APRILE 2012: abbracci, sassate e saluti

Aprile è un po’ il crocevia degli sport: quelli al chiuso o prettamente invernali volgono al termine avvicinandosi alle vacanze estive, quelli all’aperto che necessitano del bel tempo, da questa parte dell’emisfero, scaldano i motori e tagliano i nastri di partenza.

Questo incrocio emerge prepotentemente negli States: della MLB che a ritmo incessante prende il via negli ultimi giorni del mese precedente abbiamo già parlato, sono invece la NBA e la NHL che iniziano l’appendice dei playoff proprio in questi momento, solitamente a pochi giorni di distanza gli uni dagli altri, ma non quest’anno dove il lockout NBA ha costretto il basket professionistico ad un inizio ritardato e ad una rincorsa impossibile. Il che però ci permette di dare il giusto spazio alla lega (delle 4 professionistiche americane principali) probabilmente meno seguita ma che, parere personale, per quel che riguarda i playoff è quella che come intensità, impatto fisico e tensione più si avvicina alla postseason inarrivabile della NFL.

Volemose bbene

Volemose bbene

Ad Aprile si fa in tempo a vivere un primo turno, quello ad Est, che ha pochi eguali nelle categorie sopra elencate: 3 delle quattro serie finiscono a gara7, due delle quali, quelle tra Florida-New Jersey e Boston-Washington hanno bisogno anche del supplementare con la regola del “chi prima segna, passa il turno”. La velocità del puck rende quei momenti unici e difficilmente paragonabili ad ogni altro sport. La quarta serie della costa orientale, quella che sulla carta doveva essere la più equilibrata, in realtà vede scappare Philadelphia sul 3-0, ma lascia comunque registrare la tardiva rimonta di Pittsburgh, nonostante il 10-3 di gara4. Si chiuderà tutto in sei gara, se non equilibrate, sicuramente intense e “cattive”, con i Flyers che vincono in casa l’ultima partita per 5-1 e pongono fine ad una stagione tribolata dei cugini della Pennsylvania, che per quasi la totalità della stagione hanno dovuto fare a meno del loro (e non solo loro) giocatore migliore, Sidney Crosby.

Nelle altre 3 serie già accennate, si salvano in qualche modo i proprietari del seed numero 1, i Rangers, che sotto 3-2 con gara6 fuori casa, riescono ad avere la meglio dei Senators, mentre abbandonano le speranze di back to back i Boston Bruins, vincitori della Stanley Cup nel 2011 che cadono sotto i colpi dei Capitals, in una serie con tutte partite decise da un solo goal, con ben 4 di esse terminate all’overtime, il tutto con un Ovechkin che mette a segno solo 5 punti e dal quale i tifosi e gli appassionati vogliono sempre qualcosa di più. Completano il panorama i Panthers che raggiungno i playoff dopo 12 anni (ultima squadra NHL a riuscirci in questo lasso di tempo) e che perdono le ultime 2 gare della serie all’overtime, facendo sia sudare non poco i ben più quotati New Jersey Devils, che sperare qualcosa di più ai “tanti” tifosi della squadra della Florida, dove il ghiaccio lo mettono solo nei coca&rhum.

Ad ovest invece assistiamo ad una specie di cambio generazionale, le superpotenze Canucks, Sharks, Blackhawks e Red Wings che cadono inesorabilmente sotto i colpi di squadre molto meno blasonate ma probabilmente “più fresche” e brillanti, come Kings, Blues, Coyotes e Predators. Il nuovo che avanza ha il volto dei Coyotes sempre più in crisi economica e in odore perenne di relocation, e quello di 3 portieri come Quick (LA), Rinne (NSH) e Elliott (STL): la sensazione infatti è che chi di questi 3 riuscirà ad emergere maggiormente garantirà le maggiori possibilità di rappresentare l’ovest nella Stanley Cup. È abbastanza evidente che perse squadre come Detroit (logorio fisico di una generazione di fenomeni che ha vinto tutto e più volte) e Vancouver (incapacità, probabilmente mentale, di restare competitivi nel periodo caldo dell’anno), restano solo i Blues a garantire un gioco spettacolare e armonioso offensivamente da questa parte del tabellone.

Un sasso è per sempre

Un sasso è per sempre

Ma ci sarà tempo per saperne di più e resta sin troppo poco spazio per parlare di altro: il ciclismo si prende la seconda pagina. Le classiche del nord dominano questo mese da…da…da quando esiste il ciclismo: Fiandre, Roubaix, Liegi, poi anche Amstel, la Freccia Vallone….vincere una delle prime 3 rivaluta una carriera, non ci sono quindi più parole per descrivere Tom Boonen, che nel giro di 7 giorni porta a casa il terzo Fiandre e la quarta Roubaix, domati i muri, domata Arenberg e il suo pavé, conquistato, se ce ne fosse ancora bisogno di conferma, un posto tra i grandi all-time di questo sport. Nel nostro piccolo riusciamo a far sventolare il tricolore anche in casa d’altri: sfumata la MilanoSanremo, ci pensa Gasparotto ad italianizzare l’Amstel Gold Race, che vede per la quinta volta negli ultimi 12 anni issarsi il tricolore dopo i successi di Bartoli (2002), Rebellin (2004), Di Luca (2005) e Cunego (2008): agli italiani piace l’Olanda, non è più un mistero. L’Aprile in bicicletta si chiude con Bradley Wiggins che vince il Tour di Romandia, antipasto di quella che sarà una stagione fenomenale per lui; mentre l’Aprile in laboratorio sancisce la fine definitiva di Riccardo Ricco’, che dopo averne combinate di ogni tipo e in ognuna di esse essere stato beccato (l’autotrasfusione con il sangue conservato nel frigo di casa e corse all’ospedale per evitare la morte però le batte tutte come livelli di imbecillità), subisce la squalifica di 12 anni, che pone fine alla sua vita da ciclista professionista.

A proposito di due ruote ci sarebbe da parlare del motomondiale, di Valentino e la Ducati, ma sappiamo che avremo altri spunti di interesse durante l’anno, ci limitiamo ad archiviare il debutto in Qatar con un decimo posto e passiamo oltre per raggiungere lo sport che ha una stagione di 11 mesi circa: il tennis. Nella puntata precedente era emerso il nome di Roger Federer, dato per vecchio, finito, logoro, probabilmente troppo presto, come troppo presto forse si era indicato Rafa Nadal come colui che nel giro di pochi anni avrebbe strappato allo svizzero tanti record tra cui quello più blasonato di maggior numero di Slam vinti. Lo spagnolo non dimenticherà molto in fretta il 2012, fatto di sofferenza, infortuni (infortunio) mai curati e una lontananza forzata dai campi da gioco che lo farà soffrire forse più delle sconfitte subite da Djokovic. Prima del calvario, Rafa non manca di dominare come da par suo il torneo di Montecarlo e Barcellona, in particolar modo il torneo francese lo vede vittorioso per l’ottava volta consecutiva, in quei campi in cui ha perso una sola partita alla sua prima partecipazione nel 2004 e durante il quale interrompe una striscia di 7 sconfitte consecutive contro Djokovic. La terra blu di Madrid gli va di traverso, ma sembra essere il solito Nadal, cannibale, sul suo terreno congeniale, in attesa del Roland Garros…

Da marchigiano, pur da non grandissimo appassionato dello sport in questione, non posso non citare lo scudetto vinto dalla Lube Macerata, ai vertici del movimento volley nazionale da anni, che con la vittoria in rimonta al quinto set contro Trento raggiunge il secondo titolo nazionale della sua (relativamente) giovane storia. L’Itas Trentino era stata la dominatrice della stagione con solo 2 sconfitte durante la regular season e 13 set concessi agli avversari nelle 24 vittorie. I playoff, che ogni anno cercano una versione sempre più astrusa, avevano visto tutte le squadre qualificarsi, fatta eccezione per le ultime 2 retrocesse: dai 4 gironi a 3 squadre erano uscite le 4 semifinaliste che si scontravano in 2 serie al meglio delle 3 partite. Tutto questo girovagare per avere la finale (a gara secca) tra l’Itas e la Lube, le prime due della regular season, con Cuneo che ha fatto soffrire non poco i marchigiani in semifinale e con i favoriti trentini che avevano vinto per 3-0 ogni partita della postseason, così da far sembrare tutto scritto anche quando sono saliti sul 2 set a zero anche in finale. Qui poi l’imponderabile, con la rimonta e il quinto set vinto da Macerata per 22-20 che faceva esplodere il Forum di Assago strapieno in ogni ordine di posto. Il bello dello sport (e il brutto nel caso si fosse tifosi della parte sconfitta) che sorprende.

La sorpresa la fa da padrone anche nelle competizioni calcistiche europee: in Champions è tutto pronto per il supermegamaxiextra clasico tra Barça e Real, la 200esima sfida stagionale tra le due superpotenze europee. Poi però vanno in scena le semifinali e, seppur attraverso vie differenti, Chelsea e Bayern Monaco relegano alla “fittizia” finale per il terzo e quarto posto le due squadre spagnole. Mentre è tutta ispanica la finale per l’Europa League: e se l’Atletico di Madrid è ormai una habitué della competizione, i baschi dell’Athletic Bilbao guidati ad arte dal loco Bielsa sono la grande sorpresa pallonara dell’anno.

Ahinoi, ci troviamo a chiudere con un ricordo triste anche questo mese: la tragedia che colpisce Morosini in diretta nazionale, durante Pescara-Livorno, ferma il mondo del calcio. A poche settimane di distanza da quanto accaduto a Bovolenta la polemica sulle scarse strutture di soccorso monta e così sarà…sino alla prossima disgrazia.

L’ultimo pensiero va alla notizia con cui in realtà era iniziato l’Aprile 2012 sportivo: la morte di Long John Chinaglia era stata per alcuni minuti vista come un fastidioso pesce d’aprile. Il controverso giocatore e “imprenditore” toscano in realtà non scherzava, se ne era andato sul serio. Non stiamo ad elencare i suoi successi sportivi e le sue magagne giudiziarie post carriera, ma limitiamoci ad augurarvi un buon Natale, come lui fece con Valcareggi…

Buon Natale

Buon Natale

Categorie: Un mese di sport | Tag: , , , , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “APRILE 2012: abbracci, sassate e saluti

  1. Ahahahahahah
    Grandissima chiusura!

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