New York Giants – Prevenire è meglio che curare

Le offseason dei Giants

Le offseason dei Giants

A scrivere (e a leggere) dei Giants quasi ci si annoia: mai una offseason aggressiva, draft tatticamente per lo più sempre uguali e continuità di coaching staff. Eppure dobbiamo pur farlo. La lungimiranza del front office dei “giganti” è la più grande forza che ha permesso al team di restare ai vertici della division in questi ultimi anni, riuscendo anche a conquistare ben 2 titoli, pur non partendo mai come favoriti globali della stagione, ma trovando strada facendo una solidità tanto offensiva, quanto difensiva che ha permesso cavalcate insperate.

Tanto solidi nei momenti buoni, quanto discontinui e quasi insofferenti nei momenti di down, i Giants hanno sfruttato in questi anni anche una division ormai di ferro solo per nomea, raggiungendo la postseason anche grazie a sole 9 vittorie. Accendere e spegnere è un giochino troppo pericolose che non sempre l’ha visti uscire vincenti, quindi se vogliamo trovare un aspetto da migliorare nella squadra della Grande Mela è proprio questo, ancor prima che analizzare gli aspetti tecnico-tattici del team.

Per descrivere la lungimiranza basta dare uno sguardo al reparto dei RB: in due semplici ed economicamente indolori mosse si è passati da un backcourt condiviso da Jacobs&Bradshaw ad uno formato da Wilson&Brown che non dovrebbero far rimpiangere le gesta dei primi due. Il tutto tramite draft (nel caso del primo) e pescando dalla spazzatura (anche se a ben vedere Andre era stato proprio scelto dai Giants, con i quali però non trovò inizialmente spazio, prima di iniziare un peregrinare che lo portò a Denver, Carolina, Indianapolis e Washington prima di ritornare alla casella di partenza, con maggiori e non pronosticabili successi).

Il titolare sarà comunque David Wilson: l’ex virginia tech dovrà però dimostrare sin da subito che i problemi di protezione del pallone mostrati nel suo primo anno tra i pro sono ormai superati. Su di lui i Giants hanno investito una prima scelta e quindi era evidente sin da subito che sarebbe stato il dopo Bradshaw (giocatore tanto completo quanto atleticamente fragile e caratterialmente esuberante), ma deve iniziare a proteggere molto meglio il pallone, difetto emerso nella passata stagione specialmente nelle situazioni di ritorno, se non vuole diventare uno Slaton 2.0. In questa offseason si sono notati dei miglioramenti ma non sembra ancora essere raggiunta la soglia di tranquillità e l’anno scorso Coughlin, proprio a causa di un fumble nella prima partita della stagione che incise non poco nella sconfitta contro i Cowboys, lo infilò nella cuccia in fondo alla sideline e lo tenne lì sino a dicembre.

Può Ryan Nassib essere il David Wilson dei QB? Eli Manning ha 32 anni ed entrerà nella seconda parte dell’oneroso contratto firmato nel 2009, un settennale da 106 milioni di dollari complessivi. Nei prossimi 3 anni guadagnerà 13, 15 e 17 milioni. Le prestazioni in campo non lasciano presagire nessun avvicendamento in tempi brevi e, a dirla tutta Nassib (per il poco che ne capisco) ha una lunga strada da percorrere prima di poter essere titolare tra i pro e non è detto che abbia la capacità di farla tutta. Intanto si lotta il posto di backup con David Carr e Curtis Painter: ok, posto di backup già assegnato.

Il turnover tra i WR è ancora più evidente, in questi ultimi anni sono passati i Mario Manningham, i Steve Smith, i David Tyree, i Giants hanno continuato a pescare WR il che ha permesso di gestire anche il salary cap in maniera oculata, anche se poi i nodi Cruz e Nicks sono arrivati (e arriveranno) al pettine. Il prossimo in rampa di lancio è Rueben Randle che quest’anno cercherà di mettere pressione con le sue azioni alla situazione Nicks, dopo che invece il ballerino di salsa ha strappato il contratto della vita (da undrafted ad una estensione quinquennale da 42 milioni in 3 anni).

Dietro a questi tre: Ramses Barden e Jerrell Jernigan fanno parte di quei tentativi di cui sopra, non tutti poi imboccano la rampa di lancio e loro sembrano (al momento) due scommesse non vinte. Poi c’è stata l’aggiunta di Louis Murphy, un WR che se sano è molto più interessante di quanto il suo girovagare in questi ultimi anni possa lasciar intendere.

Non vogliamo essere noiosi, quindi tralasceremo il solito discorso sulla linea difensiva che pesca sostituti nonostante i titolari siano di valore assoluto (Damontre Moore come Jason Pierre-Paul? Ma non dimentichiamo due DT come Johnathan Hankins e Marvin Austin) e passiamo a parlare degli aspetti più controversi e più deboli del roster, ovvero il centro dal campo difensivo: i LB non sembrano all’altezza di una squadra che punta ad essere una contender e non lo sono da un po’.

herzlich

Giant Herzlich

Keith Rivers e Aaron Curry rappresentano il tentativo di riciclare ex prime scelte che altrove hanno  deluso sia sul piano sportivo che personale, ma al momento sembrano più toppe ad un problema annoso che vere e proprie soluzioni. La storia di Herzlich è nota ai più: lui a Boston College aveva la potenzialità di essere un dominatore, soprattutto se consideriamo che parliamo di un sistema che pochi anni dopo ha prodotto un certo Luke Kuechly. Il cancro, la guarigione, il (comprensibilmente) lento recupero dalla malattia e ora la possibilità di diventare in NFL sono un bellissimo percorso che non è ancora finito. Dietro a lui Dan Connor ha ormai perso qualche passo dai tempi dei Panthers, ma è un buon backup. Il problema grosso è il dover vedere in campo per un numero sostanzioso di snap onesti mestieranti o poco meno come Jacquian Williams e Spencer Paysinger.

Nelle secondarie il ritorno di Aaron Ross dalla vacanza in Florida e la crescita (auspicabile) di Prince Amukamara garantiscono talento e profondità. Mentre Ryan Mundy e Stevie Brown non sembrano all’altezza di Terrell Thomas, il quale però ormai all’ennessimo problema fisico alle ginocchia forse non tornerà mai titolare del posto di free safety o quanto meno non lo farà ai livelli precedenti.

Tra le brevi:

Quale futuro per Hakeem Nicks? L’abbiamo accennato in precedenza, i Giants sono stati abbastanza chiari, Victor Cruz rappresenta sia per caratteristiche tattiche, che fisiche (leggasi salute) un giocatore molto più indispensabile che quanto sia Nicks. Probabilmente l’anno prossimo ci sarà spazio salariale anche per lui, ma non potrà chiedere la luna, cosa che forse farà. Contract year, magari “a sorpresa” (…) quest’anno non si infortunia e mette su cifre da vetrina?!

-In rapidissima successione: Jeremy Shockey, Jake Ballard, Kevin Boss, Martellus Bennett e ora Brandon Myers. Le porte girevoli vedono passare meno persone.

Justin Pugh: guai a voi se vi azzardate a criticare una scelta dei Giants, perché poi vi tocca sempre chiedere scusa e dire “oh, ma forse c’avevano ragione loro”.

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Categorie: NFL, Team by team preview 2013 | Tag: , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “New York Giants – Prevenire è meglio che curare

  1. i Giants hanno vinto soprattutto quando la loro difesa è riuscita a fare la differenza. Già l’anno scorso si è dimostrata molto discontinua ed in calo e adesso, sinceramente, non mi sembra che sia migliorata, quindi…

  2. Fillo

    Tutto vero.. Ti sei dimenticato di precisare che sei un tifosissimo dei Giants e che hai un fake su di un famosissimo forum dedicato agli sport USA, che finge di essere un Cowboys.
    A parte questo soltanto una piccola precisazione. Wilson per ora dividerá le corse con Brown e meritocraticamente verranno assegnate le portate con l’avvicendarsi della stagione. Inoltre i ritorni dovrebbero essere competenza di Jernigan, Randle o Ross.
    Pugh é stata una pessima scelta (con JPP mi ha portato bene :0)

  3. Pingback: [NFL] New York Giants 2013

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