La tempesta dopo i Divisional

Presente, passato e futuro?

Presente, passato e futuro?

Tutti sono già con la mente alla domenica dei Championship, presto anche noi avremo il solito articolo introduttivo ai due match e le nostre previsioni, ma cosa resta alle squadre che sono appena entrate in modalità offseason? Il loro punto d’arrivo sarà il punto di partenza per la prossima stagione o bolle dell’altro in pentola? Le stagioni di Baltimore, Carolina, Dallas e Denver sono state piuttosto diverse tra loro sia come aspettative sia per come sono state condotte sino all’ultimo snap, ma ora cosa rimane ai rispettivi management? Quali saranno e quali sono state le prime mosse successivi all’uscita di scena?

Carolina, in un finale di stagione tra il facile e il convincente, ha raggiunto un divisional davvero insperato e non credo di far torto a nessuno nel definirlo piuttosto influenzato da situazione contingenti: non siamo davanti ad una delle 4 squadre più forti della NFC, ma sono stati bravi a sfruttare le occasioni che, compagni di division prima e avversario di wild card poi, hanno lasciato loro. Che fosse una stagione tribolata per i Panthers lo si era intuito proprio a marzo 2014, quando tutti i nodi del salary cap erano venuti al pettine; era stata una offseason molto sulla difensiva e anche la prossima rischia di essere molto simile, seppur meno drammatica. L’origine di tutti i mali è sempre lì: Stewart + Williams + Tolbert peseranno sul cap 2015 la bellezza di 20 milioni, con il solo Tolbert (che a giudicare dai numeri di overthecap.com) potrà portare un sollievo immediato alle casse con un taglio. Lo stesso Tolbert che comunque è pur sempre un RB3 che guadagna quasi quanto un RB1 ed è il nono giocatore come impatto sul cap della squadra. Per evitare di diventare troppo contabile (cosa che non mi appartiene), bisogna ammettere che il runinng game e in particolar modo un Jonathan Stewart finalmente sano, sono stati il vero punto di svolta della stagione, con prestazioni sempre più convincenti negli ultimi mesi. Assieme al ritornello “come è possibile che Carolina dia tutti quei soldi ai loro RB”, l’altro tormentone 2014 riguardavi due ottimi DE che però pesavano sul cap 24 milioni: ci si consolava con il fatto che Greg Hardy e Charles Johnson erano comunque tra i top della lega, poi, purtroppo, Hardy ha giocato 52 snap prima di finire tra la morsa del commissioner per comportamenti inopportuni fuori dal campo e la mancanza di pass rush è stato uno dei motivi per cui Carolina ha avuto un passo indietro così ampio in fatto di prestazioni difensive, specie nella prima parte di stagione. E adesso? Hardy, dopo tutti i suoi casini e dopo il tag, ha già fatto sapere che ha intenzione di giocare gratis per i suoi Panthers, magari non sarà proprio gratis ma l’intenzioni sono buone per venire incontro al managemente di Carolina, anche perché il suo socio, Charles Johnson, ha ancora due anni a contratto e peserà rispettivamente sul cap 20 e 15 milioni. In tutto questo all’orizzonte aleggiano ancora i rinnovi dei due giocatori simbolo della franchigia: Cam Newton e Luke Kuechly. Il QB è stato draftato come prima assoluta nel 2011, il primo draft con il nuovo CBA che prevedeva dei contratti molto più umani per i nuovi arrivati: 22 milioni in 4 anni, quando solo 12 mesi prima Bradford aveva strappato il triplo circa, solo di garantito. Il nuovo CBA prevede però anche una nuova opportunità per i rookie scelti al primo giro, ovvero quella di poter essere bloccati, con una sorta di tag, per il quinto anno, con un peso salariale calcolato sui migliori contratti dei pari ruolo nella lega. Sostanzialmente al momento Newton, in attesa di un rinnovo che arriverà nei prossimi mesi, pesa sul cap 14 milioni di dollari. Discorso simile, ma con un anno di differenza, potremmo fare su Kuechly, che comunque copre un ruolo meno dispendioso a livello economico, ma che alla fine della trafile del contratto da rookie difficilmente chiamerà meno di 10 milioni all’anno. In definitiva Carolina dovrebbe tornare a respirare un po’ di più a livello salariale nel 2016, nel frattempo dovranno arrangiarsi con quello che hanno, consci che non tutti gli anni si può vincere una division con 7 vittorie, la sensazione è che a Charlotte non abbiano fatto un gran bene i conti quando sono andati a costruire i contratti di alcuni giocatori.

Gronk è stordente

Gronk è stordente

I Ravens si sono sorretti su una pass rush devastante per tutta la stagione, nonché segreto di pulcinella per quel che riguarda le chance di avanzamento ai playoff: 49 sack di squadra, dietro solo ai Bills, i più efficaci e di gran lunga secondo PFF (+72, con i secondi a +51), Dumervil l’ha fatta da padrone, con 17 sack personali, ma era soltanto la punta di un iceberg che alla lunga ha trascinato una squadra che sembrava nella media (e così è stato il suo record per tutto l’anno) sino ad un passo dal championship della AFC. Ma dietro a questa pass rush si nasconde una secondaria troppo spesso in balìa degli eventi: Jimmy Smith, che fino a metà stagione aveva giocato su buoni livelli, ha dovuto lasciare al loro destino i suoi compagni di reparto, causa infortunio. Ladarius Webb, sulla soglia dei 30 anni ha conosciuto un declino improvviso, Rashaan Melvin ha fatto conoscenza con le flatulenze di Gronk e non è stato più lui (non che prima fosse particolarmente meglio), per chiudere con Matt Elam, primo giro 2013, dai Florida Gators, che doveva rappresentare in un colpo solo il dopo Ed Reed e mantenere alto il livello di rebuilding della squadra dopo la vittoria nel Super Bowl XLVIII: in realtà le sue due prime stagioni tra i pro non sono state per nulla buone e fa preoccupare che le prestazioni siano calate rispetto al primo anno, fino a mettere in discussione il suo ruolo da titolare. E non che negli ultimi anni non siano state investite risorse in questo reparto, il che lascia ancora più perplessi.

A Dallas hanno finalmente avuto una stagione positiva, nel record e nel football mostrato, ma non c’è modo per crogiolarsi al sole del Texas: il dubbio che animerà la loro offseason, dopo aver quasi del tutto risolto i rinnovi del coaching staff, è la decisione da prendere su due dei protagonisti essenziali di questa stagione: DeMarco Murray e Dez Bryant. Fa un po’ paura, da tifoso, pensare ad una Dallas senza uno dei due, nel caso regole di cap non permettano la firma di entrambi. Io delle suddette regole non ci capisco molto e le poche volte che mi ci sono messo d’impegno per capirle sono sempre arrivati i Redskins di turno a firmare a destra e a manca, facendomi capire ancor meno. Le vie della ristrutturazione sembrano davvero infinite, anche se poi il conto da pagare alla fine arriva sempre (ultimo esempio i Panthers di cui ho appena parlato, ma Dallas stessa sono anni che rincorre una offseason non ingolfata…), quindi mi limito da appassionato a sperare che sia possibile trattenere entrambi, senza bloccarsi troppo, la botte piena e l’amante ubriaca (alcool e sesso, the jerry’s world). E se non fosse possibile? Cosa fare? La soluzione più comoda dovrebbe essere taggare uno e firmare l’altro. Ancor meglio se con il tag su Murray e il pluriennale su Bryant: il RB è un ruolo molto delicato, con il declino sempre dietro l’angolo (e il peso economico credo sia sensibilmente più basso rispetto a quello del WR), DeMarco peraltro è alla prima stagione senza problemi fisici (se si esclude la mano rotta, che non l’ha limitato più di tanto, in queste ultime settimane) e ha reso al 100% solo nell’anno del contract year (anche perché è stato finalmente usato come dio comanda), lo terrei un po’ sul chi va là, la cosa non credo gli farà piacere e di sicuro ci sono sirene pronte ad attirarlo verso lidi dorati, ma se il nostro attacco è stato così equilibrato quest’anno lo dobbiamo tantissimo a lui, non vorrei che vederlo partire significhi riproporre gli stessi difetti degli ultimi anni. Bryant credo si sia conquistato il rinnovo alla Tyron Smith con le prestazioni sul campo, sono tre anni che gioca su livelli strepitosi e ormai incide anche se non arrivano i target, è uno di cui si metteva in dubbio l’etica lavorativa, ha sempre sputato sangue per la squadra, ha giocato con un dito rotto, ha lottato sempre per la yard in più, è una macchina da football, fa strano non l’abbiano ancora rinnovato, ma per quello che ho visto io, avrei pochissimi dubbi. Se nemmeno questo (tag più rinnovo) fosse possibile, sarebbe davvero dura decidere: entrambi ricoprono un ruolo fondamentale per gli equilibri di squadra: forse, e dico forse, trovare un RB di talento è meno dispendioso e più facile (specie quest’anno che la classe del ruolo al draft sembra profonda) rispetto a trovare un ricevitore fisicamente e tecnicamente così dominante come Dez, forse in linea più generale il ruolo del RB è talmente dispendioso che sarebbe un errore (alla Panthers, per l’appunto) legarsi troppo ad un giocatore, seppur fenomenale, come Murray. Poi immagino che per noi che scriviamo/leggiamo va molto a simpatia, la dirigenza dovrà fare una scelta molto delicata, se il posto per la riconferma sarà uno solo.

Deve finire così?

Deve finire così?

26/46, 211 yard, 1 TD, 75 di rating, è davvero questa l’ultima partita di Peyton Manning? Nell’epoca del dualismo con Brady, nella quale avremmo tutti un po’ voluto vedere un’altra sfida tra i due, ammetto la mia appartenenza ai bradiani, ma nel crescere ho imparato a viverla in maniera meno da bar dello sport e la tristezza è tanta nel pensare che davvero potrebbe essere stata la sua ultima di 280 partite tra i pro. Resta da capire quale sarebbe il giusto futuro per lui e per Denver. I Broncos si sono legati in maniera indissolubile ai suoi ultimi anni di carriera, il gioco forse non è valso la candela, ma credo che al di là del vincere un Super Bowl, i tifosi siano stati più che soddisfatti di quanto visto in quest’ultimo periodo, il divertimento (che è un po’ il motivo per cui si tifa) è stato notevolmente superiore rispetto ai momenti difficili e diciamocelo, la gran parte dei tifosi delle altre squadre un po’ l’hanno guardati con invidia, come guardavano con invidia i Colts dal 2000 in poi. Ora però bisogna capire che strada prendere: Manning ha avuto un declino pesante in questa seconda parte di stagione, praticamente dopo il record sui TD lanciati in carriera, inizialmente si pensava potesse essere un rilassamento dovuto a quello, ma considerando il perdurare di prestazioni sotto allo standard, viene veniva da credere più ad un problema fisico, come effettivamente è venuto fuori a stagione finita. E a stagione finita è saltato anche tutto il coaching staff. Chiaro segnale di un progetto fallito, ora Denver ricostruirà? O semplicemente ricercherà la soluzione che possa garantire il maggior numero di vittorie? Il siluramento di Fox e soci non è del tutto indicativo, molto di più lo sarà quello che decideranno di fare con Peyton, senza tralasciare quello che lui in prima persona vorrà fare: circolano per l’appunto voci di un suo interesse a continuare nel caso tornasse Shanahan ad allenare, personalmente mi sembra la peggiore delle soluzioni, se Peyton dovesse imporre un altro matusa ai Broncos credo non farebbe del bene né a sé stesso né alla franchigia. Il football sta andando avanti e servirebbero idee nuove in sideline, se poi PM vorrà abbracciarle tanto meglio, ma farsi imporre uno Shanahan vorrebbe dire proseguire nel declino personale e collettivo. Forse è semplicemente arrivato il momento di dire basta, d’altronde al di là dei problemi fisici la nuova generazione di QB andrà verosimilmente migliorando, la concorrenza sarà sempre più alta e l’efficacia più bassa. Sarà comunque ricordato come uno dei QB più forti di sempre, solo gli stolti continueranno con la cantilena dell’unico anello, alla peggio ne vincerà altri dalla sideline…

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