A forza di schiaffi

L'albero e i frutti

L’albero e i frutti

Uno schiaffo non era bastato, seppur violento come quello arrivato 4 anni fa in Sudafrica, alcuni avevano iniziato ad intuire che le radici erano marce, che l’albero non produceva più frutti, ma in fondo, i più superficiali pensavano bastasse cambiare ct, far partire l’operazione simpatia (ve la ricordate sì?! Link1, link2), alla fine “ehi, noi siamo l’Italia, abbiamo pur vinto 4 Mondiali”. Il problema grave in tutto questo sta nel fatto che questi discorsi non li faceva solo l’italiano medio (il che sarebbe stato anche di poco conto), ma che fossero, tutto sommato, i pensieri anche di coloro che in questi anni hanno seduto ai vertici del calcio italiano, personaggi (sempre gli stessi eh…) che nel frattempo hanno continuato a mangiare dall’albero marcio, fino a quando si sono visti costretti a vomitare le proprie dimissioni, pur sottolineando che non sentono “alcuna particolare responsabilità per i risultati acquisiti” (cito testuale).

No, uno schiaffo non era bastato, perché nel mentre era arrivata la caramella dell’Europeo, in cui avevamo potuto continuare a pensare che, però, non siamo così male, un Europeo in cui avevamo dovuto “ringraziare” la Spagna per averci permesso di passare il girone all’ultima partita, ringraziamenti poi tornati indietro viste le sculacciate che ci avevano dato nella finale, ed un Europeo in cui, bisogna ammetterlo, avevamo visto una buona Italia tra quarti e semifinali, trascinati anche da un Balotelli che ci aveva fatto sognare. O che ci aveva illuso.

Siamo un popolo di illusi. Secondo me quelli che ballavano sul Titanic, mentre questi affondava, erano tutti italiani, o avrebbero voluto esserlo. Così dopo la caramella avvelenata del 2012 ecco l’ennesimo schiaffo al calcio italiano e alla nazionale. Un fallimento gestionale, atletico, tattico e tecnico. Non c’è praticamente nulla da salvare da questa spedizione: andò peggio nel 2010, contando il blasone dei rivali, però il problema è cronologico, il 2014 viene appunto dopo quel 2010 e se queste sono le prestazioni e i risultati derivanti da quel fallimento, allora la prospettiva cambia ed assume sfumature ancor più cupe.

Nel 2010 poi c’era stato il triplete dell’Inter che c’aveva fatto credere che non eravamo così scarsi, ora anche a livello di club siamo ai minimi storici: non produciamo più nulla. Una volta i nostri campioni non andavano a giocare all’estero perché qui c’erano molti più soldi, ora che i soldi non ci sono più ed anzi sono altrove, all’estero non ci vanno semplicemente perché non li vogliono, non li reputano buoni abbastanza. E non parlo dei Criscito, Santon, Pellé, Piovaccari…tutta gente che più o meno gioca ai margini dell’Europa che conta; i grande club europei, Real, Barça, i due di Manchester, Chelsea, Bayern Monaco, quelli che hanno i soldi, non li spendono per gli italiani (e quando è successo che l’hanno fatto poi se ne sono pentiti…). Fa eccezioni il PSG, sia perché la sua nascita come club ricco è stata comunque molto influenzata da un management che è cresciuto in Italia, sia perché (lasciando stare Thiago Motta…), Marco Verratti al momento è l’unico giocatore di livello internazionale prodotto dal nostro calcio negli ultimi 10 anni, tipo Gareth Bale per il Galles.

Ripartire si può.

Ripartire si può.

Restiamo in Francia, perché il parallelo confrontando questo mondiale (ancora in corso, almeno per i nostri cugini) e quello che avvenne 4 anni fa è emblematico: quella spedizione fu fallimentare per noi quanto, se non peggio, lo fu per loro: le liti, l’ammutinamento da un allenamento prima della partita decisiva, accuse di tradimento e di spie all’interno dello spogliatoio stesso, era una nazionale a pezzi, ma forse le radici del loro albero del calcio erano meno marce delle nostre. A 4 anni di distanza (dopo aver perso loro, quanto noi, contro la Spagna nell’Europeo di 2 anni fa), si sono presentati a questi mondiali con una età media di 26 anni, compreso il terzo portiere, il 35enne Landreau. Di pochissimo superiore a quella fatta registrare dalla nazionale belga, popolata dalla tanto (giustamente) celebrata generazione di fenomeni.

Ovviamente non basta essere giovani per essere forti e la Francia potrebbe anche uscire con la Germania in un ipotetico quarto di finale, se non addirittura con la Nigeria (per l’appunto la nazionale più giovane di questo mondiale, assieme al Ghana). Tra le squadre che possono vincere questo mondiale c’è l’Argentina che è la squadra con l’età media più alta per i suoi convocati (29 anni). Il dato della media però è indice di un movimento che seppur uscito da un fallimento, ha continuato a produrre e a forza di farlo qualcosa viene fuori, specie se poi ci si abbina anche un progetto tattico valido.

Rispetto al 2010 tra i 23 convocati sono rimasti 4 giocatori: il portiere Lloris, titolare allora come ora, Evra (capitano di quella Francia e protagonista nel terremoto mediatico sudafricano), Sagna (che qui fa la riserva) e Valbuena (in campo 21 minuti nel 2010 e titolare inamovibile in Brasile, al di là dell’assenza di Ribery). Ecco sarebbero stati 5 nel caso il campione del Bayern Monaco non si fosse infortunato. E l’Italia? Uscita con le stesse ossa rotte da quel mondiale, fa registrare 6 giocatori a distanza di 4 anni, con Montolivo che vale il +1 (quantomeno numerico) che abbiamo affibbiato a Ribery. Il problema è che, fatto salvo per Bonucci, sempre a sedere in Sudafrica e chiamato in campo per l’ennesima improvvisazione tattica prandelliana, tutti gli altri 5 giocatori costituivano la spina dorsale 4 anni fa ed erano chiamati a farlo anche quest’anno: Buffon, Chiellini, De Rossi, Pirlo, Marchisio. Il mix comprende campioni, buoni giocatori, giocatori poco meglio che normali che nel nostro delirio di illusionismo pensavamo potessero essere dei salvatori della patria.

Ovviamente non è colpa loro se nel frattempo non siamo riusciti a produrre nulla che potesse evitare questo supplizio. Se dietro a questi, c’è gente come Parolo, Ranocchia, Paletta, Candreva è anche giusto continuare ad insistere sui titolari di 4 anni fa, però non possiamo improvvisamente poi sorprenderci che le cose continuino ad andare male. È non è voler dire che Buffon e soci abbiano giocato male, alcuni sì, altri hanno fatto delle ottime prestazioni, altri le hanno fatte fino a dove il loro logorio fisico e mentale gli ha permesso, il fallimento di questa spedizione non sta tanto in quanto ogni singolo giocatore ha prodotto in campo, ma piuttosto in quello che il movimento non è riuscito a produrre in questi 4 anni.

Le parole di Buffon/DeRossi/Prandelli nei confronti di Balotelli sono dure e figlie di quanto avvenuto nell’intervallo contro l’Uruguay. Ma scagliarsi contro i singoli, proprio per quanto detto sinora, è davvero stupido. Balotelli non è Neymar, non è Suarez e non è nemmeno Cavani. È vero, ci aveva illuso e volevamo illuderci, ma ci sono 5 anni di calcio che dovrebbero valere molto di più per dare un primo giudizio su quello che è Balotelli. Quest’anno al Milan, tra cambi di allenatore e una annata disgraziata, ha vissuto forse la sua peggiore stagione anche considerando che per tutti doveva essere il suo “breakout year”. E perché dovevamo aspettarci un Balotelli diverso in questo mese mondiale? Ah già…è successo a Paolo Rossi….l’ennessimo caso di eccezione che viene percepita come regola e rovina la prospettiva sulla realtà di milioni di persone. Un po’ come fa il “blasone”.

E Balotelli è un buon giocatore, probabilmente il nostro (sottolineo nostro) miglior attaccante, ma ciò non vuol dire che deve/può rendere come i migliori attaccanti di Argentina, Brasile, ecc ecc….solo perché gioca nella “quattrovoltecampionedelmondo” Italia. E non possiamo incazzarci con lui se non fa i gol che fanno Neymar o Messi, o non incide come loro nelle partite. Che poi può stare simpatico o antipatico, può far cazzate fuori e dentro dal campo, fuori e dentro dai social, ma non possiamo imputare a lui colpe derivanti dalle nostre (e sottolineo nostre) aspettative nei suoi confronti. Si possono incazzare i compagni di squadra se lui ha un atteggiamento sbagliato nello spogliatoio (e poi anche in campo), ma quello fa parte dei suoi difetti, del suo modo di essere e infatti paga anche per questo. E infatti, anche per questo, non è un fuoriclasse che gioca in Real/Barça/ecc…ecc…

Coltiviamola!

Coltiviamola!

Uno schiaffo non era bastato, vediamo se due sono sufficienti per iniziare a seminare qualcosa, ritornare ad investire sulle scuole calcio e a produrre calciatori, piuttosto che perderci dietro ai parametri zero e alle comproprietà. Non raccoglieremo tra 4 anni, ma già tra 8 magari anche noi potremmo essere orgogliosi dei nostri giovani come per esempio lo sono in Belgio. Poi sento i giornalisti che cercano significati sul fatto che Balotelli si sia fatto biondo, sento Albertini che chiederà a Pirlo di continuare con la nazionale e mi cadono le braccia e nel 2018 saremo ancora qui ad incolpare tizio, piuttosto che caio, a guardare gli altri che giocano ed a noi resterà solo il blasone.

Categorie: Calcio | Tag: , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “A forza di schiaffi

  1. mlbarza

    Sono state sbagliate tante, cose.

    Prandelli, probabilmente ha sbagliato qualche convocazione (e ancor più ha sbagliato nel motivarle durante le interviste), ha sicuramente sbagliato nella gestione tattica, passando da profeta del “TikItalia” ad un più italico “primo non prenderle, poi si vedrà” delle partite successive. Ha sbagliato forse ancora di più con la storia del codice etico, applicato ad cazzum ed a seconda del giocatore coinvolto, cosa che probabilmente lo ha un po’ delegittimato agli occhi di qualcuno nello spogliatoio, viste anche le dichiarazioni di Pirlo, pronto a tornare faro della Nazionale sul volo di ritorno in Italia, quando non meno di 24 ore prima dell’ultima gara diceva che sarebbe stata la sua ultima manifestazione, poi spazio agli altri.

    Sentire poi De Rossi fare la paternale per gli atteggiamenti in campo, lui che forse non ha mai peccato di indolenza, ma che sicuramente ha sempre peccato di eccessivo agonismo (mettiamola così) e vedere che nessuno lo fa notare, così come nessuno faccia notare che lo scagnozzo Bonucci possa permettersi, dall’alto di chissà cosa, di fare la predica a chi non ha vinto mai niente indica che realmente anche i messaggi che passano sono solo quelli che certi gruppi vogliono fare intendere. Balotelli è quello che è e ormai lo si conosce, ma è il capro espiatorio perfetto, quando è tutto fuorchè l’unico colpevole. Quantomeno tra quelli che sono scesi in campo, non è certo l’unico ad aver fatto figure barbine (vero Chiellini? Che con la scusa del morso, te la sei cavata dalle critiche anche stavolta…)

    La verità è che al momento non abbiamo campioni ad alto livello, non se ne vedono all’orizzonte (Verratti, tanto decantato, non ha ancora dimostrato quello per cui viene incensato) ed a questo Mondiale ci mancavano, sia l’organizzazione di gioco, sia una condizione fisica almeno vicino al presentabile. In più, abbiamo preteso veramente troppo da gente che in vita sua non aveva mai giocato partite di livello internazionale (Darmian, Parolo, Immobile, Cerci) o che se l’aveva fatto, non lo ha mai fatto incidendo in un qualche modo positivo.

    Ora partiranno i soliti discorsi che si fanno in queste occasioni, uniamoci, salviamo il calcio italiano, rafforziamo i vivai. Intanto i Club di LegaserieA stanno pensando a come spartirsi i soldi dei diritti TV e per farlo cercano vie arzigogolate per evitare che un broadcaster si ritrovi con in mano un pugno di mosche, viste le offerte presentate. Che poi questo broacaster sia legato ad una delle squadre della stessa Lega, è un dettaglio. Insomma, siamo alle solite…

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