Indianapolis Colts – 2° anno dopo Peyton

Sarò sempre la tua ombra

Sarò sempre la tua ombra

Correva il secondo anno dopo Peyton, ad Indianapolis (che nonostante il nome ammiccante alla Grecia, si trovava negli States) un folto numero di eretici andava facendo proseliti, c’era già chi aveva rinnegato il Messia con il numero 18 a pochi mesi dalla sua dipartita e benediva la venuta di un nuovo Verbo. Quell’anno il nuovo e il vecchio si incontrarono due volte (come se fosse possibile che lo facciano due papi…), il 20 ottobre Peyton tornò dove un giorno lo pregavano, ma quello che vedemmo ai playoff pochi mesi dopo superò ogni immaginazione…..

Non possiamo raccontarvi tutta la storia, anche perché questa non è una “review” ma una “preview”, l’obiettivo personale che mi sono posto nel parlare degli Indianapolis Colts è riuscire a concludere l’analisi senza aver fatto una sola volta il gioco di parole “Luck-Fortuna-Ferro di cavallo”, nel caso cadessi in tentazione, vi concedo la facoltà di smettere la lettura.

Sprecati i primi due capoversi, iniziamo a parlare di personale, sottolineando innanzitutto il ritorno a tempo pieno di coach Pagano: la lotta contro il tumore è stata vinta e Chuck sarà a tempo pieno alla guida della squadra, Bruce Arians l’anno scorso ha sfruttato alla grande l’occasione e come abbiamo già letto ha deciso di sfruttare la chance offertagli dai Cardinals e sarà sostituito da Pep Hamilton che ai più non dice nulla, ma che basta controllare wikipedia per notare che il suo ultimo impiego è stato OC e QB coach ai….Stanford Cardinal (ogni riferimento al college di provenienza di Andrew Luck è puramente voluto). La mano di Pagano dovrà vedersi soprattutto nell’altro lato della palla, d’altronde lui il posto di HC se l’era conquistato grazie ai successi da defensive coordinator ai Ravens; quanto visto l’anno scorso in sua contumacia non ha convinto per nulla e da San Diego avevano già cercato di avvisare i tifosi colts che Manusky non poteva essere la soluzione nemmeno ad un raffreddore, figurarsi ad una transizione da 4-3 a 3-4.

A sua parziale discolpa va altresì detto che il materiale non era dei più adatti: l’equivoco Mathis-Freeney sul loro nuovo utilizzo è stato risolto quest’anno con la non riconferma del secondo e anche Jerry Hughes, dopo aver fallito sia nel vecchio che nel nuovo modulo, è stato lasciato andare senza alcun rimorso (lui che era stato una prima scelta nel 2010 da Texas Christian). La pass rush resta il problema principale e francamente sembra eccessivo e per nulla risolutivo dare 4 milioni all’anno per 4 anni ad un girovago come Erik Walden, autore sinora di 9 sack: conosco il ragazzo essendo stato scelto nel 2008 al sesto giro dai Cowboys con cui, nonostante un buon training camp, non riuscì però a fare la squadra, aveva potenziale, ma si va per le 28 primavere e sinora, nonostante una stagione e mezzo da titolare ai Packers, le cifre non descrivono una crescita tale da giustificare un contratto del genere. Dietro a lui si chiederà molto al rookie tedesco, Werner viene descritto come grezzo, ma dovrà percorrere tutt’altra parabola rispetto a quanto fatto da Hughes se i Colts vorranno migliorare i punti deboli di questi ultimi anni.

Per una linea grande, ci vuole un gran nose tackle

Per una linea grande, ci vuole un gran nose tackle

Il resto della difesa preoccupa meno: la linea ha esperienza e solidità, sono molto curioso di vedere finalmente all’opera Chapman nel ruolo centrale (in tutti i sensi) del nose tackle, dopo un anno passato a recuperare da problemi fisici. Le secondarie forse sono un po’ corte, ma sulla carta un terzetto come Vontae Davis (ex Dolphins), Greg Toler (ex Cardinals) e Darius Butler (ex Patriots) offre buone garanzie, anche se molto dipendere dalla testa del primo e dalla salute del secondo, che dopo un’ottima stagione, quella del 2010, ha saltato in toto la successiva per il classico “torn ACL” e ha faticato non poco a ritrovare la forma nel 2012. Le safety titolare hanno un CV che fa invidia a molte squadre NFL: Antoine Bethea e LaRon Landry però non dovranno saltare nessuno snap (e con l’ex redskins non ci metterei la mano sul fuoco).

In attacco Darrius Heyward-Bey e Ahmad Bradshaw sono le acquisizioni principali, mentre una delle sorprese dell’anno scorso il furetto LaVon Brazil dovrà saltare le prime 4 partite per squalifica. Sono due aggiunte a luci ed ombre: il ricevitore ex raiders ha mostrato una vaga cresciuta nell’ultima parte della sua esperienza fallimentare nella baia, ma i dati restano preoccupanti, doveva almeno essere un target sul profondo, mentre è proprio in questo aspetto che ha deluso, la speranza per i tifosi colts è che sia nuova squadra = nuova vita. Bradshaw è ciò che in Indiana cercano da anni, dopo aver provato a trovarlo vanamente via draft. L’arrivo dell’ex giants è una bocciatura definitiva in ottica “starter” per Donald Brown (prima scelta 2009), ma anch’esso nasconde qualche ombra: Ahmad riuscirà a stare sano? Se sì l’upgrade dell’attacco è immediato e sotto ogni punto di vista, essendo lui un giocatore completo in tutti gli aspetti del gioco (bloccatore puntuale, ottime mani fuori dal backfield e runner forse più da off tackle, ma valido anche nella goal line).

Il passing game è il punto di forza che ha permesso, la scorsa stagione, una incredibile qualificazione ai playoff: la passata offseason abbiamo passato mesi a dire e a sentirci dire che Luck era il prospetto più pronto per un sistema professionistico che Terra avesse mai ospitato e così è stato. Andrew è uno di quelli che capitano una volta a generazione (vabbè, in NFL siamo abituati un po’ meglio, ma ci siamo capiti…), anche se nemmeno lui potrà venir meno alla regola che vuole che il secondo anno sei peggiore rispetto al primo anche se riuscirai a fare le stesse cose. Continueremo ad avere aspettative altissime su di lui, chiaramente ci sono stati errori da rookie nella sua prima stagione che dovranno essere limati, ma fossi un tifoso di Indianapolis non mi preoccuperei più di tanto. Come non pare preoccupante la questione WR/TE: Wayne invecchia molto bene (ma prima o poi bisognerà investire nella ricerca di un nuovo WR1) T.Y. Hilton è stata la rivelazione della passata stagione e non è detto che tra gli altri WR ora sconosciuti possa emergere qualcosa di interessante. Il duo Allen-Fleener garantisce altri due target solidi al QB ex Stanford: a dire il vero Fleener ha un po’ deluso l’anno scorso, ma le sue gesta ai tempi del college (Stanford anche lui…..) sono ancora vive che almeno un’altra stagione gli va concessa.

In generale è una squadra che a pesare i singoli elementi forse è molto meno forte delle 11 vittorie conquistate l’anno scorso, qualcosa è cambiato, ma alcuni dubbi restano e in generale le addizioni non sembrano essere in grado di garantire con costanza sin da subito. Forse emerge un quadro più pessimistico di quanto la presenza di un fenomeno come Luck potesse far pensare, magari mi sbaglio ma così a naso Houston pare ancora molto più distante rispetto a quanto potesse suggerire la classifica finale dell’anno scorso.

Focus finale:

John Boyett: la storia della NFL (e dello sport in generale) è piena di talenti alla Boyett, quelli che sembrano fortissimi, poi si infortunano pesantemente e spariscono nel dimenticatoio, entrano tra i pro dalla porta sul retro e poi….sul retro molto spesso ci restano. La S, ex Oregon Ducks, oltre a questo problema fisico, mostra lacune di stazza su cui difficilmente potrà migliorare (178 cm è un po’ pochino per giocare “center field” in NFL), anche se l’aggressività e in generale la capacità di giocare “come se fosse più alto” magari gli permetterà di avere una chance. Resta, se recuperasse totalmente dal punto di vista medico, un atleta pazzesco, ma questo essendo un prodotto di Oregon, sorprende meno.

Situazione ILB: la depth chart su rotoworld (spesso aggiornatissima) mi dà Jerrell Freeman (ex CFL, 145 tackle totali l’anno scorso ad Indy) e Kavell Conner come titolari davanti a Pat Angerer e Kelvin Sheppard (che doveva essere la star ai Bills), lo ammetto, ero distratto, non so dirvi perché.

La OL ha aggiunto carne (sia via FA che via draft), qualche dubbio lì, resta.

Griff Whalen, Jeremy Kelley, Leaner Sampson, Nathan Palmer, Jabin Sambrano, Rodrick Rumble: non sono sono nessuno come non erano nessuno nemmeno Hilton e Brazil, se ne escono ancora un paio, Luck avanza la seria candidatura a Re Mida.

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Categorie: NFL, Team by team preview 2013 | Tag: , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Indianapolis Colts – 2° anno dopo Peyton

  1. Secondo me quest’anno Indianapolis farà sensibilmente peggio dell’anno scorso, e non certo per colpa di Luck, ma perché l’anno scorso sono andati ben al di là dei loro limiti. Quest’anno sarà difficile e molte scelte fatte in off season non mi convincono molto, ma Indianapolis non era e non è una squadra cui mancava poco per diventare una vera contender e quindi non ci si dovrà assolutamente spaventare di una stagione con meno vittorie della scorsa (secondo me galleggeranno intorno al 50%)

    • Grosso modo è come la penso io, anche se non mi sono sbilanciato in pronostici (lo farò magari con un pezzo a parte, più trash prima dell’inizio della stagione, quando avremo finito queste preview :-D). Spero che si capisse comunque nella lettura del pezzo 🙂

  2. Giacomo

    Concordo pienamente: non saranno da PO, e verranno rimessi al loro posto, ma la doppia minaccia Bradshaw – Luck (corsa/lancio), potrebbe diventare esplosiva. Un gioco di corse credibile (se Bradshaw non fa il cretino, il che è tutto da dimostrare), con un fenomeno come Luck e un WR come Wayne (se avesse tre anni di meno sarebbe meglio), può diventare l’elemento determinante: un asse spaventoso che attualmente non è supportato adeguatamente.

  3. Pingback: [NFL] Indianapolis Colts 2013

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