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Giro d’Italia 2015 – I Favoriti

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Se il percorso del Giro è nettamente il migliore tra i grandi giri del 2015, non lo stesso si può dire del campo partenti. Il Tour dà maggiore visibilità mediatica, gli sponsor vogliono visibilità, per cui i migliori, a parte gli italiani, vanno al Tour. Con la significativa eccezione di Alberto Contador, che probabilmente è il migliore di tutti, e che quest’anno proverà la leggendaria doppietta Giro – Tour, impensabile per chiunque altro dai tempi di Marco Pantani.

Nella corsa al Trofeo senza fine, accanto al Pistolero, ci sono tanti ottimi corridori, qualche giovane di luminose speranze e come sempre un manipolo di italiani pronti a gettare il cuore sulle strade di casa.

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Giro d’Italia 2015 – Analisi del percorso

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Il primo Grande Giro dell’anno è quello da sempre a noi più caro. Qui abbiamo visto nascere campioni, abbiamo visto imprese epiche e crisi commoventi, e non ci aspettiamo niente di meno dall’edizione 2015. Il percorso è probabilmente il più bello dal 2005, con pochissime tappe scontate e alcuni gioielli assoluti di altimetria. Si parte dalla riviera di ponente per poi muoversi a sud tra la fine della prima settimana e l’inizio della seconda, e risalire come sempre verso le Alpi per le tappe decisive.

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Liège – Bastogne – Liège 2015

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Quarta monumento dell’anno e ultima chance sulle Ardenne, la Liegi ha da sempre un ruolo particolare nel panorama ciclistico internazionale, perché più di ogni altra gara di un giorno sembra fatta apposta per i corridori da grandi giri. Ci può andare chi è quasi al picco di forma in vista del Giro, ma anche chi è pronto a staccare la spina per un mesetto prima di cominciare la preparazione per il Tour. E poi quel percorso: duro, vallonato, ma che non esclude gli specialisti delle classiche come spesso fa il Giro di Lombardia. Sono 250 km di colli su strade complicate. Servono motore, grande bike handling, tempismo, fondo e un po’ di fortuna. Questa è la Doyenne, la decana, la più antica tra tutte le classiche.

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Parigi – Roubaix 2015: l’inferno del Nord

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Sembra ieri che ci esaltavamo per le Classiche appena iniziate, per i primi visi sofferenti e le gambe maciullate dalle pietre. E invece eccoci qua: il Nord è quasi finito. Arriva la bella stagione e con essa il profumo dei Grandi Giri. Manca solo lei: la regina, la Parigi – Roubaix, a chiudere il periodo più bello per ogni amante del ciclismo. Ci sono corridori che a metà a aprile si possono già mettere il cuore in pace, quest’anno è andata male, speriamo nel prossimo. Perché di pavé da qui a ottobre ce n’è poco, e nessuno con il fascino di quello primaverile.

Il Giro delle Fiandre ci ha lasciato con un dominatore e tanta gente che, impotente, si è lasciata dominare. Ma Kristoff è, per sua stessa ammissione, più adatto ai muri della Ronde che ai ciottoli della Roubaix. Questa è una corsa a parte, una corsa dove se fori a 100 km dal traguardo dentro la foresta di Arenberg può anche darsi che non rientri più. Al Fiandre quasi sempre vince il più forte, perché dai e dai, su quei muri le gambe alla fine fanno la differenza. Alla Roubaix, invece, il più forte può anche restare tagliato fuori dal giro buono. Basta un guasto meccanico o una caduta davanti a te. E non c’è gregario che possa salvarti.

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Giro delle Fiandre 2015: i nuovi eroi

Cycling: 93e Tour of Flanders / Elite Men

Seconda Monumento dell’anno e già scende una lacrima. Avevamo perso Tom Boonen per infortunio qualche settimana fa e adesso rimaniamo pure senza Fabian Cancellara: due vertebre fratturate per una caduta ad Harelbeke e stagione delle classiche compromessa. Tommeke e Spartacus hanno vinto sei delle ultime dieci edizioni della Ronde, ma non è solo questo: quando corrono loro c’è sempre nell’aria la sensazione dell’impresa, degli attacchi a 50km dal traguardo senza voltarsi indietro. C’è reverenza da parte di tutti gli altri, anche timore.

Senza di loro si aprono scenari interessanti: di gente pronta a vincere la prima monumento in carriera ce n’è in abbondanza e gli scenari di gara si fanno più complessi. Perché se è vero che senza i due mostri, squadre come la BMC e la Lotto Soudal potrebbero fare corsa d’arrembaggio, è anche vero che molti, con quella vittoria che sembra un po’ più alla portata, magari correranno in maniera più conservativa, confidando di poter fare la differenza nel finale. Continua a leggere

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Milano Sanremo 2015: chi può vincerla?

La Classicissima. La Classica di Primavera. La Sanremo. E’ la corsa di un giorno più importante d’Italia e una delle cinque monumento. Quasi trecento chilometri in attesa di una volata, o forse no. Il percorso tra Milano e Sanremo è stato cambiato varie volte nel corso degli anni, spesso per rendere la gara meno prevedibile, più sognatrice. E più si provano ad aggiungere salite, più i velocisti si allenano in inverno per superarle.

Numero di corridori nel gruppo che si è giocato la vittoria dal 1907 a oggi

Numero di corridori nel gruppo che si è giocato la vittoria dal 1907 a oggi

Poggio, Cipressa, Manie: ogni volta che il gruppo diventava più folto all’arrivo si buttava dentro un colle, per bruciare i muscoli degli uomini veloci e dare una speranza ai finisseur più coraggiosi. RCS un paio di anni fa voleva aggiungere addirittura un’altra salita tosta, la Pompeiana, ma Madre Natura si è incazzata, ha mandato giù una frana e ha detto basta: questa non è la Sanremo, sembra più una Liegi dei poveri. Dunque si è tornati al percorso pre-2008, con solo Cipressa e Poggio in chiusura. Tanti si lamentano, dicono che un percorso così può premiare anche il Sig. Nessuno, quello che sta a ruota, rema in ultima posizione finché non vede il traguardo e poi boom, piazza lo sprint da non si sa nemmeno dove. Ma sbagliano. Non vinci la Sanremo se sei un Sig. Nessuno. Perché la selezione non la fanno solo i colli, la fanno anche i chilometri, e se dopo 300 chilometri ne hai ancora per alzarti sui pedali e sverniciare tutti, beh, per me te la sei meritata tutta. La Sanremo non è una corsa per velocisti, è una corsa per gente con un motore da fuoriclasse, è una corsa che dà una chance a tutti, dal velocista allo scalatore, basta che abbiano le gambe. Continua a leggere

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Tirreno Adriatico 2015 – Preview

C’eravamo quasi. Il primo vero scontro tra i Big 4 doveva essere proprio a questa Tirreno Adriatico. Solo che all’ultimo Chris Froome si è chiamato fuori per un malanno. Oh, non ci lamentiamo di Contador, Nibali e Quintana, sia mai. Però allo scontro epico tra tutti i più forti c’avevamo fatto la bocca, e quindi un po’ di rosik rimane.
Il percorso di questa edizione non è tra i più accattivanti ed è un peccato perché tra le due coste ci sarebbero infinite possibilità per mettere insieme tappe epiche (basterebbero quelle del 2013, per dire).

Si parte dal Lido di Camaiore con quella che doveva essere una cronosquadre completamente piatta di quasi 23 km. A causa del forte vento che continua a imperversare sulla Toscana, RCS è stata costretta a modificare la tappa, rendendola un prologo individuale di 5.4 km. La seconda tappa è per velocisti puri, mentre l’arrivo della terza tappa ad Arezzo è uguale a quello dell’anno scorso dove vinse Sagan: possibile volata da gruppo ristretto col campione slovacco a giocarsela con Stybar, Van Avermaet e magari Cavendish se sta molto bene. Continua a leggere

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