Archivio dell'autore: gandalf1982

A Torino abbiamo visto il David

Michelangelo Ventura

Michelangelo Ventura

Erano i primi anni del 500 e a Firenze Michelangelo Buonarroti scolpiva il David, o meglio come avrebbe detto lui, toglieva dal David presente nel blocco di marmo la roccia in eccesso. Oltre che ad un’opera d’arte senza eguali nasceva una visione del pastore Davide forte, pensieroso e convinto dei suoi mezzi mai vista prima di allora. Il David di Michelangelo è robusto e muscoloso, convinto di poter battere Golia con la propria forza e intelletto e non solo perché guidato da Dio. Così il Torino ieri è sceso in campo determinato e convinto dei propri mezzi sapendo di avere le potenzialità per poter battere il gigante bianconero. Continua a leggere

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L’Aristotele della panchina

“Suppose a boy steals an apple
From the tray at the grocery store,
And they all begin to call him a thief,
The editor, minister, judge, and all the people—
“A thief,” “a thief,” “a thief,” wherever he goes.
And he can’t get work, and he can’t get bread
Without stealing it, why the boy will steal.
It’s the way the people regard the theft of the apple
That makes the boy what he is.”

E.L.Master, Spoon River Anthology.

Fase della seduzione

Fase della seduzione

Ora immaginate un miliardario che per anni e anni ha investito nel calcio ottenendo risultati modestissimi si innamori per caso di un tecnico emergente dal gran passato da calciatore. Supponete inoltre che, sempre per caso, scoppi uno scandalo nel mondo del pallone che permetta alla squadra allenata dal giovane mister di vincere un campionato dopo essersi classificato terzo. Pensate ora cosa sarebbe successo se per caso a Torino ci fossero stati 3 dirigenti incompetenti che per un sacchetto di lupini e una cassetta di angurie avessero donato al giovane tecnico un centrocampista e un’attaccante formidabile? Immaginate inoltre che in un’avventura inglese la tua squadra si giochi il campionato contro chi si deve salvare e il caso vuole che al 90esimo gli avversari, in vantaggio, sanno che comunque vada saranno salvi. Il trionfo, agevolato dal caso, è quanto meno facilitato (in Inghilterra non sarebbe succes…ah…no…wait). E da lì giornalisti, presidenti, tifosi, tutti a dire Mancini è un gran allenatore, top manager. Ora attualizzando il concetto espresso da E.L.Master verrebbe da dire che le vittorie di Mancini sono frutto del caso ed è il caso che rende Mancini quello che Mancini è. Continua a leggere

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Il calciomercato in Italia: non ci resta che piangere

A rimembar i tempi andati...

A rimembar i tempi andati…

C’era una volta il campionato più bello del mondo, un campionato folto di talento, meta più ambita da tutti i calciatori più importanti. I dirigenti sportivi erano dei veri e propri squali in grado di assicurarsi le prestazioni di tutte le stelle del panorama internazionale. Oggi non è più così in Italia, dove i campioni non ci sono quasi più e i dirigenti si sono trasformati da squali in pesciolini rossi, che devono andare a mendicare ex giocatori, scarti e gente mediocre in giro per il mondo.

Galliani è l’emblema di quello che sto dicendo: l’imperatore autodefinitosi condor si è rilevato un pulcino, un dirigente che scopre il pomeriggio dell’ultimo giorno di mercato che un suo tesserato non intende trasferirsi al Parma, il responsabile di mercato che parte per prendere un giocatore tutta velocità adatto per il contropiede e ritorna con un giocatore molto tecnico ma che nulla a che fare con Biabiany. Che a Milano non ci sia più un progetto tecnico da anni non è un mistero e ad ogni sessione di mercato ne arriva la riconferma. Oltre all’acquisto di Bonaventura, a lasciarmi perplesso è l’acquisto di Torres: un giocatore sulla via del tramonto da anni che arriva in prestito biennale senza la possibilità di poterlo rivendere ed effettuare una plusvalenza mi lascia perplesso. La cessione di Cristante invece è un po’ più complessa: se da una parte è un peccato vendere un giocatore giovanissimo, dall’altra potrebbe avere un senso vendere un giocatore che non è nemmeno tanto gradito al mister.

A tirare su il giudizio del mercato del Milan (6+) c’è l’ottima cessione di Balotelli, l’acquisizione di un portiere degno di tale nome, un difensore centrale di grandissima esperienza che può rivitalizzare un reparto che ha sofferto non poco negli ultimi anni (pur restando un asset economico a perdere) e l’acquisto a parametro zero di Menez. Continua a leggere

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Il minore dei mali possibili

Buffon: "Non prenderemo Oronzo Canà"

Buffon: “Non prenderemo Oronzo Canà”

E’ notizia di questi giorni che da martedì sono iniziate a Torino le riprese del film “l’allenatore del pallone 3”, solo che l’attore che interpreta Oronzo Canà non è Lino Banfi bensì Massimiliano Allegri. Non che Agnelli abbia scelto il tecnico toscano con la volontà di andare in serie B, ma penso che la libertà di manovra che il mister lascia alla società in sede di mercato sia la qualità più apprezzata dalla dirigenza juventina. Entri in sede di mercato promettendo al mister che non venderai Falchetti e Mengoni, promettendo acquisti importanti (Zico, Maradona, Platini,..) e ne esci senza aver comprato nessuno oltre ad aver ovviamente venduto i due suddetti giocatori. Continua a leggere

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Il capitano se ne è andato

soriso.....riso...risata...come me vie' da ride..

soriso…..riso…risata…come me vie’ da ride..

Due anni dopo l’addio di Del Piero, l’altro capitano storico della Juventus lascia Torino, con la preparazione atletica appena iniziata e un mercato non ancora decollato che subirà ulteriori rallentamenti dopo questa decisione. Due addii in due anni, due addii dolorosi per la tifoseria bianconera ma che lasciano sensazioni completamente differenti. Se l’addio della bandiera, del capitano vero, del giocatore che è sceso in B da campione del mondo, aveva lasciato l’impressione di una società forte e determinata, l’addio di Antonio Conte ha fatto ritornare alla mente dei tifosi bianconeri i disastri di 4 anni fa. Dico questo perché, dare l’addio alla bandiera che aveva fatto il suo tempo, dopo essere stati messi sotto scacco con il contratto firmato in bianco, dà l’impressione di un gruppo dirigenziale sicuro di quel che fa, che guarda al futuro e non ai sentimenti dei tifosi e pensa solo al bene della Juventus. Una scelta coraggiosa, che difficilmente personaggi come Blanc e Cobolli Gigli sarebbero stati in grado di intraprendere. Da quell’addio i tifosi bianconeri si erano illusi che i tempi bui, i tempi in cui si spendevano sopra i 10 milioni per brocchi della portata di Pepe, Martinez e Poulsen (acquistato sotto la gestione del luminare Alessio Secco) fossero davvero finiti. Continua a leggere

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Nuovi Gunners crescono

urna champions quartiLa Juventus e tutti i suoi tifosi aspettavano con trepidazione il duplice incontro di quarti di finale di Champions per scoprire quanto fosse ampio il gap che separa la squadra torinese dai rivali tedeschi. Il duplice scontro ha dimostrato che i tedeschi dal punto di vesta tecnico e atletico sono di un altro pianeta e tale responso, ovvio per chi segue il calcio da qualche tempo, ha sorpreso gran parte della stampa italiana. I giornalisti di casa nostra erano convinti infatti che la Juventus a livello europeo fosse più competitiva di così. Tuttavia questi professionisti, abili a cavalcare le emozioni proprio come i surfisti cavalcano l’onda, hanno delle convinzioni talmente forti da cambiare le proprie opinioni da un momento all’altro a seconda di come tira il vento. Leggendo qua e là nei giorni successivi all’eliminazione mi sono accorto così che quelli che hanno incensato l’operato di Marotta anche quando acquistava giocatori con ginocchia rotte per la bellezza di 18 milioni o si riprendeva un giocatore di sua proprietà per 11 milioni tutto d’un tratto dipingono il dirigente come un incapace. Continua a leggere

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L’ottusità a volte paga

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Delneri ai tempi della Sampdoria

5-4-1, 5-3-2, 4-5-1, 4-3-3,3-4-2,4-3-2-1 sono alcuni dei moduli con cui possono scendere in campo le squadre di calcio, mentre i ruoli che i calciatori possono ricoprire sono mezzala, esterno d’attacco trequartista, centrocampista davanti alla difesa. Il compito di un bravo allenatore è quello di disporre i giocatori nel ruolo più congeniale affinché possano esprimere al meglio le loro qualità e permettere alla squadra di ottenere i massimi risultati.

Poi ogni allenatore ha la sua visione di gioco e di interpretare il calcio, c’è chi, come Capello garantisce vittorie a patto che gli siano dati i giocatori che chiede e chi come Ancelotti o Lippi che cercano di ottenere il massimo possibile, e spesso ci sono riusciti, con i giocatori che hanno a disposizione. La prima tipologia di allenatori crede molto nel modulo e chiede alla società campioni che possano interpretarlo al meglio, non perdendo mai di vista l’obiettivo finale e quindi se necessario sono disposti anche a cambiare il modulo. I secondi invece mettono a disposizione della società per cui allenano tutta la loro conoscenza del gioco del calcio, disponendo i giocatori nel modo migliore possibile, facendoci vedere negli anni il 4-3-3, 4-4-2, centrocampo a rombo, albero di natale, ecc. Continua a leggere

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