Tom, Scott e l’Italia che convince (e vince)

Niente mezzi punti stavolta: la Sbk è tua

Niente mezzi punti stavolta: la Sbk è tua

Stavolta non ci sono mezzi punti che tengano. Tom Sykes è il campione del mondo SBK 2013. La Kawasaki, esattamente 20 anni dopo l’unica vittoria della verdona, torna sul tetto del mondo. Il 2012 si era concluso con un Tom Sykes deluso ma sorridente per quel maledetto 0,5  che divideva lui da Max Biaggi. E ci aveva lasciato con una promessa : “ci riproverò l’anno prossimo!”. E così è stato. Si è fatto crescere la barba, sembra un pilota più maturo, anzi lo è. E anche la sua Verdona che l’anno scorso lo faceva penare in gara, è cresciuta. 9 vittorie e un terzo posto in Gara 1 ad Jerez che gli ha permesso di laurearsi campione. Un inizio di campionato difficile, con il duo Aprilia in fuga. Due quinti posti e un ritiro nelle prime 3 manche. Poi la svolta: Assen, l’università del motociclismo. Tom sale in cattedra e con un primo e secondo posto si riporta lì, dove conta. Poi una serie di vittorie e piazzamenti utili che gli permettono di rimanere attaccato al duo Aprilia fino al round Statunitense e Francese dove ottiene 3 vittorie su 4. E così si presenta a Jerez da leader e con il terzo posto ottiene la vittoria. Un pilota vero, che non fa calcoli, che spinge sempre fino alla fine. Un perfetto esempio di pilota Superbike. Un titolo meritato, anzi meritatissimo. Good Job Tom!

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3 volte Scott

Se per Tom Sykes quello arrivato Domenica è il primo alloro iridato, Scott Dixon nella sera di Sabato a Fontana ottiene il suo terzo titolo in Indycar (2003, 2008 gli altri 2). La sfida era tra 2 storiche presenze della Indycar. A contendere il titolo al neozelandese dall’altra parte c’era Helio  Castroneves che dopo vari secondi posti finali cercava il primo titolo nella serie statunitense. Il pilota del Team Ganassi, con un pizzico di fortuna, ha avuto la meglio sul rivale brasiliano, vittima di un week-end nero dovuto ad errori suoi e del box che lo costringono a delle soste extra. Dixon ha maturato la propria leadership nella parte finale del campionato, dopo un inizio non proprio fortunato. Fino alla metà di Luglio 0 vittorie per il Team Ganassi. Poi 4 vittorie e la rincorsa a Castroneves, conclusa proprio nell’ultima gara. Una stagione in cui si sono alternati 10 diversi vincitori, sintomo di un livellamento alla pari tra i vari contendenti. E Dixon è stato quello che ha saputo interpretare meglio il campionato, sapendo adattarsi velcocemente ai continui passaggi tra stradali e ovali, grazie anche alla sua lunga carriera, iniziata nel 2001 in Champ Car e nella Indy racing League nel 2003 (fuse poi nel 2008 per dar vita all’attuale Indycar). E per Ganassi è il 10 titolo Indycar. E il terzo titolo, insieme ad una Indy 500 (vinta nel 2008) proiettano Dixon nell’elite che conta della categoria americana.

Veniamo ora ai fatti di casa nostra. Se in Formula 1 la Ferrari non convince, in giro per l’Europa e per il Mondo ci sono molti giovani (e non) piloti italiani che convincono e ogni tanto vincono.

Marciello: l'Italia (e la Ferrari) che vince e convince

Marciello: l’Italia (e la Ferrari) che vince e convince

Tra i giovani più promettenti compaiono sicuramente i nomi di Raffaele Marciello (classe ’94) e Antonio Fuoco (classe ’96), entrambi già dentro il Ferrari Driver Academy. In particolare il primo è forse il giovane più promettente del panorama italiano. Supportato dalla casa di Maranello fin dal 2010, Raffaele quest’anno si è imposto nel campionato Europeo di F3 quest’anno, correndo con il Prema Powerteam, team italiano di successo per quanto riguarda le serie minori. 13 vittorie su 30 e 19 podi, la sua è stata una cavalcata trionfale, anche con un brivido nel finale quando nel round olandese di Zandvoort è incappato in un week-end nero e aveva visto il suo vantaggio in classifica passare da 72,5 punti a soli 9,5. Ora per Marciello si aprono le porte della GP2 e della World Series by Renault, le 2 categorie di maggior livello per i giovani che aspirano ad entrare in F1. E proprio nella serie targata Renault debutta in questi giorni in alcuni test con il team DAMS, (suo tweet di qualche giorno fa a riguardo: “Finally tomorrow I will have a big toy 😉 @damsracing @WSR_Live @Circuitcat_eng”). Un vero tesoro per la Ferrari che però deve guardarsi le spalle: la Mercedes, motorista del suo team in F3,infatti sarebbe in procinto di offrirgli la possibilità di effettuare dei test con la classe C che prende parte al DTM per valutare se offrirgli un sedile per la stagione 2014. Questo vorrebbe dire competere in uno dei campionati più tosti, difficili e combattuti a ruote coperte, che potrebbe dare visibilità al pilota italiano, ma allo stesso tempo lo potrebbe allontanare dalle luci della F1 (l’ultimo pilota del DTM sbarcato in F1 è Paul Di Resta, pupillo Mercedes e campione nel 2008). La palla passa alla Ferrari che dovrà saper gestire la situazione e non lasciarsi fuggire il giovane italiano.

Marco Bonanomi e il gran capo Audi Sport Wolfgang Ullrich

Marco Bonanomi e il gran capo Audi Sport Wolfgang Ullrich

La Germania si può considerare  terra di fortuna per i nostri portacolori: Edoardo Mortara e Marco Bonanomi stanno ottenendo ottimi risultati sotto l’ala protettiva dell’Audi. Il primo è ormai presenza fissa nel DTM, con 3 vittorie in 3 stagione e un quinto posto assoluto nel 2012 che lo ha visto essere il miglior pilota della casa dei 4 anelli in classifica. Inoltre Edo è considerato il re di Macao: sul difficile tracciato cittadino asiatico è a quota 4 vittorie di consecutive tra F3 e GT e quest’anno punta al quinto successo di fila. Inoltre quest’anno si è imposto, sempre con Audi, nella 24 Ore di Daytona, classe GT. Marco Bonanomi ormai è da un qualche anno dentro il programma Endurance dell’Audi, il programma più importante per quanto riguarda la casa tedesca, e nel 2012 a bordo dell’R18 ha ottenuto un importante terzo posto alla 24 Ore di Le Mans, continuando la tradizione italiana a Le Mans dopo il ritiro di due mostri sacri dell’Endurance come Emanuele Pirro e Dindo Capello (rispettivamente 5 e 3 successi nella maratona francese).

Andrea Caldarelli (a sinistra) e il team Toyota: anch in Oriente c'è un pizzico d'Italia

Andrea Caldarelli (a sinistra) e il team Toyota: anche in Oriente c’è un pizzico d’Italia

Sempre nel panorama Endurance troviamo un altro giovane promettente italiano in casa Toyota. Andrea Caldarelli (classe ’90) è supportato della casa nipponica da diversi anni e prima dell’addio della di quest’ultima dalla F1 aveva avuto la possibilità di provare la loro monoposto in un test in Bahrain, con tempi non molto lontani dai piloti ufficiali Glock e Trulli. Anche con l’abbandono nella massima serie, i giapponesi hanno deciso di puntare lo stesso su Andrea supportandolo nel corso delle sue stagione nelle categorie minori e portandolo a correre in Giappone negli ultimi anni (Formula Nippon e campionato GP giapponese). Inoltre è stato inserito nel programma Toyota per la 24 Ore di Le Mans come pilota junior, con il compito di tester e di supporto al team durante le gare.

Tra gli italiani più vicini alla F1 c’è sicuramente Davide Valsecchi: il campione della GP2 2012 è presenza fissa nel paddock del circus in qualità di terzo pilota del team Lotus e spera che il lavoro svolto in questo anno gli possa permettere di ottenere un sedile come pilota ufficiale del team francese per la prossima stagione. In qualche modo anche Luca Filippi è vicino alla Formula 1: purtroppo non come pilota, ma in veste di inviato per Sky. Ma proprio in questi ultimi mesi Luca è tornato a svolgere la sua abituale mansione salendo a bordo della Dallara del team Barracuda nel campionato di Indycar disputando le ultime gare sugli stradali nel campionato USA (con prestazioni discrete). Ed dietro la sua chiamata negli States sembra esserci la Honda, che fornisce i motori al team Barracuda: sarebbe stata proprio la casa giapponese, per cui l’italiano era  collaudatore ai tempi della F1, a proporlo per farlo correre. E sempre negli USA nella GrandAm Max Angelelli e Alessandro Balzan sono diventati campioni rispettivamente nella categoria Daytona Prototype e GT.

Ferrari 458 Italia: la regina nelle categorie GT

Ferrari 458 Italia: la regina nelle categorie GT

Dove forse gli italiani vanno meglio è proprio nella categoria GT: Davide Rigon (che è anche collaudatore della Ferrari per la F1), Andrea Montermini, Giancarlo Fisichella e Gianmaria Bruni ( primi a Le Mans nel 2012 e campioni per il secondo anno di fila nel Mondiale Endurance), solo per citare i più noti, tutti a bordo della Ferrari 458 Italia sono protagonisti nei campionati in cui competono.

Come non citare il sempreverde Gabriele Tarquini (classe ’62) che tuttora è uno dei protagonisti del WTCC, il mondiale turismo. E per concludere citiamo anche le quote rosa con Michela Cerruti e Vicky Piria, che corrono rispettivamente nel campionato italiano GT e in F3. E sicuramente mi starò dimenticando qualcuno.

Insomma, l’inno italiano in sui vari podi d’europa e del mondo suona ancora. La Aci e la Csai stanno cercando, attraverso varie iniziative e programmi, di aiutare i nuovi talenti cercando di supportarli. Ovviamente siamo italiani e come al solito siamo arrivati dopo, ma forse il movimento motoristico italiano si sta muovendo. E chissà che qualche anno non potremmo risentire l’inno italiano sopra il podio della F1.

Fto scattata Domenica a Monza: Fulgenzi, campione Porsche Carrera Cup, e il ricordo ad Edwards

Foto scattata Domenica a Monza: Fulgenzi, campione Porsche Carrera Cup, e il ricordo ad Edwards

Prima di concludere vi linko l’indirizzo di una petizione: purtroppo settimana scorsa in un incidente in Australia, dove faceva da istruttore ad un giovane pilota, ha perso la vita Sean Edwards, pilota che da anni corre con la Porsche e che quest’anno è leader della Porsche Supercup, la massima categoria per quanto riguarda la casa di Stoccarda. L’ultimo round del campionato si svolgerà ad Abu Dhabi in concomitanza con la tappa della Formula 1. La petizione è stata creata proprio dai piloti e compagni della Porsche Supercup ed è rivolta alla Porsche Motorsport, il settore della casa tedesca che gestisce la parte sportiva, affinchè nel corso dell’ultima gara non vengano assegnati punti in modo da permettere a Sean Edwards di mantenere la leadership in classifica ed aggiudicarsi il titolo. Un ottimo modo per ricordare il pilota inglese.

http://www.change.org/petitions/porsche-motorsport-make-the-final-race-of-the-2013-supercup-season-a-non-points-race?share_id=BhkBWiBkcr&utm_campaign=invite_page_mobile&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition

Categorie: Motori | Tag: , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Tom, Scott e l’Italia che convince (e vince)

  1. Ottimo resoconto!! Minchia quanti italiani 🙂 ma…l’altro giorno mi sono imbattuto in un tuo scambio di tweet con un ragazzo che si lamentava della modalità con cui vengono assegnati i sedili delle monoposto in F1 (ahimé, niente di nuovo….), lui (questo con cui twittavi) chi è? 😀

    Sulla prima parte: ho seguito abbastanza (anche se avrei potuto e dovuto farlo molto di più) entrambi i campionati (SBK e Indycar), contentissimo per Sykes e la Kawasaki…forse l’equilibrio in Indycar inizia ad essere quasi eccessivo, ma questa alla fine è una caratteristica tipica delle corse americane. Peccato per Sato che aveva iniziato molto bene 😦 faceva sempre incidenti, ma almeno li faceva nelle prime posizioni!

    • Per quanto riguarda l’Indycar, hai perfettamente ragione: agli americani piace questo tipo di equilibrio perchè significa più lotta e incertezza. Poi il vero pilota dell’Indycar si esalta ed esce negli ovali e da lì si capisce chi ha più piede e precisione.
      Per quanto riguarda lo scambio di tweet, il pilota non lo conosco e ho iniziato a seguirlo dopo aver visto un suo tweet retwittato nella home. Da quello che ho capito è un giovane che corre con i kart e sta tentando, con un po’ di fatica, di riuscire a iscriversi nel campionato italiano l’anno prossimo. La discussione è nata perchè la Toro Rosso ha ingaggiato per l’anno prossimo Kvyat, classe ’94 come lui, e sembrerebbe che abbia ottenuto il posto anche grazie alla spinta della Russia e delle valigie di $ che porterebbe con gli sponsor. Per quanto riguarda Takuma: pure io ci avevo creduto nel kamikaze!

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