AFC North 2014 – Preview

Baltimore Ravens

Not over yet.

Not over yet.

Cosa è cambiato: dopo la diaspora vissuta la passata offseason, successiva alla vittoria del titolo, quest’anno a Baltimora le cose sono state molto più tranquille, con il GM Newsome che continua senza troppi patemi il suo percorso di ricostruzione. Tre le acquisizioni via free agency più interessanti, due mirano a dare a Flacco bersagli più solidi: Steve Smith e Owen Daniels, seppur con i loro limiti, dovessero rendere per il loro valore, garantiscono mani forti per i lanci non sempre sicuri del QB nominato MVP del Super Bowl due stagioni or sono. L’ex panthers ha poi il merito di relegare Jacoby Jones al ruolo che più gli si addice di quarto ricevitore e ritornatore, mentre dà un po’ più di tempo a Marlon Brown di crescere e completarsi. L’altra acquisizione che dovrebbe entrare sin da subito a far parte dei titolari è quella di Darian Stewart, la safety in uscita da St. Louis (dove a dire il vero non è mai stato titolare per una stagione intera) cerca un po’ di pace dagli infortuni per restare nello starting lineup, visto che dietro il rookie Terrence Brooks, preso al terzo giro ed in uscita dai campioni nazionali di Florida State, scalpita già. Il draft per l’appunto è stato il solito draft dei Ravens, con i primi tre giri molto solidi in cui si è continuato ad aggiungere talento difensivo: oltre al già citato Brooks, sono arrivati C.J. Mosley (ILB) e Timmy Jernigan (NT), con il primo che mette in dubbio la scelta spesa l’anno scorso su Arthur Brown e il secondo che entrerà nella lotta apertissima per lo slot da titolare assieme a Brandon Williams e Terrence Cody. Dal draft non si possono notare due nomi come Lorenzo Taliaferro e Michael Campanaro: al di là dell’assonanza, il primo è un RB che si inserirà in un contesto che sarà approfondito tra poco, mentre il secondo è il classico WR che va molto di modo ultimamente, piccolo, agile e sgusciante, lotterà per fare il roster.

Coaching staff: volenti o nolenti a Baltimora sono stati costretti a sostituire l’OC Jim Caldwell (volato a Detroit come HC), al suo posto è arrivato Gary Kubiak, dopo gli 8 anni passati ad essere il capo allenatore dei Texans, con alti (pochi) e bassi (molti). Torna a fare l’offensive coordinator, ruolo che ha ricoperto dal 1995 al 2005 ai Denver Broncos, che grazie anche al suo lavoro vinsero due titoli sul finire degli anni 90. Il resto per i ruoli principali è lo stesso con John Harbaugh capo allenatore e Dean Pees DC.

Punto forte: a me piacciono molto le secondarie, parlo di potenzialità, un mix di giovinezza e talento che lascia ben sperare. Il giocatore più rappresentativo è il veterano LaDarius Webb, ma sia Jimmy Smith che Matt Elam, non a caso due primi giri (2011 e 2013), hanno già mostrato quanto potranno dare al reparto nei prossimi anni.

Punto debole: il running game è stato per anni il punto di forza di questa franchigia, non è quindi normale trovare i Ravens ultimi, con distacco, nella classifica delle yard per portate nel 2013 (un misero 3.1) al di là dei problemi fisici con i quali ha convissuto Ray Rice. Lui e Bernard Pierce dovranno invertire repentinamente il verso delle loro prestazioni, le chance di playoff di Baltimora passa da lì e non è un bel segno il fatto che per il primo si teme una squalifica per le prime giornate causa problemi processuali (violenze domestiche…anzi in ascensore…) e il secondo ha qualche problema fisico che gli sta rallentando la preparazione. Dietro a loro tra Taliaferro e Cierre Wood non credo si arrivi al kg di cervello e Justin Forsett, beh è Justin Forsett.

Sorpresa: Nonostante l’arrivo di Steve Smith, quello di Owen Daniels e quello di un OC (Kubiak) che ama usare il doppio TE a discapito del terzo ricevitore, vedo Marlon Brown migliorare il suo impatto su questo attacco: target troppo interessante per essere messo in ombra da qualche mossa che guarda più al breve periodo che al processo di ricostruzione.

Cincinnati Bengals

Cosa è cambiato: Free agency totalmente sotto i radar quella dei Bengals, dove fanno più rumore i giocatori persi che quelli convinti a firmare per loro. Michael Johnson è stato ricoperto d’oro da i Bucs, che l’hanno fatto diventare uno dei DE più pagati della lega. Per ricoprire il buco importante da lui lasciato al momento sono in 4: Wallace Gilberry è sempre stato un giocatore di rotazione dietro ad un reparto di DE che in questi ultimi anni era piuttosto pieno di talento, nonostante questo è sempre riuscito a raccogliere un buon numero di sack e pressioni sui QB avversari; Robert Geathers è a Cincy da 10 stagioni e solo dal 2006 è andato in doppia cifra di sack, per il resto non ha mai superato i 4 e l’anno scorso ha perso tutta la stagione per un infortunio al gomito; di Margus Hunt avrò modo di parlare in seguito, resta il rookie, terzo giro, Willie Clarke: in definitiva si è cercato di fare con quello che si aveva in casa. Stesso discorso per l’altra dipartita di nome: Andrew Hawkins in realtà non è mai esploso in maglia Bengals, da restricted free agent Cincinnati poteva pareggiare l’offerta ricevuta da Cleveland (13,4 in 4 anni), ma si è guardata un po’ attorno ed ha capito che dietro ad A.J. Green si poteva continuare a puntare su Marvin Jones e Mohamed Sanu. Il resto del potenziamento è stato quindi affidato al draft, sempre molto interessante in casa Bengals. Darqueze Dennard dovrà ringiovanire i CB che hanno sì fatto bene in questi ultimi anni, ma si basano su veterani dalla seconda giovinezza (Terence Newman), giocatori alla ottava reincarnazione (Pacman Jones) o troppo injury prone (Leon Hall). Anche due anni fa era arrivato un cornerback al primo giro (Dre Kirkpatrick), che sinora ha mostrato davvero poco. Jeremy Hill al secondo giro ha sorpreso un po’ tutti: Giovani Bernard si pensava dovesse lasciare ben pochi snap ai propri backup nel suo anno da sophomore, in realtà a Cincy hanno un’altra idea ed affidarsi ancora a Green-Ellis non affascinava un granché.

..ed io sono ancora qua, eeeeh già.

..ed io sono ancora qua, eeeeh già.

Coaching staff: c’è stata una mezza rivoluzione. Sono anni che si dice che i Bengals hanno due valori aggiunti nei ruoli dei principali assistenti del capo allenatore: Jay Gruden e Mike Zimmer dovevano diventare prima o poi HC, i tifosi di Cincinnati speravano che uno dei due potesse farlo da loro, sostituendo quel Marvin Lewis che per nulla ha convinto sinora nella gestione delle partite, pur avendo meriti nella crescita generale della squadra. In realtà come abbiamo già visto QUI e QUI entrambi sono andati a “comandare” altrove e così i tifosi “tigrotti” si trovano un nuovo coaching staff e sempre lo stesso capo allenatore. Beffa. Paul Guenther sarà il nuovo DC, già nello staff dei Bengals dal 2005 e ultimamente allenatore dei LB. Anche il nuovo OC era già presente nello staff della passata stagione, ma di sicuro ha avuto una carriera precedente molto più altisonante: Hue Jackson ad Oakland è stato silurato forse troppo presto e di certo è stato l’unico in grado di far rendere al massimo Darren McFadden, sarà interessante vederlo all’opera con del materiale molto intrigante.

Punto forte: Bernard – Green è un duo RB/WR su cui poter costruire un attacco d’elite NFL per i prossimi 5 6 anni ed alla fine l’aver preso un backup RB così giovane e al tempo stesso talentuoso come Jeremy Hill potrebbe anche essere un guadagno sul lungo periodo per Bernard a discapito di qualche pallone e qualche yard in meno nel breve periodo.

Punto debole: Se puoi costruire un attacco su quei due, resto sempre perplesso tu possa farlo contando sulle intuizioni e le capacità di Andy Dalton, qualcosa nella posizione è iniziato già a muoversi: sono arrivati via FA Jason Campbell e via draft A.J. McCarron, niente di trascendentale in entrambi i casi, sia nel breve che nel lungo periodo Dalton resta una soluzione migliore. Però fossi in lui inizierei a drizzare le antenne, anche se le notizie delle ultime ore parlano di un potenziale accordo contrattuale  tra lui e la franchigia che ricalchi le cifre e il formato di quello firmato da Kaepernick con San Francisco.

Sorpresa: Margus Hunt. Il giocatore non è proprio giovanissimo (27 anni) seppur sia solo al suo secondo anno tra i pro, con il primo passato ad ambientarsi. L’estone, il cui cognome si pronuncia proprio come si scrive, è stato anche detentore del record mondiale juniores del lancio del disco, supera i due metri di altezza e in questa offseason sta mettendo su massa muscolare. Potenzialmente è un crack e in molti si aspettano di vederlo all’opera ad alti livelli dopo aver ben impressionato a Southern Methodist University.

Cleveland Browns

Cosa è cambiato: niente sarà più come prima a Cleveland, è arrivato Johnny Football! Scherzi a parte, penso che i Browns non si siano mai trovati così al centro dell’attenzione nella loro lunga storia, se non nel trasferimento a Baltimore. Che poi questa sia una attenzione positiva o meno, ancora non è chiaro, di certo si fa un gran parlare del ragazzo e al di là del gossip e delle foto varie in bagno o in piscina, restando al football, tanta è la curiosità di vederlo all’opera. Il contesto, dopo i disastri di Josh Gordon, non è dei migliori: un capo allenatore inesperto, un reparto ricevitori che è un mix tra veterani spesso rotti (Miles Austin e Nate Burleson) e giocatori inesperti e mai con un ruolo così centrale sinora, capitanati da Andrew Hawkins, dei RB con potenziale (Ben Tate e i due rookie Terrance West e Isaiah Crowell) che però chi per un verso, chi per un altro non hanno mai giocato a questi livelli: Tate ha fatto bene finché dava il cambio a Foster a Houston, un po’ meno quando ha dovuto aumentare il carico, West viene da un livello inferiore di college football e Crowell, beh…Crowell è matto, forse anche più di Gordon. La linea per lo meno non ha perso pezzi, anche se con il restricted free agent Alex Mack c’è andata vicina: certo che proteggere un giocatore così imprevedibile ed estroso come Manziel non credo sarà semplice. La difesa ha subito un discreto rimodellamento: praticamente intatto il fronte dispari e i pass rusher, saranno invece nuovi i LB centrali, con Karlos Dansby che non farà rimpiangere le prestazioni di D’Qwell Jackson ed avrà al suo fianco il rookie Christian Kirksey. Per le secondarie Justin Gilbert è sulla carta il miglior CB di questa classe ed opposto a Joe Haden si fa interessante, mentre Donte Whitner porterà colpi tanto quanti ne portava T.J. Ward. Da non sottovalutare anche per il lungo periodo le potenzialità del CB, scelto al quarto giro, Pierre Desir.

Coaching staff: tutto questo “ben di dio” difensivo sarà coordinato per lo più dal nuovo capo allenatore, ex DC ai Bills e ancor prima ai Jets, ovvero Mike Pettine, anche se nominalmente il DC sarà Jim O’Neil che proprio con Pettine ha già lavorato sia a Buffalo che a New York. Mentre ci si aspetta molto da Kyle Shanahan, che aveva ben fatto come offensive coordinator ai Redskins nel primo e sinora unico anno di un Robert Griffin sano e che a Cleveland si troverà appunto a dover guidare nel salto tra i pro un altro QB piuttosto estroso come il già troppe volte citato Johnny Manziel.

Johnny Football

Johnny Football

Punto forte: la novità e la brillantezza sia per quel che riguarda il personale a disposizione che per chi guiderà la squadra dalla sideline e nella preparazione delle partite. Austin e Burleson fanno un po’ eccezione in questo contesto, ma lì si paga l’assenza di Gordon e la scelta di non intervenire a riguardo sin dal draft. Assumerà un peso fondamentale, ancora più di quanto visto l’anno scorso, il ruolo di Jordan Cameron, giocatore atleticamente strabordante attraverso cui passeranno molte delle fortune dell’attacco dei Browns.

Punto debole: la miscela descritta in queste righe è esplosiva, Cleveland può essere veramente tutto nel bene, ma anche nel male. Ci sono però pochissimi punto fermi in questa squadra a cui appigliarsi nei momenti di difficoltà. Per entrare più nel concreto: Mingo dovrà iniziare a produrre come una sesta scelta assoluta, perché né Kruger né Sheard sembrano poter garantire quella pressione sui QB avversari necessaria a far rendere ancora meglio delle secondarie già talentuose di loro.

Sorpresa: mi ripeto, qua può essere tutto una sorpresa, l’unica cosa che tenderei ad escludere è vedere Connor Shaw titolare da qualche parte della stagione, anche solo per evitare di aggiornare la famosa e ormai super inflazionata maglia dei QB starter, da Couch in poi (e poi Connor Shaw non m’è mai piaciuto…). Più che una convinzione, ho una speranza: che Manziel possa sorprendere tutti gli scettici, il percorso non è immediato, il contesto non è facile e lui sembra un po’ troppo esagerato, ma forse mi piace proprio per questo. In bocca al lupo, Johnny.

Pittsburgh Steelers

Cosa è cambiato: dopo un’annata abbastanza incolore, una squadra piuttosto conservativa come Pittsburgh s’è trovata ad apportare qualche modifica in più. In attacco stanno vivendo un processo di ricostruzione del reparto dei ricevitori, dopo aver perso negli ultimi anni gente del calibro di Hines Ward, Mike Wallace, Emmanuel Sanders, Santonio Holmes e Nate Washington, tutta gente, a parte Ward, che ha preferito andare a prendere soldi altrove dopo essere stata lanciata e sviluppata a Pittsburgh. Fa un po’ eccezione Antonio Brown, che dopo l’esaltante scorsa stagione, è rimasto a fare il capo in un reparto che vede l’acquisizione di un buon terzo WR come Lance Moore che dovrà però confermarsi lontano da Brees, mentre si attende l’ascesa del secondo anno Markus Wheaton. Completa il nuovo quadro un rookie di buona prospettiva come Martavis Bryant, che dovrà imparare il meno possibile da Darrius Heyward-Bey, alla terza chance tra i pro dopo i fallimenti ad Oakland ed ad Indianapolis. Anche il reparto dei RB andava riassestato, con Le’Veon Bell punto fermo sono arrivati due giocatori che ben completano per quantità e qualità il running game: LeGarrette Blount darà respiro al titolare, magari anche nelle situazioni di corto yardaggio, mentre Dri Archer, seppur giocatore da sviluppare, può dare una dimensione diversa al gioco su corsa e fuori dal backfield, se riuscirà a trasformare in football la sua ottima velocità. Molto andava fatto, e s’è fatto, in difesa: il trio dominante Hampton, Keisel, Smith è definitivamente un ricordo, Ziggy Hood non sarà rimpianto, Cameron Heyward e i due nuovi arrivati, Cam Thomas dai Chargers e soprattutto Stephon Tuitt dal secondo giro del draft, rappresentano il definitivo cambio di pagina. Dal draft arriva anche Ryan Shazier, un inside linebacker che si affiancherà a Timmons e dovrà anche mettere a disposizione della squadra le sue doti di rushatore, per dar man forte a dei LB esterni sui quali ci sono molte speranze ma che ancora non hanno mostrato tutto il loro potenziale (Jason Worilds e Jarvis Jones), stando anche all’abbandono di Woodley. Le novità più interessanti si concludono con la sostituzione di Ryan Clark da parte di Mike Mitchell, una safety piuttosto sospetta negli anni ai Raiders, che invece la passata stagione ha fatto molto bene a Carolina, magari anche aiutato da una difesa in generale piuttosto dominante.

Coaching staff: tante novità in campo, nessuna sulla sideline dove Mike Tomlin (HC), Todd Haley (OC) e Dick LeBeau (DC ormai storico) confermano i loro compiti, se proprio vogliamo pescare qualche nome nuovo, andando a ravanare tra gli assistenti di reparto troviamo Mike Munchak (HC silurato dai Titans) che torna ad allenare una linea offensiva che dovrebbe recuperare dei pezzi importanti, e Joey Porter, celebre cacciatore di QB che ha costruito una carriera agli Steelers e che vi torna per insegnare appunto ai giovani OLB l’arte del mestiere.

Smash Mouth

Smash Mouth

Punto forte: Roethlisberger e Le’Veon Bell, la solidità di questa squadra passa da questi due, muovere la catena senza troppi errori e concedere alla difesa più respiro possibile. A Pittsburgh è il momento di ritornare allo smash mouth football, il personale c’è ancora.

Punto debole: questa difesa deve trovare il modo di salire di livello, si è cambiato e si sta cambiando molto a livello di soldati, il generale sulla sideline è (meritatamente) sempre lo stesso. Benché ci sia della qualità, non sono così convinto che questo gruppo di ragazzi sia in grado di poter rinverdire i fasti di una delle difese più dominanti che questo gioco abbia conosciuto.

Sorpresa: non so se già da quest’anno, ma Martavis Bryant ha tutto per diventare il WR1 di questa squadra, abbinato a Brown, con Wheaton nello slot andrebbe a formare un bel reparto in grado di ringiovanire la carriera di Big Ben.

Tirando le somme

Baltimore e Cincinnati probabilmente hanno qualcosa di più rispetto a Pittsburgh, anche se, come spesso accade in questa division, poi molto dipenderà dagli scontri diretti nei quali gli Steelers, al di là dei valori in campo, riescono sempre a far giocare male gli avversari, portandoli fuori dai loro consueti binari e qui, secondo me, molto dipende dalla bravura di Mike Tomlin e co. nel preparare le partite. I Bengals hanno comunque tutto e anche di più per riconfermarsi al vertice della North. Cleveland, stando quanto detto prima, è difficilmente pronosticabile, diciamo che ci sono buone chance che chiuda ancora sul fondo della division.

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