Il talento non basta, ci vuole coraggio

La faccia del coraggio...forse...

La faccia del coraggio…

L’entropia generata dal Championship della NFC è difficilmente ordinabile, ne sono successe veramente tante, per i tifosi Packers anche troppe: il football è uno sport meraviglioso, riesce sempre a sorprenderti in modi diversi.

Non ero però sorpreso una partenza lenta di Seattle, ma di certo non mi aspettavo durasse tre quarti. Mi aspettavo un finale in crescendo in tutti gli aspetti del gioco da parte dei ragazzi di Carroll, ma non mi potevo aspettare quel delirio che poi è stato. Green Bay ha iniziato a perderla proprio nel momento in cui stava dominando la partita e non è riuscita a mettere il meritato numero di punti sul tabellone. L’approccio di McCarthy è stato conservativo tanto nelle fasi conclusive, sulle quali tornerò in seguito e nelle quali aveva abituato in questi anni i propri tifosi ad esserlo, ma ancor più lo è stato nell’inizio della partita. C’era un unico modo (secondo me) per battere Seattle, costringerla a giocare un football diverso da quello che sanno fare e molto bene, sfruttare i loro inizi lenti in attacco per scavare un solco e portarli a forzare, portarli ad abbandonare il loro hall of famer che mangia Skittles e afferra pacchi (il suo).

Green Bay ha giocato, sino al drive che ha portato al 16-0 ad inizio secondo quarto, 38 giochi offensivi, 31 dei quali sono iniziati in campo offensivo. Accontentarsi di 3 FG non è ammissibile e non lo è perché in tutti e 3 i casi si sono trovati a giocare un 4th&1, 2 volte ad una yard dalla linea di meta, McCarthy ha avuto 3 possibilità per tirare fuori il coraggio e mandare un segnale al Century Link Field, non solo non l’ha mandato, ma non c’ha proprio provato nessuna delle tre volte a mandarlo. Nei playoff, soprattutto nei playoff, dove non hai domani e se lo vuoi te lo devi andare a conquistare, questi quarti down e corti, in posizioni offensive, si giocano, alla fine puoi perdere lo stesso, ma così sembri quasi accontentarti di quello che poi nei minuti successivi il fato potrebbe proporti: homo faber fortunae suae, anche se i latini non avevano bene in mente il concetto di giocare alla mano i quarti down, direi che sintetizza alla perfezione l’inizio di partita di Green Bay.

Ovviamente, poteva comunque essere sufficiente, Seattle ha combinato disastri per tutto il match, con Wilson in balìa di una difesa ai limiti della perfezione, ma non è un discorso che faccio a posteriori, la scelta di non giocare aggressivi, anche in un inizio che era del tutto favorevole agli ospiti, non m’era piaciuta a prescindere di quello che sarebbe stato poi il risultato finale. Se ne sarebbe parlato meno, ma se ne sarebbe parlato comunque, per quel che mi riguarda. Questo è stato il peccato primordiale: un atteggiamento e in parte anche una esecuzione non all’altezza del momento, e poi? Cosa è successo? È successo che Seattle, in una situazione sicuramente più obbligata, i quarti down ha trovato il modo di giocarseli: la finta di FG poteva essere anche telefonata, in un drive che aveva mangiato sin troppo tempo (5 minuti) per poter portare solo 3 punti a metà terzo periodo e Green Bay si è fatta trovare completamente impreparata nell’occasione del TD pass di Jon Ryan (il punter) a Garry Gilliam (un offensive tackle).

Il TD di Seattle poteva dare una scossa alla partita, in realtà così poi non è stato, con Wilson che ha continuato ad arrotolarsi su sé stesso ed a fare una fatica assurda per conquistare anche solo un primo down: è stata la più brutta partita della sua seppur giovane e positiva carriera tra i professionisti, l’ennesima palla persa nel quarto periodo, a 5 minuti dalla fine, sembrava poter essere l’ultimo errore di una giornata pessima.

Rating di Nelson nel corso della partita

Il rating di Wilson nel corso della partita

Quel lancio intercettato su un primo down e 10 a metà campo è in mezzo a due three and out davvero sanguinosi di Rodgers e compagni che nel complesso hanno tolto a Seattle solo 2 minuti e 52 secondi e 2 timeout. La prima giocata chiave di questa fase della partita è quella di KJ Wright, uno dei migliori LB in copertura della NFL, che ha portato il suo mattoncino alla rimonta: Rodgers sul terzo down e 4 yard da prendere la mette sui numeri di Quarless, appena oltre la linea del primo down, il TE un po’ se la fa battere addosso, un po’ viene contrastato dal LB di Seattle e c’è bisogno del punt: tempo bruciato? 100 secondi e 0 timeout spesi dai Seahawks.

Poi arriva l’intercetto di Burnett, come detto è il primo gioco del drive, sarà da tenere a mente per confrontarlo poi con la gestione degli altri due drive della rimonta. È una palla molto veloce, forse troppo, che Kearse non riesce a ricevere, ma bensì la alza comoda per Burnett. Ammetto che il ritorno abortito dalla safety m’ha fatto un po’ pensare, quelle scivolate post recupero palla sono cose più da ultimi 2 minuti con gli avversari a secco di timeout. Non credo sarebbe cambiato molto con un drive che sarebbe partito 10 yard più avanti per GB (aspetto di vedere l’all22 per capire meglio quanto spazio c’era) ad ogni modo entriamo in un campo dei se che è infinito, quello che però mi fa storcere il naso su questa giocata non è tanto il possibile vantaggio (o svantaggio) che se ne sarebbe potuto ricavare da un ritorno, ma è il retrogusto che lascia, ovvero quello di una squadra che fa una giocata da “abbiamo vinto la partita”. Sono campanelli d’allarme, come i quarti down non giocati su cui ho già detto: prima poco coraggio, ora un quasi alzare le mani in segno di vittoria prima del traguardo.

Il drive successivo toglie solo 1 minuto e 12 secondi dal cronometro, 3 corse (le prime due addirittura per perdita di yard) 2 timeout e la sensazione che il boa che va sotto il nome di Difesa Seahawks ha definitivamente stretto la sua presa sugli avversari, ma potrebbe essere troppo tardi per una squadra che sinora ha messo a segno solo 7 punti, con una finta di FG, in 56 minuti di football, ad ha bisogno di 2 TD negli ultimi 3 minuti e 52 secondi.

La situazione è da panic mode, con il tuo QB che pare spaesato (a proposito, il colpo ricevuto alla testa ad inizio partita, qualche squilibrio dovrebbe averglielo creato), Carroll cosa fa? Corre! Ritorna al suo piano partita, anche nel momento in cui bisognerebbe segnare il più velocemente possibile, non mette sotto pressione ulteriormente Wilson, la dà a Lynch e Lynch risponde con 4 minuti di onnipotenza.

A "pacco" duro!

A “pacco” duro!

E anche dopo la wheel che aveva portato al TD poi cancellato giustamente per piede fuori, con meno di 3 minuti dalla fine e un solo timeout a disposizione, Seattle cosa fa? Ancora una volta non abbandona il suo piano, non abbandona quello che sa fare meglio, corre, corre con Lynch, corre con Wilson. È una squadra che è tornata in possesso della situazione, può essere troppo tardi, ma continua sulla propria strada.

Poi c’è bisogno di un altro errore di esecuzione dei Packers, c’è bisogno che sia Bostick a trovarsi in posizione per fare la giocata e non Nelson, mezzo passo indietro. C’è bisogno di un po’ di fortuna per ricoprire l’onside kick, ma se non sei stato audace ad inizio partita, non puoi che aspettarti che la fortuna sorrida agli avversari.

E allora si ritorna alla partita che è sui binari di Seattle, con 2.07 sul cronometro, 5 punti di svantaggio e metà campo da conquistare e sui binari si corre, non si vola: prima azione del drive? Option di Wilson che riesce ad uscire dal campo dopo il primo down ed a fermare il cronometro sul 2.01 il che vuol dire un gioco in più prima del two minutes warning, altro segnale di come sta andando la partita. L’onnipotente di cui sopra arriva in endzone pacco in mano, la stessa mano che userà appena dopo per congratularsi con i suoi compagni. Potrebbe essere arrivato in endzone troppo presto? Può essere, ma segnare un TD è di vitale importanza in questo momento della partita, ammesso e non concesso che il TD sarebbe comunque arrivato poi, fermarsi sulla yard line cosa avrebbe comportato in fatto di tempo? Credo molto poco, i Packers avevano comunque 3 timeout a disposizione, avrebbero potuto fermare subito il cronometro e magari (se quello era il loro volere) farli entrare suito nel 1st&goal. Seattle fermandosi prima del TD avrebbe guadagnato quanto al massimo? 15″ e una squadra senza timeout, di contro, se le cose fossero andate davvero male? La possibilità di un turnover con Lynch e Wilson a correre erano poche, ma a mio modesto parere il gioco non valeva la candela.

La 2 point conversion, per andare sopra di 3 punti, fondamentale poi per andare all’overtime, è il segnale che Wilson ha messo da parte tutte le brutture sparse durante la partita: lo fa con un gioco in parte fortunoso (come magari era stato sfortunato su alcuni intercetti), ma che è classico del suo modo di giocare, la fortuna per Seattle semmai risiede nel fatto che Clinton-Dix, autore di una partita sontuosa, si addormenta nel guardare la traiettoria del pallone e lascia Willson (il TE) ricevere quasi indisturbato dopo essersi liberato dai compiti di bloccaggio nell’azione.

Il drive finale è pieno di amarezza per i tifosi Packers: finalmente costretto ad attaccare, McCarthy lascia quasi fare a Rodgers, che quanto meno mantiene in vita i suoi, ma è troppo tardi e lo stesso Rodgers sembra fuori sincrono con i suoi, resta solo la corsa zoppicante per un primo down, che ci dice tanto della bellezza di quest sport, come quello di uno Sherman che gioca con un braccio solo, resta il sesto calcio (su sei tentativi) mandato a segno da Crosby, che poteva passare come eroe della giornata, mentre in realtà (non per colpa sua) sarà il simbolo di una sconfitta nata dalla mancanza di coraggio.

Nel supplementare, si palesa il fantasma di Matt Hasselbeck “we want the ball, we gonna score”, rimembranza di un wildcard game stesso campo, stesse squadre, del 2003, fantasma poi esorcizzato dalla solita mossa Tarvario, che viene mandato al sorteggio (con punter e kicker) e consegna la prima palla dell’OT a Wilson, che completa l’opera con due cioccolatini con un tocco disarmante in un drive da 6 giochi per 87 yard. A Green Bay non resta che chiedersi come sia stato possibile fare un solo TD in tutta la partita, una partita che era iniziata con 31 giochi  su 38 nella metà campo offensiva e che nonostante tutto sembrava in controllo e quando si sono accorti che il controllo l’avevano perso era già troppo tardi.

PS. Sulla regola dell’OT: sì, non è un granché (anche se elimina i ritorni, la versione collegiale mi pare molto più equa), ma prima era anche peggio. No, non è vero che vince sempre chi vince il sorteggio, anzi, pure con la regola di prima in cui bastava un FG per mandare tutti a casa, le percentuali di vittoria erano vicine al 50%.

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Categorie: NFL | Tag: , , , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Il talento non basta, ci vuole coraggio

  1. mlbarza

    Analisi ineccepibile. La squadra migliore ha “cercato” in tutti i modi di perdere, la squadra meno migliore (mi si passi il termine) non ne ha approfittato, la squadra migliore è riuscita a portarla a casa.

    Poi si può discutere se sia più imputabile al conservativismo di McCarthy, alla difesa delle teste di formaggio che è fisicamente crollata dopo quel drive lungo ed estenuante del fake FG, alla testa dei Packers che ha tolto la spina dopo l’onside kick e tutte le occasioni sprecate o a chissà che altro.

    Resta negli occhi una partita tecnicamente vicina all’orrendo e piena zeppa di errori da ambo le parti, ma tiratissima dal punto di vista emozionale e con giocatori quasi da lacrime agli occhi per le condizioni in cui si sono trascinati per il campo cercando di fare il meglio possibile nonostante fossero più che menomati.

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