Semplicemente over

Overmatched, overcoached, overexecuted (non so neanche se esiste questo termine…). Si può riassumere in queste poche parole l’analisi tecnico-tattico del Super Bowl giocato domenica a New York: dall’inizio alla fine l’unica squadra che sembrava preparata per quello che stava succedendo in campo è stata Seattle, e non c’è stato un singolo momento in cui si è pensato che la partita potesse in qualche modo cambiare.

Chi ben comincia...

Chi ben comincia…

E quando diciamo dall’inizio alla fine intendiamo proprio letteralmente! Basta pensare alla safety iniziale: secondo quando dichiarato da Wes Welker e altri i Broncos hanno iniziato la gara con un count normale, non con il silent count che di solito si usa in trasferta o in situazioni in cui c’è molto rumore e quindi unconteggio normale a voce può non essere indicato. Denver ha sottostimato il caos che c’è all’inizio di un Super Bowl, indipendentemente da quanti tifosi dei Seahawks ci fossero (i tweet di chi era allo stadio ipotizzavano un maggior numero di tifosi di Denver in base al colpo d’occhio), e questo ha così portato al banale errore del centro Ramirez che ha fatto subito capire che per i Broncos sarebbe stata una giornata molto lunga.

Ma da questo tipo di errori se ne può venire fuori se si è ben preparati mentalmente e tatticamente, e qui purtroppo continua i problemi per i Broncos… L’impressione avuta è che Denver abbia giocato in attacco la propria partita contando esclusivamente sulla propria forza senza adottare alcun accorgimento per cercare di sorprendere la difesa dei Seahawks o per cercare di sfruttare la loro aggressività: zero double move (che sono le traiettorie che si sviluppano in una maniera per poi trasformarsi in altra, per es. le post-corner, in cui il giocatore finta di andare in profondità tagliando a 45° verso il centro per poi invece andare a 45° verso l’esterno, le stop&go, in cui finta di fermarsi e tornare indietro per poi andare in profondità, etc.), zero tentativi sul profondo, diversi screen (specie contro i Saints si era visto che contro questo tipo di difesa non funzionano), un continuo cercare il grande guadagno dopo la ricezione contro una difesa che ne concede di meno in tutta la lega.

E’ inutile nascondere che il matchup tra il miglior attacco, numeri alla mano, della lega e la miglior difesa della lega (di sicuro sui passaggi, quanto meno nelle primissime in generale, a volergli contro eh!) era quello più atteso, vuoi per il consumato, e diciamo la verità, stucchevole detto che “l’attacco vende i biglietti e la difesa vince le partite”, vuoi perché vedeva protagonista l’uomo copertina del Super Bowl nonchè uno dei miglior quarterback della storia del football: Peyton Manning. A conti fatti il matchup non è proprio esistito in quando la difesa di Seattle ha surclassato in ogni aspetto l’attacco dei Broncos mettendo costantemente sotto pressione il QB di Denver e non concedendo facili lanci nei primi secondi dell’azione.

Pressione, pressione, pressione

Pressione, pressione, pressione

Indubbiamente tutti i problemi dell’attacco dei Broncos sono nati dalla grandissima pressione che la linea difensiva di Seattle è riuscita a portare su Manning senza neanche l’uso dei blitz e potendo così tenere sette uomini in copertura (che poi quello di generare quanta più pressione possibile senza utilizzare molti blitz è il segreto di pulcinella per mettere in difficoltà i grandi QB molto abili a leggere e sfruttare i blitz avversari come Manning, Brady, Brees e Rodgers), grazie ad un ottimo Avril e posizionando molto spesso Michael Bennett all’interno della linea in modo da far collassare la linea di Denver anche all’interno e quindi impedendo a Manning di fare quei passettini in avanti che gli hanno sempre permesso di guadagnare preziosi decimi per lanciare. Molte volte Peyton è stato invece costretto a muoversi lateralmente e non essendo propriamente come Kaepernick in questa situazione ha amplificato le sue difficoltà a trovare bersagli liberi che non fossero checkdown.

Perché è vero che Peyton ha fatto registrare il maggior numero di completi della storia del Super Bowl, ma è anche vero che molti di questi non sono stati lanci che voleva l’attacco di Denver ma piuttosto lanci che la difesa di Seattle ha concesso. Ci si domanda al riguardo: Manning ha semplicemente fatto una brutta partita o ha fatto la miglior partita possibile con quello che gli ha concesso la difesa Seahawks? All’inizio Denver ha anche cercato di sfruttare qualche ricezione con l’uomo in attraversamento orizzontale del campo in modo da sfruttare le zone libere della cover 3 o 1 di Seattle (c’è da dire che in diverse situazioni i Seahawks hanno fatto vedere anche qualche concetto di cover 2 nelle safety), ma dopo il terrificante colpo iniziale di Chancellor (vero MVP della gara) su D.Thomas che ha definito il tono della partita quel tipo di traiettorie sono sparite dal playbook.

Come dicevamo prima Denver non è mai andata sul profondo, sia perché non fa parte del suo gioco (a 37 anni, dopo 4 operazioni al collo, ci sta pure che la palla in profondità di Manning non è quella di prima), sia perché la pressione della DL di Seattle e la profondità tenuta spesso da Earl Thomas gliel’hanno impedito. Questo, unito al fatto che i Seahawks hanno tenuto per tutta la partita una grande aggressività sulle traiettorie percorse dai WR di Denver (sostanzialmente le solite, con poche modifiche, e difatti Richard Sherman ha detto che sapevano benissimo quale tipo di traiettorie aspettarsi per ogni down) ha impedito i veloci lanci per poche yard da trasformare poi in grossi guadagni dopo la ricezione che caratterizzano l’attacco di Denver (senza dimenticare anche l’ottima pulizia e tecnica di placcaggio della difesa di Carroll).

La cover 1di Seattle

La cover 1di Seattle

A posteriori si può facilmente dire che Denver avrebbe dovuto cercare di sfruttare quest’aggressività con qualche double move, con qualche finta (le play action sono state poco credibili per tutta la gara), e anche se poi queste non fossero state concretizzate avrebbero costretto i difensori di Seattle ad essere più cauti, più attenti, invece niente, nessun adattamento, nessun tentativo di snaturare un po’ il proprio gioco in virtù delle caratteristiche avversarie. Esplicativo a riguardo anche il fatto che si è deciso di non testare Richar Sherman, e di sacrificarci sopra Decker, anche dopo che questo si era fatto male alla caviglia e, parole sue, aveva difficoltà di movimento prima di uscire dopo che la distorsione si era aggravata. Non solo cattiva esecuzione insomma, ma anche cattiva preparazione e scarsa lettura della gara.

Dall’altra parte della gara poi si è vista altra scarsa preparazione sulle jet sweep di Percy Harvin, su cui la difesa di Denver sembra totalmente incerta sul da farsi, e non solo perché mancavano giocatori chiave. Si è deliberatamente scelto di fermare le corse di Lynch e va bene (grande prestazione a riguardo del “culone” Terrance Knighton), ma se poi si lasciava tanta libertà e facilità di ricezione ai WR nei terzi down era tutto lavoro sprecato… Una difesa che ha una brutta percentuale di conversione sui terzi down è una difesa che ha poche speranze di vincere a meno di ottenere molti turnover, ma visto che si giocava contro una squadra che fa della battaglia dei turnover uno stile di vita…(qualcuno ha visto il punter di Seattle?)

Tecnica di placcaggio o arte moderna?

Tecnica di placcaggio o arte moderna?

L’impressione che ho avuto è che l’inizio di gara di Seattle ha prodotto pochi punti più per “casualità” (down non convertito per poche centimetri, poca voglia di rischiare un quarto down fattibile, grande intervento singolo di un difensore a togliere un facile TD) che per vera forza della difesa di Denver, poi pian piano sono tornate le amnesie a cui ci aveva “abituato”, speso l’anno scorso e nell prima metà di stagione, la difesa Broncos sui passaggi lunghi e sui placcaggi e non c’è più stata partita, se mai ce ne fosse stata una, neanche tra difesa Denver e attacco Seattle. Attacco Seahawks che ha avuto il merito di essere molto molto paziente, senza farsi prendere dalla frenesia neanche nei terzi down o quando all’inzio non veniva sfruttata la grande mole di gioco e le ottime posizioni di partenza. Wilson sempre in controllo della gara, senza neanche la necessità di forzare mai (0 sack…ma anche pochissima pressione da parte di Denver), e senza per altro doversi “appoggiare” sulle corse di Lynch.

A completare il quadro di una partita dominata in campo e in sideline da Seattle c’è da considerare anche gli special team dove i Broncos si sono segnalati per 2 episodi: il kickoff volutamente (almeno questo è sembrato, altrimenti c’è da chiamare l’ufficio indagini) calciato alto per farlo ritornare a…Harvin, che difatti l’ha gentilmente riportato sin dall’altra parte del campo e che ha chiuso così ho remota possibilità di rimonta (non che ci fosse qualcuno che ci credesse eh! ma almeno per la faccia…), ed il punt giocato a metà campo sotto di 29 punti. Per quanto assurda possa sembrare questa scelta, la verità è che statisticamente era pure quella giusta, ma che diventa inconcepibile se abbinata al tentativo di draw sul terzo e lungo! Che senso ha correre al terzo down, ricordiamo sotto di 29 punti, se poi non ti vuoi giocare il quarto down? Overcoached!

Diciamo la verità: non è stato un bel Super Bowl da vedere perché è mancato il pathos delle ultime edizioni, l’equilibrio, l’incertezza fino alla fine, ma sicuramente è stato un Super Bowl in cui si è vista un perfetto piano partita pensato e poi realizzato in modo sublime da una sola delle due squadre in campo.

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Categorie: Football, NFL | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Semplicemente over

  1. piescic

    Gran bella analisi.
    Forse ho letto tra le righe la cosa sbagliata, ma non è che stai dicendo che è sembrato che i Broncosa abbiano preparato la partita con sufficienza forti del fatto di avere l’attacco migliore della lega e che l’attacco di Seattle neanche nelle domeniche migliori di tutta la stagione è sembrato quello di domenica?
    PS: Non capisco perchè in molti dicono che questo Super Bowl è stato brutto. A me è piaciuto. Che poi non è che Galliani può farsi sti viaggi intercontinentali ogni anno per spegnere le luci di uno stadio 😀

  2. Hai letto bene, per me Denver si è fidata più della propria forza non preparando niente, o comunque poco, per cercare di sorprendere Seattle. L’attacco di Seattle ha vissuto parecchi alti e bassi in stagione, di sicuro è stato molto bravo a sfruttare la decisione di Denver di bloccare ad ogni costo Lynch lasciando però altri e più grossi buchi.

  3. Giacomo

    “costrinto” è bellissimo.

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