Dakar: Alla conquista del deserto (o quel che ne rimane)

Ripresi dalle feste natalizie? Finiti i festeggiamenti per Capodanno? L’anno nuovo è appena iniziato e… Pronti via! Gennaio è il mese della Dakar, il rally raid più famoso al mondo, partita ieri, 5 Gennaio. Almeno una volta nella vita ne abbiamo sentito parlare. Per i pochi che non l’hanno mai sentito nominare una breve intro.

Sabbia e motori:c'est la Dakar

Sabbia e motori:c’est la Dakar

Che cos’è la Dakar? E’ appunto il rally raid più famoso. Il più affascinante, difficile, tosto. Due settimane intense tra le Ande, il Lago salato Uyun, si salirà fino a quota 3600mt,  e il deserto di Atacama, le cui dune negli anni precedenti hanno messo K.O. molti equipaggi. Argentina, Cile, Bolivia i paesi che la carovana attraverserà. Quattro le categorie in gara: automobili (a cui si aggiungono i Buggy), moto,  quad (introdotti di recente) e camion. L’edizione di quest’anno prende il nome di “The Odyssey”, l’Odissea, perché è il percorso più lungo disegnato sinora: ben 9.374 km per le auto, 9.188 per i camion e 8.734 per le moto. La tappa più lunga sarà la speciale San Juan-Chilecito, lunga ben 657 km la tappa (868 km incluso il trasferimento).

E qua i più attenti forse si faranno una domanda quantomeno legittima: ma se si corre nel Sud America come mai la gara si chiama Dakar? Perché inizialmente la denominazione ufficiale era Parigi-Dakar siccome la gara aveva come punto di partenza la capitale francese e l’arrivo era appunto a Dakar, in Senegal. Il 2008 ha segnato il passaggio dall’Africa al Sud America. Forti pressioni da parte di gruppi terroristici locali ha costretto l’organizzazione ad annullare l’edizione e a prendere un anno dopo la decisione di trasferire la gara dall’altra parte dell’oceano. La conformazione territoriale Sudamericana è molto simile a quella africana (deserti, altopiani, montagne) ma lo spirito no. Il nome della gara è pressochè identico, il percorso è simile (forse più ostico), ma lo spirito è totalmente diverso. Gli amanti della gara vorrebbero addirittura cambiare la denominazione, perché la Dakar, quella vera, è unica e inimitabile. Il deserto del Sahara, il Tènère, i beduini in viaggio con le mandrie di cammelli, i piccoli villaggi africani con gli abitanti che rimanevano affascinati nel veder sfrecciare quei mostri a loro sconosciuti. Un curioso aneddoto: il motociclista Cyril Neveu in una edizione degli anni ’80 rimase  stupito nel vedere, issata su un totem in un villaggio, una Yamaha: gli abitanti della zona l’avevano trovata nel deserto e la elessero a divinità. C’est la Dakar.

L'albero del Tènèrè: se lo vedevi eri sulla buona strada

L’albero del Tènèrè: se lo vedevi eri sulla buona strada

L’idea di una gara così estrema venne a Thierry Sabine, che nel 1977, durante un  rally in Africa, si perse rimanendo tre giorni nel deserto del Ténéré prima di essere tratto in salvo. Da lì l’idea di una competizione ad orientamento nel continente nero. Mentre col passare degli anni la tecnologia si è evoluta e i concorrenti sono stati dotati di GPS, mappe elettroniche, road book, nelle prime edizioni il pilota doveva affidarsi alla bussola, alle mappe cartacee, al suo senso d’orientamento, ai pochi punti di riferimento lungo il percorso. Divenne celebre l’albero del Ténéré,  un albero (sostituito poi da un totem in acciaio in suo onore) che era l’unico punto di riferimento visivo nell’arco di centinaia di km nell’omonimo deserto.Perdersi era facilissimo, soprattutto tra le dune del deserto. Capitava che molti equipaggi arrivassero a destinazione vari giorni dopo, aiutati e assistiti dalle tribù locali. Tra le vittime illustri del deserto anche Mark Thatcher, il figlio del primo ministro inglese Margaret Thatcher, che si smarrì nel deserto e fu ritrovato ben 4 giorni dopo.

Cavalli nel motore e cammelli a lato

Cavalli nel motore e cammelli a lato

La gara ottenne sempre più fascino e anche piloti conosciuti a livello internazionale intrapresero l’avventura. Uno su tutti Jacky Ickx che, dopo aver corso in F1 e aver vinto 6 edizioni della 24 Ore di Le Mans, nel 1983 mise la sua firma sul deserto africano. Jean Todt, il famoso team manager Ferrari, inizio la sua carriera da direttore sportivo proprio alla Dakar, al comando della Peugeot. E proprio lui nel 1989 decise giocando a testa o croce con una monetina quale dei suoi due piloti, Ari Vatanen e Jackie Ickx, dovesse avere la precedenza sull’altro in caso di arrivo insieme. La monetina sorrise a Vatanen che conquistò quell’anno la sua terza Dakar.

La Dakar come detto è la gara più affascinante, tanto affascinante quanto crudele. Nel corso degli anni ha mietuto ben 54 vittime, dietro come gara solo al Tourist Trophy (oltre 200 morti). Morti dovute ad errori di guida, al percorso impervio e ogni tanto dovute a gruppi di predoni, milizie e ribelli locali. Lo stesso fondatore Thierry Sabine rimase vittima di un incidente nel deserto in elicottero mentre seguiva lo svolgersi della sua creatura.

Fabrizio Meoni in una delle sue tante vittorie di tappa

Fabrizio Meoni in una delle sue tante vittorie di tappa

Tra le morti “più note” alla cronaca italiana quella di Fabrizio Meoni nel 2005 a causa di un arresto cardiaco dopo una caduta che vi aveva danneggiato alcune vertebre. L’italiano vinse in moto la Parigi-Dakar per due anni consecutivi nel 2001-2002.

Torniamo all’edizione attuale. Cosa ci si aspetta? Sicuramente una delle edizioni più impervie degli ultimi anni. La sfida sia nelle auto che nelle moto è un duello Francia-Spagna. Sulle due ruote Cyryl Despres (Yamaha) ed Eric Coma (KTM) si contenderanno la vittoria finale, come del resto fanno ormai negli ultimi anni. Nelle auto Stephane Peterhansel (Mini), già vincitore di 11 edizioni tra moto e auto, dovrà difendere il titolo dalle grinfie del veterano rally Carlos Sainz (Buggy Red Bull), vincitore nel 2010 e grande assente l’anno scorso. Terzo incomodo il principe del Qatar Nasser Al-Attiyah. Si proprio quel Al-Attiyah che nelle Olimpiadi di Londra ha vinto una medaglia di bronzo nel tiro al volo. Perché quando non si cimenta con le auto si diverte a sparare, anche discretamente. Del resto è principe, può fare quel che vuole. Un occhio anche a Robby Gordon, ex stella Nascar, che si diverte a saltare sulle dune a bordo di un Hummer. Tra gli Italiani da tenere d’occhio Alessandro Botturi, 8° nel 2012 con le moto, mentre non sarà della partita Miki Biasion. Tra i costruttori l’Iveco cercherà di farla da padrona nella categoria camion.

Mr Dakar Stephane Peterhansel

Mr Dakar Stephane Peterhansel

Dove si può vedere? Su Italia 2 in chiaro con 3 appuntamenti giornalieri, uno alla mattina ma non ricordo l’ora, uno alle 18 e uno a mezzanotte. Appuntamento anche su Eurosport alle 23 ogni giorno. Anche sul sito Dakar è possibile vedere speciali e riassunti delle tappe giornaliere.

Buona Dakar a tutti

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