AFC East 2014 – Preview

Buffalo Bills

Assenza pesante

Assenza pesante

Cosa è cambiato: le sfortune no, quelle non cambiano mai: pronti, via e a Buffalo scoprono di dover fare senza Kiko Alonso (rottura del legamento crociato anteriore) per guidare una difesa che sulla carta è sempre una delle più complete degli ultimi anni, ma che trova sempre un modo per non produrre poi sul campo. Alonso quest’anno doveva essere spostato a WLB, lasciando lo slot di MLB titolare (almeno per i primi due down) a Brandon Spikes. Keith Rivers, Nigel Bradham e il rookie, terzo giro, Preston Brown difficilmente non faranno rimpiangere l’assenza dell’ex Oregon. Le altre due assenze (questa volta volute) per la stagione 2014 riguardano Stevie Johnson e Jairus Byrd, per sostituirli sono stati presi Sammy Watkins (via trade up al draft) e Corey Graham, con quest’ultimo, in arrivo da Baltimora, che nominalmente è un corner back, ma che in campo si troverà, grosso modo, a coprire zone e uomini avversari che negli schemi dell’anno scorso toccavano appunto alla safety volata in Lousiana. Completa il capitolo delle novità Cyrus Koundjio, OT da Alabama, che dovrà rivitalizzare un reparto che ha sofferto non poco nell’ultima stagione e dare spazio e tempo ai vari C.J. Spiller, Fred Jackson e E.J. Manuel per fare le loro “cose” dietro la linea di scrimmage.

Coaching staff: anche qui la pace non è di casa. S’è detto del reparto difensivo come uno degli aspetti che mettevano di buonumore, potenzialmente, i tifosi bills. Pettine sembrava poter essere l’uomo giusto, forse troppo, considerando che è stato “scippato” dai Browns che ne hanno fatto il loro head coach. A Buffalo quindi sono dovuti ripartire quasi da zero, andando a pescare Jim Schwartz, uno che a Detroit ha parzialmente deluso, specie sul lungo periodo e sulla gestione del personale, soprattutto considerando che arrivava come mente difensiva (fece molto bene ai Titans come DC tra il 2001 e il 2008), mentre la difesa dei Lions ha mostrato negli anni sempre le stesse pecche. Il capo allenatore (Doug Marrone) avrà un altro anno per mostrare un po’ di più la sua idea offensiva (stile Syracuse) che già abbiamo iniziato ad intravedere nel 2013.

Punto forte: il reparto ricevitore farebbe molto felice qualsiasi QB ora e moltissimo tra un paio d’anni. Sammy Watkins, Robert Woods e seppur limitatamente per alcuni aspetti, lo stesso Marquise Goodwin hanno rispettivamente 21, 22 e 23 anni, Mike Williams (27), arrivato via trade da Tampa prima del draft, sembra addirittura di troppo. Merita quantomeno una menzione la linea difensiva, se solo Dareus e Hughes la smettessero di giocare agli autoscontri tra di loro…

Punto debole: per me resta un enigma; Buffalo mi piace molto, poi vuoi la mancanza di continuità, vuoi una division sempre difficile da analizzare, vuoi, come già detto, la sfiga, trovano sempre un modo per non raggiungere i risultati (assenti dai playoff dal 1999, non vincono una partita di post season dal 1995). Resto ancora in camera di consiglio per quel che riguarda E.J. Manuel, mentre non mi convince del tutto C.J. Spiller sia come utilizzo che come integrità fisica,…

Sorpresa: ….e proprio in quest’ottica la sorpresa potrebbe essere Bryce Brown, arrivato a Buffalo via trade da Philadelphia, dove era un po’ chiuso e mal visto dal coaching staff (e sappiamo che fine fanno quelli mal visti da Chip Kelly…). È un RB duttile e potrebbe inserirsi tra le pieghe lasciate dal già citato Spiller e dal veterano Fred Jackson.

Miami Dolphins

Cosa è cambiato: non hanno ripetuto la free agency da “nababbi” del 2013 (Mike Wallace, Dannell Ellerbe, Philip Wheeler…), sono comunque arrivati tre veterani sicuramenti famosi ma che lasciano perplessi per l’apporto che potranno dare alla squadra. Knowshon Moreno è stato un incompiuto per 4 anni (sia dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto per quello tattico/tecnico), poi ha incontrato Peyton Manning. La facilità con cui a Denver non abbiano pensato nemmeno lontanamente di offrirgli un contratto, seppur ancora 26enne, fa pensare; la stessa facilità con cui a Miami ritengono già da ora che il titolare sarà comunque Lamar Miller. Louis Delmas sarà chiamato a riempire la voragine creatasi nel ruolo di safety, da sano resta un gran colpitore. Infine Cortland Finnegan, che dopo il disastro combinato a St. Louis credevo avesse perso ogni chance di trovare una franchigia in grado di dargli i gradi da titolare, i tifosi dolphins faranno bene a sperare che il secondo giro dell’anno scorso, Jamar Taylor, da Boise State, riesca a salire di livello. A proposito di draft 2013, per Dion Jordan, Jeff Ireland aveva fatto trade up, ai più sembrava una scelta che mal si sposava con il contesto tattico dei Dolphins, Jordan seppur atleticamente dominante al livello collegiale, in una 4-3 poteva far fatica sia alla Von Miller che come DE puro, poche soddisfazioni l’anno scorso ed una rincorsa ad aggiungere massa in questa offseason per diventare defensive end che l’ha visto incappare nelle maglie dell’antidoping, ovvero 4 giornate di squalifica per aprire la stagione. Ecco se dovessi dire un cambiamento positivo è proprio quello del siluramento di Jeff Ireland, un GM che più di una volta ha messo in imbarazzo la franchigia sia dal punto di vista sportivo che extra (“Dez Bryant, tua mamma fa la puttana?”).

Tannehill a Wallace: "Non andare fin laggiù..."

Tannehill a Wallace: “Non andare fin laggiù…”

Coaching staff: anche in questo caso, come per i Bills, nonostante una stagione non soddisfacente, con un HC esordiente, la riconferma di Philbin va letta positivamente nell’ottica della programmazione. Confermato anche il DC, mentre ha avuto il benservito Mike Sherman, arrivato a Miami con il tesserino “io so come allenare e far rendere Tannehill”, avendolo avuto a Texas A&M. In realtà Sherman ha fallito proprio in questo, anche messo non nelle migliori condizioni di far combaciare due giocatori diammetralmente opposti proprio come il suo QB e un WR “da big play” come Mike Wallace. Il suo posto verrà preso da Bill Lazor, al debutto in questa posizione tra i pro, dopo aver allenato, sempre in NFL, i QB di Washington (2006-2007), Seattle (2008-2009) e soprattutto l’anno scorso quelli di Philadelphia.

Punto forte: Cameron Wake, Olivier Vernon, Dion Jordan, Randy Starks, Earl Mitchell, Jared Odrick danno qualità e quantità, esperienza e brillantezza ad una linea difensiva che è al secondo anno, considerando la transizione da un fronte dispari ad uno pari.

Punto debole: il running game era uno dei punti interrogativi più grossi della passata stagione, tra le peggiori squadre della lega come yard conquistate via terra, ma soprattutto come tentativi di corsa, l’arrivo di Moreno non sembra al momento essere la risposta a questi problemi. Potrebbe esserlo l’acquisizione al primo giro dell’OT Ja’Wuan James, che però in pochi davano così in alto, lui, ed in parte anche il terzo giro Billy Turner (altro OT), dovranno contribuire a ricostruire una linea offensiva dilaniata anche da questioni di spogliatoio.

Sorpresa: 3 nomi. Koa Misi, i cui allenatori stanno tentando di reinventare come MLB, lui che nella 3-4 giocava opposto a Cameron Wake. Jarvis Landry, rookie scelto al secondo giro, che sembra sposarsi alla perfezione con le qualità di Tannehill, tracce interne, mani solide, buon utilizzo del proprio corpo. Infine Charles Clay, già esploso l’anno scorso (69 ricezioni per 759 yard, 6 TD) e che continuerà ad essere uno dei target principali anche dell’attacco guidato dal nuovo OC.

New England Patriots

Cosa è cambiato: a New England sembra non cambiare mai nulla, come se l’egemonia Brady-Belichick alla fine copra tutto quello che avviene dietro, anche se nei 15 anni sotto a questo duo abbiamo vissuto 2 3 4 versioni di Patriots diverse, peraltro tutte a loro modo vincenti. Le novità più importanti riguardano le secondarie. Darrelle Revis ritorna a nord est, dopo un’annata passata al sole della Florida, a non capire cosa è la cover2. L’ex jets non farà fatica a tornare ai livelli di dominio a cui ci aveva abituato. Dietro a lui, quando eviterà di farsi beccare per doping, dovrebbe giocare un altro CB molto fisico, che arriva da Seattle, il condizionale per Brandon Browner è d’obbligo sia per le questioni “farmaceutiche” sia perché ci sono state voci che lo vorrebbero essere utilizzato come safety, ruolo un po’ scoperto al momento, che però lui non ha mai ricoperto in carriera sinora. D’altronde quando ti abbassi a firmare per l’ennesima volta Pat Chung, qualche problema nel reparto deve esserci. In molti pensavano a delle novità per quel che riguarda il reparto dei ricevitori, B&B invece continueranno a puntare sui giovani già a roster che nella passata stagione hanno mostrato tante luci, quante ombre. A meno che si voglia considerare Brandon LaFell come upgrade rispetto a quanto già a contratto.

Coaching staff: ancora tutto confermato. Belichick padre (HC) e padrone (GM), il figliol prodigo Josh McDaniels tornato nel 2012 come OC, dopo i disastri a Denver come HC, e Matt Patricia DC. Quasi noioso.

"Noi troviamo il modo di coinvolgerti, tu trova il modo di stare sano"

“Noi troviamo il modo di coinvolgerti, tu trova il modo di stare sano”

Punto forte: saremo banali, i punti forti sono due: 1-la solidità del suo QB, che ha sì calato il livello del suo gioco in questi ultimi anni (specie nel 2013), ma che continua a garantire ampio margine di manovra al suo coaching staff nel preparare le partite. 2-la genialità del suo HC, capace di disegnare una squadra competitiva con qualsiasi “colore” abbia a disposizione.

Punto debole: la salute di Gronkowski. Siamo davanti ad uno degli atleti più dominanti e meno “copribili” della NFL moderna. Gronkowski è l’evoluzione della specie oltre che essere un rebus pressoché irrisolvibile per i DC avversari. Unico neo: è tanto grosso quanto fragile: ginocchio, braccio, anca, schiena, testa, coscia, le ha collezionate tutte, smetterà mai di farlo?

Sorpresa: James White, lo dico senza crederci troppo, ma non riuscivo a trovare qualcosa di sorprendente guardando il roster dei Patriots. Però se fossi in Ridley non dormirei sonni tranquilli o inizierei a valutare seriamente l’opportunità di giocare con la pece sulle mani: al prossimo fumble l’ex RB di Wisconsin (che in coppia con Montee Ball aveva fatto faville) potrebbe superarlo facilmente in depth chart.

New York Jets

Cosa è cambiato: i Jets avevano bisogno di talento offensivo e le scelte sia in FA che nel draft sono andate per lo più in quella direzione. È altresì bizzarro constatare, come avvenuto per i Dolphins, che il RB “famoso” arrivato via mercato libero in realtà rischia di non esser comunque il miglior RB a disposizione: Chris Johnson sono anni che delude i suoi tifosi, aver cambiato aria potrebbe giovare alla sua incisività nelle partite, ma al momento restiamo piuttosto scettici. Di contro l’altro Chris, Ivory, ha dimostrato di poter essere un cavallo da tiro che potrebbe ben completarsi con il nuovo arrivato, cercando di stare lontano dagli infortuni e al tempo stesso di dare più continuità alla sua produzione (pagando non poco la quasi inutilità nel passing game, a ricevere fuori dal backfield). Le aggiunte più corpose però sono arrivate nel gioco aereo: Erick Decker dovrà dimostrare di non essere un prodotto di Manning, i dubbi al riguardo ci sono e sicuramente si troverà in una situazione diametralmente opposta a quella molto amichevole di Denver, qui a lanciare ci saranno Geno Smith o Michael Vick (altro nuovo arrivo), intanto lui il contratto della vita (36 milioni complessivi in 5 anni, con 15 garantiti) l’ha ricevuto e difficilmente farà rimpiangere l’ultima versione spaesata di Santonio Holmes che hanno visto in maglia verde. Dietro a Stephen Hill, Jeremy Kerley e David Nelson sono arrivati 3 rookie, pescati tra quarto e sesto giro: Shaq Evans, Jalen Saunders e Quincy Enunwa ammetto candidamente di non conoscerli, vediamo se avrò modo di farlo durante l’anno…

Coaching staff: i Jets, benché fuori dai playoff, sono stati la vera sorpresa della passata stagione, un roster con pochissimo talento e in piena fase di ricostruzione, sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale. Quello che convinceva poco in questa fase di transizione era che la “ripartenza” fosse affidata a chi aveva contribuito a generare il “blocco”, con i suoi “all in” sul mercato e la creazione di aspettative troppo alte, poi disattese, che avevano contribuito a distruggere anche lo spogliatoio. Rex Ryan aveva “garantito” il Super Bowl, Rex Ryan aveva avallato gli arrivi e le firme pesanti dei Cromartie, Scott, Holmes, Edwards, Tomlinson, Rex Ryan, infine, aveva fortemente voluto la trade up per draftare Mark Sanchez e farne il centro del suo progetto. Nel 2013 è stato Rex Ryan a dare dignità a questo team, tirando fuori prestazioni dal collettivo che vanno al di là della semplice somma dei singoli giocatori. Ragion per cui il suo staff è rimasto pressoché invariato, con la conferma dei collaboratori più importanti (Marty Mornhinweg come OC e Dennis Thurman da DC), anche se proprio all’offensive coordinator si chiede qualcosa di più.

Give me the ball

Give me the ball

Punto forte: la linea difensiva è tra le migliori della NFL, Muhammed Wilkerson e Sheldon Richardson da soli impegnano 3, 4 uomini, rendendo molto più semplice il compito di allenatori e compagni. Assieme a Damon Harrison compongono un fronte a 3 che non ha veramente nulla da invidiare al resto della lega, sia nel running game che nel mettere pressione ai QB avversari o far collassare le tasche altrui. Con la ciliegina della torta del rookie Richardson (13esima assoluta la passata stagione, arrivato con il pick ricevuto per Darrelle Revis) che è stato utilizzato sporadicamente anche come goal line back, in attacco, con buoni risultati.

Punto debole: nonostante una DL così dominante, gli OLB di questa difesa convincono poco: Quinton Coples sta ancora cercando la sua identità, Calvin Pace è solido, ma inizia a sentire il peso degli anni, Antwan Barnes ha avuto una sola stagione decente tra le 6 passate a Baltimora e San Diego e ai Jets s’è subito rotto il ginocchio, chiude il reparto un ex patriots, Jermaine Cunningham, perché ci deve essere sempre un ex patriots in ogni reparto per i verdi della Grande Mela.

Sorpresa: i Jets hanno fatto un buonissimo draft, sia per qualità nei primi giri, che per quantità nei giri successivi. Mi aspetto grandi cose dai due rookie di maggior talento presi quest’anno: Calvin Pryor è una safety in grado di incidere sin da subito nel game plan di Ryan e soci, mentre il TE Jace Amaro può essere quel target, seppur “inesperto”, che può dare fiducia e ritmo ad un Geno Smith che deve ancora mostrare alla dirigenza se può essere il QB su cui costruire la squadra.

Tirando le somme

Il punto di riferimento divisionale resta rappresentato dai Patriots: visto che gli inciampi dei RB e l’assenza del loro terminale offensivo principale nel 2013 non è bastato e visto che le loro altre 3 rivali non sono migliorate così tanto in questa offseason,  devono essere colpiti dalla sfortuna che contraddistingue ormai da anni i Bills per vedere il loro ruolo di leader della AFC East messo in discussione. Non ho ancora capito che direzione stiano prendendo i Dolphins, così a naso non mi sembra quella giusta. Tra le altre due, la sensazione è che Rex Ryan sia tornato ad allenare seriamente, mentre a Buffalo manchi ancora qualcosa sia come continuità che come picchi di rendimento, pur avendo molto upside. Geno Smith qualche giorno fa si domandava perché i Jets non possano essere considerati nella corsa per il Super Bowl, ecco questo mi pare esagerato, ma chissà, magari un accesso ai playoff tramite una wild card potrebbe essere un obiettivo sicuramente sorprendente, ma allo stesso tempo anche raggiungibile.

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