Boom e boom: il Tour esplode alla quinta tappa

Mini-Roubaix, maxi-vittoria

Mini-Roubaix, maxi-vittoria

Oggi, alla 5a tappa, è esploso il Tour de France. Ci aspettavamo una tappa stravagante, sia per la vittoria parziale, sia per uno stravolgimento della classifica. Ma in pochi potevano immaginare che le due cose potessero combaciare sul traguardo all’entrata della foresta di Arenberg. Ma andiamo con ordine, perché prima del pavé il tour aveva già perso il suo protagonista più atteso: Froome non fa più parte della corsa. A meno 80 km dall’arrivo, dopo l’ennessima scivolata odierna (ben 3), è salito in macchina, visibilmente scosso, più che dolorante. Scosso dalla incapacità di restare in sella, più fragile di un Alex Zuelle in discesa; sicuramente la caduta di ieri, più rovinosa di altre, ha inciso molto sulla sua performance fantozziana, ma è dalla penultima tappa del Delfinato che c’è qualcosa che non va.

Il capitano della Sky, dopo i successi dell’anno scorso, s’è scoperto molto più fragile e incapace di reagire alle sfortune di quanto credessimo. Aveva impostato tutta la sua stagione su questo Tour che non è durato nemmeno una settimana per lui e il tanto temuto pavé nemmeno ne è responsabile. Ora con il senno del poi, in molti si staranno interrogando sulla non convocazione di Sir Bradley Wiggins, peraltro lui stesso aveva affermato che non avrebbe più corso assieme al suo compagno (ancora per poco)/nemico, inutile perdersi in discorsi troppo facili da fare ora, resta il fatto che vedere Froome in macchina ancora con il casco addosso è stato un duro colpo: piaccia o non piaccia, questo Tour (pensavamo) si reggeva principalmente sul dualismo tra “il keniano bianco” (cit.) e Contador, vederne venire a mancare uno, faceva a sua volta venir meno l’interesse generale sulla corsa.

Nibali, un attimo prima di finire nella pozzanghera.

Nibali, un attimo prima di finire nella pozzanghera.

Nemmeno il tempo di finire questo pensiero che già i primi due tratti di pavé sconvolgevano tutti i ragionamenti: il segmento 9 passava quasi indisturbato, con i big sia per la tappa che per la classifica che si mantenevano nelle prime posizioni, l’8 invece dava il primo strattone: approcciare al pavé a centro gruppo è un errore che si paga a caro prezzo. Contador ha perso le ruote del resto del gruppo quasi senza accorgersene e impossibilitato ad ogni reazione: è il pavé, con la sua selezione darwiniana (cit.). Da lì in poi ha fatto una corsa a parte, una corsa alla quale pensavamo dovessero partecipare un po’ tutti i big della classifica. Ma tra questi ce n’è stato uno, in particolare, che non ha voluto abbandonarsi alla “deriva”: Vincenzo Nibali ha danzato sulle pietre, pietre che prima d’oggi aveva visto solo in TV, mai una Parigi-Roubaix per lui, mai un Fiandre. Ha corso questa tappa con una intelligenza incredibile, ha attaccato ogni segmento stando davanti, una sola volta l’abbiamo visto finire in una pozzanghera a lato pista e ne è uscito come stesse guidando una mountain bike. Come se fosse nato su questi ciotoli: impressionante, emozionante.

Quando poi, nel tratto più difficile e più lungo, il numero 2, assieme ai suoi due compagni Astana, Fuglsang e Westra (un monumento a lui, prima in fuga e poi da gregario preziosissimo) ha accelerato staccando Cancellara e Sagan (ripeto, staccando Cancellara e Sagan, sul pavé), portandosi con sé il solo Boom, allora abbiamo finalmente capito, se non fosse ancora acclarato, la classe che possiede lo “squalo di Messina”.

Nel finale, Boom ha fatto valere tutta la sua qualità e la sua esperienza su questi percorsi, molto più adatti a lui che al leader della classifica generale, andando a vincere una tappa del Tour che vale qualcosina di più di una “semplice” tappa del Tour. I distacchi al traguardo sono da tappone alpino: Sagan e Cancellara si fanno la guerra per il quarto posto; Kwiatkowski, uno dei pochi in gruppo a poter pensare sia alla classifica che eventualmente alla vittoria di tappa, arriva a 1’07” dal primo, 48″ da Nibali, anche a causa di una foratura proprio nel tratto di pavé dove l’Astana aveva sferrato l’attacco poi rivelatosi decisivo. L’Omega Pharma si conferma sia tra le papabili come vincitrice del premio “sfortuna 2014”, sia una formazione che non si lascia abbattere dalle avversità, piazzando Tony Martin in fuga per tutto il tratto pre-pavé (arrivato poi 17esimo a 2’02”) e con 4 uomini nel gruppo dei migliori quando era il momento di decidere la corsa (oltre al già citato Kwiatkowski, Trentin nono, Bakelants e un sorprendente Renshaw 14esimo e 15esimo) il tutto con un Terpstra, vincitore della Roubaix quest’anno e grande atteso, che invece non è stato per nulla protagonista.

Delude la BMC, che contiene i danni per quel che riguarda la classifica generale (Van Garderen perde 2’09” da Nibali), ma non riesce quasi mai ad inserirsi per la vittoria di tappa, facendo anche fermare Burghardt in fuga e non portando mai davanti corridori come Oss o Van Avermaet che ad Arenberg potevano pur dire qualcosa, con quest’ultimo arrivato al traguardo addirittura con 13 minuti e più di ritardo.

La sporco, ma non la tolgo.

La sporco, ma non la tolgo.

Il gruppo dei “capitani” è guidato da Richie Porte (diventato tale pochi chilometri prima….), che paga 1’52” da Nibali, seguono Talansky a 2’03”, Bardet e Valverde con il già nominato Van Garderen a 2’09”, Mollema a 2’25” e infine Alberto Contador che paga dalla maglia gialla 2’35”. Sostanzialmente sono tutti ritardi onesti se consideriamo gli specialisti della “disciplina”, ma nessuno si sarebbe aspettato che tra loro potesse esserci Nibali, che così fortifica la sua leadership, rendendo ancora più appassionante la corsa, nonostante il forfait del campione uscente (e a questo punto uscito) Chris Froome.

Adesso infatti, con tutte le Alpi e i Pirenei da fare, senza tralasciare la cronometro conclusiva di 54 km, ci aspettiamo che il corridore della Tinkoff Saxo andrà all’arrembaggio e senza più Froome in corsa, magari anche altri outsider potrebbero annusare la possibilità dell’impresa storica facendo compagnia allo spagnolo negli attacchi. Nibali non ha vinto il Tour, Quintana al Giro di quest’anno, prima dei 5 arrivi in salita, era sesto ed aveva 3’29” di distacco da Uran. Il messinese peraltro sembra avere una buona squadra (tra le più numerose sia nella mini-Liegi che oggi, nella mini-Roubaix) ed è uno abituato a correre all’attacco a prescindere dal primato in classifica. Ci aspettavamo il duello stellare tra Froome e Contador, non sarà così, ma rischia di essere ancora più divertente ed emozionante.

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Boom e boom: il Tour esplode alla quinta tappa

  1. mlbarza

    Nibali francamente mostruoso, mai avrei pensato potesse andare così, tra l’altro avendo una squadra che in teoria non sembrava attrezzatissima per il pavè (lo stesso “specialista” Westra, più di un nono posto non aveva mai fatto alla Roubaix) che invece ha dominato la corsa. Il Lupo Cattivo Cancellara (cit.) non è sembrato avere il colpo dei giorni migliori e lo stesso è parso per Sagan, gli altri si sono persi traditi secondo me (e tanto) anche da un nervosismo portato all’eccesso dall’acqua e dalle tante scivolate che ci son state già prima di entrare nelle pietre.
    Nibali alla fine è quello che è rimasto più calmo di tutti e che ha sofferto meno il clima, spero per lui (da italiano) che non sia troppo in forma ora per pagarla cara poi quando arriveranno le montagne, paradossale se si pensa a quanto si diceva di lui durante il Delfinato.
    Per lo spettacolo, spero che gli altri si mettano di buzzo buono e ci diano dentro nel provarci ad attaccare al massimo. Su Contador ho pochi dubbi a riguardo, ne ho molti di più sui vari Valverde, Talansky, Van Garderen ecc.

    • Contador sicuramente non lascerà nulla per scontato, il fatto che il podio sia comunque alla portata di un nutrito gruppo di outsider sin da ora potrebbe far sì che appunto i vari Talansky, Van Garderen, ecc ecc…possano in qualche modo trovarsi a dare una mano a Contador in eventuali tentativi di attacchi, seppur con obiettivi diversi. Comunque da qui alla fine del tour c’è una scorpacciata di salite da far invidia al giro, quindi il terreno per vedere una bella corsa c’è tutto, nonostante la perdita del duello principale Froome vs Contador.

  2. Pingback: 10 tappe: cosa abbiamo perso e cosa ci resta. | Quel che passa il convento...

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