L’importanza del “No Comment”

Non sono azzurro di sci

Non sono azzurro di sci

A “Quel che passa” non siamo quasi mai tempestivi, è che ci pesa un po’ il culo ad alzarci dal divano per raggiungere la scrivania e buttare giù due righe. È altresì vero che, archiviata la stagione del football giocato (almeno quello negli States), mi stavo guardando intorno per non lasciare troppo nel silenzio questo blog: il 6,16 di Lavillenie avrebbe meritato il giusto spazio, se non altro per l’effetto sorpresa con cui mi ha colto, però ho provato a demandarlo a chi sicuramente ne sa più di me; poi c’è Sochi 2014, ma mi sono promesso ancor prima che i giochi iniziassero di non farmi risucchiare dal vortice di quelli che sono stati “azzurri di sci”, in sostanza seguo quanto posso, mi diverto (beh USA-Russia di hockey maschile s’è lasciata vedere….), ma risulterei ridicolo se dovessi mettermi a raccontarveli.

Ecco “risultare ridicoli” mi pare sia il perfetto trait d’union tra il consueto preambolo e l’argomento in questione, ovvero l’isterico mondo del post-calcio. Il circo che inizia ogni domenica quando lo sport finisce, senza il quale sicuramente avremmo un mondo (quanto meno sportivo) migliore. E questa volta non è stato nemmeno necessario “l’aiutino arbitrale” per far esplodere il tutto, sono bastate queste parole di Capello: “Io di castighi non ne ho mai dati. Non avrei mai fatto come lui, visto che i giocatori stanno facendo bene e stanno dando il massimo.”

Non sembrano in realtà dichiarazioni eccessive: così su due piedi sarebbe da controllare la veridicità sul “castighi mai dati” e soprattutto non so da quale pulpito può permettersi di dire “che i giocatori stiano dando il massimo” (evidentemente non ha visto le ultime partite di un paio di elementi…) e lui, essendo allenatore, sa che il polso della situazione non è sempre chiaro dall’esterno. Ad ogni modo è pur vero che sia “fastidioso” quando si danno dei giudizi su dei colleghi con il tono di quello che vuole dare la lezione, era evitabile ma al tempo stesso non è nemmeno il primo che lo fa.

Chi è senza permalosità, scagli la prima pietra.

Chi è senza permalosità, scagli la prima pietra.

La risposta più intelligente doveva essere un no comment, purtroppo così non è stato: evidentemente Conte è uno a cui piace sottolineare i propri (indubbi) meriti nelle prestazioni (piuttosto positive in questi due anni e mezzo) della squadra ed altrettanto evidentemente mal digerisce quando, seppur di striscio, si tenta di sminuire il suo lavoro. Detto con sincerità non sono del tutto certo che quello fosse l’obiettivo di Don Fabio, anche se da più parti mi è capitato di leggere che non sia la prima volta che lancia frecciatine di questo genere, ma anche fosse il suo obiettivo credo che l’unico modo per contraddirlo sia attraverso il campo e, per la questione “castighi”, bastava dire che essendo lui l’allenatore, sta a lui decidere se cancellare o meno un giorno libero per strigliare i giocatori.

Andare a fare gli scontrosi non giova a nessuno, se non ai giornalisti-pseudotifosi, che già si sono legati al dito il fatto che non ci siano conferenze stampa pre partita e non aspettano che una virgola messa fuori posto per buttare su polemiche; con questa intervista direi che non c’è nemmeno bisogno di andarla a cercare con il lanternino la virgola fuori posto. È così che è partita la rumba delle interpretazioni: “Gli scudetti della Juve di Capello vengono ricordati solo perché revocati”, sottolineando poi che quelli di Trapattoni e di Lippi vengono ricordati per il gioco; basta togliere la sottolineatura e apriti cielo: Conte mette in dubbio gli scudetti vinti da Capello. Che poi non che debba essere Conte a dare un parere su quegli anni sui quali “giustizia” sportiva e ordinaria hanno evidenziato più o meno come andarono i fatti. Ma al “giornalismo” sportivo piace così…ed oggi le prime pagine erano piene di questo nulla.

E poi leggi sondaggi: “Era più forte la Juve di Capello o quella di Conte?” Attinenza con la questione? Nulla. Ma niente…giù a snocciolare i giocatori delle due squadre per fare paragoni insensati. E continui leggendo il parere illuminato di un Moggi o di un Giannichedda, che puntualizzano sui scudetti vinti sul campo, anche qui attinenza pressoché nulla. Chiudi con Spalletti, Prandelli o Mancini che sarebbero già pronti per l’anno prossimo per allenare la Juve e con De Laurentiis, quello che scappava in motorino dopo l’uscita dei calendari, che predica serenità. Il circo al gran completo.

Capello ha però ragione quando parla di livello della Serie A che si è abbassato, ormai da qualche anno, direi proprio da post calciopoli. Certo è un po’ pretestuoso collegare questo fatto agli insuccessi europei della squadra, d’altronde proprio la sua Juve, temprata da una Serie A di ben altro livello e con una rosa ben più imponente, in Champions comunque aveva gli stessi risultati di questa e allo stesso tempo, l’Inter di Mourinho, che in Italia si trovava a combattere contro degli zombie, alla fine la coppa delle grandi orecchie l’ha vinta.

conte capello

Tra i due “litiganti” chi è che gode?

Riassumendo:

Capello faceva meglio a stare zitto, a meno che quando era al Real e metteva fuori rosa Cassano nessuno sia andato a fargli la morale.

Conte faceva meglio a stare zitto, non deve di certo giustificare le sue scelte a gente che parla senza essere dentro alla questione e deve evitare di replicare a dichiarazioni magari per lui fastidiose ma non scandalose, evitando polemiche.

-I tifosi farebbero meglio a spegnere la tv alle 17, in attesa delle partite infrasettimanali, oppure vedersi il “posticipo” domenicale della Premier; perché se non sono intelligenti loro (gli addetti ai lavori) a capire quando è il momento di farla finita, possiamo riuscirci noi.

-I giornalisti?! Beh…se vi dico che dopo lo sfogo di Conte, su Sky, Ilaria D’Amico inizia l’intervista a Benitez post Sassuolo-Napoli 0-2, tra un “ehmmmmmm” e un “mmmmm”, citando l’annoso battibecco tra Don Rafae’ e Moratti, capite da soli che per molti di loro purtroppo non c’è più speranza.

PS. Prima di scrivere “giornalista” e “Ilaria D’Amico” nella stessa frase sono andato a documentarmi: “diventa giornalista pubblicista dal 16 maggio 2001”. Bisogna starci.

Categorie: Calcio, Sport e Televisione | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “L’importanza del “No Comment”

  1. mlbarza

    Nasce tutto da un semplice assunto: gli allenatori di calcio (soprattutto se prima o poi transitano dal Belpaese) hanno un ego talmente smisurato, che devono per forza di cose alimentarlo sentendo parlare bene della LORO versione della squadra allenata. Appena qualcuno, chiunque esso sia, parte con un appunto, giusto o sbagliato che sia, si scatenano le puntualizzazione, le polemiche, le frecciatine ecc.

    E il giornalismo italico, che nella maggioranza dei casi è ahimè di basso livello (qualsiasi argomento trattato, figuriamoci lo sport) ci sguazza.

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