Paris – Roubaix 2015: vuoti di potere

Una pietra che vale oro

Una pietra che vale oro

La Paris Roubaix 2015 rafforza un concetto ben emerso durante il Fiandre: le due monumento sul pavé c’hanno raccontato di un gruppo che soffre l’assenza di due mostri sacri come Tom Boonen e Fabian Cancellara. Lo si vede per tutta la corsa, nessuno avrebbe immaginato un attacco a 60 km dall’arrivo, ma arrivare in 6 con lo stesso tempo sull’arrivo della Roubaix è parso sin troppo e non può essere solo colpa del vento contrario sul Carrefour de l’Arbre. Parliamo di una corsa che negli ultimi anni ha sempre visto arrivi in massimo tre corridori. Dobbiamo arrivare al 2004 per un arrivo con 4 persone con lo stesso tempo (vittoria di Backstedt, con Hoffman, Hammond e Cancellara con lo stesso tempo), e addirittura sino al 1997 per avere un maggior numero di piazzati assieme al primo, quell’anno arrivarono in 8 e vinse Frederic Guesdon, che corse sino al 2012 e racimolò solo altri due top 10 nelle monumento.

Quanto meno Degenkolb è un corridore di caratura decisamente superiore rispetto ai due vincitori sopra citati (già secondo su queste pietre l’anno scorso ed ovviamente vincitore della Sanremo quest’anno), il rappresentante della Giant-Alpecin per di più ha dimostrato di meritarsi la vittoria proprio con l’azione che non ha permesso ai fuggitivi Lampaert e Van Avermaet di arrivare in fondo da soli, sfruttando anche il parziale aiuto del compagno di squadra De Backer. Una volta raggiunti dal potente tedesco che avrebbe fatto di loro carne da macello in volata, hanno smesso di collaborare ed hanno fatto rientrare gli altri inseguitori. A quel punto, guardandosi in faccia, avranno capito che arrivare in volata sul velodromo per gli altri sarebbe significato gareggiare per il piazzamento, servivano coraggio e gambe, a qualcuno saranno mancate le une, ad altri l’altro e la volata finale è sembrata quasi una gara di keirin con la vittoria servita su un piatto di pietra.

Noi restiamo con qualche rimpianto: in primis quello di non aver visto come Greg Van Avermaet sarebbe riuscito a farsi battere da Lampaert (poi giunto settimo), che a sua volta avrebbe interrotto l’incantesimo malefico al quale è stata costretta la Etixx-QuickStep. La formazione belga, costruita per dominare questo mese, mastica ancora amaro, ne piazza ancora 2 nei primi 10, con Stybar secondo e il vincitore 2014, Terpstra, quindicesimo: ha provato a fare la corsa, ma senza troppa convinzione, ha provato ad andare all’attacco, senza trovare lo spunto vincente e alla fine ha provato la volata, sapendo però che vincere era a quel punto improbabile.

Al Team Sky non è andata tanto meglio: Geraint Thomas ha deciso ad un certo punto che la sfortuna e la pericolosità del pavé non era abbastanza e s’è improvvisato freestyler con il risultato di schiantarsi contro un marciapiede nell’intento di saltarci sopra in curva, è stato il colpo di grazia. Sir Wiggins, all’ultima gara su strada (chi ha seguito la gara sulla RAI l’avrà odiata come poche altre cose in vita), quanto meno c’ha provato sul serio, con un azione in solitaria ad una trentina di km dal traguardo, è scattato sull’asfalto, ma l’hanno ripreso poco dopo, sintomo che tra i big le gambe c’erano ma mancava forse l’acume tattico di individuare il punto dove tentare l’impresa. Quindi in qualche modo salviamo Wiggins, giunto diciottesimo, ed annotiamo il 47esimo posto di Stannard (forse l’unico specialista della squadra per questa corsa), probabilmente vittima di una selezione inevitabile tipica della Roubaix. Sorprende, anche se non del tutto, il piazzamento nei 10 di Luke Rowe, la sorpresa è in parte mitigata dal piazzamento già conquistato poche settimane fa alla E3 Herelbeke (tredicesimo), un altro dei giovani (classe 1990) che ci fanno iniziare a pensare che essendoci dietro gente che scalpita, i vari Stybar e Van Avermaet dovrebbero iniziare a preoccuparsi, che ogni lasciata inizia ad essere una persa quando si è sulla soglia dei 30 anni.

Poteva essere la gara di Peter Sagan: mai allo scoperto, le cose si stavano mettendo al meglio per il suo….secondo posto in volata. Scherzi a parte forse a Degenkolb poteva rendergliela più dura, ma una foratura quando ormai il pavé vero era finito l’ha tolto di mezzo, mentre i suoi compagni di inseguimento stavano per unirsi ai primi tre.

E gli italiani? Nessuno credeva in una vittoria, ma avere il primo connazionale, Marco Marcato, 22esimo è un discreto schiaffo anche per chi aveva poche illusioni. Pozzato ha incolpato la sfortuna, facciamo spallucce anche noi a questo punto, consci del fatto che nemmeno con la Ducati di Dovizioso sarebbe stato tra i primi 10, foratura o non foratura, forse il suo picco è stato proprio il dodicesimo posto al Fiandre domenica scorsa. Marcato è stato il migliore non solo nel piazzamento, autore di una bella azione (almeno per gli sponsor di una squadra di secondo piano) sul Carrefour de l’Arbre, uno dei pochi a provarci lì, è poi arrivato con il gruppo di Kristoff e Vanmarcke. Trentin è stato speso dalla Etixx nella fase in cui hanno provato a fare il ritmo, Oss s’è parcheggiato a casa di uno lungo il percorso, uscendo di strada mentre stava lavorando per Van Avermaet, Paolini praticamente anonimo. Nel complesso comunque molto meglio di “mamma RAI” che passa quasi un’ora a parlare di Wiggins, come già accennato, mentre la corsa vive qualche scossone, e notevolmente meglio di RadioRai che almeno sin quando sono stato all’ascolto (dalle 16 alle 16,30) non ha mai nemmeno nominato l’esistenza di questa corsa, probabilmente di secondo piano…

Ora giusto il tempo di riposare le gambe, ma soprattutto le braccia e prepararsi come di consueto alla seconda fase della campagna del Nord, quella delle Ardenne, con l’ultima monumento di aprile, la Liegi-Bastogne-Liegi tra due domeniche: entreranno in campo anche gli spagnoli (qualcuno ha detto Valverde?) che hanno dato spettacolo al giro dei Paesi Baschi, il campo dei possibili vincitori si allarga, sperando di avere corse un po’ più movimentate: il terreno c’è, ci saranno anche gambe e coraggio?

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Paris – Roubaix 2015: vuoti di potere

  1. Tanti giovani alla ribalta nelle classiche di quest’anno: Benoot, Lampaert, Bonifazio, Luke Rowe, Theuns, Debusschere.

  2. mlbarza

    Senza dimenticare che Kristoff e Degenkolb, per non parlare di Sagan, hanno almeno altri 6/7 anni di carriera da fari per questo tipo di corse.

    Sulla gara in sé: sono mancate le gambe ed è mancata anche la testa, che spesso e volentieri spinge le gambe un pochino più in là di quanto queste andrebbero da sole.

    Tatticamente ha giocato molto il vento, che ha forse fatto fare “poca” fatica nella prima parte di gara ed ha consentito a troppi di avere delle buone gambe fino al km 230 almeno. Continuo a capire poco la Etixx: è vero che durante il tentativo di ventaglio si erano portati dietro Degenkolb, ma lasciare che poi rientrassero tutti gli altri… Poi è finita a sfiga che si son trovati davanti due volte con l’uomo sbagliato, prima Vandenbergh mangiato in due pedalate da Wiggo, poi con Lampaert che collaboricchiava perchè aveva alle spalle Stybar e Terpstra.

    Ciò detto, il numero fatto da Degenkolb per portarsi sui battistrada dopo che De Backer l’aveva tirato fuori dal gruppo è stato notevole ed ha nobilitato una vittoria senz’altro stra-meritata.

    Sagan la stava per una volta gestendo bene, poi la sfiga lo ha guardato in faccia e gli ha forato la gomma. Sono curioso riguardo il vostro pensiero su quanto affermato ieri in cronaca da Riccardo Magrini, ossia che se ti ritrovi costantemente a mangiare il “ciuccino” a 12 km dalla fine, vuol dire che tanto bene non stai e tanto bene non fai a livello di alimentazione in corsa, cosa che Sagan pare fare costantemente.

    Buona gara di Marcato, ha fatto quello che poteva e almeno nei momenti decisivi lui era davanti. Sfigato Oss, direi pure Pozzato (che però è sempre quello che fora e poi affonda a differenza di tanti altri…) mentre Trentin si è votato al gioco di squadre, ma vederlo spero a 60km dall’arrivo non è esattamente un gran segno riguardo la sua considerazione in squadra, anche per occasioni future.

    Mi dispiace un po’ per la caduta di Malori, ero curioso di vederlo sulle pietre, invece la sua corsa è finita praticamente prima ancora che il pavè iniziasse…

    Un sentito grazie a Sir Wiggins: ha fatto quello che ha potuto (poco) ma lo ha fatto, di lui resterà (per me) la sua classe in pista e il suo estremo anticonformismo in un mondo che è ancora pieno di “mamma sono contento di essere arrivato uno”, ma non va dimenticato che quando vinse il Tour sui media nostrani non furono in pochi a sollevare sospetti senza prove. Oltre alle prese in giro durante il Giro (ehm…) di 2 anni fa… Questa sua riabilitazione “post mortem” (mi si perdoni il termine) solo perchè da un paio d’anni non è più l’avversario principale del nostro miglior corridore è francamente vergognosa.

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