10 tappe: cosa abbiamo perso e cosa ci resta.

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L’ennesima “chute”

Abbiamo vissuto 10 tappe senza respiro, anche le 4 volate non sono state mai banali. Al primo giorno di riposo arriviamo con un Tour stravolto, totalmente diverso da quello che ci aspettavamo: alla quinta tappa si è ritirato Froome, oggi è stata la volta di Contador. I due superfavoriti di questo grande giro, probabilmente i più forti al momento nelle corse di 3 settimane, sono a casa ed è un duro colpo per l’interesse generale della corsa.

Il vero dominatore di questo prima metà di corsa è senza ombra di dubbio Vincenzo Nibali: primo nella mini-Liegi, terzo (dietro a Boom e al compagno Fuglsang) nella mini-Roubaix, terzo nel primo (mini) arrivo in salita a Gérardmer La Mauseline (dietro a Kadri e staccato di 3 secondi da Contador) e di nuovo primo, da dominatore, nella prima tappa seriamente di montagna di questo Tour, dopo aver controllato con la sua squadra la corsa per quasi tutte le 7 ascese di giornata, prima di essere lanciato da un egregio Scarponi (caduto, ma rialzatosi…) nell’ultima salita verso La Planche des Belles Filles. Il Tour di Nibali finora è stato da campione vero, da uno che è ormai cosciente dei suoi mezzi e corre con una serenità e una semplicità ridicola (per dirla con l’accezione americana del termine).

La squadra peraltro lo sta aiutando non poco: sul pavé non l’hanno lasciato mai solo, guidandolo su terreni a lui sconosciuti, le critiche piovute nella tappa poi vinta da Kadri sembravano un po’ ingenerose, intanto perché fino all’ultima ascesa erano stati loro a tenere la fuga entro limiti non pericolosi, lasciando poi il compito alla Tinkoff Saxo di fare il forcing per lanciare Contador, il che non credo sia una grossa colpa, per finire poi con le ultime due tappe: in quella di domenica hanno evitato di sfinirsi nella difesa di una maglia in un terreno in cui c’era più da perdere che da guadagnare, in ottica di “giorno successivo” in cui appunto c’era la possibilità di dividersi poi il compito di fare la corsa anche con altre squadre. E nella tappa di oggi almeno all’inizio Lotto e Tinkoff (finché hanno avuto Contador) hanno tenuto le redini del gruppo e l’Astana ha poi lavorato da grande squadra nella parte decisiva della tappa. Finora pressoché perfetti.

Assieme a Nibali sul podio ipotetico e parziale siedono Sagan e l’Omega Pharma. Al primo manca “solo” la vittoria, che per qualcuno è anche l’unica cosa che conta, ma chi ha visto queste prime tappe sa perfettamente che non è così. Peter prima o poi si toglierà questa soddisfazione, magari anche multipla, per ora resta “solo” un fuoriclasse in grado di piazzarsi tra i primi 5 nelle prime sette tappe (non accadeva dal 1930), tutte peraltro con caratteristiche altimetriche e di sviluppo diverse. Purtroppo è talmente forte e temuto dagli avversari che spesso e mal volentieri si trova nelle condizioni di dover vincere più volte per poter tagliare primo il traguardo, nessuno vuole andare in fuga con lui e nelle volate trova sempre qualcuno più veloce o in termini assoluti (Kittel…) o in termini relativi (la volata persa da Trentin è un mix di “sfortuna” e di energie spese appunto precedentemente nel tentativo di attacco con Van Avermaet). Intanto si accontenta di dominare la classifica a punti, primo con 287, il secondo (Coquard) e il terzo (Kittel) sommati ne mettono assieme 302.

Ha perso la maglia bianca, ma ha guadagnato rispetto.

Ha perso la maglia bianca, ma ha guadagnato rispetto.

Trentin è il legame perfetto per parlare dell’Omega Pharma, la sua vittoria e quella strepitosa di Tony Martin, sono forse l’aspetto meno entusiasmante della loro corsa: sono venuti al tour con l’uomo per vincere le volate (Cavendish, poi ritiratosi) e anche con il piano B (Renshaw), con gli uomini per dominare sul pavé (5 nei primi 17), con un 24enne che ha già sfiorato la top10 l’anno scorso e che non vuole limitarsi a fare una corsa per il piazzamento (Kwiatkowski). E non hanno disatteso per nulla le aspettative; il polacco probabilmente ha speso tantissimo in queste prime 10 tappe e potrebbe pagare in termini di classifica finale, ma per me un corridore e una squadra che provano quello che hanno provato loro quest’oggi meritano il rispetto e l’applauso al di là del risultato finale.

Assoluta protagonista in negativo invece è “la caduta”: “quelli boni non cadono mai”, dice Magrini su Eurosport, “bisogna tutelare i corridori, perché non è possibile per il tour perdere i suoi protagonisti”, dice Saronni su RaiSport. Il discorso sul tutelare i corridori era ai limiti del delirio e ho girato canale appena possibile, quindi non riesco (per fortuna?) ad approfondirlo, anzi, se qualcuno l’ha seguito nei minimi dettagli me lo può spiegare nei commenti? Fatto sta che sono caduti quasi tutti ed ovunque tranne che sul pavé (ok, il volo carpiato di Bak resterà nella storia di questo Tour…), che comunque ha fatto molte meno vittime dell’imprudenza o l’incapacità di alcuni corridori nello stare in gruppo. Contador oggi, dicono i testimoni, ovvero chi lo seguiva in gruppo, stava esagerando in discesa e, complice anche un asfalto pessimo abbinato al maltempo, c’ha rimesso una tibia oltre che un ginocchio bucato. Stucchevole poi la consueta polemica sul fair play, d’altronde bisognava aspettare un corridore rimasto seduto a lato della strada per 4 minuti e poi ritiratosi poco dopo, mentre Kwiatkowski in fuga avrebbe visto raddoppiare il suo vantaggio fino a sfiorare i 10 minuti. Tutto molto logico, in qualche universo parallelo.

Ed ora? Dopo la quinta tappa, pensavo che l’assenza di Froome contrastata dall’ascesa di Nibali potessero restituire un Tour comunque avvincente e ancora pieno di sorprese, purtroppo ancor prima che iniziassero le salite (Contador oggi s’è ritirato ad inizio tappa) abbiamo perso un altro protagonista e Nibali per di più ha rafforzato la sua egemonia in classifica generale conquistando di nuovo tappa e maglia. È tutto finito? Sarebbe un po’ sciocco pensarlo, di un Tour che deve ancora scalare sia le Alpi che i Pirenei, con la solita crono maratona di 54 km all’ultimo giorno prima di piombare su Parigi. Tutti noi ci auguriamo che Vincenzo vinca questo Tour e ora si trova anche obbligato a farlo, al tempo stesso, almeno al sottoscritto, il ciclismo piace anche per le sfide, per le battaglie, gli attacchi a prescindere che sia un italiano o un americano a farli (ecco su Voeckler potrei fare una eccezione…) ed a prescindere dalla nazionalità del vincitore. Contador sembrava dover essere l’unico in grado di interpretare il ruolo del corridore con spirito combattivo; oggi, seppur nei suoi limiti, Kwiatkowski come già ampiamente detto, c’ha provato, e gli altri? Valverde, Van Garderen, Bardet, Peraud, Porte, sapranno correre per vincere? D’altronde questa al di là della presenza di Nibali, potrebbe essere una occasione ghiotta irripetibile per alcuni di loro di vincere un Tour de France, si limiteranno a correre per il piazzamento anche questa volta o proveranno a far saltare la corsa anche seppur con il forte rischio di uscire di classifica? Cosa dirà il computerino?!?

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Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , , , , | 6 commenti

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6 pensieri su “10 tappe: cosa abbiamo perso e cosa ci resta.

  1. Babbo Natale

    La questione cadute sulla Rai è stata affrontata in lungo e in largo e da diversi punti di vista.
    Saranni voleva meno corridori ma sotto forma di meno squadre perchè già nove per team sono troppo pochi(follia), inoltre ha criticato tappe come quelle con il pavè perchè aumentano il nervosismo nel gruppo.
    De Luca parlava della stanchezza che c’è nel gruppo e quindi affermava che c’è bisogno di gare più brevi e meno difficili, inoltre poneva il punto sui giovani che passano professionisti troppo presto.
    Pancani se l’è presa con i corridori che non pensano alle conseguenze e si buttano sempre a rotta di collo su qualsiasi terreno facendo l’esempio di Bak che l’altro giorno si è ribaltato sul pavè.
    Non mi ricordo chi ha fatto accenno alla scelta di ruote alto profilo che sono meno maneggevoli, senza però toccare l’argomento bici che secondo me invece ha un ruolo fondamentale in questa storia.

    Più o meno è stato questo.

    • Thanks! Quella sul pavé mi pare preconfezionato, la realtà ha detto altro, come la questione sul numero delle squadre…saronni, boh.

  2. mlbarza

    Peccato davvero la perdita di Contador, dispiace sempre quando uno che sai che ci proverà cade e si fa male. Nibali ormai può solo perderlo il Tour, ed ovviamente non glielo auguro.
    Ci fossero più corridori come Kwiatkowski o Sagan, o squadre come la OFQS sarebbe solo una manna dal cielo per il mondo del cliclismo, purtroppo invece sembrano eccezioni in un mondo dove aumentano a dismisura i Van Garderen, i Talanski ecc. L’unico vero col pelo per provarci oltre al polacco mi pare Purito Rodriguez, peccato che sia fuori classifica.

    Sul discorso cadute: è cambiato anche il modo di correre, anni fa non si aveva la tendenza a prendere i punti chiave subito alla velocità massima, cosa che ovviamente rende la bici più difficile da guidare. E, per citare un episodio, un corridore di alta classifica in una volata a 20, sapendo di non poter vincere, non si buttava di certo in uno sprint con tutti i rischi del caso, come invece ha fatto quel salame di Talanski. Che peraltro si è visto tagliare la strada da Gerrans, ma lì non ci doveva stare. Vero è che non c’erano così tante squadre e di conseguenza così tanti corridori, ma se l’unica soluzione al problema a cui si riesce ad arrivare è abbassare il numero di ciclisti in corsa, io piuttosto a questo punto più che levare squadre, leverei un corridore a team, portandoli a 8 come mi pare avvenga già nelle corse di un giorno.
    Poi comunque è probabilmente vero che “quelli boni non cadono mai” o comunque cadono meno di frequente rispetto agli altri.

  3. Intervengo per dire che ho condiviso fortissimamente questa parte: “il ciclismo piace anche per le sfide, per le battaglie, gli attacchi a prescindere che sia un italiano o un americano a farli (ecco su Voeckler potrei fare una eccezione…)”
    Chissa’ perche’ ma Voeckler risulta insopportabile anche a me, che sia per la sua mania di protagonismo ?

    • E’ un corridore generoso che però ti fa pesare la sua generosità :-D: è come uno che ti presta 10 euro (quando ne hai bisogno di 200) e nel farlo chiama tutto il paese per far vedere che ti sta dando dei soldi 😀

  4. Davvero accurato 😀
    Insomma è l’opposto di Alessandro De Marchi che si è fatto il culo a capanna per tutto il tour e non sappiamo manco che faccia c’ha 🙂

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