Tampa Bay Buccaneers – From worst to…

Rimonta, con il coltello tra i denti

Rimonta, con il coltello tra i denti

Iniziamo il percorso attraverso la NFC South partendo dal basso: l’anno scorso i Tampa Bay Buccaneers sono arrivati ultimi in division, pur concludendola con un per nulla disgraziato 7-9 che li accomunava alle altre due avversarie divisionali, condannati però dal tie-break. Ma non tutte le condanne vengono per nuocere e lo diciamo per due motivi: il primo pratico, teoricamente essendosi qualificati per quarti avranno una schedule “più facile” rispetto agli altri rivali della South. Il secondo motivo è prettamente cabalistico: dal 2003 ad oggi almeno una squadra che ha concluso all’ultimo posto divisionale l’anno precedente, ha poi vinto la division stessa. La cosa di per sé è sorprendente (e meriterebbe un articolo a parte): nel 2012 c’hanno pensato i Redskins a mantenere la striscia aperta, nel 2005 e nel 2007 era stato il turno proprio dei Tampa Bay Buccaneers.

I tifosi possono sognare ancora? Se sarà un sogno o l’ennesimo incubo molto passerà dalla difesa sui passaggi: parliamo infatti, numero alla mano, di quella che è stata la peggior secondaria della NFL nel 2012, sì, ancor peggio che i Tennessee Titans, quasi 300 yard a partita e quando ti trovi di fronte due volte all’anno Ryan e Brees a cui quest’anno si aggiungeranno Brady e Stafford, direi che la situazione è alquanto limitante. L’anno scorso nessuno correva contro di loro e non mi riferisco al numero di yard concesse (dove peraltro sono stati i migliori), ma proprio al numero di tentativi di corsa degli avversari (377, solo Seattle e Washington ne hanno dovuti affrontare di meno), non ce ne era bisogno, bastava lanciare.

Se vorranno passare dall’ultimo posto al primo della division, od almeno qualificarsi per i playoff (ultima apparizione 2007) e tornare a vincere quando più conta (la vittoria in postseason manca proprio dall’anno di grazia 2002, quello del Super Bowl vinto), la contrarea dovrà migliorare e la dirigenza ha operato proprio in questo senso: l’isola di Revis si è trasferita in Florida, è costata una prima scelta (ed un’altra scelta del prossimo draft che ballerà tra terzo e quarto giro) e la franchigia dei “pirati” ha reso l’ex jets il defensive back più pagato della storia della NFL (96 milioni nei prossimi 6 anni) pur essendo tutti valori ipotetici, avendo il contratto 0 $ di garantito. Questa particolarità dovrebbe fugare ogni dubbio che Darrelle sia andato a svernare al caldo, avranno un giocatore che deve sì recuperare da un problema fisico importante, ma che ha tutte le motivazioni (economiche e quindi anche sportive) che possano garantire un impegno proficuo.

Non sarà l’unica aggiunta 5 stelle per far fronte al problema principale della passata stagione, in safety è arrivato Dashon Goldson che assieme a Mark Barron rappresenta una delle coppie nel ruolo più affascinanti e più alibi dell’intera lega. Il resto è completato da tanta gioventù, Leonard Johnson e Jonathan Banks hanno 23 anni: il primo lo conosco sin dai tempi collegiali ad Iowa State dove mi aveva favorevolmente colpito nelle sue doti di man-to-man coverage, pur scontrandosi costantemente con attacchi come quelli di Baylor, Oklahoma ed Oklahoma State, ma che aveva (ed ha) una stazza un po’ limitante (175cm ufficiosi, 178cm ufficiali) che avrebbe potuto penalizzarlo: l’hanno pensata allo stesso modo tutti e 32 GM della NFL l’anno scorso che non l’hanno ritenuto meritavole di nessuna scelta, pur essendo in fase di pre draft uno dei CB più considerati dai media. Partendo dal fondo però si è già conquistato i galloni del titolare e si accoppia alla grande con Johnathan Banks (secondo giro di quest’anno), che se mantenesse le promesse andrebbe a formare un terzetto che lascia ben sperare, forse addiritura più sul medio lungo periodo che sul breve. E devono averla pensata allo stesso modo in dirigenza se (anche dopo uno dei più classici DUI) hanno deciso di liberarsi del veterano, piuttosto sopravvalutato, Eric Wright.

Martin guida la banda dei "freschi"

Martin guida la banda dei “freschi”

Avendo detto delle due acquisizioni da copertina, più in generale i Bucs quest’anno, per fare il salto di qualità, sperano nei miglioramenti dei tanti giovani scelti nei passati draft, dopo aver sfruttato qualche free agency a fare incetta di “figurine”: Doug Martin ha dominato nella sua stagione da rookie (1454 yard corsa, 5° overall, secondo tra i debuttanti, dietro ad Alfred Morris), permettendo ai Bucs di liberarsi in questa offseason del controverso LaGarrette Blount; Mike Williams è ormai un target solido dei lanci di Freeman, ma ha solo 26 anni e con Vincent Jackson (lui si veterano sul serio) rappresenta un duo di ricevitori forti tanto sulla carta quanto sul campo; la linea difensiva (Gerald McCoy, Akeem Spence, Adrian Clayborn, Da’Quan Bowers) è composta da giocatori che arrivano dagli ultimi draft ed anzi, si registra qui il fallimento di Brian Price, secondo giro 2010 e scambiato per una scarpa vecchia l’anno scorso e ora nel mix dei giocatori che girano l’NFL alla ricerca di un posto. Chi è rimasto dovrà però iniziare a dimostrare con più continuità il proprio valore sin qui emerso a corrente alternate (se vogliamo essere buoni). La linea verde si completa con Lavonte David e Mason Foster, due LB tanto buoni ora quanto possano esserlo tra una decina d’anni, con il primo che nell’anno da rookie, quello scorso, ha collezionato 112 solo tackle, secondo in NFL solo a Laurinaitis dei Rams (117).

In definitiva Tampa Bay è una squadra dagli alti margini di miglioramento, anche considerando che nel mix degli “inesperti” ci sta pure Schiano che ha preso contatto da poco con il mondo professionistico (pur avendo avuto già un’apparizione con i Bears, da giovanissimo nel trienno 1996-1998 come DB coach e assistente), dovrà anche lui dimostrare di saper migliorarsi, dopo aver passato un anno a cercare di dare disciplina e tagliare i rami secchi del roster. Per balzare immediatamente dall’ultimo posto della division questo non credo basterà, anche perché i Falcons sono una corrazzata (mentre le altre squadre sono comunque alla portata), ancora più lunga (ed impossibile) è la ricorsa verso la vetta all-time come record in NFL, perché anche lì i Bucs sono sul fondo tra le squadre ancora attive (.396) e non dico raggiungere i Cowboys (primi con .572), ma anche riprendere i penultimi (Arizona Cardinals, .420) sembra un’impresa.

In coda qualche “pillola” veloce:

Josh Freeman: l’ho lasciato in fondo, ma in definitiva è il barometro della questione miglioramento attraverso miglioramenti (e non attraverso addizioni). Ci si aspetta molto da lui: quando si giudica un rookie (o uno starter al primo anno) che fa bene (o benino) spesso si tende ad eccedere positivamente, quando si giudica lo stesso giocatore negli anni strettamente successivi poi però si tende ad eccedere nel verso opposto ad ogni singola defaillance. Josh, al quinto anno in NFL, ha completato questa fase, ora quindi ha zero abili e zero bonus, dovrà in primis essere lui a mostrare di meritare il ruolo di colui che guida il cambiamento, perché dietro adesso c’è un Glennon che scalpita.

Gabe Carimi: questo due anni fa era un primo giro ed è stato appena scambiato dai Bears, dopo infortuni e spostamenti da tackle a guardia, per un sesto. Classica mossa da basso rischio, alto (eventualmente) rendimento. Di buono c’è che si inserisce in una linea offensiva tra le migliori della lega: le guardie Carl Nicks e Davin Joseph, il tackle Donald Penn sono una buona base su cui continuare.

Schedule: oltre agli ottimi “passatori” che abbiamo citato, il menu 2013 dei Bucs prevede attacchi guidati da QB di “nuova generazione” come Newton (ovviamente), Kaepernick, Russell e (forse) EJ Manuel.

-Un saluto a Ronde Barber, nella baia di Tampa hanno già provveduto a fargli una statua?

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Categorie: NFL, Team by team preview 2013 | Tag: , , , , , , , , , | 5 commenti

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5 pensieri su “Tampa Bay Buccaneers – From worst to…

  1. Giacomo

    Sono quasi commosso da questo articolo, bello davvero. Citare la statistica delle corse tentate contro è stato un colpo di genio: complimenti. A me piaceva molto Glennon, ma certo non possono affidarsi ad un rookie piuttosto acerbo. Squadra totipotente questi Buccaneers.

    • Il bello di fare questi profili è che il primo che ne impara un po’ di più è proprio colui che li scrive 🙂 e ne impara anche dai commenti, tipo con “totipotente” 🙂 bello!

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