Dalle Ande agli Appennini – Colombia alla conquista dell’Europa

Anno dopo anno i prospetti Colombiani che si affacciano nel ciclismo che conta. Spesso spariscono dalla scena più veloci di una meteora, aumentando i -a volte giusti- sospetti riguardo una loro non proprio pulita condotta.
Prendo spunto da un commento fatto su questo blog da Angyair.

«Mi incuriosivo soprattutto perché dalle descrizioni mi sembrano non i classici corridori colombiani del passato ma corridori più “completi”»

L’osservazione è giustissima. E per accorgesene basta analizzare alcuni dati, anche i più semplici. Guardando i punti UCI World Tour, ci si accorge che la Colombia è la prima forza mondiale extra-europea al momento, davanti perfino a Stati Uniti ed Australia. Questo nonostante Richie Porte (australiano) sia attualmente terzo nella classifica individuale.

Fino ad un paio di anni fa, i risultati dei ciclisti sudamericani erano principalmente vittorie di tappe qua e là, che magari portavano qualche piazzamento d’onore.
Penso ovviamente a Josè Rujano, in grado di prendere un podio in un Giro d’Italia (2005) abbastanza povero di talento (con tutto il bene che posso voler a Paolo Savoldelli) ed un sesto posto sempre al Giro (2011) l’anno in cui Contador vinse praticamente su una gamba sola. Anzi, addirittura quinto posto, visto che lo spagnolo è stato privato della vittoria della corsa, andata poi a Scarponi.

Potremmo contare la vittoria di Herrera alla Vuèlta a Espana del 1987, ma oggettivamente la corsa aveva molta meno rilevanza rispetto ad oggi.

Insomma i Colombiani son stati storicamente delle variabili impazzite, in grado di piazzare l’impresa grazie alla loro attitudine pantaniana alle salite.

Ultimamente la situazione è decisamente cambiata, e il ruolo di apripista spetta prevalentemente ad una persona: Nairo Alexander Quintana.

Il ragazzo, classe 1990, si era fatto notare nel 2011 e la Movistar non se l’è lasciato scappare, blindandolo letteralmente. Fin dalla sua prima stagione nel Team di Valverde, i risultati sono stati straordinari. Vittorie di Route Du Sud, Vuelta ciclista a la region de Murcia e Giro dell’Emilia, piazzandosi davanti a corridori del calibro di Poels, Samuel Sanchez, Gesink, Dupont, Pellizzotti, Pozzovivo e tanti altri. Addirittura una vittoria di tappa al Delfinato.
Quest’anno poi la ciliegina sulla torta col la vittoria nei Paesi Baschi, e la candidatura a protagonista delle prossime Classiche Vallonate.

I suoi numeri in salita sono spaventosi, perfettamente comparabili a quelli di Joakim Rodriguez, ma a differenza dello spagnolo sembra riesca a difendersi molto meglio a Cronometro. A memoria credo sia anche uno dei migliori colombiani di sempre in discesa, storicamente tallone d’Achille dei suoi connazionali. Considerando la giovane età e i miglioramenti esponenziali, sembra tutto apparecchiato per una candidatura al podio durante un GT.

Sul podio del Giro dei Paesi Baschi ci è salito anche Sergio Luìs Henao, ennesimo gioiello del Team Sky. Da giovanissimo il ragazzo incantava gli addetti ai lavori per il suo talento cristallino, che ne faceva uno dei migliori prospetti a livello mondiale. Irresistibile per chiunque in salita nelle corse Sud Americane, ha vinto molto meno di quanto dovesse vincere semplicemente perché a Cronometro era a dir poco mediocre. Non a caso veniva puntualmente battuto dal suo attuale compagno di squadra Rigoberto Uràn, che ora è un ottimo ciclista, ma dubito abbia i margini di miglioramento di Henao.

Secondo molti era destinato ad approdare in Europa fin dal 2011, ma restò in una squadra Colombiana. Secondo alcuni non fu una grande scelta, perché significava perdere un ulteriore anno, secondo altri fu fermato per questioni personali e una terza teoria vuole che sia stato consigliato da qualcuno, per prepararsi meglio all’approdo nel vecchio continente.

Fatto sta che, scemate un poco le aspettative, il Team Sky ha pensato bene di firmarlo, consapevole di avere un potenziale fenomeno a portata, senza la necessità di caricarlo di pressioni da subito. I miglioramenti a cronometro sono stati impressionanti, pur non facendo delle corse contro il tempo la sua specialità. Perdere meno di un minuto dagli specialisti in una cronometro di 33 km (Tirreno-Adriatico 2013) era un risultato impensabile fino a due anni fa.

Il talento è indiscutibile, l’adattamento al ciclismo europeo sta procedendo abbastanza bene ed il Team Sky è la squadra più forte del mondo. Cosa può fermare la sua ascesa? Il fatto che il Team Sky sia forse fin troppo pieno di talento per potersi concentrare del tutto su di lui, ma nel dopo Wiggins, sono abbastanza convinto che si possa vedere la squadra affidata al duo Henao-Froome.

A tutto questo aggiungiamoci Carlos Alberto Betancur, colombiano più classico e probabilmente più adatto alle corse di un giorno, prodotto della Acqua & Sapone, e ora diamante da sgrezzare della AG2R. Credo che il gap con i migliori a cronometro sia decisamente troppo ampio per essere smussato, e che sarebbe meglio trasformarlo del tutto in uno specialista delle classiche, ma anche qua parliamo di un giovanissimo (’89) e comunque di un talento d’elìte.

Infine, anche se non è colombiano, mi preme citare il Venezuelano Yonathan Monsalve, grezzissimo nuovo acquisto della Vini Farnese, che sta ottenendo risultati clamorosi nel circuito U23.

Ma perché tutto questo? Perché il presente è ottimo e il futuro è ben più che roseo? Cosa è cambiato rispetto agli scorsi anni?
Innanzitutto c’è molta più attenzione verso le corse Sud Americane. Questo tipo di corse ha percorsi perfettamente comparabili a quelli dei GT europei, con la differenza che le squadre son molto meno organizzate, anche e soprattutto perché composte interamente da ciclisti locali. Questi ora vengono scovati e portati in Europa al più presto e non tardivamente come in passato, ma soprattutto vengono trattati in tutt’altra maniera. Ricordo ancora l’episodio di Duarte, firmato dalla Androni, approdato in Italia e abbandonato praticamente in un albergo di Biella per due mesi. I Colombiani sono persone passionali, con quel continuo bisogno di “gana” per rendere. Giusto cominciare a trasformarli in professionisti più negli schemi, ma il primo che troverà il giusto equilibrio tra tatticismo europeo ed il bollente entusiasmo sudamericano potrebbe trovarsi per le mani quanto di più vicino al ciclista definitivo.

Nota a margine, giusto per rendere l’idea di COSA c’è nelle corse Sud Americane, l’altimetria di una delle tappe più dure della Vuèlta a Costa Rica, con la scalata del Cerro de la Muerte. 

OMMIODDIO

Categorie: Ciclismo | Tag: , , , , , , , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Dalle Ande agli Appennini – Colombia alla conquista dell’Europa

  1. Grazie per la spiegazione! Molto interessante.

  2. Il mondo delle corse sudamericane mi sa che nasconde robe d’altri tempi 😀

    Per il resto, leggendo questo pezzo ho pensato al calcio africano 🙂 però magari con risultati migliori…

  3. mlbarza

    Le altimetrie del sudamerica sicuramente influiscono su determinate doti degli atleti.

    Altra cosa: ora ad investire su ciclisti giovani di paesi extra europei non sono più team piccoli e dal budget limitato, come le varie squadre di Gianni Savio, ma sono anche i top team con altri budget e che per certi versi possono permettersi scommesse a lungo termine. Credo che in questo sia cambiato anche il sistema di “scouting” delle squadre, molto più ampio e molto più variegato e figlio di un management sempre più professionale. Cosa che non è certo un male.

    Magari mi sbaglio, ma Rujano non è del Venenzuela?

    • Venezuelanissimo, ma infatti è citato in un discorso sui ciclisti sudamericani in generale.
      Tra l’altro Rujano penso detenga ancora il record di watt/kg, avendo sforato la soglia dell 8 (OTTO) unità. Ecco, se consideriamo che Contador e Rodriguez si aggirano attorno ai 6 kg/w, là i sospetti son ben più che leciti secondo me.

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