottare per la vittoria, dimostrando sempre più che il problema non era solo la Ducati. E non basta solo qualche primo posto nelle prove libere, che fa urlare ad alcuni giornalisti e hai tifosi al ritorno del Dottore, per raddrizzare la stagione. Qualche anno fa  Meda urlava “Rossi c’è”, ma per ora Rossi non c’è. In casa Ducati continua la rifondazione. Segnali positivi nelle qualifiche con Dovizioso (terzo posto sia a Le Mans che al Mugello) ma in gara la situazione è differente e il passo gara è ancora lontano da quello dei primi. Menzione anche per Bautista. Al Mugello è diventato il bersaglio dei tifosi di Rossi dopo averlo buttato a terra tre curve dopo al via. Lui recidivo a Montmelo nel tentativo di superare il Dottore finisce a terra e per poco non riatterra l’italiano. Ovviamente la sua colpa è provarci ogni volta, forse anche quando spazio non ce n’è, però in questi ultimi anni si è fatto molti “nemici” in Moto Gp per colpa del suo stile. Per non parlare degli pseudotifosi Rossiniani che sui social prima invocano rispetto per il loro idolo per poi scrivono stati come “Bautista muori” o “ti conviene non uscire dal paddock”. Ed non è la prima volta che avviene (vedi Stoner, Lorenzo, la Ducati e Dovizioso in passato). Prossima gara per la Moto Gp questa Domenica sul circuito di Assen, il tempio del motociclismo. Un’altra pista amata da Rossi. Chissà se ci sarà il riscatto.

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Categorie: Motori | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Dove eravamo rimasti?

  1. aaaaaah, i pseudotifosi rossiniani….

    PS. la F1 riesce ad avere più scandali “giudiziari” che la serie A di calcio….è incredibile!

    • Io da tifoso di Rossi rimango basito dal comportamento di certi “tifosi” di Rossi, che più che pseudo-tifosi definirei bimbiminkia. E molti sono gli stessi che ai tempi delle minacce dei tifosi spagnoli verso il Sic si scandalizzavano (giustamente) del comportamenti degli iberici. Ed erano molti i “Bautista muori” e cagate simili comparsi su twitter dopo il Mugello. Per quanto riguarda la Formula 1 basterebbe che la FIA facesse regole chiare e non che si prestino alla libera interpretazione. E soprattutto dovrebbe applicare pene serie nel caso si violi una regola. Non le solite ammonizioni inutili che peggiorano solo la situazione

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