Il sapore della non vittoria

Poeta, mica tanto.

Poeta, mica tanto.

È stato un pomeriggio di sport strano, dove il confine tra vittoria e sconfitta, spesso labile, s’è quasi ribaltato. L’avevamo iniziato pensando di essere in controllo (Michelini docet), in vantaggio di una decina di punti contro i croati, nell’Europeo di basket in gioco a Lubiana. La nazionale italiana che aveva sorpreso tutti nelle prime 5 partite si era però totalmente spenta a partire del secondo quarto, scoprendosi dannatamente “piccola” di fronte ai centimetri di Tomic e compagni.

Il finale della partita era stata una lotta fratricida: da una parte Gigigante (oh…l’ho sentito chiamare così su Radio1, non è colpa mia) Datome, dall’altra Cusin….quando però a quest’ultimo sono arrivati gli aiuti dei vari Gentile e company s’è capito che non c’era più speranza: l’Italia aveva perso la seconda partita consecutiva e vedeva complicarsi dannatamente le chance di qualificazioni ai quarti. Ma il basket è uno sport strano (direbbe Caressa), già giorni fa guardando il calendario e studiando l’astruso regolamento di questi Europei, c’era gente che sbandierava ai quattro venti la possibilità che il team azzurro, forte del percorso immacolato sino all’inizio del secondo turno, potesse qualificarsi ai quarti pur perdendo le restanti tre partite contro le temibili Slovenia, Croazia e Spagna. Sembrava una cazzata. Ma ti pare?! Eccoci che tempo zero, finita la partita contro la Croazia, mentre tutti stavano già scendendo dal carro, su twitter arrivavano le prime conferme: se la Spagna batte la Finlandia (vabbè….se il sole è giallo e il cielo è blu) e se la Slovenia batte la Grecia, siamo qualificati matematicamente. La prendiamo per buona e tiriamo fuori dal cassetto la bambolina voodoo di Trincheri, sapevamo che prima o poi ci sarebbe ritornata utile, che era meglio non buttarla.

Non ce ne vogliano i parenti stretti dell’ex coach di Cantù, gli unici che possano dissentire per motivi familiari, ma non abbiamo fatto fatica a tifare contro la sua Grecia, nazione contro la quale abbiamo sempre tifato, a prescindere della presenza del “simpatico” coach italiano, a prescindere dalla implicazioni di classifica, a prescindere da Spanoulis. La simpatia proverbiale dei suoi giocatori negli anni s’è ben abbinata a quella del suo attuale allenatore, quel mix tra un Mazzarri e un Conte che lascia pochi spiragli.

Come preventivabile, in Spagna ben sanno che il sole è giallo e il cielo è blu e la Finlandia è potuta tornare ad interessarsi al ghiaccio. Ma è alla sera che si è completato il capolavoro regolamentare FIBA e noi italiani abbiamo assaporato il gusto dolce della non vittoria. All’improvviso sono sparite le cazzate di Cusin, le forzature di Aradori, i minuti in panchina di Belinelli (a tratti meno dannosi di quelli in campo), sono rimaste le magie di Datome e la sensazione che questo gruppo, già capace di miracoli in serie nella prima fase, si sia guadagnato sul campo la possibilità di giocarsi almeno una partita dal dentro/fuori, dove vincere vorrà dire vincere e perdere vorrà dire perdere.

Il sapore della non vittoria poi l’ha conosciuto, durante il pomeriggio stesso, Vincenzo Nibali, uno che, quest’anno, ha dominato un Giro, seppur mozzato, e che doveva dominare anche la Vuelta. Messa così sembra stia per raccontarvi di una disfatta, di un campione sopravvalutato, in realtà nella non vittoria di oggi abbiamo imparato a conoscere un campione vero: “Oggi ho dato anima e cuore per lottare come un leone! Certe volte si vince, altre si perde, ma l’importante è con onore fino alla fine!” recitava il suo ultimo tweet stasera. Ammetto di aver avuto i brividi sul primo tentativo di fuga sull’Angliru, li ho avuti quando poi c’ha riprovato quando la pendenza recitava 21% ed ho continuato ad averceli fino a quando Nibali ha mollato, più di così non si poteva fare e nell’epoca in cui nel ciclismo tutti si accontentano e si preoccupano più dell’avversario dietro che di quello davanti, nell’epoca in cui nessuno attacca, lui ha messo sui pedali tutto quello che aveva ed ha perso.

Sorriso....malefico

Sorriso….malefico

Ha perso contro Chris Horner e qui se uno vuole pensar male non deve fare nemmeno troppa fatica: liquidiamo il tutto considerando che il fatto che l’americano abbia 42 anni non è nemmeno la cosa più buffa di questa situazione. Parliamo di un atleta che in carriera ha corso 11 grandi giri (1 Giro, 6 Tour e 4 Vuelta) qualificandosi una sola volta tra i primi 10 (nono al Tour 2009), il palmares comprende qualche tappa, qualche corsa di pochi giorni, ultime delle quali il Tour di California 2011 e il giro dei paesi Baschi 2010. Un mestierante di 42 anni, che pedala sgraziato, che si improvvisa eroe da tre settimane con la ciliegina della seconda ascesa dell’Angliru più veloce di sempre. Cerchiamo sempre di fuggire dai facili dubbi, ma qua forse si sta esagerando e da questi dubbi non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx (semicit.). Non vogliamo e non possiamo convincervi del contrario, fate tutte le ironie del caso su Horner, sul fatto che tra tre quattro mesi consegneranno la vittora a Nibali. Per il momento ci resta la non vittoria del ciclista siciliano e, a prescindere da tutto, anche qui, a prescindere dal doping, dall’estetica della pedalata altrui e da una forma che è andata scemando, è una non vittoria che ci ha regalato brividi ed emozioni e questo comunque ci riappacifica con lo sport.

Poi avessimo voglia, potremmo parlare anche di che sapore lasciano le non vittorie di Milan, Juve ed Inter. Ma quello è un campo minato in cui non vogliamo entrare, se non con la tuta mimetica del Napoli, l’unica squadra che è riuscita a vincere in questo pazzo sabato di sport e non a caso anche l’unica a festeggiare con i fuochi d’artificio, ancor prima di iniziare. Un sabato che per fortuna volge al termine, magari da domani una sconfitta varrà una sconfitta e ci saremo già dimenticati che sapore ha una non vittoria.

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Categorie: Basket, Calcio, Ciclismo | Tag: , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Il sapore della non vittoria

  1. mlbarza

    Nella palla a spicchi ci è andata bene grazie ai fratelli Dragic. Anzi considerato quello che abbiamo sprecato nel primo sontuoso tempo e nel secondo grazie ai gentili regali croati ed al fatto che il Beli ha fatto lo spettatore per metà gara e Gentile per tutta, direi che non siamo nemmeno poi andati tanto lontani dalla vittoria contro la squadra più in forma del nostro girone. Vediamo ora di giocarcela domani con gli iberici e soprattutto giochiamoci il tutto per tutto al quarto, chiunque ci capiti (magari non i lituani che son grossi pure loro) e cerchiamo la qualificazione ai mondiali.

    Sulla Vuelta: onore a Nibali, non aveva la forma del Giro ed ha commesso un paio di errori tattici (la tappa in cui non inseguì Horner per stare tutta la salita con Basso e gli spagnoli e poi staccarli sul finale e soprattutto quando non lo ha attaccato ad Andorra in mezzo all’acqua). L’ha sottovalutato come ha fatto chiunque. Io resto per la presunzione d’innocenza fino a prova contraria, è dura, durissima in questo caso, ma è giusto così (per ora). Spiace sempre più però che il ciclismo abbia preso tutto il peggio del tifo sportivo negli attacchi e negli insulti che il sempre ottimo Riccardo Magrini si è beccato l’altro giorno per aver deciso di non alimentare la cultura del sospetto sull’americano e della mania di protagonismo di chi va a vedere le grandi salite. E’ meraviglioso essere lì a sostenere i corridori, è anche faticoso arrivarci, ma onestamente non ne posso più di vedere la sede stradale ridotta ad una striscia con macchine, moto e financo corridori che fanno fatica ad andare su perchè la gente vuole non solo tifare, ma vuole soprattutto farsi vedere mentre lo fa.

  2. Frank

    Parlo adesso che abbiamo battuto la Spagna per cui è facile, comunque al di là di tutto l’Italia sta disputando un buon Europeo, ma dove pensate che possiamo arrivare? Non credo più in là dei già raggiunti quarti e se invece li passassimo potremmo parlare di “Italia miracolosa”.
    Ma per un momento provate ad immaginare dove saremmo con Gallinari e Bargnani al posto di Melli e Cusin…non c’è la controprova ma sognare l’impossibile sarebbe stato doveroso.

    • azazelli

      Non sono un esperto di basket, come lo sono altri, quindi la mia opinione vale fin lì (come per il football, ecc ecc…), però il fatto è che Gallinari e Bargnani sarebbero stati più che “al posto di..”, ma “assieme a..” e questo avrebbe fatto ulteriore differenza. Poi non dimenticherei Hackett (dimenticherei invece tranquillamente Mancinelli :-D), la sensazione era che, al di là di Gallinari, di cui sapevamo per tempo, questa potesse essere una squadra in grado di far bene ai massimi livelli, soprattutto perché oltre al talento (e alla crescita di questo…) questa volta avevamo un Pianigiani in più, che per quanto “antipatico” e in qualche modo limitato da un lavoro non intensivo come si può avere con un club, ha dimostrato di saper insegnare basket e dare disciplina, che era quello che mancava a questa generazione di “fenomeni NBA” e che in anni passati c’ha permesso di vincere anche senza “loro”.

      Purtroppo però ora siamo questi (cit.) e bisogna raggiungere l’obiettivo minimo, la qualificazione al mondiale 2014, lì magari saremo al completo e potremmo godercela ancora di più.

      PS. Su Bargnani leggo anche che alcuni ritengo potesse essere un “male”, in quanto non è detto, soprattutto nel concetto di squadra di Pianigiani, che avere un centro così, soprattutto a livello difensivo, potesse aiutare la squadra. Era da vedere, speriamo di farlo in futuro. Intanto avrebbe permesso minuti diversi a Cusin (che, non è una merda, anzi…adesso per due cazzate in fila non dobbiamo dimenticarci le cose buone che fa) e avrebbe permesso un utilizzo diverso anche di Melli (uno che se gli chiedi di fare SOLO quello che sa fare, resta fondamentale per questa squadra)

  3. Giacomo

    Che bell’articolo. Va a finire che mi farai appassionare anche al ciclismo. Se riesci a portare un fan al ciclismo in questo periodo, beh credo che tu meriteresti il premio nobel alle pubbliche relazioni.

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