Camelot – L’Autunno dei Buoni Sentimenti

Maiden Football

“Don’t let it be forgot, that once there was a spot, for one brief shining moment, that was known as Camelot”

Cosi’ recitava un famoso musical di Alan Jay Lerner composto nel 1960. “One brief shining moment.” Questa era Camelot, la mitologica corte del Re Artu’. Un periodo breve, effimero, ma cosi’ bello ed intenso che e’ destinato a vivere per sempre nelle memorie piu’ speciali della mente e del cuore. Nell’immaginario collettivo Americano Camelot e’ la presidenza di John F. Kennedy: spumeggiante, dorata, foriera di buoni sentimenti e fiducia verso il futuro ma interrotta violentemente, bruscamente, dopo soli tre anni.

Per me Camelot sara’ sempre l’autunno del 2013. Niente- o quasi- nel mio caso si e’ interrotto bruscamente. Nessuna tragedia- e ci mancherebbe- e’ accaduta. Ma cio’ nonostante, mi ritrovo in debito di parole nel dover descrivere cosa questi ultimi mesi abbiano rappresentato per me. Ci sono in gioco troppe emozioni, troppe gioie, troppi alti e bassi, troppe novita’ perche’ una semplice tastiera e uno schermo possano essere degni ed efficaci interpreti di quello che vorrei descrivere. Quello che so per certo- e quello che penso possa comunicare in modo abbastanza semplice- e’ che questo autunno mi manchera’. Mi manchera’ per tutto quello che ho guadagnato in relazioni, esperienze; mi manchera’ per tutti i pomeriggi passati sul campo di allenamento a lavorare con la squadra; mi manchera’ per tutti i battiti di cuore che mi ha provocato; mi manchera’ per le emozioni del mio primo vero giorno di lavoro, e mi manchera’ per tante altre ragioni. Guardo al mio futuro e vedo cose splendide- progetti, idee, traguardi, stimoli- sui quali non vedo l’ora di mettermi al lavoro; ma poi mi guardo indietro e sono malinconico. Quelle emozioni, quelle sensazioni sono alle spalle. Certo, ne provero’ di altre- magari ancora piu’ intense- ma non saranno mai uguali. E questo e’ un fatto. Ma la vita va anche cosi’, credo: il presente non e’ altro che un ponte tra il passato e il futuro, tra quello che e’ gia’ accaduto e quello che deve ancora accadere. Il nostro obbligo morale di uomini e’ sempre quello di tenere i nostri occhi ben fissati sugli orizzonti che si devono ancora prospettare dinanzi a noi; ma cio’ non allieva la malinconia per il passato. Piu’ o meno recente.

Negli ultimi mesi- da Agosto fino ai primi di Novembre- ho imparato, vissuto, gioito e sbagliato (tanto). Sempre con entusiasmo e passione. Per quanto riguarda il gioco del football di per se’ ho appreso tanto, ma paradossalmente questo non e’ neppure il punto. Quello che ho davvero imparato e’ che semplicemente non c’e’ nulla di piu’ bello, di piu’ coinvolgente che le sincere relazioni che uno si costruisce nella propria vita. Molte volte durante gli ultimi anni- ma specialmente durante gli ultimi mesi- mi sono guardato indietro, alla strada percorsa fino a questo punto: e ho sorriso. Tanto. Perche’ di strada ne ho fatta molta da Magione, Umbria (ma come ho sempre detto, i miei sforzi sarebbero valsi nulla senza il sostegno morale ed economico della mia famiglia e l’aiuto del Signore), e sono felice di dove sia arrivato a questo punto (felice, non soddisfatto: la strada e’ appena cominciata). Mi sono guardato attorno per un momento e ho realizzato cosa avevo: a 22 anni ero un insegnante di Storia in una scuola media, allenavo lo sport che piu’ di ogni altro amo, fidanzato con una bella, semplice ragazza che condivide il mio stesso lavoro, mentre abitavo in un tranquillo, affettuoso paesello del Sud Americano. In fondo, non c’e’ molto altro che potrei chiedere in termini di felicita’; in fondo questo e’ cio’ che ho sempre sognato. Camelot, appunto.

Mai nella mia vita mi ero sentito cosi’ vivo, cosi’ uomo come in uno di quei tipici giorni di autunno: scuola nella mattina e nel primo pomeriggio, due ore e mezza passate sul campo ad urlare dietro a ragazzini, mezz’ora di conversazione post-allenamento con gli allenatori seduti sulle tribune vuote a scrutare l’orizzonte parlando di football e vita in generale, e infine cena a casa dei genitori della mia ragazza. Semplice. Bello. Camelot.

Il football e’ una gran cosa. E’ una gran cosa perche’ e’ veicolo di emozioni e passioni come pochissime altre cose della vita. Ti permette di sfogare le frustrazioni di una lunga giornata di lavoro, ti permette di tenere la tua mente occupata, ti permette di interagire con ragazzi che hanno tanto da insegnarti e da imparare e che puoi arrivare a conoscere come non avresti mai potuto senza il football. E poi quando arriva il momento della partita ti giochi tutto e ti senti tutto: sei emozionato, teso, impaziente, coinvolto…E poi c’e’ la gioia della vittoria, la delusione bruciante della sconfitta, la consapevolezza che succeda quello che succeda domani si deve tornare al lavoro e migliorarsi: come giocatori, come allenatori, come uomini.

Da un punto di vista sportivo non avrei potuto chiedere di meglio. Il record finale di 5-2 ci ha permesso di poter rivendicare almeno una parte del titolo di conference, ma soprattutto ci ha mostrato dove il duro lavoro, la dedizione e lo spirito di gruppo possono portare. Questa era una squadra che nessuno pronosticava avrebbe finito la stagione con piu’ di tre vittorie. Dopo aver letteralmente dominato l’anno scorso Maiden infatti perdeva 22 titolari (causa “graduation’) e sembrava destinata a giocare il ruolo di agnello sacrificale all’interno della conference. Ma come direbbe Lee Corso, “not so fast my friend!” Alla prima stagionale abbiamo sorpreso tutti battendo Newton con uno straordinario quarto quarto. Poi sono arrivate le due sconfitte: la prima contro Grandview (probabilmente una delle due peggiori partite di tutta l’annata) in un piovoso pomeriggio e la seconda contro Arndt; una gara che fino all’ultimo secondo ero convinto saremmo riusciti a portare a casa. Ma dopo quella sconfitta qualcosa e’ scattato: un interruttore, un clic, un qualcosa. Quello che e’ certo e’ che dopo quel mercoledi’ non siamo piu’ stati gli stessi. Prima abbiamo costretto Jacob’s Fork alla prima sconfitta stagionale in doppio overtime con uno sforzo difensivo quasi commovente; dunque abbiamo proseguito con l’asfaltare River Bend in scioltezza, per poi vincere quella che e’ stata probabilmente la partita piu’ bella di tutte: contro Northview, in casa, di rabbia e orgoglio. Infine, la brutta- seppur vincente- prestazione contro i rivali di Middle Creek che ha meso  il sigillo su una stagione che e’ andata ampiamente al di la’ dei pronostici.

A fine novembre mi rimangono tanti ricordi e molta malinconia. Qua fa freddo. L’inverno e’ ormai in pieno regime e quei pomeriggi caldi autunalli hanno lasciato il posto ad altri molto piu’ corti e- se vogliamo- anche molto piu’ vuoti. Ma mi guardo indietro, ogni tanto; e sorrido. Ripenso ai primi allenamenti, a quanto ho faticato a memorizzare tutti i nomi dei giocatori, a familiriazzare con gli schemi, ripenso alla prima partita contro Newton e alla proposta di uscita che feci a quella che sarebbe diventata la mia ragazza…Ripenso a tante cose. E mi chiedo cosa mi portera’ il futuro. Perche’ io nel futuro ci credo. Tanto. Il futuro non mi ha mai deluso e non vedo perche’ debba cominciare ora. Ma il fatto e’ che per quanto uno citi scrittori, filosofi e politici sull’impatto che ogni individuo puo’ avere sul proprio futuro, alla fine ci si rende conto che possiamo fino ad un certo punto. Il futuro di ognuno forse e’ gia’ scritto, e noi semplici uomini non possiamo fare altro che lavorare all’interno di quei disegni. Di certo so solo che lo guardo in viso al futuro, e lo faccio con un sorriso. Proprio come il mio passato.

Non posso adeguatamente esprimere il piacere che ho avuto nel poter condividere con voi questa esperienza, questa mia Camelot. E’ stato un vero onore, cosi’ come ogni minuto del vostro tempo che avete dedicato a leggere i miei post e magari anche commentare. Da parte mia vi voglio soltanto far sapere che dopo l’ultima partita stagionale ho riposto il mio fischietto di allenatore dentro la mia macchina e ho tutta l’intenzione di non toccarlo fino al prossimo Agosto, fino al primo allenamento di una stagione che verra’ e sara’. Fino all’inizio di un’altra Camelot.

Grazie a tutti.

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Categorie: Family, Faith, Football: Diario di un Coach | 4 commenti

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4 pensieri su “Camelot – L’Autunno dei Buoni Sentimenti

  1. Grazie a te GianMarco per tutte le emozioni che ci hai trasmesso e per questo bellissimo pezzo.
    In bocca al lupo per il futuro e…Happy Thanksgiving!

  2. mlbarza

    Chapeu! Gran pezzo e gran bella serie di racconti.

  3. merlino

    Oggi finito di leggere il tuo scritto sono stato 5 minuti a riflettere come può essere appagante la vita per qualcuno che vede i suoi sogni realizzati, che ancora spera, io qui in questa brutta Italia di egoisti e disonesti non ci credo più, continua a scrivere che almeno un po’ me ne dimentico, grazie.

  4. galians

    complimenti per la stagione!
    è la prima volta che scrivo, ma ho seguito tutto il campionato…
    in bocca al lupo per il futuro… te lo dico con un pò di “invidia” da coetaneo, laureato e con poche prospettive… purtroppo…
    grazie per farci conoscere un pò di vita americana, per un ragazzo “normale”, come me, come noi…

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