Fame di vittoria

Sembriamo due disperati

Sembriamo due disperati?

C’era uno sciocco che ieri dava per impossibile una crisi per Froome, voi credete che oggi quello stesso sciocco non possa scrivere di ciclismo?! Vi sbagliate. Ma oggi parliamo di corsa, perché la doppia scalata dell’Alpe d’Huez, la discesa dal col de Sarenne e ancor prima l’ascesa sul col de Manse c’hanno fatto divertire e hanno dato parecchi spunti di discussione.

Parto dall’inizio per affrontare il primo argomento: la tattica della Saxo-Tinkoff. E quando dico inizio intendo proprio inizio, il chilometro zero, nemmeno fosse una gara di NASCAR con la pace car che si fa da parte e tutti che scattano a piena velocità. Il team Sky (ancora una volta…) si fa trovare impreparato, Froome è praticamente da solo e chiude una, due, tre volte sui ciclisti della Saxo-Tinkoff, un atteggiamento inusuale per uno che indossa la maglia di leader di un grande giro. Fatto sta che, pur se in prima persona, Cristopher riesce ad evitare che qualche compagno di Contador e di Kreuziger riesca ad entrare nella fuga che invece all’ennesimo tentativo se ne va (eccome se ne va….andrà talmente via che arriverà al traguardo).

In realtà con la fuga già all’arrembaggio, due Saxo ce la fanno ad uscire dal gruppo: sono Roche e Paulinho, navigano tra i 2 e i 3 minuti di vantaggio per gran parte della corsa, che grossomodo è un vantaggio adatto in ottica “trampolino di lancio” per i capitani, il problema principale però è che sono da soli e troppo lontani per raggiungere i primi senza finire le energie, sono costretti comunque a spendere molto e da dietro è troppo presto per partire, sul col d’Ormon non si muove nessuno e la tattica di squadra va a farsi benedire ai piedi della prima ascesa verso l’Alpe d’Huez, quando vengono ripresi. Immagino che sulla carta i due dovessero essere dentro la fuga principale e che le toppe messe in prima persona da Froome abbiano sconquassato sin da subito i piani spagnoli, il tentativo successivo che ne è scaturito è stato inutile e secondo me ha innervosito un po’ Contador e soci.

Restando alla corsa della Saxo, paradossalmente molto più logico (anche se al tempo stesso forse un po’ troppo ambizioso) il tentativo sulla discesa del Sarenne, con i due capitani che si sono mossi in prima linea, avvalendosi delle doti da ottimo discesista di Kreuziger. Potevano far saltare il banco, ma mi immaginavo un’attacco nella rampa precedente (3 km all’7.8%) per prendere un abbrivio migliore e sfruttare al meglio i primi km della discesa che erano i più tecnici. Anche qui Froome ha mostrato un pizzico di “egoismo” cercando di andare a chiudere subito in prima persona sullo spagnolo, ma l’aver due compagni di squadra davanti e, successivamente, sfruttando anche il lavoro in ottica Quintana della Movistar, l’ha aiutato non poco.

In sostanza anche ai piedi della seconda ascesa dell’Alpe d’Huez la Saxo-Tinkoff vedeva i suoi piani svanire, non restava poi che constatare le difficoltà ad arrivare al traguardo insieme ai migliori, dopo aver speso molto nei chilometri precedenti. Riassumendo: male nella prima parte di tappa, anche a causa degli sforzi di Froome, quasi disperati nella parte centrale, ma quanto meno coraggiosi ed inesorabilemente in crisi nella fase finale.

La presa dell'Alpe d'Huez

La presa dell’Alpe d’Huez

Sistemato Contador, i 172 km di oggi hanno regalato molti altri aspetti interessanti: prima di parlare della classifica generale, un applauso a “quelli delle fuga”: Riblon, autore di una rimonta tanto esaltante dopo essere finito anche in un fosso, quanto infernale per chi, come Van Garderen, ha dovuto subirla, il francese conquista la prima vittoria per la sua patria nella 100esima edizione della Grand Boucle, speravano di conquistarla sul Ventoux il 14 luglio, comunque è un bell’accontentarsi. Dietro a loro ha resistito al ritorno dei big ed, anzi, non è andato alla deriva quando sembrava fosse inevitabile, il nostro Moreno Moser: io adoro questo ragazzo (attualmente il più giovane al tour, compirà 23 anni a fine anno), non ho ancora ben capito cosa potrà diventare da grande, le potenzialità ci sono per molte strade, son sicuro però che qualsiasi sarà la strada che intraprenderà ne sentiremo parlare ancora tanto ed oggi quando si è fatto prima staccare e poi ha recuperato passando davanti a tutti sul primo passaggio sul traguardo c’ha davvero fatto sognare. Grande Moreno.

Ma ora chiudiamo con i big: intanto Quintana, 23enne solo sulla carta d’identità…e mi riferisco sia all’aspetto fisico che al modo di correre un Tour de France. Domenica gli hanno detto che era partito troppo presto, oggi gli diranno che è partito troppo tardi? Fatto sta che lui parte e parte sul serio. Oggi ha battagliato con quello che doveva essere il miglior scalatore di questo Tour (Rodriguez) e che è venuto fuori in questa ultima settimana, dopo qualche tappa anonima di troppo. Non so se Quintana potrà mai vincere un Tour, è ancora molto giovane per poter migliorare in alcuni aspetti, con questa condizione di forma un Giro o una Vuelta non gli possono essere preclusi, ma restando al presente se continua andare così bene tra domani e sabato magari riesce anche ad azzeccare il punto perfetto di attacco e si porta a casa anche una tappa.

E poi se ci leggete, la nostra firma di punta per quel che riguarda il ciclismo…ve l’aveva detto.

Dulcis in fundo: Froome. Ma è davvero andato in crisi? Pare proprio di sì. Va detto che negli ultimi 10 km era sembrato un po’ in difficoltà, Contador si era già staccato, lui era rimasto con gli “ispanici” Rodriguez e Quintana, ma non pareva brillantissimo; prima di essere colpito “dalla fame” aveva già perso una decina di metri pur recuperati e se non ci fosse stato Porte (incredibile il suo rientro, dopo essersi staccato) a fare un po’ di ritmo forse sarebbe stato anche peggio. E Porte non è stato fondamentale solo per il ritmo, perché che ci fosse qualcosa di non consueto nella pedalata di Froome è venuto poi fuori qualche chilometro dopo, con l’inglese che chiedeva a gran voce un aiuto energetico dall’ammiraglia e con il suo scudiero mandato a prenderlo, contravvenendo alle regole. La sanzione di 20 secondi appena arrivata per entrambi cambia poco a livello di classifica, ma forse renderà più umano il capitano della Sky, comunque lanciato verso la vittoria finale.

Domani però ci sono altre montagne, quelle dure all’inizio (con il col de la Madeleine a 120 km dall’arrivo), ma abbiamo imparato ormai che la corsa alle volte viene fatta dai corridori, più che dai tracciati e in gruppo c’è ancora voglia di dare spettacolo.

5 denti, qualcuno verrà morso

5 denti, qualcuno verrà morso

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