Jacksonville Jaguars – It was a nice paid vacation to Florida

Ci sono troppi "bravi" in giro per la NFL

Ci sono troppi “bravi” in giro per la NFL

Lo so che in molti si aspettavano da me di continuare il percorso attraverso alla NFC East, magari vogliosi di leggere le mie parole su Elisha e compagni, ma ho avuto forte pressioni da parte della fanbase dei Jaguars e così saranno loro i protagonisti del focus odierno attraverso la NFL. Partiamo da chi non c’è: Tim Tebow – Jacksonville è un matrimonio che non s’ha da fare, c’hanno provato (??) addirittura in AFL, ma niente.

E dire che poteva essere il momento adatto, domanda e richiesta sembravano coincidere, ma così non è stato, peccato! Sarebbe stata una “bella” storia, se non dal punto di vista footballistico, almeno da quello mediatico, perché a guardare il reparto di QB attualmente a roster non c’è interesse né in un verso, né nell’altro.

Invece ci sono un metrosexual (Blaine Gabbert), un talismano al contrario (Chad Henne), un chicazz’è (Matt Scott) e due fratelli d’arte, seppure il secondo di arte diversa (Jordan Rodgers e Mike Kafka).

Rapidamente: Gabbert è inadatto, l’ha mostrato in un anno e mezzo, ha ancora un altro anno e mezzo prima che scocchino i 3 anni canonici per giudicare un rookie e la questione diventi definitiva. Henne è mediocre e se a Miami con lui a roster si sono spaccati a ripetizioni tutti i QB mandati al patibolo, lui compreso, forse porta anche un po’ di iella: il saggio dice che a volte conta di più essere fortunati che bravi, lui non è nessuna delle due cose. Matt Scott è uno di quei QB che ha sofferto il trend del draft 2013 in cui sono scivolati tutti, lui lo davano tra quarto/quinto giro e lo troviamo undrafted. Jordan Rodgers deve ancora decidere quale tra first e last name è più pesante, l’ho visto un paio di volte a Vanderbilt, per il momento ringrazia il cognome da cui ha ereditato la mobilità e la potenza di braccio, per il resto i genitori sembrano essersi impegnati molto di più con Aaron. Infine Kafka, che dovrà attuare una metamorfosi (magari non in blatta), per diventare titolare, anche se al momento, a naso, sembra il candidato migliore come QB2/3.

(Quasi) Conclusa la parte divertente del roster dei Jaguars, adesso veniamo ai discorsi seri, perché sì, i Jaguars hanno fatto una offseason con i fiocchi e la cosa appare ancora più ingigantita considerando che stiamo parlando della franchigia più buffa degli ultimi anni: ovviamente, non sono già una squadra da playoff, ma la strada intrapresa sembra quella giusta. Il running game deve però registrare qualche dubbio: Maurice Jones-Drew è all’ennesima estate tribolata, dopo i problemi contrattuali ci sono stati quelli giudiziari, che però sembrano essere stato riassorbiti e, notizia delle ultime ore, non dovrebbe incorrere in squalifiche da parte di Goodell. Non c’è più Rashad Jennings che doveva sfruttare la passata stagione per esplodere definitivamente, mentre l’unica cosa che è esplosa è stata la sua salute (ora problema dei Oakland Raiders). Il suo posto è preso da un girovago della NFL, Justin Forsett, un altro che ha fallito come RB titolare, pur avendone avuto una concreta chance a Seattle.

Un personaggio in cerca d'autore

Un personaggio in cerca d’autore

Quando si parla di attacco bisogna dar nota della scelta di quinto giro (a proposito, un draft sontuoso quello della squadra più giovane della Florida): i Jaguars lì hanno scelto un DB nel senso di DenardrobinsonBack (diritti pagati ad Andrea Campagna), il DB così inteso non è un QB, non è un WR, non un RB, è un atleta in cerca di sistemazione o ancor meglio di sistema. Sarà curioso vederne l’utilizzo, stando che fisicamente devono costruirlo un po’ rispetto a quanto visto a Michigan, senza snaturarne l’agilità.

Tornando a ruoli più canonici: Blackmon non ha avuto la stessa fortuna di MJD, lui salterà le prime 4 partite per abuso di sostanze; Cecil Shorts (che viene dalla sua breakout season: 55 rec per 979, 7 TD in 14 partite), Jordan Shipley (un mix tra Welker e Amendola, da cui ha ereditato gli infortuni) Massaquoi e Ace Sanders (rookie dotato di velocità interessante) sono un ottimo contorno per un reparto da sempre piuttosto mediocre, che però avrà bisogno del sopracitato Blackmon come primo piatto, per avere un pasto completo.

L’aggiunta principale riguarda la linea offensiva: Jake Loecker per mesi considerato il maggior candidato per la prima assoluta è scivolato sino alla seconda dove non se lo sono fatti scappare. Va a solidificare una linea che, nel lato opposto in cui si posizionerà il rookie (destra o sinistra, poco cambia), vede Eugene Monroe, altro offensive tackle di valore assoluto. Se solo avessero un QB da proteggere.

In difesa fa venire un po’ i brividi leggere come miglior CB a roster Alan Ball, autentica sciagura texana (ha colpito sia a Dallas che a Houston), la speranza è che uno dei 3 CB scelti (Gratz, 3° giro, Harris e McCray, 7° giro, quest’ultimo da Appalachian State) possano salire di livello quanto prima, mentre il bel draft si conclude con due safety che addirittura rischiano di partire titolari sin da subito (più Cyprien che Evans). Più in genera il reparto deputato a non concedere punti agli avversari sembra molto più in alto mare rispetto all’attacco e non basteranno due veterani come Marcus Trufant (CB, ex Seattle) e Geno Hayes (LB, ex Tampa e un anno impalpabile a Chicago) a risollevare la questione. Il nuovo HC (Gus Bradley), al suo primo incarico, dovrà dimostrare di saper lavorare con la difesa dei Jaguars come, tanto bene, ha fatto con quella dei Seahawks negli ultimi 4 anni.

E sugli altri giocatori? Me ne viene in mente solo uno che non è più a roster: Aaron Ross, ritornato ai Giants, ha dichiarato in maniera molto candida che: “Quella in Florida è stata una vacanza ben pagata di un anno, ho firmato per i Jaguars non soltanto perché i soldi che mi offrivano avrebbero sistemato la mia famiglia per tutta la vita, ma anche perché loro mi avrebbero permesso di saltare il training camp per andare a Londra durante le olimpiadi e vedere mia moglie (Sanya Richards-Ross, ndr) vincere 2 medaglie d’oro (400 e 4×400)”. Ecco ben sintetizzata la considerazione che hanno i Jaguars all’interno della lega….ma qualcosa, forse, sta cambiando.

Categorie: NFL, Team by team preview 2013 | Tag: , , , , , , , , | 5 commenti

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5 pensieri su “Jacksonville Jaguars – It was a nice paid vacation to Florida

  1. Non sono certo un tifoso di Gabbert, anzi, però almeno qualche dubbio glielo concederei e aspetterai la fine di questa stagione prima di mettergli la croce sopra.

  2. Blu

    Aza in difesa ti sei dimenticato di Paul Posluszny LB dal cognome inpronunciabile, ma non è affatto male

    • Giustissimo appunto Blu, in effetti mi ero incentrato più sui “nuovi” veterani, ma Posz meritava quantomeno l’essere nominato!

  3. Pingback: [NFL] Jacksonville Jaguars 2013

  4. Pingback: Beati gli ultimi SE saranno i primi | Quel che passa il convento...

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