Qui finisce l’errore ed inizia il pretesto

Moto rossa...per tutti?

Moto rossa…per tutti? Anche per Quintana, Rolland e soci…

L’anno scorso la tappa Ponte di Legno – Val Martello era stata cancellata, causa maltempo, e c’aveva lasciato un giro vinto da Nibali ma un po’ mozzato (anche da altre tappe modificate) e dal sapore un lievemente insipido. A 12 mesi di distanza è la stessa tappa, con gli stessi passi Gavia e Stelvio, a restituirci un giro stavolta sin troppo speziato, ma che in sostanza, allo stesso modo, attutisce, a prima vista, i meriti sportivi dei vincitori e i demeriti degli sconfitti (anche se per il momento siamo davanti a giudizi comunque parziali).

Prima la fredda (gelata, innevata…) cronaca. A pochi km dalla Cima Coppi, Cataldo scatta dal gruppo della maglia rosa e ravviva un po’ la corsa, la Movistar è dalla partenza che tiene alto il ritmo lasciando presagire che anche oggi Quintana vuole guadagnare qualcosa o forse anche più di qualcosa rispetto alle salite della seconda settimana.

Poco prima dello scollinamento del Gavia, arriva l’avviso dato via radio corsa (QUI l’audio) che avverte il gruppo che davanti ai corridori ci saranno delle moto con una bandiera rossa, al fine di evitare attacchi per permettere una discesa in sicurezza, su un asfalto gelato ed imbiancato. Poco dopo arriva però la smentita, l’account twitter ufficiale della corsa parla di comunicazione errata (“Comunicazione sbagliata: nessuna neutralizzazione della discesa dallo Stelvio. Scusateci per l’informazione sbagliata. Grazie”), fatto sta che nel bel mezzo dell’equivoco Quintana non si ferma a cambiarsi e scende assieme ad altri 4 5 corridori (Hejsedal e Rolland su tutti, più un compagno di squadra, Izaguirre), dietro se la prendono comoda e quando si accorgono del misfatto forse è troppo tardi. In fondo alla discesa, a 40 km dall’arrivo, il vantaggio di Quintana su Uran è di 2 minuti o poco più, davanti a lui c’è comunque ancora Cataldo.

C’è poi una foto di Quintana che segue, assieme agli altri compagni di “fuga”, una moto con la bandiera rossa alzata, quindi nessun trattamento di favore per lui? Semplicemente ha evitato di fermarsi per cambiarsi (eroe ora, ma incosciente a prescindere), che sia tutto qui il vantaggio guadagnato nella discesa?

Fin qui il disastro provocato da una organizzazione che può far finta quanto vuole, si può nascondere dietro mille bugie, ma che in sostanza ha combinato un disastro che rivaluta certe corse dilettantistiche della domenica mattina, generando equivoci su neutralizzazioni e andature caute. Su di essa stendiamo un velo pietoso ed a questo punto quasi rimpiangiamo l’annullamento della tappa dell’anno scorso. Da qui in avanti però bisogna anche sottolineare i meriti e i demeriti dei corridori (in generale eroici nel portare a termine una corsa da tregenda) e dei manager in ammiraglia: perché nel tratto di falso piano che portava ai piedi del Val Martello comunque c’erano 20 km in cui reagire, ormai la frittata organizzativa era stata fatta, ma un gruppo con tutte le squadre dei migliori non può limitarsi a recuperare una 20ina di secondi. Dalla fine della discesa in poi le scuse stanno a zero. E una squadra come l’Omega Pharma deve avere tempi di reazione in ammiraglia molto più accentuati, alla fine potremmo assimilare questo pasticcio ad una caduta e da una caduta si reagisce molto più in fretta….

Il più forte oggi...e domani?

Il più forte oggi…e domani?

Infine l’ultima ascesa: è pur vero che è più difficile evadere dal gruppo partendo tutti dallo stesso distacco, così manca il “marcamento” diretto, ma nella “cronoscalata” finale di 22 km Quintana ha preso tutti a schiaffi, seppur a distanza, sostanzialmente raddoppiando il vantaggio su Uran (da 1’50” a 4’11” sono 2’21” di differenza) che è continuato ad andare su del suo passo senza farsi prendere dal panico (forse era il caso di accelerare? O forse non ne aveva comunque più di così? E allora non sarà solo colpa dell’organizzazione?!) e perdendo ormai come al solito nei km finali dagli scalatori puri Pozzovivo e Aru.

Quintana sta bene, nelle prime tappe ha sofferto un po’ con la respirazione e qualche allergia, già il weekend scorso ha saggiato un po’ la sua condizione (e quella degli altri) attaccando seppur solo nei finali di tappa, dimostrando che la gamba stava arrivando; oggi, bandiera rossa o meno, aveva intenzione di fare la corsa e di farla pesante sull’ultima salita ed è quello che ha fatto, solo Rolland (continuare a vederlo a questi livelli è un bel segnale, corridore veramente interessante) e per ultimo Hesjedal (stoico, guerrigliero) hanno resistito al suo ritmo per poi mollare nel finale, chi prima e chi dopo.

Il Giro non è finito, non l’aveva già vinto Evans, non l’aveva già vinto Uran e non l’ha già vinto Quintana (anche se era il favorito alla partenza ed è il favorito ora), tra giovedì e sabato, inframmezzati dalla cronoscalata, ci sono due arrivi in salita tanto duri quanto quello di oggi, anzi di più, visto che uno si chiama semplicemente Zoncolan. Se si hanno le gambe, la voglia e la pazzia, lo spazio per cancellare questa sfortuna organizzativa (e non solo…) non manca: a partire da Uran, passando per i nostri Aru e Pozzovivo, senza trascurare un leone mai domo (seppur un po’ in difficoltà) come Evans e il giovane ma sempre più convincente Majka, hanno pianto già abbastanza durante gli ultimi 40 km di oggi, da dopodomani (domani “trasferimento”…), ripeto se ci sono le forze e la voglia, l’opportunità di mettere in difficoltà Quintana c’è tutta, se non ci riusciranno sarà semplicemente perché il colombiano della Movistar è il più forte di tutti, senza troppe polemiche.

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