Il maleficio del dubbio

Gialla la maglia, giallo il genere, giallo il dubbio.

Gialla la maglia, giallo il genere, giallo il dubbio.

Chi vince ruba, si dopa, ha comprato l’arbitro o l’avversario, a meno che non sia “io” (da tifoso) a vincere: visto così lo sport è molto semplice, diventa quasi inutile commentarlo, anzi diventa quasi inutile vederlo. I ciclisti (sì, è del caso Froome che sto parlando) non ci sono stati d’aiuto in questi anni, diventa stucchevole elencare il numero di vincitori che si sono visti poi togliere i titoli, ci siamo affezionati a tanti, troppi di loro per scoprire poi che era tutto finto ed ora non vogliamo più farci fregare. Ma se prima esageravamo nell’emozionarci (ma è davvero esagerato emozionarsi? Quale sarebbe la nostra colpa poi, da tifosi?!), ora rischiamo di incappare nella colpa opposta, quella della continua caccia alle streghe, come se ci fosse un premio, se e quando verranno revocati i titoli. No, te lo dico sin da ora, questo Tour o quel Giro non sarà assegnato a te che per primo e con più forza hai urlato “DOPAAAATOOOOO”.

Le accelerazioni di Froome sul Mont Ventoux, la dimostrazione di forza nella cronometro di Mont-Saint-Michel, fanno impressione è vero, fanno paura anche al più garantista dei garantisti, nascondono lo spettro del doping? Non lo sapremo mai o forse lo sapremo troppo tardi. La cadenza di pedalata fa gridare però allo scandalo. Appena dopo aver staccato Contador, senza alzarsi sui pedali, l’impressione che su quel tornante abbia quasi frenato o che sia comunque arrivato “lungo” è allucinante, uscito da lì con lo sguardo cercavo sullo sfondo di capire il distacco dallo spagnolo, aspettavo che sbucasse da un momento all’altro dalla curva, in mezzo alla folla, per un attimo ho pensato fosse caduto: il corridore della Saxo-Tinkoff non è più ricomparso. Di contro i 45″ di vantaggio di Quintana sono svaniti in poco più di un chilometro (vado a memoria, chiedo venia nel caso fosse già fallace): francamente irreale, sembrava un motociclista che decide di accelerare con il semplice ruotare del polso, sembrava un robot a cui premi un tasto e lui va, come da programma.

E il computer è uno degli aspetti di cui voglio parlare: al di là del “dopato sì/dopato no” (mi pare che la giuria degli appassionati e non si sia già espressa a riguardo), a me infastidisce nel ciclismo moderno l’uso smodato della tecnologia, non lo fanno in molti (Nibali ha dichiarato di non gradirlo e di preferire ancora il sentire “umano” delle sue sensazioni), il team Sky in questo è all’avanguardia, Froome non si guarda le gambe quando abbassa lo sguardo, sbircia il suo computerino in cui riportano in tempo reale pulsazioni, velocità, vam e chi più ne ha, più ne metta. E’ tutto sotto controllo, non gli resta che impostare un’idea di corsa e cercare di mantenerla, uno così non rischierà mai il fuori soglia, non andrà mai in panico: benvenuta all’elettronica, anche nel ciclismo. Ci piace?

Quello che fa accrescere a dismisura il dubbio popolare è il modo in cui stanno arrivando i successi, Froome sembra una macchina, impone distacchi pesanti, mentre il resto del gruppo lotta a colpi di decine di secondi abbinati a “giorni no”. Magari sull’Alpe D’Huez, domani, Froome andrà in difficoltà, ma questo farà di lui uno meno dopato? Allora torniamo alla questione iniziale, chi vince, bara e non ne usciamo vivi. È chiaro che il dubbio venga, non siamo nemmeno così ingenui, ma incentrare un’intero giorno di riposo e un’intera conferenza stampa su questo dubbio non ne vale la pena. Non ne vale la pena se, nonostante tutto, a noi piace il ciclismo e immagino che se passiamo un pomeriggio afoso di luglio a casa a guardare una tappa, questo ci piaccia. A noi appassiona lo sport, lo sportivo che lo pratica è solo un mezzo di trasmissione della nostra passione. Purtroppo il doping sarà spesso (sempre?) un passo avanti all’antidoping, ma è così divertente improvvisarsi un passo avanti rispetto all’antidoping stesso?

E se fosse “pulito” (quanto meno non in minor misura rispetto al resto del gruppo)? E se fossimo davanti ad uno dei più grandi talenti da grande corsa a tappe?! D’altronde avrebbe vinto il primo Tour a 27 anni l’anno scorso senza ordini di scuderia, sarebbe così strano? Dopo essere arrivato secondo alla Vuelta l’anno precedente, a 26 anni. E se per perderci dietro al maleficio del dubbio ci stessimo perdendo un campione? Io non lo so, so che oggi mi sono divertito anche a guardare una cronometro e domani ci sono le Alpi….(…sperando che Froome non debba frenare per fare i 21 tornanti…)

21 tornanti

21 tornanti

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Il maleficio del dubbio

  1. Qui non è il benefecio del dubbio, qui si parla di una certezza: Già che secondo me non è umanamente possibile fare una corsa a tappe di 20 giorni con tappe che non vanno mai sotto i 100 km senza prendere niente, in più si sta parlando di uno che va come se avesse una motocilcletta in un gruppo di ciclisti in cui senza dubbio non ce ne sono di puliti. Il punto è che nelllo sport professionista nessuno è pulio, chi più chi meno, solamente che qualcuno lo si vuole trovare positivo al doping e qualcuno no, qualcuno come Armstrong ne fa un abuso e qualcuno no. E poi adesso vi vorrei fare una domanda, secondo voi il velocista più forte degli ultimi 15 anni e uno dei più forti di tutti i tempi, avrebbe mai potuto vincere una finale dei 100 metri piani gareggiando contro 3 persone dopate fino al midollo?

    • Ecco appunto….le esagerazioni, fortuna te che hai le certezze 🙂
      Parte del discorso è condivisibile, quello generico sullo sport (e non solo sul ciclismo…), ma nel caso specifico, i dubbi su Froome vengono anche a me, ma no sono bravo come te (o altri) che hanno tutte ste certezze.

      Sulla domanda finale…mi dispiace…ma è la morte dello sport quel ragionamento. Intanto “dopate fino al midollo” lo decidi te? E poi la domanda…su ste basi chi vince è dopato se lo beccano, è dopato se beccano chi gli è arrivato dietro, è sempre dopato “fino al midollo” allora amen, torniamo al punto iniziale (però esteso a tutti gli sport) e diventa inutile seguire lo sport, scelta che capisco (ma non condivido).

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