Articoli con tag: kristoff

Parigi – Roubaix 2015: l’inferno del Nord

Paris-Roubaix-Arenberg-Forest-header

Sembra ieri che ci esaltavamo per le Classiche appena iniziate, per i primi visi sofferenti e le gambe maciullate dalle pietre. E invece eccoci qua: il Nord è quasi finito. Arriva la bella stagione e con essa il profumo dei Grandi Giri. Manca solo lei: la regina, la Parigi – Roubaix, a chiudere il periodo più bello per ogni amante del ciclismo. Ci sono corridori che a metà a aprile si possono già mettere il cuore in pace, quest’anno è andata male, speriamo nel prossimo. Perché di pavé da qui a ottobre ce n’è poco, e nessuno con il fascino di quello primaverile.

Il Giro delle Fiandre ci ha lasciato con un dominatore e tanta gente che, impotente, si è lasciata dominare. Ma Kristoff è, per sua stessa ammissione, più adatto ai muri della Ronde che ai ciottoli della Roubaix. Questa è una corsa a parte, una corsa dove se fori a 100 km dal traguardo dentro la foresta di Arenberg può anche darsi che non rientri più. Al Fiandre quasi sempre vince il più forte, perché dai e dai, su quei muri le gambe alla fine fanno la differenza. Alla Roubaix, invece, il più forte può anche restare tagliato fuori dal giro buono. Basta un guasto meccanico o una caduta davanti a te. E non c’è gregario che possa salvarti.

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Kristoff spiana i muri

Tutto il resto sbiadisce

Kristoff e tutto il resto sbiadisce

Semplicemente il più forte, il più potente, Alexander Kristoff ha dimostrato lungo i 19 muri, specie negli ultimi due, di essere il migliore sia da un punto di vista fisico che tattico. Il Fiandre 2015 è stata una corsa che ha risentito dell’assenza dei fari Boonen e Cancellara, soprattutto nel suo districarsi: in gruppo hanno atteso un po’ troppo prima di incendiare la competizione, tutti hanno aspettato che fosse qualcun altro a premere l’interrutore e quando Kristoff e Terpstra hanno allungato a 27 km dall’arrivo gli altri big hanno ancora stentato a riconoscere che quello era il momento in cui si poteva decidere la corsa.

Parliamo dei vincitori della Roubaix e della Sanremo dell’anno scorso, parliamo di due dei corridori più in forma di quest’ultima settimana al nord, eppure BMC e SKY soprattutto, ma anche altri cani sciolti (su Sagan poi ci torneremo…), non sono stati in grado di leggere il momento della corsa. Il vantaggio del duo, una volta riassorbita l’azione del potente Lutsenko (che ha la grazia in bici di un rinoceronte su uno skateboard), non ha mai superato i 30″, in cima all’ultmo Kwaremont erano 16, ritornati attorno al mezzo minuto ai piedi dell’ultimo muro di giornata, il Paterberg, sul quale Greg Van Avermaet e Peter Sagan hanno dato sfoggio della loro potenza, giusto per far ritornare lo svantaggio sui 15″ e per alimentare rimpianti. Continua a leggere

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Milano Sanremo 2015: chi può vincerla?

La Classicissima. La Classica di Primavera. La Sanremo. E’ la corsa di un giorno più importante d’Italia e una delle cinque monumento. Quasi trecento chilometri in attesa di una volata, o forse no. Il percorso tra Milano e Sanremo è stato cambiato varie volte nel corso degli anni, spesso per rendere la gara meno prevedibile, più sognatrice. E più si provano ad aggiungere salite, più i velocisti si allenano in inverno per superarle.

Numero di corridori nel gruppo che si è giocato la vittoria dal 1907 a oggi

Numero di corridori nel gruppo che si è giocato la vittoria dal 1907 a oggi

Poggio, Cipressa, Manie: ogni volta che il gruppo diventava più folto all’arrivo si buttava dentro un colle, per bruciare i muscoli degli uomini veloci e dare una speranza ai finisseur più coraggiosi. RCS un paio di anni fa voleva aggiungere addirittura un’altra salita tosta, la Pompeiana, ma Madre Natura si è incazzata, ha mandato giù una frana e ha detto basta: questa non è la Sanremo, sembra più una Liegi dei poveri. Dunque si è tornati al percorso pre-2008, con solo Cipressa e Poggio in chiusura. Tanti si lamentano, dicono che un percorso così può premiare anche il Sig. Nessuno, quello che sta a ruota, rema in ultima posizione finché non vede il traguardo e poi boom, piazza lo sprint da non si sa nemmeno dove. Ma sbagliano. Non vinci la Sanremo se sei un Sig. Nessuno. Perché la selezione non la fanno solo i colli, la fanno anche i chilometri, e se dopo 300 chilometri ne hai ancora per alzarti sui pedali e sverniciare tutti, beh, per me te la sei meritata tutta. La Sanremo non è una corsa per velocisti, è una corsa per gente con un motore da fuoriclasse, è una corsa che dà una chance a tutti, dal velocista allo scalatore, basta che abbiano le gambe. Continua a leggere

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Nibali e l’ossessione sanremese

Due modi diversi di non vincere

Due modi diversi di non vincere

Anche quest’anno sia il maltempo che Vincenzo Nibali c’hanno provato a far saltare il banco della “classicissima”, la gara che inaugura la stagione “che conta” del ciclismo e che, nonostante pioggia, gelo, neve e grandine, è anche quella che inaugura la primavera per il popolo a due ruote.

La corsa, per me, inizia a -30 km dall’arrivo, fino a quel momento mi sono dedicato ad uno dei principali sport domenicali….la pennica post pranzo. Mi sveglio appena in tempo per rinconquistare la lucidità durante il Capo Berta e godermi il duo Cipressa-Poggio. Fino ad allora la fuga di 7 uomini ha raggiunto un massimo di 12 minuti, dicono, ma nonostante il maltempo, il gruppo non sembra preoccuparsene, non vedo perché debba farlo io. Continua a leggere

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