NFC South 2014 – Preview

Atlanta Falcons

Gonzalez ha tolto il casco

Gonzalez ha tolto il casco

Cosa è cambiato: spero per loro sia cambiato il preparatore atletico o chi per lui. Dopo un’annata sfortunata sotto molti aspetti, a partire da quello fisico, Atlanta cercherà di rimbalzare senza troppi scossoni a livello di personale: gli interventi più interessanti hanno riguardato le linee, disastrose nella passata stagione. In difesa sono arrivati Ra’Shede Hageman (2° giro al draft), Tyson Jackson da Kansas City e Paul Soliai, da Miami, per ancorare il centro di un nuovo fronte a 3, mentre si registra il ritiro dei Peria Jerry, 24esima scelta assoluta del draft 2009, che difficilmente sarà rimpianto in Georgia (5,5 sack in carriera). Il draft 2009 resta un caso abbastanza raro, a soli 4 anni dal suo completamento infatti ben 5 giocatori del primo giro sono già fuori dalla NFL e ritirati: oltre al già citato Jerry, Jason Smith (2°), Aaron Curry (4°), Aaron Maybin (11°) e Beanie Wells (31°), con Larry English (16°) sulla via per fare la stessa fine. Curioso che proprio uno dei nuovi arrivati ai Falcons (Tyson Jackson) provenga da quello stesso primo giro (3a assoluta)…… Anche per la linea offensiva le aggiunte “di peso” sono 3: le due che arrivano dalla free agency sono Jon Asamoh (altro arrivo da KC) e Gabe Carimi (per cui i tempi in cui dominava al college sembrano molto più lontani dei 3 anni che sono passati dalla sua dipartita da Wisconsin), mentre la sesta assoluta è stata impegnata per prendersi uno dei migliori tackle offerti dalla NCAA, quel Jake Matthews che dopo aver passato gli anni ad indovinare dove stesse andando Manziel per proteggerlo, ora si troverà a bloccare per un QB molto più “vecchio stampo”. Completa il trittico delle acquisizioni dai Chiefs, Javier Arenas (questa volta via Arizona però), che si giocherà il ruolo di ritornatore con un altro nuovo arrivato, Devin Hester. Difficilmente, in entrambi i casi, i due giocatori avranno un ruolo importante e continuativo in situazioni diverse dallo special team. Julio Jones, Roddy White e Harrt Douglas per Hester da una parta e Desmond Trufant, Robert Alford e Josh Wilson per Arenas dall’altra, sembrano piuttosto bloccanti, con quest’ultimo che dapprima ha l’obiettivo di superare il taglio a 53. Non vedremo più giocare in Georgia e nemmeno in giro per la nazione Tony Gonzalez (toh, un altro che veniva da Kansas City), che a 38 anni ha deciso di appendere il casco al chiodo, dopo 17 anni in NFL, 14 pro bowl, 10 all pro, 1325 ricezioni per 15127 yard ed 111 TD, con rare occasioni reali di giocare per vincere e nessuna apparizione al Super Bowl, uno che ha rivoluzionato il modo di intendere il TE entrando senza fatica nella squadra della decade 2000-2010 della NFL, tra 5 anni lo rivedremo a bordo campo, con una giacca dorata, nella hall of fame game che aprirà la preseason 2019. Chiudiamo il cerchio delle nuove acquisizioni con Pat Angerer: all’inizio avevamo sottolineato come sarà necessario per i Falcons stare lontani dagli infortuni, ecco però se se li prendono già rotti poi non possono mica lamentarsene.

Coaching staff: se Marvin Lewis per i Cincinnati Bengals possiamo definirlo sospetto, cosa dobbiamo dire della gestione delle partite da parte di Mike Smith: francamente, ed anche un po’ italianamente, non è difficile dare molte delle colpe per gli insuccessi dei Falcons (o dei mancati successi) all’allenatore. Ad ogni modo continua a non pagare, capo allenatore dal 2008, ha dei meriti nell’aver tirato fuori dalla paluda una franchigia che era rimasta agonizzante dopo l’uno-due che l’aveva colpita a metà degli anni 2000 (l’uragano Vick e il terremoto Petrino), al momento però sembra che per fare il salto di qualità bisognerebbe testare nuove strade. Per il 2014 comunque sono stati tutti confermati: HC, OC (Dirk Koetter) e DC (Mike Nolan).

Punto forte: ho già nominato i 3 WR titolari e i 3 CB. Al di là del valore indiscusso, non mi piace un granché il rinnovo contrattuale pesante sia per cifre che per lunghezza (quadriennale a 30 complessivi, di cui 10 garantiti) fatto firmare al 32enne Roddy White. Voglio altresì premiare i 3 “difensori”: innanzitutto perché sostanzialmente in due anni quello che era uno dei punti deboli della squadra è diventato un fiore all’occhiello. Trufant e Alford arrivano dal draft dell’anno scorso (primo e secondo giro) ed hanno già mostrato qualità atletiche e tattiche invidiabili, Josh Wilson, acquisito via FA, messo come nickelback può tornare alla sua reale dimensione ed essere di nuovo un fattore positivo.

Punto debole: sono un po’ perplesso sul reparto dei LB in un colpo solo sono spariti Akeem Dent, Stephen Nicholas e Sean Weatherspoon. Non tutte le sparizioni vengono per nuocere, ma gli attuali sostituti devono ancora essere testati e resto perplesso sulla loro potenzialità in pass rush. Kroy Biermann (giocatore che adoro) è un po’ l’emblema di queste perplessità, mai sopra i 5 sack in stagione (pur giocando spesso opposto a signori giocatori), ma con qualità atletiche interessanti anche in fase di copertura.

Sorpresa: Devonta Freeman (4° giro 2014) ha davanti a sé uno che non oso definire finito per rispetto al giocatore che è stato e che temo mai più sarà (Steven Jackson) e un nano da giardino, che tutt’al più potrà essere un giocatore situazionale (Jacquizz Rodgers). Di suo, Freeman, aggiunge un bagaglio tecnico piuttosto completo, non farà fatica a conquistarsi parecchi snap, di qualità, sin da subito.

Carolina Panthers

Cosa è cambiato: tanto, forse troppo. Carolina dopo una stagione favolosa che è andata al di là di ogni ottimistica previsione, si è trovata in una situazione salariale abbastanza bloccata, con rinnovi contrattuali nuovi non facili da gestire (il tag ad Hardy) ed altri passati che hanno un po’ bloccato le possibilità di manovra sul mercato (il duo di RB che pesa sul cap per più di 10 milioni). L’assenza che più si sentirà sia in campo che soprattutto in spogliatoio è quella del leader spirituale di questa squadra, Steve Smith: una mossa vista in maniera asettica che ha le sue giuste motivazioni, ma che dal punto di vista sentimentale non può che far discutere, di certo tanto noi, quanto lui, abbiamo già cerchiato sul calendario la data del 28 settembre, quando i Panthers gli faranno visita a Baltimora. Il reparto dei WR è quello più rivoluzionato, non che nessuno rimpiangerò Brandon LaFell, anche se Ted Ginn Jr. aveva finalmente trovato una sua dimensione dopo tanto pellegrinare in giro per la NFL. Ad ogni modo Jerricho Cotcher, Jason Avant e in minima parte Tiquan Underwood sono delle pezze funzionali, mentre ci si aspetta molto sia nel breve che soprattutto nel lungo periodo dalla scelta di primo giro Kelvin Benjamin, giocatore con un “telaio” notevole che ha tutto per essere il WR1 nella franchigia guidata da Cam Newton. Interessante sarà anche vedere se e quando Ed Dickson deciderà di essere un giocatore di football, dopo l’esperienza con molte ombre ai Ravens. Molto si doveva fare, e non s’è avuto modo di fare, per rafforzare una linea offensiva che ha registrato quasi passivamente il ritiro dal football giocato (e mangiato) di Jordan Gross e la stessa cosa si può dire delle secondarie, già per certi versi sospette, che hanno visto partire Captain Munnerlyn, Mike Mitchell, Quintin Mikell e Drayton Florence (quest’ultimi due tutt’ora FA): non giocatori trascendentali, ma che in quel contesto avevano trovato una loro dimensione; fatto sta che per sostituirli sono arrivate un paio di safety, Thomas DeCoud e Roman Harper che avranno voglia di rivalsa nei confronti delle loro ex squadre rivali divisionali (Atlanta e New Orleans), ma che soprattutto nel caso di Harper prima dovranno mostrare di avere ancora benzina nel serbatoio, Come CB è arrivato Antoine Cason, che dopo aver raccolto per 5 anni le imprecazioni a San Diego, ad Arizona è durato poco più di una abbaiata di un cane. Allora per le secondarie molto passerà attraverso la crescita di due undrafted rookie 2013, che hanno buone chance di mettersi in mostra più continuativamente quest’anno, ovvero Robert Lester (S) e Melvin White (CB), con quest’ultimo che al momento parte in vantaggio su Josh Norman (e vorrei ben vedere….) e su Charles Godfrey, spostato (al momento) a CB dopo una carriera come safety e un brutto infortunio che l’ha seduto per tutta la scorsa stagione.

Ron Rivera, per il rotto della cuffia

Ron Rivera, per il rotto della cuffia

Coaching staff: proprio nel momento in cui Ron Rivera sembrava aver finito il suo bonus costruito in anni in giro per la NFL a dominare gli attacchi avversari, è arrivata la stagione che gli e valsa la riconferma anche per gli anni a venire. A Carolina finalmente hanno visto i frutti di una delle mente difensive più dominanti dal 2000 ad oggi. A cascata poi sono stati ovviamente confermati anche il DC, Sean McDermott e l’OC, Mike Shula.

Punto forte: sarò banale, ma il front 7 di questa squadra è e resta qualcosa di impressionante: la linea (forse al suo ultimo ballo in questa versione) con Hardy, Charles Johnson, Star Lotulelei è qualcosa di devastante, quest’anno poi hanno aggiunto profondità sui lati con Kony Ealy, mentre nel mezzo affianco a Lotulelei i vari Kawann Short, Dwan Edwards e Colin Cole garantiscono tutto il resto. Sulla linea “mediana”, Kuechly continuerà a dominare, senza però restare solo. Salary cap issue o meno, i Panthers continueranno a costruire i propri successi con questi uomini.

Punto debole: come già detto i WR saranno tutti da testare, ma è un po’ tutto l’attacco, fatta eccezione per il QB titolare (Derek Anderson e soprattutto Joe Webb lasciamoli stare), che ha troppe incognite, con la chicca del RB, scelto al sesto giro (Tyler Gaffney) che è stato scippato dai Patriots per una leggerezza in fase di offseason. Newton di per sé può mascherare i problemi e dare tempo alle incognite di diventare eventualmente realtà, ma le perplessità restano fino a quando il campo non ci smentirà.

Sorpresa: A.J. Klein è un pupillo dai tempi di Iowa State, per di più è capitato in una situazione molto LB-friendly, non ho dubbi nel pensare che sarà lui a giocare titolare e con buoni risultati.

New Orleans Saints

Cosa è cambiato: forse la squadra con una base di partenza alta che si è rinforzata di più. Jayrus Byrd (al posto di Roman Harper), Champ Bailey come CB magari situazionale, ruolo in cui è stato speso anche un secondo giro al draft (Stanley Jean-Baptiste), Jonathan Goodwin (da centro, al posto di Brian De La Puente), Brandin Cooks (al posto, se non come ruolo, come impatto tattico, di Darren Sproles) sono tutti degli upgrade sia nel breve che nel medio lungo periodo. Si è chiacchierato molto durante questa offseason della situazione contrattuale di Jimmy Graham, risolta poi con un bell’accordo pluriennale, ma dietro a questo a New Orleans hanno fatto veramente le cose per bene e anche la dipartita di un giocatore estremamente funzionale come Lance Moore, alla fine peserà molto meno di quello che si possa pensare, con Brees che non solo non ha perso bersagli interessanti da colpire e far crescere, ma li ha persino aumentati. In difesa poter schierare due safety come Vaccaro e Byrd semplifica ed aumenta di non poco le soluzioni percorribili….

Seguitemi

Seguitemi

Coaching staff: …soluzioni percorribili che Rob Ryan avrà estremo piacere di esplorare. L’eclettico ed istrionico DC, troppo in fretta scaricato dai Cowboys, sarà probabilmente all’ultima stagione sulla sideline dei Saints, prima o poi gli consegneranno il ruolo di HC da qualche parte. Per il momento si “accontenterà” di continuare lungo il tracciato già mostrato la passata stagione. Per l’attacco trovo carino rivolgere un pensiero di affetto a quello che almeno nominalmente è designato come offensive coordinator, anche Pete Carmichael Jr. sa che è tutto nelle mani di Sean Payton. Autentico genio, anche lui passato per Dallas….

Punto forte: avere Drew Brees aiuta parecchio, dargli Colston, Stills, Cooks, Meachem (che solo con lui sembra avere un senso), Morgan come quinto ricevitore, Nick Toon (che prima o poi sboccerà…), Jimmy Graham, Pierre Thomas e Mark Ingram, rende il tutto ai limiti della legalità.

Punto debole: il running game temo sia più una debolezza strutturale che di uomini in senso stretto, di contro la pass rush è l’inverso: Junior Galette, Parys Haralson, il rientrante Victor Butler sono giocatori che poco accendono la fantasia dei tifosi, ma che la struttura di Ryan può far rendere (anche aiutati da una linea di cui, sbagliando, poco si parla).

Sorpresa: non ha più senso parlare di Cameron Jordan e soprattutto di Akiem Hicks come sorprese (ma la DL dovevo nominarla in qualche modo), quindi resto sul mio cavallo di battaglia: prima o poi, so che Nick Toon mi darà ragione.

Tampa Bay Buccaneers

Cosa è cambiato: i virus che avevano colpito la squadra la passata stagione sembrano siano stati debellati, pur non senza lasciare qualche scompenso. Schiano&Dominik (HC e GM), Josh Freeman (QB) e l’MRSA (batterio) non sono più a roster per i Bucs, quest’ultimo però si è portato via anche Carl Nicks, costretto al ritiro dopo non aver mai recuperato del tutto dal problema. La linea offensiva non a caso è uno dei reparti che preoccupa di più: Nicks era stato firmato 2 anni fa con un quinquennale (31 garantiti, 47 complessivi), nella free agency in cui fecero man bassa di contrattoni ed era la guardia attorno a cui far gravitare tutto il resto, al momento non c’è più lui e non c’è più nemmeno tutto il resto, con i veterani Davin Joseph e Donald Penn sbarcati altrove (St. Louis ed Oakland), stessa sorte toccata a Jeremy Zuttah e Ted Larsen (Baltimora ed Arizona), gli arrivi di Anthony Collins, Evan Dietrich-Smith e di un quinto giro dal draft (Kadeem Edwards) non sembrano essere per nulla adeguati. Inadeguato, in una difesa a zona, è sembrato anche Darrelle Revis, che infatti è stato tagliato e sostituito con Alterraun Verner che è solo il primo di una sfilza di nuovi arrivi: Mike Jenkins arriva a rimpolpare il reparto dei CB, dove si giocherà il ruolo di nickelback con Leonard Johnson. La linea difensiva, già interessante di suo, registra l’aggiunta di due tasselli importanti, il nuovo campione del mondo Clinton McDonald ed il talentuoso DE, ex Bengals, Michael Johnson. In attacco, oltre all’acquisizione interessante del TE Brandon Myers, dopo un’annata incolore ai Giants, il più è arrivato via draft: primo, secondo e terzo giro sono stati investiti su ricevitore, altro tight end e runningback; Mike Evans e Austin Seferian-Jenkins hanno tutto per essere i titolari sin da subito e per anni a venire, il RB Charles Sims invece ha un po’ sorpreso come scelta, Doug Martin è il cavallo da tiro che qualsiasi OC vorrebbe avere, ma dopo aver saltato tutta la passata stagione per infortunio, probabilmente s’è voluta aggiungere competizione ad un reparto che per il resto ha mostrato qualche lampo da parte di Bobby Rainey e Mike James. Ovviamente non mi sono dimenticato del nuovo QB…ma l’arrivo di Josh McCown merita un capitolo a parte.

Coaching staff: Greg Schiano non può nemmeno appellarsi alla fretta, a Tampa gli hanno dato tutto il tempo per portare la sua filosofia, l’impressione è che sia stato pure troppo. Il suo voler per forza essere un sergente di ferro ha fatto più danni che disciplina all’interno dello spogliatoio e sul campo per il resto non è quasi mai sembrato in grado di rendere realtà le sue idee vincenti, qualsiasi esse fossero. Lovie Smith come HC è una delle mosse più interessanti e “sicure” di questa offseason. A Chicago aveva terminato il suo lavoro ed altresì sembra perfetto tatticamente per i Bucs, porterà esperienza ed ha già dimostrato di saper costruire difese dominanti, compito nel quale sarà aiutato da Leslie Frazier (DC).

Punto forte: la DL oltre ai già citati nuovi arrivi (Johnson e McDonald) può contare su un DT come Gerald McCoy, che finalmente è arrivato al livello che gli era stato riconosciuto nel 2010 con la terza scelta assoluta, e su un DE come Adrian Clayborn chiamato alla prima stagione da doppia cifra di sack. Dietro a loro, mentre ormai è stata gettata la spugna su Da’Quan Bowers, scalpitano William Gholston e Akeem Spence.

Sono un ragazzo fortunato

Sono un ragazzo fortunato

Punto debole: si è detto della OL, non si è per nulla accennato del reparto LB in cui Lavonte David gioca quasi da solo, affiancato da un MLB da cui ci si aspettava molto di più (Mason Foster) e da un carneade special teamer che si scopre dopo 4 stagioni (Jonathan Casillas), ma il vero punto debole di questa squadra è il QB: Josh McCown si era sostanzialmente ritirato, dopo una fugace esperienza nel 2010 in UFL. Negli ultimi 3 anni aveva fatto più tagli&rifirme che partite con i Bears. Sino a quando, a metà della scorsa stagione, l’occasione di ritornare in campo e mettere su delle buone statistiche, figlie per la gran parte di un sistema molto amico dei QB. Tanto quanto basta per un biennale e un ruolo da titolare a Tampa, con un arsenale che peraltro non si discosta molto da quello che aveva a Chicago, in attesa di capire se e quanto “pennellone” Glennon possa essere il QB del loro futuro.

Sorpresa: Robert Herron è l’unico WR di dimensioni contenute, in un reparto fatto da giocatori quantomeno fisicamente dominanti: il sesto giro di quest’anno al momento non viene molto preso in considerazioni, ma almeno per caratteristiche fisiche e tattiche, può emergere nella posizione di slot receiver.

Tirando le somme

Questa è una delle division più interessanti e che negli ultimi anni maggiormente ha ruotato il suo vincitore, non facendo mai registrare dalla sua nascita (2002) vincenti per anni consecutivi. Questo aspetto cabalistico taglierebbe fuori dai giochi Carolina, che peraltro ha avuto una offseason tribolata. Al momento vedo favoriti i Saints, con Tampa leggermente più indietro rispetto alle altre due. Ma in generale credo regnerà l’equilibrio ad alti livelli, con almeno un WC che uscirà da questa division.

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