Life of Bryan: appunti sulla cessione di Cristante

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Durante l’estate si era parlato di una trattativa tra Milan e Benfica per la cessione di Bryan Cristante ai portoghesi, ma la cosa era stata data ormai per morta e quindi i fan si erano tranquillizzati. Poi, nelle solite ultime ore del mercato di Galliani, piene di frenetica attività, la notizia: Cristante va al Benfica, ceduto addirittura a titolo definitivo per 6 milioni di euro. Pare sia stato lo stesso giocatore a chiedere di essere ceduto, perchè sentiva il bisogno di giocare ed essere al centro del progetto. I tifosi hanno subito risposto con un’accesa protesta, con cui in un primo momento (in quanto tifoso milanista) mi sono sentito solidale. Ma poi mi sono ritrovato a chiedermi: e se il Milan avesse fatto bene a non mettere Cristante al centro del proprio progetto?

IL GIOCATORE

Bryan Cristante ha diciannove anni già compiuti, ha giocato nelle giovanili del Milan dal 2009. Massimiliano Allegri l’ha fatto esordire in prima squadra il 6 dicembre 2011, a nemmeno diciassette anni, in una partita del girone di Champions League col Viktoria Plzen terminata 2-2. Da lì, racimola altre quattro presenze, una in Coppa Italia e tre in campionato. Il 6 gennaio 2014, in Milan-Atalanta (giornata in cui Kakà segna il 100esimo gol della sua carriera al Milan), Cristante segna anche il suo (ad oggi) unico gol in Serie A. Poche presenze per potersi fare un’idea completa di un giocatore, ma sicuramente chi ha visto queste partite ha potuto almeno cominciare a costruirsela. Cristante è un palleggiatore, uno di quei giocatori che si fa sempre vedere in fase di possesso, specialmente per dare una sponda in più ai suoi compagni. Ha dimostrato un buon tiro da fuori (come nel gol con l’Atalanta, e in Primavera con vari gol su punizione) e una buona capacità sulle palle lunghe, sia in verticale che sui cambi di campo (effettuati molto bene anche col piede sinistro).

 

Ma anche i palleggiatori devono correre. E il limite più evidente emerso dai (pur pochi) minuti di Cristante nella prima squadra è una mancanza di atletismo che in un contesto più competitivo potrebbe costargli. Saper coprire bene il campo è una dota irrinunciabile nei centrocampisti di oggi: è il motivo per cui Adel Taarabt è stato il miglior giocatore del Milan nella seconda metà della scorsa stagione, nonché il motivo per cui Sulley Muntari rimane un elemento praticamente irrinunciabile nel centrocampo rossonero. A quelli che sostengono che Cristante è l’ennesimo caso di giovane giocatore italiano lasciato scappare all’estero, risponderei che Cristante mi sembra (ma ha diciannove anni, margini di miglioramento potenzialmente alti e il tempo dalla sua parte) l’ennesimo giocatore senza corsa prodotto dal calcio italiano. Gli ultimi Mondiali (ma anche l’eliminazione del Napoli dai preliminari di Champions League, mi verrebbe da dire) hanno mostrato in maniera inequivocabile che da un punto di vista della corsa, l’Italia è indietro. Quasi nessun giocatore della Nazionale è sembrato in grado di reggere il passo degli avversari (il caldo brasiliano non ha aiutato, ma era un problema di tutti, non solo italiano). E non è che i tanti sbandierati esclusi siano atleti di molto superiori. Accettare che i calciatori oggi debbano dimostrarsi anche atleti almeno decenti mi sembra un punto di partenza minimo per poter discutere compiutamente di calcio, ma Cristante rimane un talento davvero promettente.

La presentazione di Bryan Cristante all'Estadio da Luz di Lisbona

La presentazione di Bryan Cristante all’Estadio da Luz di Lisbona

LA SOCIETÀ

Il Milan non è però certo esente da colpe. Se il 4-3-3 di Filippo Inzaghi sembra in effetti non fornire posizioni ideali in cui collocare Cristante, è pur vero che il grave infortunio di Montolivo e l’assenza di acquisti nel ruolo (tranne forse Van Ginkel) rende al momento molto povera la disponibilità di giocatori da affiancare a Muntari e De Jong: Essien, che nei sei mesi con Seedorf è sembrato davvero lontano parente del giocatore una volta ammirato al Chelsea; Van Ginkel, le cui riserve sono dovute al fatto che non l’ho mai visto giocare, e non fingo di averlo fatto perchè qualche giornalista lo definisce un “gioiellino”; Poli e Saponara, giocatori epitome della mancanza di atletismo tra i centrocampisti italiani.

Considerando che quella 2014-2015 sarà necessariamente una stagione di ricostruzione (qualcuno l’ha chiamato il terzo “anno zero” consecutivo e non saprei come dargli torto), far giocare con continuità Cristante per vedere la sua risposta non sarebbe stata la più folle delle idee, anche al netto dei suoi difetti. Nella migliore delle ipotesi, il Milan si sarebbe trovato tra le mani un giovane giocatore su cui puntare per il proprio futuro, o almeno un talento in grado di attirare le attenzioni di squadre importanti, in grado di sborsare più dei miseri sei milioni guadagnati con la cessione al Benfica. Per completezza di informazione va segnalato che Cristante ha chiesto di essere ceduto all’estero, e non in prestito a qualche italiana, “per non dover giocare contro il suo Milan”.

 

Una manifestazione d’affetto che potremmo definire quasi “immeritata”, considerato che il tanto sbandierato “Progetto Giovani” che doveva vedere proprio Bryan Cristante come fulcro dell’operazione, si è concluso con la cessione del giocatore senza nemmeno un serio tentativo di valorizzarlo. Questo perchè il Progetto Giovani come lo sognano i tifosi non può esistere. Quando si parla di Progetto Giovani si pensa al Barcellona o all’Ajax. Eventualmente si pensa a Borussia Dortmund e proprio al Benfica, regine nell’arte di comprare giovani a poco, valorizzarli e monetizzare poi con plusvalenze da capogiro. Cioè la cosa più lontano dalle manovre realmente attuabili in un ambiente in cui il presidente ha deciso di non sganciare più soldi a profusione e l’amministratore delegato (non Barbara Berlusconi, ovviamente) vede come unica alternativa il navigare a vista, mettere continuamente pezze qua e là, non tanto in virtù dei “needs” di una squadra quanto piuttosto in base a ciò che il mercato rende disponibile, o alla volontà di agenti e procuratori con legami col suddetto amministratore delegato: non è un caso che Biabiany, in procinto di arrivare al Milan prima che Zaccardo rifiutasse di essere girato al Parma, abbia come procuratore Giovanni Branchini (lo stesso di Montolivo, De Sciglio e Poli, tra gli altri). Navigare a vista a volte ti fa imbattere in buone occasioni, come firmare Mark Van Bommel a parametro zero o comprare Giacomo Bonaventura per solo 7 milioni (sostanzialmente quelli incassati con la cessione di Cristante). Ma tante altre volte si finisce per firmare contratti lunghissimi a giocatori (Mexes, Robinho) che passate una o due stagioni di rendimenti ancora accettabili finiscono per diventare solamente dannosi e ingolfare il monte ingaggi. A chi obietta che Galliani è un genio del mercato e i suoi colpi li piazza sempre, la risposta inevitabile è che Galliani si è dimostrato in troppi casi un cattivo gestore degli asset del Milan per poter essere considerato ancora un dirigente di successo.

 

Non so dire con certezza se al Milan si pentiranno di aver lasciato andare via Cristante in quel modo. L’unica cosa che mi sento di dire è che tanto, nel caso esplodesse al Benfica, probabilmente verrà ricomprato tra undici o dodici anni.

Categorie: Calcio | Tag: , , | 1 commento

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