Welcome to the South

Con l’inizio dell’anno scolastico ormai lontano meno di due settimane e il football sempre piu’ nell’aria penso che sia il momento giusto per prenderci un “post di riflessione” e parlare di altro. Piu’ precisamente di cosa mi circonda e del mondo in cui ho passato (anche se mi sembra incredibile dirlo) gli ultimi sei anni.

Chi mi conosce sa che la mia passione per gli Stati Uniti non e’ affatto limitata agli sport ma che anzi nutro un forte interesse anche per la storia, la cultura e societa’ Americana (non a caso questo e’ stato il mio campo di studi nei quattro anni ad Appalachian State). E’ naturale quindi che abbia il vizio di guardarmi attorno continuamente, di analizzare quello che vedo e porre tutto in una prospettiva storica.

Se c’e’ una cosa che ho imparato vivendo in questo Paese e’ che non esiste una singola idea di Stati Uniti, ma bensi’ ne esistono molte, svariate; per dialetti, usi e costumi, culture. Quando si parla di Stati Uniti si puo’ intendere la societa’ liquida, iper-velocizzata di una New York o Los Angeles come quella molto piu’ lenta, per certi versi retrograda, dolce degli stati del Sud. Del resto generalizzare e’ sempre sbagliato, ma nel caso degli Stati Uniti l’errore potrebbe essere ancora piu’ grave e fuorviante; tali sono le differenze che intercorrono tra una regione e l’altra degli USA.

Molte volte mi viene chiesto- sia da Americani del Nord o dell’Ovest e sia da stranieri- come mi trovi a vivere al Sud, se mi piacerebbe cambiare, cosa ne pensi della mentalita’ di questa parte di America ancora cosi’ ancorata al passato e restia al cambiamento. Il discorso e’ complesso- molto complesso- e forse questa non e’ neppure la sede adatta a farlo, ma ci tengo particolarmente a darvi un’immagine- priva di stereotipi e luoghi comuni- di cosa voglia dire vivere nel vecchio Sud e un’idea del perche’ non sceglierei nessun altra regione del Paese. In fondo, ormai sono sei anni che vivo qua: ho amici, una famiglia (quella Americana, s’intende), una vita…Insomma questa per me e’ casa lontano da casa, e provo fastidio ogniqualvolta- nella cultura popolare ma anche nel mondo dell’informazione- il Sud viene liquidato sbrigativamente come un ammasso di contadini che non sa parlare Inglese e che vive ancora come se fosse una scena di “Via Col Vento”.

Questa e’ una parte di America che storicamente ha sofferto tanto, forse fin troppo. Certo, in piu’ occasioni il Sud e’ stato causa del suo stesso male e gran parte delle sofferenze non sono state altro che semplici consequenze delle proprie misfatte. Ma c’e’ troppa leggerezza nel leggere la Storia Americana come una semplice, manichea contrapposizione tra Bene e Male, tra Sud e Nord, tra sadici schiavisti e fautori della liberta’. Semplicemente perche’ non e’ vero. Il mio obiettivo qua non e’ quello di ergermi ad apologeta di alcuna parte o men che meno di impartirvi una lezione di storia (in fondo questo resta un blog di sport); ma vorrei se non altro cercare di replicare quello che faccio con I miei studenti: stimolare la vostra curiosita’.

Il Sud degli Stati Uniti ha tanti, tanti difetti e pecche: lo vediamo oggi giorno con il razzismo che ancora- strisciante e molto piu’ subdolo di 50 anni fa ma non per questo meno odioso- pervade questa parte d’America cosi’ come tutte le altre (se pensate che il Nord sia meno razzista vi basti considerare che Martin Luther King stesso una volta disse che si sentiva piu’ al sicuro in una Selma, Alabama che in una Chicago, Illinois; semplicemente il problema del razzismo al Nord e’ stato storicamente meno sentito per una semplice ragione demografica e numerica.), lo vediamo con continui colpi di coda di un estremo conservatismo sociale e politico che sembrava morto e sepolto fino a dieci anni fa ma che sta prepontemente tornando al centro dell’attenzione (il North Carolina ne e’ un esempio lampante: se siete interessati andatevi a leggere quello che la nuova amministrazione del governatore Pat McCrory- unitamente alla General Assembly- e’ riuscita a combinare negli ultimo mesi), e lo vediamo anche con una generale opposizione al cambiamento che sa tanto di paura del futuro e di nostalgia del passato.

Ma- per quanto preoccupante ed importante- cio’ non basta per liquidare un’intera societa’. Perche’ la societa’ che ho imparato a conoscere in questi ultimi anni e che mi ha adottato a tutti gli effetti, non facendomi mai mancare affetto e cura, e’ una fatta di uomini e donne con grande etica del lavoro, abituata a faticare e sudare sui campi come nei grandi stabilimenti mobilifici che mandano avanti ancora oggi l’economia di molte contee; gente forte, vera con grande senso della famiglia e rispetto delle tradizioni; gente che ancora oggi insegna ai propri figli di guardare negli occhi un adulto durante una conversazione e rispondere sempre “yes sir” o “no sir” se l’adulto e’ un uomo e “yes ma’am” o “no ma’am” se invece l’adulto e’ donna; gente magari non sempre istruita o intellettualmente aperta ma che si toglierebbe un tozzo di pane dalla bocca per di darti da mangiare.

Personalmente amo il Sud e gran parte dei suoi abitanti anche perche’ mi ricordano molto l’Italia per ospitalita’ e generosita’ e perche’ mi fanno sentire a casa pur essendone cosi’ lontano. E poi le tradizioni- quelle buone, almeno- a me sono sempre piaciute: a casa mia in Italia vado ancora (perlomeno, quando sono la’) alla messa tutte le domeniche con la mia famiglia, consumo il pranzo domenicale con 8 cugini, nonno, nonna, fratello, papa’, zii, zie e altri ancora, vado allo stesso bar per vedere le partite…Insomma, cerco di tenere vive le usanze. E qua si fa lo stesso: la gente va alla stessa chiesa dove andavano i propri avi, consuma lo stesso pasto domenicale, dice le stesse preghiere prima di mangiare, le ragazze conoscono ancora la bellezza di indossare un bel vestito la domenica (attenzione: vestito, non indumenti scollacciati: quelli tornano utili in altre occasioni) e non pensano che prendersi cura di una famiglia sia una bestemmia o soltanto un ricordo del passato. Normale, dunque, che mi ci trovi bene qua. Alle volte, tra il serio e il faceto, dico alla gente che sono un “North Carolinian by adoption”; perche’ un po’ effettivamente mi ci sento. Ormai I miei interlocutori cominciano ad avvertire un sottile accento del Sud nel mio inglese (che tra l’altro, mia personale opinione, e’ l’accento piu’ bello che si possa dare alla lingua inglese), consumo litri e litri di “sweet tea” e chili e chili di BBQ, parlo delle squadre di football locali come fossi un nativo del posto…Dunque, se e’ vero che il mio cuore e la mia anima resteranno sempre orgogliosamente italiane penso non ci sia nulla di male nell’ammettere che dopo tutto questo tempo mi stia sempre di piu’ amalgamando in questa cultura e societa’. Cerco di trarre il meglio dal mio essere italiano e combinarlo con I lati piu’ positivi del Sud Americano; il meglio dei due mondi, insomma. Perche’ quando avro’ dei figli (e spero che il Signore non me ne faccia difetto) voglio che siano esposti ad entrambe le culture e lingue, voglio che siano orgogliosi di essere in parte italiani e in parte americani e voglio che possano essere in grado di muoversi con lo stesso agio e la stessa familiarita’ in Umbria come in North Carolina (o dovunque saro’). Ah una cosa su cui non accettero’ contrattazioni e’ il luogo del mio matrimonio quando questo avverra’: sara’ in Italia, questo e’ sicuro 😉

E la comunita’ dove io lavorero’ quest’ anno e’ un perfetto esempio di tutto cio’ di cui ho parlato fino ad ora. Maiden e’ un paesello di circa 5.000 abitanti situato poco lontano da Hickory, che e’ la citta’ di riferimento da queste parti: la campagna lo circonda tutto intorno e non e’ raro vedere ogni sorta di animali lungo le strade. Per un ragazzo di 22 anni come me non e’ l’ideale in fatto di vita notturna e di movimento; ma cio’ non mi preoccupa perche’ so che in ogni caso nei fine settimana saro’ a Boone (dove c’e’ App State) a far festa con i miei amici del college e vivere come un ragazzo della mia eta’. Ma gia’ il fatto che si possa andare a letto la notte senza dover chiudere la porta a chiave e sapere che- per qualunque problema- si puo’ contare sull aiuto di altra gente e’ molto. Specie nel 2013.

In ultima analisi, non so chi nel 2007 abbia preso la decisione di mandarmi proprio a Lenoir, NC; ma non c’e’ dubbio che fu una scelta che piu’ azzeccata non si poteva. Dopo sei anni mi sento parte integrante di questa comunita’ e vi sono legato tramite un affetto molto profondo. Dunque si’, e’ vero: ci sono tante cose che non funzionano qua al Sud, ma al tempo stesso ce ne sono anche tante altre (forse addirittura di piu’) che hanno funzionato per gli scorsi 200 anni e che funzionano a funzionare ancora oggi.

La mia speranza e’ che con queste poche righe e con questa sommaria descrizione di una fetta di Sud Americano vi abbia potuto fornire un’idea piu’ chiara e meno stereotipica. Se non altro spero di aver stimolato la vostra curiosita’ e il vostro interesse. Come sempre io sono qua se qualcuno avesse domande o semplicemente commenti da aggiungere.

Bye, y’all!

Categorie: Family, Faith, Football: Diario di un Coach | 8 commenti

Navigazione articolo

8 pensieri su “Welcome to the South

  1. La parte con la porta non chiusa a chiave la notte m’ha fatto venire un po’ di malinconia…Maiden ha 5000 abitanti proprio come Agugliano 😀 e qui fino ad una decina d’anni fa, facevamo la stessa cosa, come lasciare la macchina parcheggiata con le chiavi su e simili. Poi non è che sia successo niente di che, ma è una abitudine che si è persa, più per sentire comune che per episodi di “micro-criminalità” veri e propri (ok, l’anno scorso ho avuto dei ladruncoli in casa…ma quell’abitudine l’avevamo già persa da un po’). Per carità ancora qua nessuna casa ha le inferiate alle finestre al primo piano..come accade ormai d’obbligo nelle grandi città…però rimpiango quella sensazione che tu hai ben descritto.

  2. Anche a Magione (che ha 10.000 abitanti con frazioni e tutto) facevamo cosi’, ma ora non si puo’ piu’ fare. A Perugia dove abita mia mamma invece e’ una giungla: abbiamo dovuto mettere le serrande rinforzate.

  3. Nel mio paese ormai siamo scesi sotto i 15000, e la porta aperta non la lasciamo più da tempo anche perché questa è una zona un po’ più “rock” :D, però il fatto di poter contare sempre sull’aiuto dei vicini di casa o comunque della gente in generale è una cosa che non cambierà mai. A volte c’è il rimpianto per non abitare in qualche grande città che offra tutte le comodità o quante più possibilità di vita sociale, però poi penso alla tranquillità, alla semplicità della vita in un piccolo paese del sud e capisco che difficilmente abbandonerei la mia terra.
    Non riesco ad immaginare il tuo inglese-perugino con l’accento del sud! 😀

  4. mlbarza

    Da abitante di un paesino del Nord Italia posso dire che le cose da noi stanno cambiando per certi versi. Lasciando stare la questione del dormire con la porta non chiusa a chiave (mai fatto, manco 20 anni fa) o del lasciare la macchina con le chiavi dentro, stanno cambiando le abitudini di vita anche nei paesini, grazie (o a causa) del miscuglio di culture che c’è. E da me, la tranquillità e lo spirito di solidarietà si stanno un po’ perdendo, o meglio si stanno rinchiudendo tra persone con le stesse origini.

    Ho un paio di curiosità per l’autore del post: come prendono gli abitanti del luogo il fatto che tu, straniero da relativamente poco in loco, insegni ai loro ragazzini cose che fanno parte della loro cultura, sportiva e non che che comunque faccia parte del loro percorso di formazione, tu che hai basi culturali completamente diverse dalle loro? C’è della diffidenza? Da noi (o quantomeno dove vivo io) c’è diffidenza se i bambini si trovano in classe altri bimbi di nazioni (se non addirittura regioni italiane) differenti, figuriamoci per gli insegnanti…

  5. Roberto G

    Molto bello come sempre. Il fenomeno della ‘porta di casa aperta la notte’ lo vidi (e lo vedo tuttora) con grande sorpresa anche nel Midwest tanti anni fa. Mi fece una fortissima, bellissima impressione. È commovente l’affetto che hai per la regione che ti ha ospitato, e che stai onorando con il tuo impegno. Complimenti.

  6. Blu

    Semplicemente BELLISSIMO!!!!

    Grazie!

  7. @mlbarza
    Guarda, di diffidenza non ne ho mai avvertita: almeno, non in maniera eclatante. Questo penso per due ragioni: 1) La gente qua e’ proprio accogliente e non mi ha fatto mai pesare il fatto che fossi straniero, e a me comunque e’ sempre venuto naturale assimilarmi ai loro usi e costumi; 2) Quando la gente vede che sei competente di quello di cui parli il fatto che sei straniero passa in secondo piano. In tutti questi anni ho dimostrato di non volere nulla ma il meglio per i miei studenti, e questo -per loro- e’ cio’ che conta.
    E poi, anche se e’ brutto a dirlo, pur straniero sono comunque bianco (“caucasian” come direbbero loro) e per questo sono visto come “uno di loro.”

  8. mlbarza

    Grazie per le risposte, per quanto penso che faccia comunque strano che un “caucasian” non americano insegni agli indigeni, è una buona cosa che ti abbiano accettato come uno di loro. La nota triste finale li allinea per certi versi (argomento però troppo grosso per parlarne noi, quì) alla visione ancora provincialistica che c’è dalle nostre parti, ma quel che conta è che ti trattino bene

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: