3 agosto 1998 – Marc de Triomphe

È il 14 febbraio e si parla del residence “Le rose”, al massimo di Madonna di Campiglio, siamo sicuri che oggi le tv saranno piene di complotti, nuovi testimoni, interviste a Vallanzasca, ci scopriremo di nuovo tutti esperti forensi un mix tra Gary Dourdan e Dexter Morgan, d’altronde la seduzione dello scandalo purtroppo non si sopisce mai, nemmeno ad 11 anni di distanza. Qui su quelchepassa, vogliamo fare qualcosa di diverso: un paio di anni fa abbiamo ricordato quello che era stato per noi il Pantani ciclista (Il 14 Febbraio non è festa e Marco Pantani, 9 anni dopo, come oggi.), questa volta vogliamo prendere la macchina del tempo, atterrare lunedì 3 agosto 1998 in una calda e afosa edicola di provincia per sfogliare e condividere con voi stralci di una delle Gazzette dello Sport che hanno fatto la storia sportiva italiana.

Un salto in edicola

Un salto in edicola

Marc de Triomphe, il passaggio di consegna da felice Gimondi, un Marco sorridente, osannato da una Francia ai suoi piedi e da una Italia che sognava con i suoi scatti: “barbagialla re del Tour”. Il momento più alto della sua carriera e anche l’ultimo, prima di venire fermato e di perdersi.

L’emozione di Gimondi – Dopo 33 anni sente sul podio l’inno italiano

Marco Pantani, 28 anni, si regala il brivido di una foratura e di un furioso inseguimento prima di ricevere l’ovazione dei Campi Elisi […] L’ultima tappa è del belga Steels in volata

L’orgoglio d’Italia nel cuore di Parigi (di Candido Cannavò)

Il Marco che mi sta davanti sul viale più celebre del mondo era ancora un pensiero, o il soffio di una nuvola nel cielo della Romagna, quando l’Italia della gente semplice si lasciò incantare dalla favola di un ragazzo di nome Felice. Era crsciuto in una valle bergamasca, figlio di una sana povertà contadina. Salito sulla bicicletta, quel sottile rampollo si mise a correre sulle strade della vita: divenne principino di Francia e poi, un anno dopo, addirittura re. Il fatto avvenne 33 anni fa. Il tempo ne ha alimentato i rimpianti, ma non inquinato la memoria.

Per parlare del presente si parte dal passato, si contestualizza ancora meglio quella che è stata una vera e propria impresa, e l’ultima frase suona così amara se riportiamo lo stesso discorso alla vittoria del Tour di Nibali dell’anno scorso, 16 anni dopo questa impresa del Pirata, nella quale in realtà la memoria è stata ben più che inquinata da tutte le vicende successive. Continuiamo a leggere…saltando qualche riga più avanti:

È stato bello essere a Parigi in una domenica come questa e sentire intorno ammirazione e rispetto per un italiano. È stato emozionante attraversare i Campi Elisi in un mare di folla e pensare, gonfiando il petto: questa festa è per noi. È stato persino imbarazzante incontrare Killy e Leblanc, i mentori del Tour, e sentirsi dir grazie almeno dieci volte per quella sorta di Argancgelo salvatore…

E qui una sorta di rammarico viene fuori, perché tanto velocemente Marco era diventato nostro (del popolo, ma anche del giornalista e dei giornalisti che scrivevano), tanto velocemente era stato abbandonato, anzi cavalcato anche nel male, rappresentava l’Italia nel bene, ha finito per rappresentarla nel male e per questo masticato e poi sputato. Lo so, i più cinici sottolineeranno che sono i pro e i contro, bisogna saper controllare gli elogi e non farsi sopraffare dal fango, non tutti ci riescono, magari qualcuno voleva semplicemente correre in bicicletta.

A prima vista – Gioia ed emozioni durante l’ultima tappa del Tour vissuta davanti al video (di Rossella Malaspina)

[…]Ci siamo: il belga Tom Steels taglia il raguardo davanti al gruppo in cui c’è anche il Pirata. De Zan riesce a trattenersi. Scandendo bene le parole, dice un semplicissimo: “Marco Pantani ha vinto il Tour”. Per gioire, altre parole non servono.

Marco primo titolo dei TG e c’è il commento di Zavoli (Gabriella Mancini)

[…]Rete 4 parte con tre servizi: […] dietro a questo ragazzo che ha compiuto un’impresa storica c’è un lampo di ottimismo per la vita.

Ancora immagini al TG3, che in questi giorni ha sempre dedicato ampi spazi al Tour, anche con i puntuali commenti di Claudio Ferretti..

Marco in apertura anche del TG1, annunciato dalla suadente Lilli Gruber che “Tour de France” lo pronuncia proprio bene.

[…] Pantani trionfante anche sul TG5, poco dopo gli rende omaggio il TG2 […] Ecco l’autorevole commento di Sergio Zavoli: “Un uomo piccolo piccolo con dei genitori che si limitano a ringraziare il Signore nel vederlo così grande. Coppi è il più grande scalatore di tutti i tempi. Pantani è l’arrampicatore più grande del mondo: sceglie un punto e attacca. Se Coppi è l’airone, Pantani ha il volo improvviso, rapido e devastante di un rapace”.

Una gioia contagiosa, una manna per la Rai. Sabato la crono decisiva Montceau Mines – Le Creusot ha coinvolto 4.230.000 telespettatori (47,78 per cento) nel pomeriggio di Rai 3: è il secondo ascolto del Tour, preceduto dalla Vizille – Albertville (4.292.000, 42,97 per cento).

Pantani l’inno della gioia (di Angelo Zomegnan)

I Campi Elisi erano in giallo: come sempre di questi tempi, quando per la Francia è il momento di concludere le vacanze, salutare il Tour e riavvicinarsi alle fatiche della quotidianità. […] L’Italia e gli italiani, maestri di classiche, sono scivolati sempre nei titoli di coda delle sfilate ai Campi Elisi, nonostante l’anima di Bugno eil cuore di Chiappucci, che – per quest’ultimo – è stato portato dall’egoismo della vecchiaia atletica a battere fuori luogo e fuori tempo. Quanto s’è rimpianto Gimondi! Ogni anno a fine giugno, alzavamo il telefono, chiamavano il bergamasco e la risposta era drammaticamente la stessa: “Ho paura che anche per stavolta…”. Ci avevano illusi Moser, Chiocchioli, Gotti: profeti in patria, fuochi di paglia in Francia. Quest’anno invece […] Gimondi aveva abbozzato: “Non voglio fare un pronostico per scaramanzia e per non mettere pressione al ragazzo…”. Il ragazzo, come è facile intuire, è Marco Pantani, che sulle rotte del Giro s’è fatto apprezzare anche da Gimondi […]

Che Tour è stato? Il primo dell’era inaugurata dai magistrati che vogliono combattere il doping più dell’UCI. Un Tour che ha restituito credibilità al ciclismo perché Pantani ha dimostrato che si può essere protagonisti ad altissimo livello per più delle 3-4 settimane che il “nuovo” ciclismo ci stava abituando. “Un Tour vinto con le imprese dei miei tempi” sentenzia Bartali. […]

L’eccezionalità del momento è figlia della straordinarietà delle imprese di Pantani, che al tempo stesso è naif della bici e ingegnere di progetti impossibili; […] cultore della velocità sia in discesa, sia in salita; pittore della propria fantasia e cantante da Festival di Sanremo, oltre che da sigle del Giro; […] inventore di un look fuori particolare: poapalina a riposo, bandana in corsa, cappellino in montagna, orecchino al lobo, diamantino al naso, diavoletto rossonero tatuato sulla spalla destra, eccettera, eccetara.

Pantani è diverso. In bici e giù dalla sella. “Ha una forza mentale che non ha nessuno”: ha sussurrato papà Ferdinando. […]

Che forse nemmeno suo padre conosceva così bene, quella forza mentale che poi è venuta meno, ma che sembrava così ovvia nel momento del trionfo, come sembra sempre amaramente così ovvio celebrare un successo nel mondo del ciclismo, alzandolo a manifesto di uno sport che continua imperterrito a cercare di pulirsi, non sempre riuscendoci.

“Felice di cederti quel record che amavo” (di Felice Gimondi)

La sera del suo trinfo al Giro d’Italia colsi in Marco una forte determinazione nel trasmettere ai compagni il proprio pensiero, le proprie convinzioni, i propri progetti. Ero rimasto colpito da quel suo comportamento di uomo maturo e di leader carismatico. […]

Prima di concludere voglio riservare un pensiero a Luciano Pezzi, che se ne è andato. Ci manca, Luciano. Gli devo riconoscere che già le prime volteche abbiamo avuto occasione di parlare di Marco mi diceva d’essere convinto che quel ragazzo avrebbe vinto sia il giro d’Italia che il Tour de France. Luciano è il filo conduttore dell’Italia del Tour: gregario di Coppi, mio direttore sportivo nel 1965, presidente della squadra di Marco.

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Marco, Diario di una magia (di Valerio Piccioni)

Ventiquattro giorni, Marco Pantani ha vinto la caccia al tesoro della maglia gialla in questa fetta di calendario. Da Dublino a Parigi. Da 181°, il piazzamento del prologo, a primo della classifica generale di ieri: un lungo diario di viaggio, dallo scetticismo al trionfo.

[…] Un po’ di faccia… – Intanto dilaga lo scandalo Festina in seguito al sequestro di prodotti dopanti sulla vettura del massaggiatore Willy Voet. Marco ne parla appena arrivato in Bretagna: “Almeno un po’ di faccia l’hanno persa…”

[…] “8′ vanno bene?” – Il giorno prima della cronometro Pantani scherza sul suo distacco dagli avversari: “Voi che dite?”. Martinelli sostiene che perdere tra 4’30” e 5′ da Ullrich sarà un buon risultato. “Io dico 8: tutto quello che viene di meglio è guadagnato”. È sabato, c’è pure il presidente Chirac a Correze, ma non c’è più la Festina cacciata dal Tour. Marco corre all’ora di pranzo e prima ancora che arrivino gli altri commenta così la sua prova: “Ora non potrò più fare classifica”. I pronostici non sono il suo forte. Quei 4’21” pagati a Ullrich saranno restituiti con gli interessi.

Davanti a Miguel – Non farà classifica? Beato chi ci crede. E poi a Luchon c’è tutta la famiglia Indurain: Miguel, Marisa, Miguelito. Pantani fa le prove generali sul Peyresourde, l’ultima salita della giornata: è secondo dietro a ;assi e stacca Ullrich e soci. Eppure continua a giurare: “Non sono quello del Giro”.

Marco? Un asino – Siamo a Plateau de Beille, sui Pirenei, è la prima vittoria di tappa di Pantani: ancora una volta Marco ha sorpreso con quel 1’40” sgraffignato a un Ullrich boccheggiante. Il tecnico Martinelli confessa: “Stasera gli darò dell’asino, perché non ti dà mai la soddisfazione di dirti quello che farà in anticipo”.

Foto numero uno – Dopo il giorno di riposo il tentativo di sciopero di Tarascon-sur-Ariege. Una lunga trattativa corridori-Tour e infine si parte. Ma prima uno scatto che fa il giro del mondo […]

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Foto numero due – Grenoble, lunedì mattina. Piove. Pantani è innamorato del sole e oggi giorno di montagne, ha un appuntamento con il Galibier. Un incontro e non s’accorge più del tempaccio: una vecchia zia gli fa vedere una foto di suo padre in bicicletta. Porterà fortuna, porterà la maglia gialla. Crolla Ullrich, che giunge con quasi 9′ di ritardo a Les Deux Alpes: Pantani adesso ha 5’56” sul tedesco, ma attezione perché l’americanino Julich è a meno di 4’…

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Bravo hai vinto tu – Ullrich non si dà per vinto, raccoglie le sue energie, si butta all’attacco della Madeleine. Pantani lo marca stretto: ad Alberbille arrivano insieme, la tappa spetta al tedesco che ha lavorato come un matto durante la giornata ma intanto Marco allontana il fantasma Julich, ora a 5’42”. Sotto il palco della tivù la scena madre della giornata con Ullrich che lo incorona: “Hai vinto tu.” […] Prima però c’è la cronometro: la maglia gialla si difende alla grande, perde soltanto 2’35” da Ullrich

“Voglio ringraziare tutta la gente” (di Pier Bergonzi)

Marco sale sul podio e il suo volto torna bambino. Gli occhietti furbi guadano il mare, anzi la montagna di gente che lo saluta. Le mani vanno a grattare il cielo. E il pizzetto tinto di giallo disegna una mezza luna. […] Il pirata scende dal podio e si ritrova nella foresta dei microfoni. Vogliono ancora sentire la sua voce. “Sono contento. È una giornata super. Pensi a come potrebbe essere, cerchi di restare freddo, ma alla fine ti commuovi lo stesso. Vorrei dire grazie a tutta la gente che è venuta qui. Ho visto amici, bandiere italiane. Tanta emozione. Ma adesso ho soltanto voglia di andare a casa.”

Marco, Marco, ancora una domanda: ma uno scalatore che ha vinto Giro e Tour, cosa può fare di più? “Il bello della vita è avere degli obiettivi. Senza obiettivi non c’è energia, non c’è nulla. C’è la Vuelta, c’è il mondiale… Già quest’anno? Calma, calma. Io voglio correre ancora qualche stagione.”

Con le lacrime agli occhi e un pizzico di rabbia è ora di riprendere la nostra Delorean e ritornare al presente, non prima di dare uno sguardo alla settima ed ultima pagina dedicata al Tour de France:

Nel club dei magnifici sette (di Rino Negri)

Pantani con Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Roche e Indurain: primi in Giro e Tour nello stesso anno.

Sbalordendo i fisiologi, il Campionissimo nel ’49 fu il primo a reallizare l’accoppiata e si ripetè nel ’52 – Anquetil si affidò alle crono, Merckx fu l’unico a farne tre – Hinault ringraziò Lemond, Roche nell’87 vinse anche il mondiale – Le due doppiette di Miguelon.

Pantani è il sesto italiano a vincere il Tour (dopo Bottecchia, Bartali, Coppi, Nancini, Gimondi e seguito da Nibali), il settimo e ultimo a vincere Giro e Tour nello stesso anno, con Contador che ha intenzione di diventare l’ottavo quest’anno; Contador, che ci riporta appunto ai giorni nostri, un altro degli eroi che è caduto, come era caduto Pantani, come era caduto Merckx, tutti hanno professato innocenza, ma non tutti sono riusciti a ripartire.

La stele sul Galibier

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