Articoli con tag: purito

Liège – Bastogne – Liège 2015

Liege-Bastoge-Liege  2010 part 2 the race

Quarta monumento dell’anno e ultima chance sulle Ardenne, la Liegi ha da sempre un ruolo particolare nel panorama ciclistico internazionale, perché più di ogni altra gara di un giorno sembra fatta apposta per i corridori da grandi giri. Ci può andare chi è quasi al picco di forma in vista del Giro, ma anche chi è pronto a staccare la spina per un mesetto prima di cominciare la preparazione per il Tour. E poi quel percorso: duro, vallonato, ma che non esclude gli specialisti delle classiche come spesso fa il Giro di Lombardia. Sono 250 km di colli su strade complicate. Servono motore, grande bike handling, tempismo, fondo e un po’ di fortuna. Questa è la Doyenne, la decana, la più antica tra tutte le classiche.

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L’uomo con la pistola

Cecchino

Cecchino: 3 partecipazioni, 3 vittorie

Al giro del Delfinato s’erano lasciati entrambi con la sensazione di incompiuti, un po’ come quando due ci si prende a botte ma si sa che non s’è finito di darsele. Peraltro entrambi avevano perso: Talansky, nell’ultima tappa, aveva sorpreso Contador e Froome era naufragato, a sottolineare una condizione, giustamente, ancora non perfetta, in attesa di raggiungere le prestazioni massime nelle tre settimane francesi. In realtà poi il loro Tour durò 5 giorni per uno, 10 per l’altro, con cadute, fratture, ritiri e oscurato da un Nibali dominatore sin dalle prime tappe. Continua a leggere

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MAGGIO 2012: playoff e tappe

++ CALCIO: DELIO ROSSI AGGREDISCE LJAJIC IN PANCHINA ++

Adesso te le do…

A maggio iniziamo con il calcio, è una scelta forte, ma andava fatta: si concludono i campionati, si concludono le coppe e si scaldano i motori per gli Europei. Tanta roba insomma ma cerchiamo di essere i più sintetici possibili: gli schiaffi di Delio Rossi a Ljalic e la papera di Buffon contro il Lecce restano sullo sfondo, mentre il centro del palcoscenico se lo prendono i coach vincenti. Di Matteo probabilmente non lo sa nemmeno lui come ha fatto, ma sull’albo d’oro della Champions compare il nome del Chelsea dopo anni di assalti falliti più per sfortuna che per demerito, la squadra del magnate russo Abramovich conquista il trofeo quasi da outsider, con le barricate e i gol del leone Drogba, portando per la prima a volta a Londra il massimo trofeo calcistico europeo. Probabilmente anche Mancini non sa come sia successo, d’altronde era sotto 2-1 al 90esimo e virtualmente secondo, poi i continui assalti nel finale hanno trovato doppia soddisfazione e con la vittoria sul QPR per 3-2 è arrivato anche il terzo titolo nazionale per i Citizens. Continua a leggere

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