Archivi del mese: aprile 2015

Quarti di Champions League – Parte II

Road to Berlin

Road to Berlin

Dopo le prime partite di ieri sera, chiuse come da pronostico in modo molto equilibrato, spazio alle altre due che chiuderanno l’andata dei quarti di finale di Champions League.

Anche qui siamo di fronte ad una partita sulla carta molto affascinante, come ieri era il derby di Madrid, e una inferiore a livello assoluto, ma molto intrigante per i contenuti che può creare, come dimostrato da Juventus-Monaco.

PSG-Barcellona è sicuramente il match più affascinante e spettacolare di questi quarti di finale, perché vede di fronte due squadre che hanno mostrato probabilmente il miglior calcio in questa Champions League, venendo fuori in maniera scintillante dai due ottavi di finale, soprattutto i francesi che hanno sotterrato le velleità di Mourinho e del Chelsea.

Le due squadre si conoscono molto bene, dato che si son già affrontate nel girone ad eliminazione, dove al Parco dei Principi ha avuto la meglio il PSG in una partita da ricordare e al Camp Nou il Barca si è vendicato prendendosi il primo posto.

Dal punto di vista dei transalpini è abbastanza semplice l’analisi del match di stasera, replicare la prima gara del girone, cercando questa volta di evitare di subire troppi goal in vista del ritorno.

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Quarti di Champions League – Parte I

Entusiasmo post Borussia

Entusiasmo post Borussia

Siamo arrivati alle magnifiche otto della Champions League, che a partire da stasera daranno vita a partite sulla carta estremamente interessanti per i contenuti tecnici, tattici e di fascino calcistico.

Le prime squadre a scendere in campo per il turno d’andata sono Juventus e Monaco, che si affronteranno a Torino in un match che sembra porre i bianconeri favoriti senza forse fare troppo i conti con i monegaschi, e le due squadre finaliste della scorsa edizioni, Atletic e Real, nell’ennesima puntata del derby di Madrid che ultimamente ha creato emozioni a non finire.

Due partite che visto il modo di giocare delle squadre e i recenti precedenti potrebbero dar vita a risultati molto contenuti e decisi da una mossa individuale o da uno spunto tattico dettato dagli ottimi allenatori protagonisti.

Juventus-Monaco è il quarto di finale che l’Italia aspetta con ansia, per ritornare ad essere protagonista assoluta della Champions League e far dimenticare (almeno temporaneamente) le vicissitudini del nostro calcio, sia economiche che tecniche, puntando sulla forza dimostrato dai bianconeri nella doppia sfida contro il Borussia Dortmund, che ha galvanizzato tutto l’ambiente.

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Paris – Roubaix 2015: vuoti di potere

Una pietra che vale oro

Una pietra che vale oro

La Paris Roubaix 2015 rafforza un concetto ben emerso durante il Fiandre: le due monumento sul pavé c’hanno raccontato di un gruppo che soffre l’assenza di due mostri sacri come Tom Boonen e Fabian Cancellara. Lo si vede per tutta la corsa, nessuno avrebbe immaginato un attacco a 60 km dall’arrivo, ma arrivare in 6 con lo stesso tempo sull’arrivo della Roubaix è parso sin troppo e non può essere solo colpa del vento contrario sul Carrefour de l’Arbre. Parliamo di una corsa che negli ultimi anni ha sempre visto arrivi in massimo tre corridori. Dobbiamo arrivare al 2004 per un arrivo con 4 persone con lo stesso tempo (vittoria di Backstedt, con Hoffman, Hammond e Cancellara con lo stesso tempo), e addirittura sino al 1997 per avere un maggior numero di piazzati assieme al primo, quell’anno arrivarono in 8 e vinse Frederic Guesdon, che corse sino al 2012 e racimolò solo altri due top 10 nelle monumento.

Quanto meno Degenkolb è un corridore di caratura decisamente superiore rispetto ai due vincitori sopra citati (già secondo su queste pietre l’anno scorso ed ovviamente vincitore della Sanremo quest’anno), il rappresentante della Giant-Alpecin per di più ha dimostrato di meritarsi la vittoria proprio con l’azione che non ha permesso ai fuggitivi Lampaert e Van Avermaet di arrivare in fondo da soli, sfruttando anche il parziale aiuto del compagno di squadra De Backer. Una volta raggiunti dal potente tedesco che avrebbe fatto di loro carne da macello in volata, hanno smesso di collaborare ed hanno fatto rientrare gli altri inseguitori. A quel punto, guardandosi in faccia, avranno capito che arrivare in volata sul velodromo per gli altri sarebbe significato gareggiare per il piazzamento, servivano coraggio e gambe, a qualcuno saranno mancate le une, ad altri l’altro e la volata finale è sembrata quasi una gara di keirin con la vittoria servita su un piatto di pietra. Continua a leggere

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Parigi – Roubaix 2015: l’inferno del Nord

Paris-Roubaix-Arenberg-Forest-header

Sembra ieri che ci esaltavamo per le Classiche appena iniziate, per i primi visi sofferenti e le gambe maciullate dalle pietre. E invece eccoci qua: il Nord è quasi finito. Arriva la bella stagione e con essa il profumo dei Grandi Giri. Manca solo lei: la regina, la Parigi – Roubaix, a chiudere il periodo più bello per ogni amante del ciclismo. Ci sono corridori che a metà a aprile si possono già mettere il cuore in pace, quest’anno è andata male, speriamo nel prossimo. Perché di pavé da qui a ottobre ce n’è poco, e nessuno con il fascino di quello primaverile.

Il Giro delle Fiandre ci ha lasciato con un dominatore e tanta gente che, impotente, si è lasciata dominare. Ma Kristoff è, per sua stessa ammissione, più adatto ai muri della Ronde che ai ciottoli della Roubaix. Questa è una corsa a parte, una corsa dove se fori a 100 km dal traguardo dentro la foresta di Arenberg può anche darsi che non rientri più. Al Fiandre quasi sempre vince il più forte, perché dai e dai, su quei muri le gambe alla fine fanno la differenza. Alla Roubaix, invece, il più forte può anche restare tagliato fuori dal giro buono. Basta un guasto meccanico o una caduta davanti a te. E non c’è gregario che possa salvarti.

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La maledizione della maglia iridata

Siamo nel pieno della stagione ciclistica 2015, le prime classiche hanno già recitato i titoli di coda con vincitori e vinti che guardano al futuro per confermarsi o redimersi.

Il carrozzone a pedali, dopo aver sedotto paesi e spettatori, li abbandona lasciandoli nell’indifferenza degli altri trecentosessantaquattro giorno con la rimozione di striscioni, sponsor e l’abbandono delle carovane da Sanremo e Oudenaarde per spostarsi al Velodomo di Roubaix dove è in programma la classica delle classiche, quella Parigi-Roubaix che è una data cerchiata in rosso dagli appassionati delle due ruote.

Ecco, per preview e review della Parigi Roubaix i miei colleghi su questo blog vi delizieranno ai bordi di questo weekend, nel frattempo cercherò di guidarvi in tantissime piccoli grandi storie unite da un unico grande denominatore, la maglia di campione del mondo…

La maglia tanto cercata, ma non sempre fortunata..

Diventare campioni del mondo nel ciclismo, a differenza di altri sport, non equivale spesso ad essere effettivamente il più forte di tutti, ma il migliore in quel determinato giorno e per quel determinato circuito. Ci sono infatti troppe variabili nella gara in linea, dallo stato di forma, al gioco di squadra (ahi ahi cara Spagna..) alla programmazione e al numero di gare corse durante l’anno. Mettiamo quindi in chiaro una cosa, nella storia, recente e non, il vincitore del campionato del Mondo è stata una sorpresa, per molti un punto di arrivo, ma, come vedremo in questo articolo, raramente è stato un trampolino di lancio. Ed è proprio a questa maledizione della maglia iridata che vogliamo dare uno sguardo in questo articolo.

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Kristoff spiana i muri

Tutto il resto sbiadisce

Kristoff e tutto il resto sbiadisce

Semplicemente il più forte, il più potente, Alexander Kristoff ha dimostrato lungo i 19 muri, specie negli ultimi due, di essere il migliore sia da un punto di vista fisico che tattico. Il Fiandre 2015 è stata una corsa che ha risentito dell’assenza dei fari Boonen e Cancellara, soprattutto nel suo districarsi: in gruppo hanno atteso un po’ troppo prima di incendiare la competizione, tutti hanno aspettato che fosse qualcun altro a premere l’interrutore e quando Kristoff e Terpstra hanno allungato a 27 km dall’arrivo gli altri big hanno ancora stentato a riconoscere che quello era il momento in cui si poteva decidere la corsa.

Parliamo dei vincitori della Roubaix e della Sanremo dell’anno scorso, parliamo di due dei corridori più in forma di quest’ultima settimana al nord, eppure BMC e SKY soprattutto, ma anche altri cani sciolti (su Sagan poi ci torneremo…), non sono stati in grado di leggere il momento della corsa. Il vantaggio del duo, una volta riassorbita l’azione del potente Lutsenko (che ha la grazia in bici di un rinoceronte su uno skateboard), non ha mai superato i 30″, in cima all’ultmo Kwaremont erano 16, ritornati attorno al mezzo minuto ai piedi dell’ultimo muro di giornata, il Paterberg, sul quale Greg Van Avermaet e Peter Sagan hanno dato sfoggio della loro potenza, giusto per far ritornare lo svantaggio sui 15″ e per alimentare rimpianti. Continua a leggere

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Giro delle Fiandre 2015: i nuovi eroi

Cycling: 93e Tour of Flanders / Elite Men

Seconda Monumento dell’anno e già scende una lacrima. Avevamo perso Tom Boonen per infortunio qualche settimana fa e adesso rimaniamo pure senza Fabian Cancellara: due vertebre fratturate per una caduta ad Harelbeke e stagione delle classiche compromessa. Tommeke e Spartacus hanno vinto sei delle ultime dieci edizioni della Ronde, ma non è solo questo: quando corrono loro c’è sempre nell’aria la sensazione dell’impresa, degli attacchi a 50km dal traguardo senza voltarsi indietro. C’è reverenza da parte di tutti gli altri, anche timore.

Senza di loro si aprono scenari interessanti: di gente pronta a vincere la prima monumento in carriera ce n’è in abbondanza e gli scenari di gara si fanno più complessi. Perché se è vero che senza i due mostri, squadre come la BMC e la Lotto Soudal potrebbero fare corsa d’arrembaggio, è anche vero che molti, con quella vittoria che sembra un po’ più alla portata, magari correranno in maniera più conservativa, confidando di poter fare la differenza nel finale. Continua a leggere

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