Il Ciclismo 2015 – Preview della stagione

Tour-de-France

Quattro mesi. E’ il tempo trascorso dall’ultima gara importante di ciclismo. Un letargo infinito da cui ci stiamo risvegliando in questi giorni. Occhi stropicciati e faccia gonfia, ci guardiamo intorno. Qualcosa è cambiato? Forse qualche maglia, ma i polpacci fibrosi, le costole in vista, i culi a forma di Pacman son sempre gli stessi. Quelli di una vita passata sul sellino a sperare che la crisi non arrivi. Ancora qualche metro poi mollo, ancora un po’, no dai non mollo. E noi lì ad ammirarli per un altro anno.


Grandi Giri

Il ciclismo 2015 è una bestia nuova. Erano 16 anni che il gruppo non si metteva in strada con un italiano vincitore del Tour de France. E, attenzione, non è detto che la cosa non si ripeta: Vincenzo Nibali è un corridore con un carattere e una creatività che non gli precludono nulla. Sarà più difficile, però, perché quello del prossimo Tour sarà probabilmente il miglior campo partenti dagli anni ’90.
Nairo Quintana e Chris Froome ce l’hanno fisso in testa da mesi, il primo perché non ci ha mai provato da capitano designato, il secondo perché l’anno scorso cadde e dovette ritirarsi. Contador invece punterà alla doppietta Giro-Tour, roba d’altri tempi, da ciclismo epico, da Marco Pantani. E poi il solito carrozzone di spagnoli e francesi con in testa un podio e nelle gambe probabilmente un quinto posto (che magari se facessero il Giro, un anno, potrebbero anche vincerlo).
Il percorso sarà di nuovo sbilanciato, con tanta salita e pochissimi km a cronometro, oltre a una tappa sul pavé che promette sudore e ossa rotte, e i classici muri da YouTube tipo Huy e Mende. Si poteva fare di più, anzi si doveva. Il ciclismo non è sport da highlights, è roba per chi ha pazienza.

Chi invece ha fatto un lavoro eccellente nella programmazione del percorso sono gli organizzatori del Giro, che hanno migliorato sensibilmente le già discrete idee dell’anno scorso. Ce n’è veramente per tutti: prima settimana frizzante, una crono di 60km che fa paura, interessanti tappe di media montagna, Mortirolo, un bell’arrivo in discesa, Colle delle Finestre. Soprattutto si ha la sensazione che ai piani alti del ciclismo stia finalmente arrivando un concetto basilare, e cioè che la salita più difficile è meglio metterla come penultima, per costringere gli scalatori puri ad attaccare da lontano e non portarsi fino agli ultimi km i passisti più resistenti.
Detto di un Contador che se arriva al top non dovrebbe avere rivali, il Giro ha comunque tanti corridori interessanti ai nastri di partenza. Primo fra tutti uno che ormai è italiano d’adozione, Rigoberto Uran, forte dei due podi consecutivi e di una squadra sempre ai vertici. Ci sarà Richie Porte, che deve dimenticare un 2014 inqualificabile. E ci saranno ovviamente tanti italiani, a cominciare da Fabio Aru, che con un pizzico di ardore e ovviamente gambe, potrebbe addirittura guardare negli occhi Contador in salita. Pozzovivo tornerà per l’ennesimo assalto al podio sempre sfumato. E occhio al campioncino Davide Formolo, probabilmente già da top10 se tutto gira come deve.

Giro d'Italia 2011 - Quindicesima tappa "Conegliano-Gardeccia"

La Vuelta, come sempre, è difficile da valutare, soprattutto perché si saprà solo più in là nella stagione chi ci andrà, tra giovani rampanti, vecchietti all’ultima chance, caduti e ritirati degli altri GT, ecc. Certo è che malgrado un percorso un po’ monotono, negli ultimi anni è sempre stato il grande giro più avvincente.

Corse di un giorno

La primavera è da sempre la stagione migliore per il ciclismo. E’ tempo di classiche, di pietre, di 250 km, di mezzo gruppo che si ritira prima di fine corsa. E’ tempo d’Italia e soprattutto di Belgio. A febbraio si scaldano i motori con Omloop, Lugano e Laigueglia, ma è a marzo che si comincerà a fare sul serio. Purtroppo quest’anno niente Giro del Lazio (o Roma – Maxima, come tanto piace a RCS), ma torna prepotente la selvaggia bellezza delle Strade Bianche, dove vedremo in azione anche lo Squalo dello stretto, che con i sassi ha dimostrato di avere familiarità.
A fine marzo ovviamente c’è la Sanremo, che resta con il finale tradizionale Cipressa + Poggio (senza Pompeiana o Manie), ma che riporta l’arrivo sulla storica via Roma, dando una chance in più a chi non può permettersi di aspettare lo sprint. Dunque un po’ meno per Degenkolb, Kristoff o addirittura Cavendish, un po’ più per Sagan, Kwiatkowski e Michael Matthews, ma i favoriti rimangono quelli, con la variante Colbrelli se proprio si volesse scommettere su un tricolore.

Sul pavé forse potrebbe essere l’anno di un cambio generazionale. Boonen ha 34 anni, Cancellara 33. Dietro è venuta su fortissimo una nuova leva di specialisti ormai maturi come Vanmarcke, Boom e Stybar, senza dimenticare Peter Sagan, che non ha ancora vinto una monumento in carriera, ma che prima o poi dovrà cominciare a farlo. Occhio ovviamente anche a Terpstra, che l’anno scorso vinse la Roubaix, ai soliti Degenkolb e Kristoff, a Van Avarmaet e a Bradley Wiggins, che già nel 2014 aveva messo nel mirino le pietre di Arenberg e che probabilmente è all’ultimo obiettivo su strada in carriera. Se invece volete un nome esotico, scommettete 5 euro su Tom Van Ansbroeck, al primo anno con una WT, gran talento. Tenete conto che il grande pubblico parla sempre e solo di Giro delle Fiandre e Roubaix, ma sul pavé si vedono alcune tra le semiclassiche più belle al mondo: dalla Dwars door Vlaanderen alla Tre giorni di La Panne, passando per la maestosa E3 Harelbeke.

Paris Roubaix dust

Le vallonate ultimamente si sono ridotte a lunghe processioni con uno sprint sull’ultimo colle che quasi sempre decide le sorti della gara. Primavera o autunno, il cliché rimane lo stesso. Servirebbe qualcuno che provi a far saltare il banco da lontano, ma i maggiori favoriti hanno tutti la sparata per vincere nel finale. Martin, Rui Costa, Purito, Valverde, Kwiatkowski, Gerrans sono i primi nomi che vengono in mente. Tra gli outsider due nomi su tutti: Tim Wellens e Tom Dumoulin, capaci anche di partire lunghi e fare l’impresa. Due fuoriclasse in nuce. Noi speriamo in Diego Ulissi, che l’anno scorso ha sicuramente fatto un passo avanti, ma che nelle corse lunghe deve ancora dimostrare di poter stare coi migliori.

Il Mondiale sarà negli Stati Uniti ed è di quelli inintelligibili. Duro non è, ma è un circuito cittadino tecnico, con qualche strapetto e poco spazio per respirare. C’è anche un breve tratto sul pavé. Spesso sono queste le corse che creano più opportunità per chi vuole provarci da lontano. Chissà, magari Cancellara corona il sogno di una vita.

Giovani talenti

Italia: non un bel momento per il nostro ciclismo, e anche a livello giovanile non c’è tantissimo. Il nome su cui puntare forte è quello, già menzionato in precedenza, di Davide Formolo. Scalatore principesco, andrà al Giro per fare esperienza, ma potrebbe anche provare a vincere qualche corsa di una settimana. Se volete un velocista di quelli abbastanza classici citofonate Niccolò Bonifazio, classe ’93, vincitore l’anno scorso della Coppa Agostoni. Sempre in casa Lampre occhio a Valerio Conti, anche lui poco più che ventenne, a caccia di tappe e classiche minori. Poi ci sarebbe lo strano caso di Moreno Moser, che malgrado sia in gruppo ormai da una vita, non ha nemmeno 25 anni. Viene da due anni imbarazzanti, ma in Australia a gennaio ha fatto discretamente bene e io contro non gli scommetto.

Francia: movimento in grandissima ascesa, sia per i grandi giri che per le corse di un giorno. Arnaud Demare è un altro che pare in gruppo da sempre, ma è solo un ’91. Migliorato esponenzialmente nelle corse di un giorno, è già un uomo da Nord fatto e finito, pronto probabilmente a vincere qualcosa di importante, magari proprio in Belgio. Bryan Coquard è conosciuto come il Cavendish di francia, quest’anno ha già vinto alle Etoile de Bessèges, pronto al grande salto. Julian Alaphilippe ha 22 anni ed è uno straordinario finisseur, l’anno scorso ha sfiorato la vittoria a Plouay. E infine il più giovane di tutti, Florian Senechal, adatto al pavé e molto veloce.

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Arnaud Demare

Colombia: i due fratellini terribili sono pronti a fare il grande salto. Dayer Quintana non ha il recupero di Nairo, ma ha un motore spaventoso, non mi sorprenderei di vederlo piazzato ad Harelbeke o all’Eneco Tour. Sebastian Henao invece è uomo da grandi giri, e se per caso Richie Porte al Giro salta, lui è può già fare un pensiero ai piani alti della classifica. E poi occhio al classe ’94 Miguel Angel Lopez, vincitore dell’Avenir l’anno scorso, ora con Astana, un mostro in salita.

Belgio: Guillame Van Keirsbulck, maglia Etixx, si è già fatto vedere l’anno scorso in varie occasioni tra cui una tappa vinta all’Eneco. Strepitoso talento per le classiche al Nord, non lo metto tra i maggiori favoriti solo perché in quella squadra dovrà spesso fare il gregario. Louis Vervaeke ha fatto quinto al Tour de l’Avenir 2014, vediamo se è pronto al salto tra i professionisti. Il nome per cui mi butterei nel fuoco è però quello di Tjesi Benoot, neo-pro ventenne, due parabole al posto delle orecchie e un cuore che fa distretto. Per me un fenomeno.

Australia: Caleb Ewan, classe ’94, ha sempre scherzato i pari età e dominato anche contro quelli più grandi. A gennaio ha già fatto secondo ai campionati nazionali su strada. Potenzialmente questo è un crack, ma bisogna vedere quanto e come lo userà Orica. Rohan Dennis è andato molto forte al Tour Down Under, che ha anche vinto: potrebbe essere l’anno della consacrazione.

Inghilterra: Adam Yates viene da una stagione incredibile per uno nato nel 1992. In qualche breve corsa a tappe è stato addirittura con i migliori e non è da escludere una top10 in un GT, magari alla Vuelta. Talento esagerato. Il gemello Simon l’anno scorso ha fatto peggio, anche per un infortunio che l’ha tenuto lontano dal gruppo a lungo. Più adatto a corse di un giorno, bel corridore.

Adam Yates

Adam Yates

Danimarca: Michael Valgren è un classe ’92, faccia da bambino. Ai Mondiali dell’anno scorso è arrivato col gruppo dei migliori, motore cinque stelle lusso. Di un anno più vecchio c’è Magnus Cort, che fino ad oggi ha corso quasi sempre con gli under. Potente e veloce, forse uomo da pietre.

Olanda: anche il movimento olandese non se la passa benissimo, ma Dylan Van Baarle è un talento tutto da scoprire, buono sul pavé e anche sui colli. Tra gli uomini veloci occhio a Danny Van Poppel, adatto a volate di gruppo ma forse anche a terreni più duri. Per le vallonate è dato in forte crescita il classe ’92 Daan Olivier.

Germania: Phil Bauhaus, super talento poco più che ventenne. Veloce, versatile, mettetevelo in squadra al fantaciclismo. Rick Zabel, che è il figlio del grande Eric, al primo anno tra i pro ha un po’ deluso, ma è uomo da Fiandre.

Altri nomi presi dal mazzo.
Bob Jungels: lussemburghese, passista esagerato, tanta classe e la tendenza a vincere in solitaria. The real deal.
Merhawi Kudus: etiope nato nel 1994, già adesso top20 tra gli scalatori per l’alta montagna. La grande speranza nera del ciclismo internazionale.
Louis Meintjes: viene dal Sudafrica e due anni fa quasi vinse il Mondiale U23. Bene in montagna, bene sul passo, corre per MTN e quindi avrà chance di mettersi in mostra.
Alexey Lutsenko: qui si entra nell’esoterico. Vincitore del Mondiale U23 nel 2012, passa pro l’anno dopo e non fa nulla per un anno e mezzo. Poi in scadenza di contratto piazza un finale di stagione esemplare. Boh.
Stefan Kung: svizzero semi-sconosciuto ma di gran potenziale. Forte a crono, classe ’93, forse pronto tra un annetto.
Ruben Fernandez: il ciclismo spagnolo è messo peggio del nostro quanto a giovani, e questo è forse l’unico nome credibile per una discreta annata, malgrado in Movistar ci siano troppe bocche da sfamare.
Sven Erik Bystrom, Kristoffer Skjerping, Sondre Holst Enger: primo, terzo e quinto a Ponferrada l’anno scorso tra gli U23. Non chiedetemi di più.

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7 pensieri su “Il Ciclismo 2015 – Preview della stagione

  1. Adam Yates fan club!

  2. mlbarza

    Chapeu! Che bella preview!

    Tra i non citati nostri i voglio metterci ancora Battaglin, sperando quest’anno decida di correre seriamente più di un paio di tappe del Giro. E anche Bohuanni ora che non sarà più in squadra con Demare potrebbe pure lui giocarsi qualcosa al Nord secondo me.

    Piccola chiosa: pochi giorni fa si è ritirato uno dei pochi che possiamo veramente definire grande: nelle vittorie, nelle sconfitte, nel modo di correre, nel modo di rapportarsi con i media ed i tifosi. Grazie Cadel

    • Giustissimo. Sono stato un fesso a non mettere il ricordo di Cadel. Ci ho pensato per giorni prima di scrivere l’articolo e poi m’è passato di mente!

      Comunque #TeamBattaglin sempre e comunque.

  3. Baliani

    Non d’accordissimo sul ciclismo sport di attesa e non di highlights. Vero che a furia di arrivi fantasiosi e terribili si perde la straordinarietà dell’evento. Di Freccia Vallone deve rimanerne una sola, i grandi Giri non devono diventare contenitori di piccole classiche. Pero’ ricordiamoci le lente processioni nei disegni rigidi dei Tour anni 90′ e ’00. Una via di mezzo sarebbe eccellente.

    Formolo in Top Ten un azzardo notevole, vedremo

  4. Montyone

    Se Quintana sarà quello visto a Semnoz due anni fa, in un Tour così sbilanciato verso la montagna, non so come sarà possibile metterlo in difficoltà.
    Non voglio essere eretico, ma dai tempi di Pantani non vedo uno scalatore (con le dovute proporzioni) così forte rispetto a tutti gli altri. Essendo un fan di Contador un po’ mi dispiace che non abbia più la forma dei giorni migliori, però è un osso duro, non lo darei per vinto in partenza.

    • Quintana m’esalta davvero molto, spero davvero in una sua gran stagione. Come te sono anche un fan di Contador ed ovviamente stravedo per Nibali, ecc ecc….poi ci sono le pietre…il ciclismo è una gran figata 😀 non vedo l’ora inizi questa stagione!

      • Montyone

        Guarda alla fine spero sempre che se le diano di santa ragione come piace a me, per il resto viinca il migliore.
        Oltre ad essere spettatore sono anche un praticante con all’attivo qualche granfondo, quindi vivo appieno lo spirito che tu chiami “figata”.

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