E adesso chiamatelo ‘Sir’

Mi chiamo Conner MacLeod vengo dalle Highlands e sono immortale…

….non sono il solo e alla fine ne resterà soltanto uno.

E’ la famosa citazione tratta dal film cult di Russell Mulcahy del 1985, Highlander.

Andy Murray non viene dalle Highlands però, viene da Dunblane e dubito sia un immortale, ma quando Domenica, col trofeo in mano, si è trovato a rispondere alle domande della giornalista della BBC ha ricordato a tutti chi è stato.
E’ un ragazzo scampato a un destino già scritto. Si perché c’era anche lui quel 13 marzo 1996 quando un folle sparando all’impazzata uccise 16 bambini nella scuola del suo paese. Lui e il fratello Jamie si salvarono rifugiandosi nell’ufficio del preside e come ha ribadito domenica adesso Dunblane sarà famosa per un altro motivo.

Ora a Dunblane si può sorridere

Ora a Dunblane si può sorridere

Che finale è stata; beh sicuramente meno emozionante rispetto a quella che Murray e Djokovic avevano giocato a New York lo scorso settembre. Nonostante fosse lo scozzese quello all’appuntamento con la storia il più teso è sembrato il serbo che nel set iniziale ha sbagliato tantissimo.
Nel secondo invece ha cambiato tattica, cercando di trovare la via della rete più spesso e nonostante un break di vantaggio ha finito per farsi rimontare e perdere e perdere anche il secondo parziale.

Nel terzo la partita sembrava ormai finita una volta che Murray è andato avanti di un break, ma se gli inglesi hanno atteso 77 anni(!!!) prima di rivedere un “loro” connazionale trionfare sul centrale di Wimbledon, potevano anche aspettare qualche minuto in più. E così il terzo set è andato a strappi, 2-0 Murray, 4-2 Djokovic, 6-4 Murray.
L’ultimo game, quello che ha fatto e farà la storia sembrava non voler finire mai. Murray è salito agevolmente 40-0, si aspettava solo il boato del centrale e invece no, Nole ha risposto da campione, quello che non vuole abdicare così facilmente ed è arrivato ad avere anche 2 palle break che forse non avrebbero cambiato il destino del match, ma che avrebbero fatto tremare un pò di più Murray e tutta la nazione. Al quinto match point per lo scozzese invece, il passante di Djokovic si è fermato in rete ed è stata storia.

77 di attesa per un nuovo "king"

77 di attesa per un nuovo “king”

Non si inginocchia come fecero Borg o Federer, nemmeno scoppia in lacrime come Agassi o Ivanisevic, si limita ad esultare girandosi verso il suo angolo col suo solito sguardo freddo e rabbioso. E’ un ringraziamento per tutti. Una dedica speciale per mamma Judy e per il coach, quell’Ivan Lendl che qui a wimbledon aveva perduto due finali nel 1986 e 1987 condite da altre cinque semifinali.

Onore a Djokovic per il torneo e per la fantastica semifinale con Del Potro e se forse, in finale, non è stato un Djokovic da 10 in campo, lo è stato senza dubbio a parole post match. Riconoscendo con grande classe la vittoria di Murray e sottolineando come la pressione di avere un’intera nazione sulle spalle renda questo trionfo ancora più speciale.

L’abbraccio tra i due a fine match e quello che i genitori di Nole hanno riservato a Murray arrampicatosi in tribuna a ringraziare il suo team sono un fotografia perfetta per il tennis , segno del grande rispetto che c’è tra entrambi i giocatori e i rispettivi team marcando in maniera netta quella che sarà la rivalità in campo maschile per il futuro.

Ci rivediamo in America?

Ci rivediamo in America?

Già perché da questo Wimbledon chi ne esce con le ossa rotte sono ovviamente Nadal e Federer.
Lo spagnolo ha mostrato ancora una volta tutti i dubbi ad essere competitivo al di fuori della terra battuta, mentre Roger è ormai entrato in pianta stabile nella Sunset Boulevard. Le similitudini con Sampras si vedono anche sotto questo aspetto, vedremo se come Pete avrà la forza per un ultimo acuto da Leggenda.

Rino Tommasi diceva: quando Murray perde è Scozzese, quando invece vince è Inglese; riuscirà Andy dopo questa impresa a diventare un inglese al 100% o come Sean Connery, che pur facendo le sue fortune sotto l’impero della Regina ha mantenuto un forte orgoglio patriottico, manterrà intatto il suo animo scozzese?
In fondo, chi addestrò MacLeod in quel famoso film svelandogli di essere un Highlander..

Scottish Pride

Scottish Pride

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